La settimana che si è chiusa venerdì 31 luglio ha confermato che il mercato è entrato in una fase in cui non basta più guardare una singola variabile. Non basta guardare il petrolio. Non basta guardare la Fed. Non basta guardare gli utili tecnologici. Non basta guardare Hormuz. Tutto è collegato, e il collegamento passa ancora una volta da tre canali: energia, tassi e logistica globale.
Il petrolio ha chiuso luglio con il miglior mese da marzo. Brent in area 90 dollari, WTI in area 84/85 dollari, entrambi in forte recupero mensile, ma senza tornare al panico assoluto visto nelle fasi più acute della guerra. Questo è un punto importante. Il mercato sta pagando di nuovo un premio geopolitico rilevante, ma non sta ancora prezzando una chiusura totale e permanente di Hormuz. Sta prezzando qualcosa di diverso: una crisi di transito intermittente, costosa, difficile da assicurare e soggetta a shock improvvisi.
È una situazione molto più complessa di un semplice “Hormuz aperto” o “Hormuz chiuso”. Alcune petroliere passano, altre cambiano rotta, alcune attendono istruzioni, altre escono dal Golfo sotto condizioni più restrittive. Il traffico non è normale. E quando il traffico non è normale, il mercato deve pagare premio, anche se non c’è un blocco totale. In più, la crisi non è più solo Hormuz. Anche Bab el-Mandeb e il Mar Rosso restano sotto osservazione, con minacce Houthi e rischio di allargamento del conflitto a più corridoi energetici.
Il weekend ha dato un segnale leggermente meno esplosivo, ma non realmente rassicurante. Trump ha detto che gli Stati Uniti possono evitare nuovi attacchi se si arriva rapidamente a un accordo capace di riaprire Hormuz e chiudere la minaccia nucleare iraniana. L’Arabia Saudita continua a spingere per il dialogo, perché è il paese che più di tutti ha interesse a mantenere aperte le rotte energetiche. Ma nello stesso tempo sono stati segnalati nuovi incidenti marittimi al largo dell’Oman e il traffico nello Stretto resta scarso rispetto alla normalità. Quindi il mercato entra nella nuova settimana con una domanda precisa: siamo davanti a una vera finestra diplomatica o solo a una pausa tattica dentro una guerra ancora attiva?
Sul fronte macro, la settimana è stata altrettanto importante. La Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, ma con tre dissensi a favore di un rialzo. Questo è un dato politico e monetario molto forte. Non siamo più nella Fed che discute quando tagliare. Siamo in una Fed che discute se alzare ancora. Il mercato ha ridotto un po’ la probabilità di un rialzo a settembre dopo il dato PCE, ma resta chiaro che Warsh non vuole dare al mercato un messaggio accomodante.
Il core PCE di giugno è sceso al 3,3% annuo, dal 3,4% precedente, e su base mensile è salito solo dello 0,1%. Questo ha dato sollievo. Anche il PCE headline è sceso su base mensile, grazie soprattutto al rientro dell’energia nel mese di giugno. Ma qui c’è il problema: il dato guarda indietro. Il mercato invece deve guardare avanti. Se a luglio il Brent resta vicino a 90/95 dollari e i raffinati restano cari, il miglioramento di giugno rischia di essere temporaneo.
Il GDP del secondo trimestre è cresciuto solo dell’1,5% annualizzato, sotto le attese, ma dentro il dato ci sono elementi meno deboli di quanto sembri: i consumi sono cresciuti del 3,2% e gli investimenti in equipment sono saliti con forza. L’economia quindi rallenta, ma non si rompe. E questo crea un problema per la Fed: crescita non abbastanza debole per tagliare, inflazione non abbastanza bassa per rilassarsi, petrolio non abbastanza stabile per ignorare il rischio di seconda ondata.
L’azionario ha chiuso la settimana con un recupero venerdì, sostenuto soprattutto dagli utili di Microsoft e Amazon e dal ritorno della narrativa cloud/AI. Ma anche qui il quadro non è semplice. Apple è stata colpita duramente dalle difficoltà sulla supply chain e dai costi legati all’AI infrastructure. Questo conferma che l’intelligenza artificiale non è solo una storia di ricavi futuri: è anche una storia di costi presenti, domanda di componenti, energia, data center, memoria, rame, raffreddamento, capex e margini.
La settimana che inizia lunedì 3 agosto sarà quindi una settimana di verifica. Verifica sulla guerra. Verifica sui transiti di Hormuz. Verifica sui tassi. Verifica sul dollaro. Verifica sul petrolio. Verifica sul mercato del lavoro, con i nuovi payrolls attesi venerdì. Verifica sugli utili tecnologici, con una parte importante dell’S&P 500 ancora da riportare.
La parola chiave della settimana è soglia. Soglia dei 90 dollari sul Brent. Soglia del 4,75% sul Treasury 10Y. Soglia dei 100 sul Dollar Index. Soglia dei 30.000 sul Nasdaq future. Soglia dei 60.000 su Bitcoin. Soglia dei 4.000 sull’oro. Soglia dei 15 centesimi sullo zucchero. Soglie tecniche, ma soprattutto soglie psicologiche. Il mercato è ancora in piedi, ma sta camminando sopra livelli molto sensibili.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un recupero dell’azionario americano nella seduta di venerdì. S&P 500 cash in chiusura a 7.489,72, in rialzo dello 0,7% nella seduta. Nasdaq Composite a 25.373,85, in rialzo dell’1%. Dow Jones Industrial Average a 52.485,03, in rialzo di circa lo 0,5%.
Il recupero di venerdì è stato importante perché è arrivato dopo una settimana molto nervosa. Il mercato ha trovato supporto dagli utili di alcune grandi società tecnologiche, soprattutto Microsoft e Amazon, che hanno confermato la forza della domanda cloud e AI. Il mercato continua quindi a comprare l’idea che l’intelligenza artificiale sia un ciclo di investimento pluriennale, non una semplice moda speculativa.
Tuttavia, la settimana ha mostrato anche il lato fragile della narrativa AI. Apple ha subito un forte ribasso dopo indicazioni più caute e problemi legati alla disponibilità di componenti e alla supply chain AI. Questo è un messaggio importante. Il mercato non sta più comprando indiscriminatamente tutto ciò che è collegato all’intelligenza artificiale. Sta iniziando a distinguere tra chi monetizza l’AI, chi la finanzia, chi la subisce nei costi e chi rischia di restare indietro nella catena del valore.
Sul fronte futures, S&P 500 E-mini settembre si muove in area 7.540/7.560, mentre Nasdaq 100 E-mini settembre resta intorno ad area 30.100/30.200. Il recupero del Nasdaq sopra 30.000 è positivo, ma non definitivo. Questa soglia resta il livello psicologico da difendere. Sopra 30.000 il mercato può continuare a credere nella leadership tecnologica. Sotto 29.700/29.500 tornerebbe il rischio di una correzione più ampia.
Il VIX chiude a 16,8, quindi sotto 20 e in calo rispetto alla settimana precedente. Questo indica che il mercato non sta prezzando panico sistemico. Però un VIX sotto 17, con Brent a 90 dollari, Hormuz ancora instabile, Fed hawkish e Treasury 10Y sui massimi da oltre un anno, va letto con attenzione. Non significa che il rischio non esista. Significa che il mercato sta accettando di conviverci, almeno finché non arriva un evento che costringa a rivalutarlo.
Il movimento più importante della settimana è stato nei Treasury. Il Treasury 10Y ha chiuso al 4,743%, il livello di chiusura più alto da gennaio 2025. Il 30Y ha chiuso al 5,274%, massimo dal 2007. Questi sono numeri molto pesanti. Il mercato obbligazionario sta dicendo che il problema inflazione, deficit e premio a termine non è risolto. Il 10Y sopra 4,70% diventa un ostacolo serio per tutto ciò che ha duration elevata: tecnologia, growth, oro, argento, Bitcoin, real estate e multipli azionari.
Il Dollar Index ha chiuso intorno a 99,95, scendendo sotto 100 nella seduta di venerdì, mentre EUR/USD è tornato in area 1,152/1,153. Questo è stato un piccolo sollievo per commodity e metalli. Ma non bisogna esagerare la lettura: il dollaro resta strutturalmente sostenuto da una Fed ancora restrittiva e da un’economia americana più resiliente di molte altre. Una chiusura sotto 100 aiuta; una discesa sotto 99 cambierebbe davvero tono. Sopra 101, invece, tornerebbe pressione su metalli, softs, grains e Bitcoin.
I dati macro hanno mandato un messaggio misto. Il GDP del secondo trimestre al +1,5% annualizzato è stato più debole delle attese, ma i consumi sono rimasti forti. Il dato PCE ha dato sollievo perché il core è sceso al 3,3% annuo, ma resta ancora troppo alto rispetto al target della Fed. Le richieste iniziali di sussidio sono salite a 197.000, restando comunque su livelli storicamente bassi. Quindi il mercato del lavoro non sta cedendo.
La Fed ha confermato questo quadro. Tassi invariati, ma tre dissensi a favore di un rialzo. Questo è il segnale più hawkish degli ultimi mesi. Warsh vuole far capire che il mercato non deve scontare un ritorno automatico ai tagli. La Fed può aspettare, ma non è pronta a dichiarare vittoria sull’inflazione.
La prossima settimana sarà dominata dai Non Farm Payrolls di luglio, attesi venerdì. Il mercato si aspetta un numero intorno a 80/85.000 nuovi posti e disoccupazione intorno al 4,3%. Un dato troppo forte riaprirebbe immediatamente il rischio di rialzo Fed a settembre. Un dato troppo debole sposterebbe il problema dal rischio inflazione al rischio crescita. Il mercato, ancora una volta, ha bisogno di una via stretta: lavoro più morbido, ma non recessivo; inflazione in calo, ma non per crollo della domanda; petrolio alto, ma non esplosivo.
Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma molto fragile. L’S&P 500 resta positivo sopra 7.400/7.450 e può puntare a nuovi massimi se il 10Y non supera 4,80% e il petrolio non accelera sopra 95/100 Brent. Il Nasdaq deve difendere 30.000 sui futures: sopra questo livello resta costruttivo, sotto 29.500 tornerebbe vulnerabile. Il 10Y sopra 4,70% è il rischio principale. Il dollaro sotto 100 aiuta, ma serve continuità. Il mercato resta sostenuto dagli utili, ma condizionato da Fed, petrolio e rendimenti.
2) Geopolitica: Iran, Hormuz, Oman e Bab el-Mandeb
La geopolitica resta il cuore del mercato energetico. Il MOU USA-Iran, che a giugno aveva consentito al mercato di togliere una parte importante del premio di guerra, oggi è diventato una cornice fragile, intermittente, quasi subordinata agli eventi militari. Non è più il fattore che guida il prezzo in senso ribassista. È diventato una possibilità diplomatica, ma non una garanzia operativa.
La settimana ha mostrato segnali contrastanti. Da una parte, alcuni tanker sono riusciti a uscire dallo Stretto di Hormuz, e giovedì un numero significativo di navi commerciali è transitato anche attraverso Bab el-Mandeb. Questo ha evitato un’esplosione incontrollata del prezzo. Dall’altra parte, il traffico resta scarso rispetto alla normalità, alcune navi hanno cambiato rotta, l’Iran continua a esercitare pressione militare e politica sullo Stretto, e gli Houthi mantengono la minaccia sulle rotte del Mar Rosso.
Il weekend ha aggiunto ulteriore complessità. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti possono evitare nuovi attacchi se si arriva rapidamente a un accordo capace di riaprire Hormuz e contenere la minaccia nucleare iraniana. Questo ha creato una piccola finestra diplomatica. Ma nello stesso tempo sono stati segnalati incidenti marittimi al largo dell’Oman, incluso un colpo a una nave commerciale e un’esplosione vicino a un’altra. Questo significa che la guerra non è congelata. È solo in una fase di oscillazione tra negoziato e pressione militare.
La cosa più importante è che il mercato ormai ragiona meno sulle dichiarazioni e più sui dati fisici. Quante navi passano? Quante cambiano rotta? Quanto costano le assicurazioni? Quanto salgono i noli? Quanti carichi vengono ritardati? Quante raffinerie asiatiche continuano a comprare crude del Golfo? Quanti barili arrivano davvero a destinazione?
Questa è la vera metrica della guerra. Non il comunicato diplomatico. Non la dichiarazione politica. Il traffico fisico.
Hormuz non deve essere chiuso al 100% per creare un problema. Può essere formalmente aperto ma commercialmente inefficiente. Se passare costa di più, se richiede scorta, se richiede attese, se aumenta il rischio di sequestro o attacco, allora il mercato paga premio. Lo stesso vale per Bab el-Mandeb e il Mar Rosso. Se una rotta alternativa diventa instabile, il sistema globale perde ridondanza e il premio sale.
Questo è il motivo per cui il Brent resta intorno a 90 dollari anche dopo notizie diplomatiche. Il mercato non è in panico, ma non è nemmeno tranquillo. Sta pagando un premio per la possibilità che un incidente locale diventi di nuovo uno shock globale.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: ancora rialzista per energia e inflazione, ma con rischio di correzioni rapide se la diplomazia produce risultati concreti. Se Hormuz e Bab el-Mandeb mostrano transiti regolari, il Brent può scendere verso 85/87 e il WTI verso 80/82. Se invece gli incidenti al largo dell’Oman aumentano o se l’Iran restringe nuovamente il traffico, Brent può tornare verso 95/100 molto rapidamente. La geopolitica resta il principale rischio asimmetrico del mercato.
3) Bitcoin: stabile, ma ancora senza leadership
Bitcoin si muove in area 63.500/64.500 dollari, quindi sopra la soglia psicologica dei 60.000, ma ancora sotto la fascia che cambierebbe davvero la struttura tecnica del mercato.
Il comportamento di BTC resta coerente con quello delle ultime settimane. Non sta funzionando come bene rifugio geopolitico. La crisi in Iran, Hormuz, Oman e Red Sea non ha generato una domanda difensiva paragonabile a quella dell’oro o del dollaro. Bitcoin continua a muoversi come asset di liquidità. Sale quando migliorano Nasdaq, aspettative sui tassi e appetito per il rischio. Soffre quando salgono rendimenti e dollaro.
Questo è importante perché il mercato continua a parlare di Bitcoin come “oro digitale”, ma in questa fase il comportamento non conferma quella narrativa. BTC non sta proteggendo dal rischio geopolitico. Sta riflettendo la liquidità globale, il posizionamento crypto e la disponibilità degli investitori a comprare rischio.
Il recupero sopra 60.000 resta comunque positivo. La zona 60.000/61.000 è il supporto principale. Finché resta sopra questa fascia, Bitcoin può costruire una base. Ma per tornare davvero costruttivo deve superare 65.000, poi 68.000/70.000. Sopra 70.000 il quadro cambierebbe. Sotto 60.000, invece, tornerebbe rischio verso 58.000/55.000.
La difficoltà principale è la concorrenza narrativa. La liquidità speculativa è ancora attratta da AI, semiconduttori, cloud, data center e grandi utili tecnologici. Bitcoin non è al centro della scena. Inoltre, con il 10Y vicino al 4,75%, detenere asset senza rendimento diventa meno attraente, soprattutto se il dollaro resta stabile.
Un elemento positivo è che il dollaro ha chiuso sotto 100 venerdì. Se questa debolezza prosegue, BTC può ricevere supporto. Un elemento negativo è che i rendimenti restano molto alti. Quindi il quadro resta misto.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 60.000, ma non ancora bullish sotto 68.000/70.000. Sopra 65.000 il mercato migliorerebbe. Sopra 68.000/70.000 tornerebbe una struttura positiva. Sotto 60.000 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale sarà il mix tra payrolls, Nasdaq, dollaro e Treasury 10Y.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia resta il centro assoluto del report. La settimana ha mostrato una cosa molto chiara: il mercato del crude non è in panico, ma il premio geopolitico è tornato stabilmente nei prezzi. Il livello del petrolio è più basso rispetto ai picchi di giovedì della settimana precedente, ma molto più alto rispetto ai minimi di fine giugno. Questo significa che il mercato non crede più alla piena normalizzazione, ma non prezza ancora un blocco totale.
Crude oil: WTI e Brent
WTI settembre in chiusura a 84,67 $/barile.
Brent in chiusura a 90,12 $/barile.
Il mese di luglio si è chiuso con un rialzo molto forte: il Brent ha guadagnato circa il 24% nel mese e il WTI circa il 21%. Questo è il modo più chiaro per misurare il ritorno del premio geopolitico. Il mercato è passato dalla narrativa “MOU e normalizzazione” alla narrativa “transito intermittente e rischio di escalation”.
Il dato più importante della settimana è che il petrolio è salito venerdì nonostante un clima di maggiore cautela diplomatica. Questo significa che il mercato non sta più vendendo automaticamente le notizie di possibile accordo. Vuole prove fisiche. Vuole vedere traffico, carichi, assicurazioni, noli e arrivi a destinazione.
Il report EIA ha rafforzato la lettura fisica. Le scorte commerciali USA sono scese di circa 7,2 milioni di barili, a 404,5 milioni, il livello più basso dal 2018. Cushing è sceso a circa 18,6 milioni di barili, livello molto sensibile dal punto di vista operativo. Le scorte di benzina sono rimaste quasi invariate ma ancora circa 6% sotto la media quinquennale. Questo significa che, anche se il mercato non è nel panico, il fisico non è comodo.
Cushing è particolarmente importante. Quando Cushing scende sotto 20 milioni di barili, il mercato tende a prestare molta attenzione alla disponibilità effettiva di barile consegnabile. Questo sostiene la curva e limita la capacità del prezzo di scendere troppo, anche quando arrivano notizie diplomatiche.
Il quadro resta quindi diviso. Da una parte, se Trump e i mediatori riescono a riaprire un canale credibile con Teheran, il Brent potrebbe correggere verso 85/87 e il WTI verso 80/82. Dall’altra parte, se gli incidenti al largo dell’Oman si moltiplicano o se Hormuz torna a funzionare solo a capacità ridotta, il Brent può rapidamente riprovare 95/100.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-rialzista. WTI sopra 82/84 resta sostenuto. Sopra 86/88 può tornare verso 90. Sotto 82 il mercato perderebbe una parte del premio di breve. Sotto 80 la lettura diventerebbe più neutrale. Per il Brent, 90 è lo spartiacque: sopra 90 il mercato resta in tensione; sopra 95 torna rischio di test di 100; sotto 87/85 il mercato inizierebbe a togliere premio geopolitico.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2 resta in backwardation moderata, indicativamente in area +1/+1,5 dollari al barile. Non siamo ai livelli estremi di maggio, quando il mercato pagava diversi dollari per il barile immediato, ma non siamo nemmeno in un mercato pienamente rilassato.
La backwardation dice che il mercato continua a dare valore al barile vicino. Con Cushing sotto 20 milioni di barili e con traffico del Golfo ancora irregolare, il front month mantiene premio. La curva non segnala panico, ma segnala scarsità relativa e cautela.
Questo è un messaggio importante. Se il mercato credesse davvero a una normalizzazione piena e rapida, lo spread dovrebbe comprimersi verso zero o andare in contango. Il fatto che resti positivo indica che gli operatori non sono pronti a eliminare il rischio fisico.
Bias spread 1–2: costruttivo ma non estremo. Sopra 1 dollaro il fisico resta sostenuto. Sopra 2 dollari tornerebbe una lettura chiaramente bullish. Sotto 0,50 avremmo un primo segnale di distensione. La direzione dello spread sarà importante quasi quanto il prezzo del WTI: se il crude corregge ma lo spread resta forte, il mercato fisico non sta davvero normalizzando.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 proxy resta molto elevato, in area 56/58 dollari al barile. È leggermente meno estremo rispetto ai picchi delle settimane precedenti, ma resta su livelli chiaramente inflazionistici.
Questo è ancora il dato più importante per la Fed. Il consumatore non compra WTI. Compra benzina. Le imprese non pagano Brent. Pagano diesel, trasporto, logistica, distribuzione e margini compressi. Finché il crack resta sopra 50 dollari, la filiera energetica non è normalizzata.
La benzina resta sotto pressione perché siamo ancora nella stagione estiva di guida. Il diesel resta ancora più importante perché entra in agricoltura, logistica, trasporti e costi industriali. La crisi su Hormuz e Red Sea può colpire non solo il crude, ma anche i flussi di prodotti raffinati. Questo rende i crack particolarmente sensibili alla geopolitica.
Il PCE di giugno ha dato sollievo perché l’energia era scesa nel mese precedente. Ma se a luglio benzina e diesel restano alti, il mercato dovrà rivedere rapidamente la lettura disinflazionistica. La Fed può guardare attraverso un mese di volatilità energetica, ma non può ignorare raffinati persistentemente cari.
Bias crack spread: ancora costruttivo e inflazionistico. Sopra 55/58 dollari il mercato dei raffinati resta teso. Sotto 50avremmo il primo segnale di normalizzazione. Sotto 45 il segnale disinflazionistico diventerebbe più credibile. Per ora il crack continua a dire che il rischio inflazione energetica resta vivo.
Natural Gas
Natural Gas settembre chiude in area 3,05/3,10 $/MMBtu, recuperando parte della debolezza precedente dopo un dato storage più leggero delle attese. Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 28 Bcf, portando gli stoccaggi a 3.084 Bcf. Gli stock restano circa 185 Bcf sopra la media quinquennale, quindi il mercato non è scarso, ma il ritmo delle iniezioni si è alleggerito.
Il gas resta il comparto energetico più scollegato dalla crisi di Hormuz. Qui il driver principale non è la guerra Iran-USA, ma il mix tra storage, meteo, produzione e LNG. Tuttavia, la domanda elettrica legata al caldo estivo e la crescita strutturale di power demand da data center e AI continuano a dare un supporto di medio periodo.
Il problema è che il mercato resta comodo. Finché gli stoccaggi restano sopra media, ogni rally ha bisogno di conferme continue: caldo persistente, power burn forte, produzione stabile o in calo, LNG feedgas robusto. Senza questi elementi, i venditori tornano rapidamente.
Tecnicamente, il recupero sopra 3,00 è positivo. Ma per parlare di cambio di tono serve superare 3,20/3,25. Sotto 2,90, invece, il mercato tornerebbe fragile.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale sopra 3,00, ma non ancora rialzista sotto 3,20/3,25. Sopra 3,25/3,30 il quadro migliorerebbe e potrebbe aprirsi spazio verso 3,50. Sotto 2,90/2,85 tornerebbe pressione ribassista. Il driver principale sarà il meteo: caldo persistente uguale supporto; temperature più miti e storage sopra media uguale rischio di nuova debolezza.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha chiuso una settimana di correzione dopo il recupero delle settimane precedenti. La ragione principale è stata il miglioramento del meteo nel Midwest, con piogge e temperature meno estreme che hanno tolto premio a corn e soybeans. Il wheat ha corretto per prese di profitto e per export ancora non abbastanza forti. Le carni restano divergenti, con hogs in fase di stabilizzazione e cattle in recupero dopo il forte selloff di luglio.
Corn
Corn settembre chiude a 440-6, cioè circa 4,41 $/bushel, in calo di circa 23 centesimi e mezzo sulla settimana. Dopo il recupero di luglio, il mais ha perso forza perché il meteo ha ridotto il premio sulla pollination.
Il punto principale è questo: il mercato ha pagato premio quando temeva caldo e secco durante la fase critica. Poi le mappe hanno iniziato a mostrare piogge più diffuse e temperature meno estreme in molte aree del Corn Belt. Questo ha spinto i fondi a prendere profitto. Le condizioni del crop sono scese a circa 63% good/excellent, quindi non sono perfette, ma il mercato non vede ancora un deterioramento sufficiente per sostenere un rally aggressivo.
Un elemento positivo resta l’etanolo. La produzione settimanale è salita a circa 1,133 milioni di barili al giorno, uno dei livelli più alti mai registrati. Questo conferma una domanda domestica solida. Inoltre, con il petrolio ancora alto, il collegamento energia-etanolo resta di supporto.
Il problema è che il meteo domina. In estate, sul mais, anche una buona domanda può passare in secondo piano se il mercato vede piogge sufficienti e un rischio di yield meno grave. Il dollaro, pur sceso sotto 100 venerdì, resta un elemento da monitorare per la competitività export.
Tecnicamente, la zona 4,40 è importante. Se tiene, il mercato può stabilizzarsi. Sotto 4,35/4,30, tornerebbe pressione verso 4,20. Sopra 4,50/4,55, invece, il rimbalzo riprenderebbe credibilità.
Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-fragile. Sopra 4,40 il mercato può consolidare. Sopra 4,50/4,55 torna costruttivo. Sotto 4,35/4,30 rischio di nuova pressione verso 4,20. Il driver principale resta il meteo di agosto, seguito da etanolo ed export.
Wheat
Wheat Chicago settembre chiude a 639-2, cioè circa 6,39 $/bushel, in calo di circa 38 centesimi e tre quarti sulla settimana. Il wheat ha corretto dopo il forte rally precedente, ma resta sopra livelli ancora importanti dal punto di vista tecnico.
La correzione è arrivata per tre motivi. Il primo è la presa di profitto: il grano era salito molto nelle settimane precedenti e aveva incorporato un premio importante per produzione USA ridotta e rischio geopolitico agricolo. Il secondo è il dollaro ancora forte per buona parte della settimana, che limita la competitività export americana. Il terzo è che le vendite export, pur presenti, non sono ancora abbastanza aggressive da confermare un mercato davvero stretto lato domanda.
Il quadro fondamentale, però, non è diventato bearish. La produzione USA resta ridotta, il winter wheat ha subito danni importanti, e il mercato globale resta sensibile a Russia, Mar Nero, logistica e costi energetici. Inoltre, con il petrolio ancora alto e le rotte globali sotto pressione, il wheat continua ad avere un premio potenziale collegato alla sicurezza alimentare.
La differenza rispetto a corn e soybeans è che il wheat ha già più danno visibile nel raccolto. Ma dopo il rally, il mercato aveva bisogno di una pausa.
Tecnicamente, area 6,30/6,40 è ora il supporto da difendere. Sopra 6,60/6,70 il wheat tornerebbe più forte. Sotto 6,25/6,20, la correzione diventerebbe più seria.
Bias Wheat per la settimana che inizia: neutrale, con fondamentali ancora costruttivi. Sopra 6,40 il mercato può consolidare. Sopra 6,60/6,70 torna momentum. Sotto 6,25/6,20 rischio di estensione verso 6,00. Il wheat resta il grain con la migliore storia fondamentale, ma ha bisogno di nuove conferme su export, Russia o qualità del raccolto.
Soybeans
Soybeans agosto chiude a 1172-0, cioè circa 11,72 $/bushel, mentre il contratto novembre resta in area 1187-4. La soia ha avuto una settimana molto pesante, con agosto in calo di circa 76 centesimi e novembre in calo di circa 66 centesimi.
Il motivo principale è stato il meteo. Le piogge e le temperature meno estreme hanno ridotto il premio sul nuovo raccolto proprio mentre il mercato entrava nella fase più importante per la soia. La soia è molto sensibile al meteo di agosto, soprattutto durante pod-setting e sviluppo dei baccelli. Se le mappe restano favorevoli, il mercato tende a togliere premio rapidamente.
Il secondo fattore è stata la mancanza di conferme abbastanza forti dalla Cina. Il mercato aveva comprato area 12 dollari grazie a vendite e aspettative di domanda cinese. Ma per mantenere un rally sopra 12 servono acquisti continui e visibili. Se la Cina compra a intermittenza, il mercato resta vulnerabile alle mappe meteo.
Il soybean oil ha perso forza insieme al complesso, nonostante il petrolio resti alto. Questo è un segnale che il mercato, questa settimana, ha dato più peso al meteo agricolo che alla narrativa biofuel.
Tecnicamente, la perdita di area 12,00 è negativa. Ora il supporto è 11,60/11,70. Sotto 11,60, il mercato rischia di tornare verso 11,40/11,30. Per recuperare struttura serve tornare sopra 11,90/12,00.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 12,00. Sopra 12,00/12,10 il mercato migliorerebbe. Sotto 11,60/11,70 aumenterebbe il rischio di nuova pressione verso 11,40. Il driver principale sarà il meteo di agosto, seguito da Cina e soybean oil.
Lean Hogs
Lean Hogs agosto chiude a 98,850, in recupero venerdì ma sotto la soglia psicologica dei 100. Il mercato degli hogs resta in una fase di stabilizzazione, ma ha perso parte del momentum positivo visto nelle settimane precedenti.
Il cash resta discreto, con il prezzo nazionale base hog intorno a 100,50. Questo è un supporto importante. Tuttavia, i futures non riescono ancora a consolidare sopra 100 perché il mercato vuole conferme più forti dal cutout e dalla domanda. La stagionalità estiva aiuta, ma non basta da sola.
Il tema della sostituzione rispetto al beef resta valido. Con il cattle ancora caro al dettaglio, una parte della domanda può spostarsi verso il pork. Però il consumatore americano resta selettivo, e l’inflazione alimentare continua a condizionare le scelte.
L’offerta resta un limite. Il mercato non è corto in modo aggressivo. Per questo ogni rally sopra 100 ha bisogno di supporto immediato dal cash e dal cutout.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale. Sopra 100 il quadro migliorerebbe. Sopra 102/103 tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 97/96 il mercato perderebbe forza. Gli hogs restano in stabilizzazione, ma non ancora in trend rialzista pulito.
Live Cattle
Live Cattle agosto chiude a 231,750, in recupero rispetto ai minimi di luglio. Il cattle sta provando a stabilizzarsi dopo una correzione molto pesante.
Il cash trade resta in area 232/235, quindi il mercato fisico non è crollato. Questo è importante. La storia strutturale resta basata su offerta limitata, mandria bassa e disponibilità di bestiame non abbondante. Tuttavia, i futures avevano prezzato troppo e troppo in fretta, e la correzione di luglio ha riportato il mercato su livelli più sostenibili.
Il punto ora è capire se la stabilizzazione può diventare recupero. I boxed beef values e la domanda finale saranno decisivi. Se il consumatore continua ad accettare prezzi alti, il cattle può recuperare. Se invece la domanda retail si indebolisce, i futures resteranno sotto pressione anche con offerta limitata.
Il tema sanitario e logistico legato al confine con il Messico e allo screwworm resta un fattore di volatilità. Può sostenere il mercato se limita l’offerta, ma non basta da solo a creare un nuovo bull trend se la domanda finale non conferma.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 230/232. Sopra 235 il quadro migliorerebbe. Sopra 238/240 tornerebbe momentum. Sotto 228/225 il mercato tornerebbe fragile. Il cattle resta strutturalmente sostenuto, ma deve dimostrare che la correzione di luglio è finita.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities hanno avuto una settimana molto selettiva. Lo zucchero ha recuperato venerdì grazie a petrolio alto e nuove preoccupazioni sull’India. Il caffè ha rimbalzato con forza su scorte ICE molto basse e ritardi nel raccolto brasiliano. Il cacao ha recuperato violentemente grazie a problemi produttivi in Ghana e rischio logistico collegato a Hormuz e Red Sea.
Zucchero
Sugar #11 ottobre chiude a 14,66 cent/lb, in rialzo venerdì. Lo zucchero resta però ancora sotto la resistenza chiave di 15,00/15,20.
Il mercato continua a essere diviso. Da una parte, il petrolio alto sostiene lo zucchero perché aumenta l’incentivo a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo, soprattutto in Brasile. Con WTI sopra 80 e Brent intorno a 90, questa narrativa torna favorevole. Dall’altra parte, il mercato resta frenato dal miglioramento parziale del monsone indiano e dalla pressione potenziale delle vendite brasiliane.
L’India resta decisiva. Le preoccupazioni sulla produzione non sono scomparse. Il mercato non guarda solo alla quantità totale di pioggia, ma alla distribuzione nelle aree produttive. Un monsone irregolare può essere dannoso anche se il dato nazionale sembra migliorare.
Tecnicamente, lo zucchero continua a lavorare sotto 15 centesimi. Questo significa che il mercato ha supporto, ma non ancora forza sufficiente per cambiare regime. Sopra 15,20, il quadro diventerebbe molto più interessante.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 14,50, ma serve il recupero di 15,00/15,20 per avere un vero segnale rialzista. Sopra 15,20 possibile estensione verso 15,50/15,70. Sotto 14,40/14,50 tornerebbe pressione verso 14,00. Il driver principale sarà il mix tra petrolio, India e real brasiliano.
Caffè
Caffè arabica settembre chiude in area 332/333 cent/lb, in forte rialzo venerdì. Il mercato del coffee resta uno dei più volatili e interessanti del comparto soft.
Il supporto arriva da tre elementi. Il primo è il livello molto basso delle scorte ICE, scese sui minimi di circa due anni e mezzo. Questo rende il mercato più sensibile a qualsiasi problema di disponibilità immediata. Il secondo è il Brasile: piogge molto forti in alcune aree, soprattutto Minas Gerais, hanno rallentato la raccolta e alimentato preoccupazioni sulla qualità. Il terzo è l’avanzamento del raccolto, ancora più lento rispetto all’anno precedente e alla media storica.
Questo insieme di fattori ha favorito nuove ricoperture short. Il coffee aveva corretto dai massimi recenti, ma non aveva perso la storia fondamentale di breve. Se il raccolto brasiliano continua a procedere lentamente o se emergono problemi di qualità, il mercato può restare sostenuto.
Il rischio bearish resta l’offerta globale. Le stime di produzione 2026/27 indicano un raccolto potenzialmente molto ampio. Se il Brasile riesce a recuperare il ritardo e se la qualità non peggiora, parte del premio può uscire rapidamente. Inoltre, il dollaro resta una variabile importante: un dollaro forte tende a pesare, soprattutto se accompagnato da real brasiliano debole.
Tecnicamente, area 320/325 è il supporto da difendere. Sopra 335/350, il mercato tornerebbe molto forte. Sotto 320, il rimbalzo perderebbe credibilità.
Bias Caffè per la settimana che inizia: costruttivo sopra 320/325. Sopra 335/350 possibile ripartenza del momentum. Sotto 320 rischio di ritorno verso 305/300. Il driver principale resta il Brasile: raccolta, qualità, piogge e rischio logistico.
Cacao
Cacao settembre New York chiude a 5.397 $/ton, in forte rialzo venerdì. Il mercato ha reagito a nuove preoccupazioni sulla produzione del Ghana e a un contesto logistico globale ancora molto fragile.
Il tema Ghana è centrale. Le stime indicano un rischio di produzione 2026/27 molto più bassa rispetto alle attese precedenti, a causa di malattie delle piante, aging farms, problemi di qualità e condizioni meteo difficili. Questo ha riacceso il premio sull’offerta. Anche se il mercato non è più nella fase di panico assoluto vista mesi fa, resta molto sensibile a qualsiasi segnale di riduzione della produzione africana.
Il secondo tema è la logistica. Hormuz e Red Sea non riguardano solo petrolio. Se le rotte marittime diventano più costose o più rischiose, anche le soft commodities possono risentirne, soprattutto quando il mercato è già fragile lato offerta. Il cacao resta quindi esposto non solo ai dati agricoli, ma anche ai costi di trasporto e assicurazione.
La domanda resta il freno principale. Dopo mesi di prezzi estremamente alti, l’industria ha adattato i consumi, ridotto scorte, modificato acquisti e protetto margini. Il mercato deve quindi trovare un nuovo equilibrio tra offerta ancora fragile e domanda più prudente.
Tecnicamente, il recupero sopra 5.300/5.400 è positivo. Sopra 5.600/5.800, il mercato tornerebbe più forte. Sotto 5.200, invece, il rimbalzo perderebbe credibilità.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 5.300/5.400. Sopra 5.800/6.000 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 5.200 rischio di nuova pressione. Il cacao resta molto volatile, ma la storia di offerta africana è tornata a sostenere il prezzo.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno avuto una settimana difficile da interpretare. La geopolitica avrebbe dovuto sostenere oro e argento, ma rendimenti molto alti e dollaro ancora forte hanno limitato la domanda. Il rame resta strutturalmente interessante, ma continua a dover convivere con il rischio Cina, il costo del denaro e la volatilità del trade AI.
Oro
Oro spot in area 4.050 $/oz, con il future agosto intorno a 4.107 $/oz. Il metallo giallo ha chiuso venerdì in calo, nonostante la geopolitica resti tesa. Questo comportamento è molto importante.
L’oro non sta reagendo solo come bene rifugio. Sta reagendo soprattutto ai tassi reali e al dollaro. Con il 10Y al 4,743% e il 30Y sopra 5,27%, il costo opportunità dell’oro resta elevato. La guerra in Iran, gli incidenti marittimi e il rischio sulle rotte energetiche danno supporto, ma non bastano a generare un rally esplosivo se il mercato teme una Fed ancora hawkish.
Il dato PCE ha aiutato solo in parte. Il core PCE al 3,3% è migliore del mese precedente, ma ancora troppo alto. Se il petrolio resta vicino a 90/95 dollari e i crack spread restano elevati, il mercato potrebbe temere che il miglioramento dell’inflazione di giugno non sia sostenibile. In quel caso, l’oro riceverebbe supporto da geopolitica ma pressione da tassi.
Tecnicamente, la soglia 4.000/4.050 resta decisiva. Finché tiene, il mercato può costruire una base. Sopra 4.150/4.200, il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350, tornerebbe una struttura più chiaramente rialzista. Sotto 4.000, invece, il rischio sarebbe una nuova gamba verso 3.900/3.850.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale sopra 4.000/4.050, ma non ancora bullish sotto 4.200. Sopra 4.200 il mercato migliora. Sopra 4.300/4.350 torna momentum rialzista. Sotto 4.000 il quadro diventa fragile. L’oro ha bisogno di rendimenti in calo o di una geopolitica molto più estrema per ripartire con forza.
Argento
Argento in area 57,5/58,0 $/oz, ancora sotto la soglia psicologica dei 60 dollari. Il metallo bianco resta più fragile dell’oro perché subisce contemporaneamente la pressione da tassi reali e quella da ciclo industriale.
L’argento ha due anime. Come metallo prezioso, dovrebbe beneficiare della geopolitica. Come metallo industriale, ha bisogno di rame forte, tecnologia stabile, domanda solare e aspettative di crescita. In questa fase le due anime non stanno lavorando insieme. L’oro tiene, ma non esplode. Il rame resta solido, ma non accelera. Il Nasdaq recupera, ma resta vulnerabile. Il risultato è un argento ancora in fase di ricerca di base.
La zona 56/57 è il supporto principale. Finché tiene, il mercato può provare un recupero verso 60/62. Sopra 62, il quadro migliorerebbe. Sopra 65, tornerebbe una struttura più convincente. Sotto 55/56, invece, aumenterebbe il rischio di una nuova fase ribassista verso 52/50.
Il medio periodo resta interessante: solare, elettrificazione, deficit fisico, domanda industriale. Ma il breve resta dominato da Fed, dollaro e 10Y. Senza rendimenti in calo, l’argento farà fatica a recuperare davvero.
Bias Argento per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 60, ma con possibilità di rimbalzo tecnico se tiene 56/57. Sopra 60/62 il quadro migliorerebbe. Sopra 65 tornerebbe momentum. Sotto 55 il mercato diventerebbe fragile. L’argento ha potenziale, ma resta più debole dell’oro nel breve.
Rame
Rame COMEX in area 6,30/6,35 $/lb, ancora su livelli elevati ma senza nuovo momentum rialzista. Il rame resta il metallo industriale con la storia strutturale più forte, ma il breve periodo è più complicato.
La storia di lungo periodo non cambia: elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, trasformatori, difesa, transizione energetica e vincoli di offerta continuano a sostenere il rame. Ogni volta che il mercato compra il tema AI e data center, indirettamente compra anche rame, perché quell’infrastruttura richiede enorme quantità di energia, cablaggi, raffreddamento e rete.
Il problema è che la narrativa AI è diventata più selettiva. Apple ha mostrato che la supply chain può diventare un costo, non solo un’opportunità. I mercati iniziano a chiedere ritorni sugli investimenti. Questo non distrugge la storia del rame, ma riduce la componente speculativa del rally.
La Cina resta il secondo problema. Senza una domanda cinese più convincente da edilizia, infrastrutture e manifattura, il rame fatica a rompere stabilmente verso nuovi massimi. Il dollaro sotto 100 venerdì aiuta, ma serve continuità. Se il DXY torna sopra 101, il rame farà più fatica.
Tecnicamente, area 6,20/6,25 resta il supporto principale. Sopra 6,40/6,50, il quadro migliorerebbe. Sopra 6,60, tornerebbe momentum rialzista. Sotto 6,20, invece, il mercato rischierebbe un ritorno verso 6,00.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,20/6,25. Sopra 6,40/6,50 il quadro migliora. Sopra 6,60 riparte momentum. Sotto 6,20 torna rischio di correzione. Il rame resta strutturalmente positivo, ma ha bisogno di dollaro più debole, Cina migliore e AI capex ancora credibile.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 3 agosto sarà dominata da sette interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato deve capire se la finestra diplomatica del weekend è reale o solo tattica. Non contano le dichiarazioni. Contano i transiti, le assicurazioni, i noli, le rotte e gli arrivi a destinazione. Se il traffico migliora, il petrolio può correggere. Se peggiora, Brent può tornare rapidamente verso 95/100.
Il secondo è Bab el-Mandeb e il Mar Rosso. Il rischio non è più solo lo Stretto di Hormuz. Se anche la rotta alternativa resta minacciata, il mercato dovrà continuare a pagare premio di transito globale. Questo premio non riguarda solo il crude, ma anche raffinati, LNG e soft commodities.
Il terzo è Brent a 90 dollari. Questa è la soglia psicologica più importante dell’energia. Sopra 90, il mercato resta in modalità rischio geopolitico. Sopra 95/100, la Fed non può ignorare il problema. Sotto 85/87, invece, il mercato potrebbe iniziare a togliere premio.
Il quarto è il crack spread. Finché il 3-2-1 resta sopra 55 dollari, la filiera raffinati resta inflazionistica. Il vero sollievo macro arriverà solo se benzina e diesel scendono, non solo se il WTI corregge.
Il quinto è la Fed e i payrolls. Il mercato aspetta il dato sul lavoro di venerdì. Un numero troppo forte riaprirebbe il rischio di rialzo Fed a settembre. Un numero troppo debole creerebbe timori di rallentamento. Il mercato ha bisogno di un dato “giusto”: abbastanza debole da fermare la Fed, ma non abbastanza debole da spaventare sulla crescita.
Il sesto è la tecnologia. Gli utili hanno salvato il mercato venerdì, ma la narrativa AI è più selettiva. Microsoft e Amazon hanno dato supporto. Apple ha mostrato i costi e i limiti della supply chain. La prossima settimana, con altri big tech e nomi AI da monitorare, il mercato dovrà capire se il capex AI resta credibile.
Il settimo è il Treasury 10Y. Il livello del 4,743% è molto pesante. Sopra 4,80%, il mercato rischia una nuova fase di pressione su tecnologia, oro, argento e Bitcoin. Sotto 4,60/4,55%, invece, il risk-on potrebbe respirare.
Il quadro generale resta quindi costruttivo solo in modo selettivo. L’azionario tiene grazie agli utili, ma i tassi sono alti. Il petrolio resta sostenuto dal rischio geopolitico, ma può correggere su diplomazia. I raffinati restano il vero problema inflazionistico. I grains hanno corretto perché il meteo è migliorato, ma agosto resta decisivo per soia e corn. Le carni sono divergenti: hogs in stabilizzazione, cattle in recupero. Le softs restano molto volatili, con coffee e cocoa sostenuti da problemi specifici di offerta. Oro e argento non riescono ancora a sfruttare pienamente la geopolitica perché rendimenti e Fed frenano. Il rame resta strutturalmente positivo, ma deve convivere con Cina, dollaro e selettività del trade AI. Bitcoin tiene sopra 60.000, ma non guida ancora il mercato.
La parola chiave della settimana è verifica. Verifica dei transiti. Verifica del petrolio. Verifica dei raffinati. Verifica della Fed. Verifica degli utili. Verifica dei raccolti. Il mercato è ancora in piedi, ma non può permettersi che tutte le variabili peggiorino insieme. Se petrolio, 10Y e dollaro salgono contemporaneamente, il risk-on diventa fragile. Se invece almeno due di questi tre elementi si stabilizzano, il mercato può continuare a salire, ma in modo sempre più selettivo.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
08/03 Mon | 9:00 AM CDT - Construction Spending 9:00 AM CDT - ISM Manufacturing PMI 2:00 PM CDT - Fats & Oils 2:00 PM CDT - Grain Crushings 3:00 PM CDT - Crop Progress |
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08/04 Tue | 7:30 AM CDT - Trade Balance 9:00 AM CDT - Business Inventories 9:00 AM CDT - Factory Orders 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Aug RBOB/ULSD(NYM) Jul Butter/Milk(CME) Jul Jul Butter/Milk Options(NYM) |
08/05 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:15 AM CDT - ADP Employment Change 9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
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08/06 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Productivity-Prel(Q2) 7:30 AM CDT - Unit Labor Costs-Prel(Q2) 9:00 AM CDT - Wholesale Inventories 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet |
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08/07 Fri | 7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 7:30 AM CDT - Unemployment Rate 7:30 AM CDT - Ave Workweek/Hourly Earnings 2:00 PM CDT - Consumer Credit | LT: Aug Canadian Dollar Options(CME) Aug Currencies Options(CME) Aug US Dollar Index Options(ICE) Aug Live Cattle Options(CME) |
08/10 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Aug Live Cattle(CME) LT: Sep Sugar-16(ICE) |
08/11 Tue | 9:00 AM CDT - Existing Home Sales 11:00 AM CDT - EIA Short Term Energy Outlook 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Sep Sugar-16(ICE) |
08/12 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 11:00 AM CDT - Crop Production 11:00 AM CDT - WASDE Report 1:00 PM CDT - Treasury Budget 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
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08/13 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet |
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08/14 Fri | 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim | LT: Aug Lean Hogs(CME) Aug Soybeans/Soymeal/Soyoil(CBT) Aug 3-Mo SOFR Options(CME) Aug Lean Hogs Options(CME) Sep Cocoa Options(ICE) Sep Coffee Options(ICE) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500: Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas: Comprato AR (Antero Resources) a 33.50
Suncor: comprato SU @53.60
Pare Resources: Comprato PXT @20.76
Geopark: comprato GPRX @9.62
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro: Comprato IAU - a 77.20 -
Comprata put 75 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26
Silver:
Rame:
Platino:
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