La settimana che si è chiusa venerdì 24 luglio ha confermato che il mercato non è più dentro una semplice crisi petrolifera, ma dentro una crisi di transito energetico globale. La differenza è enorme. Una crisi petrolifera riguarda il prezzo del barile. Una crisi di transito riguarda la capacità del sistema mondiale di far arrivare quel barile, insieme a prodotti raffinati, LNG e materie prime, da un punto all’altro del pianeta in modo sicuro, assicurabile e prevedibile.
Il petrolio ha chiuso venerdì in forte calo nella seduta, ma resta molto più alto rispetto ai livelli di fine giugno. WTI settembre a 89,31 dollari e Brent a 96,78 dollari raccontano un mercato che ha tolto un po’ di premio dopo il panico di giovedì, quando il Brent aveva chiuso sopra 100 dollari, ma che non ha affatto normalizzato la crisi. Il punto non è che il petrolio sia sceso venerdì. Il punto è che, nonostante il calo di venerdì, il Brent resta vicino a 100 dollari e il WTI resta vicino a 90.
La guerra tra Stati Uniti e Iran ha cambiato ancora forma. Nelle settimane precedenti il tema era soprattutto Hormuz. Oggi il tema è più ampio: Hormuz, Bab el-Mandeb, Red Sea, porti sauditi sul Mar Rosso, assicurazioni, rotte alternative, costi di navigazione e rischio di estensione del conflitto a più corridoi energetici contemporaneamente. Questa è una escalation qualitativa. Se uno Stretto si blocca, il mercato cerca alternative. Se anche le alternative diventano rischiose, il mercato deve pagare un premio molto più alto.
Il MOU USA-Iran, che a metà giugno aveva permesso al mercato di togliere una parte importante del premio geopolitico, è ormai diventato quasi irrilevante come fattore di prezzo. Formalmente può restare una cornice diplomatica. Operativamente, però, il mercato non lo considera più una garanzia. Gli attacchi sono ripresi, il traffico nello Stretto resta condizionato, i costi assicurativi sono elevati, le rotte via Red Sea sono di nuovo sotto minaccia, e nel weekend la pausa degli attacchi americani non ha cancellato il rischio: lo ha solo trasformato in attesa diplomatica.
La settimana ha dato anche un altro messaggio importante: il mercato azionario non è crollato, ma la leadership si è indebolita. S&P 500 e Dow Jones hanno chiuso venerdì quasi stabili o leggermente positivi, ma il Nasdaq ha perso terreno e ha chiuso la settimana in calo di oltre il 2%. Ancora una volta, la parte più vulnerabile resta quella più affollata: AI, semiconduttori, data center e tecnologia ad alta valutazione. Quando salgono petrolio, rendimenti e dollaro, il mercato inizia a chiedersi se i multipli del settore tech siano ancora sostenibili.
Sul fronte macro, i dati non hanno dato un segnale recessivo. Anzi, le richieste di sussidio sono scese ai minimi dal 1969, il PMI servizi è migliorato, le vendite di nuove case hanno recuperato e l’economia americana continua a mostrare una resilienza sorprendente. Questo, però, non è necessariamente positivo per i mercati. In un contesto di inflazione energetica che rischia di riaccendersi, un’economia troppo resiliente rende la Fed meno libera di essere accomodante.
La settimana che inizia lunedì 27 luglio sarà decisiva perché avremo la riunione della Federal Reserve, i primi dati pesanti sul PIL del secondo trimestre, i grandi utili tecnologici e, soprattutto, una verifica continua della situazione in Hormuz e nel Mar Rosso. Il mercato dovrà capire se la pausa militare del weekend è l’inizio di una nuova finestra diplomatica o solo una pausa tattica prima di una nuova escalation.
La parola chiave di questa settimana è transito. Non basta sapere quanto petrolio esiste. Bisogna sapere quanto petrolio può muoversi. Non basta sapere se Hormuz è formalmente aperto. Bisogna sapere quante navi passano, a quale costo, con quale rischio e con quali tempi. Non basta guardare il WTI. Bisogna guardare Brent, crack spread, diesel, benzina, assicurazioni e logistica.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un mercato azionario americano debole nella composizione interna, anche se non in panico. S&P 500 cash in chiusura a 7.411,98, in rialzo dello 0,05% venerdì ma in calo dello 0,6% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average a 51.947,25, in rialzo dello 0,46% nella seduta ma negativo dello 0,4% sulla settimana. Nasdaq Composite a 24.975,82, in calo dello 0,64% venerdì e del 2,1% sulla settimana.
Il dato più importante è proprio la divergenza. Il Dow ha tenuto meglio, l’S&P ha contenuto le perdite, il Nasdaq ha sofferto di più. Questo ci dice che il mercato non sta liquidando indiscriminatamente il rischio azionario. Sta riducendo esposizione sulla parte più sensibile a tassi, dollaro, capex e valutazioni: tecnologia, semiconduttori e AI.
Il tema AI resta centrale, ma il mercato sta iniziando a valutarlo in modo più maturo. Fino a qualche mese fa bastava essere collegati alla narrativa AI per ricevere flussi. Ora gli investitori chiedono utili, margini, ritorno sugli investimenti, capacità di monetizzazione e sostenibilità del capex. Le preoccupazioni su eccesso di costruzione di data center, spesa troppo aggressiva e ritorni meno immediati stanno iniziando a pesare. Non significa che la storia AI sia finita. Significa che il mercato non è più disposto a pagarla senza verifiche.
Il VIX chiude a 18,58. È un livello coerente con nervosismo, non con panico. Il mercato non è sopra 20, quindi non sta prezzando una crisi sistemica immediata. Ma non è nemmeno tornato alla tranquillità di inizio luglio. Con Hormuz instabile, Brent vicino a 100 dollari, Fed in arrivo e Nasdaq sotto pressione, un VIX sotto 19 indica forse ancora una certa sottovalutazione del rischio.
Il Treasury 10Y chiude in area 4,68%, mentre il 30Y torna sopra 5,16%, vicino ai massimi pluriennali. Questo è uno dei passaggi più importanti della settimana. Il mercato obbligazionario sta dicendo che il problema inflazione non è risolto. Anche se il CPI di giugno aveva dato sollievo, la nuova fiammata energetica e il rischio tariffe riaprono la discussione. Il 10Y sopra 4,60/4,65% diventa un ostacolo serio per tecnologia, oro, argento, Bitcoin e valutazioni azionarie elevate.
Il Dollar Index resta in area 101,4/101,5, con EUR/USD vicino a 1,137/1,14. Il dollaro forte è una doppia pressione. Da una parte riflette una Fed ancora restrittiva e un’economia americana relativamente più resiliente. Dall’altra parte pesa sulle commodity non energetiche, sui metalli preziosi, sui grains, sulle soft commodities e su Bitcoin. Quando dollaro e rendimenti salgono insieme, il mercato delle commodity diventa molto selettivo: salgono solo quelle sostenute da fondamentali molto forti o da rischio geopolitico diretto.
I dati macro della settimana hanno confermato un’economia ancora resistente. Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 187.000, un livello estremamente basso. Il PMI servizi è salito a 53,6, indicando espansione e una domanda ancora presente nei servizi. Le vendite di nuove case sono risalite a 628.000 unità annualizzate, segnalando che il settore immobiliare non è brillante, ma nemmeno in rottura.
Questo quadro crea un problema per la Fed. Se l’economia rallentasse nettamente, la banca centrale potrebbe permettersi di guardare attraverso uno shock energetico temporaneo. Ma se l’economia resta resiliente, il lavoro resta solido e il petrolio risale, la Fed non può rilassarsi. Il rischio non è solo l’inflazione corrente, ma il passaggio dell’energia a servizi, trasporti, aspettative e salari.
La riunione Fed della prossima settimana sarà quindi fondamentale. Il mercato non guarda solo alla decisione immediata sui tassi. Guarda al linguaggio. Vuole capire se Warsh considera il nuovo shock energetico temporaneo oppure se lo vede come un rischio di seconda ondata inflazionistica. Vuole capire se la Fed è disposta ad aspettare o se sta preparando il terreno a un rialzo entro l’autunno.
Bias macro per la settimana che inizia: prudente. L’S&P 500 deve difendere 7.350/7.400 per evitare una correzione più profonda. Sopra 7.500/7.550 il quadro migliorerebbe. Il Nasdaq deve recuperare almeno 25.300/25.500 per stabilizzarsi; sotto 24.800/25.000 il rischio di ulteriore debolezza aumenta. Il 10Y sopra 4,65% resta un segnale negativo per growth e metalli preziosi. Il dollaro sopra 101 continua a essere un vento contrario. La macro resta resiliente, ma proprio questa resilienza può tenere la Fed più hawkish.
2) Geopolitica: Hormuz, Red Sea e crisi del transito energetico
La geopolitica resta il cuore del report. La guerra USA-Iran non è rientrata. Ha solo alternato accelerazioni militari e pause diplomatiche. Il weekend ha visto una pausa degli attacchi americani per la seconda notte consecutiva, ma questa pausa non equivale a una pace. È una finestra tattica, probabilmente legata a negoziati tecnici, gestione delle munizioni, pressioni sugli alleati e timore di un’ulteriore fiammata energetica.
Il problema è che il conflitto si sta allargando. Lo Stretto di Hormuz resta sotto controllo e minaccia iraniana. Alcune petroliere transitano, altre evitano la zona, altre ancora seguono rotte condizionate o autorizzate. Il traffico non è completamente bloccato, ma è lontano dalla normalità. Questo basta a mantenere premio sul petrolio.
La novità più importante della settimana è il ritorno della pressione sul Mar Rosso. Gli Houthi hanno attaccato installazioni saudite a Jizan e Yanbu, cioè su una rotta che avrebbe dovuto essere parte della soluzione alternativa a Hormuz. Questo cambia la percezione del mercato. Se Hormuz è instabile, l’Arabia Saudita può spostare più flussi verso il Mar Rosso. Ma se anche il Mar Rosso torna sotto attacco, la ridondanza del sistema energetico si riduce.
Questo è il vero rischio: non un solo chokepoint, ma due chokepoint contemporaneamente. Hormuz e Bab el-Mandeb/Red Sea. Quando il mercato deve prezzare rischio su entrambe le rotte, il problema non è solo il petrolio iraniano. Diventa un problema di logistica globale del barile, dei raffinati e in parte anche del LNG.
Il MOU USA-Iran non è più un elemento sufficiente per rassicurare il mercato. È diventato una cornice molto fragile. Il mercato non crede più alle dichiarazioni. Vuole vedere dati fisici: quanti tanker passano, quanti carichi vengono cancellati, quanto costano le assicurazioni, quanto aumentano i noli, quante raffinerie asiatiche accettano carichi dal Golfo, quanto tempo serve per fare uscire una nave e quante rotte alternative sono realmente praticabili.
Un’altra cosa da considerare è il costo delle rotte alternative. Deviare carichi, usare il Canale di Suez, passare dal Mediterraneo o circumnavigare l’Africa aumenta tempi e costi. Non è solo una questione di chilometri. È una questione di carburante, assicurazioni, giorni di viaggio, disponibilità di navi e capitale immobilizzato. Questo costo finisce nei differenziali, nei crack, nei prezzi dei prodotti e infine nell’inflazione.
La settimana che inizia sarà quindi dominata dalla domanda più importante: la pausa militare del weekend è l’inizio di una nuova distensione o solo una pausa prima di una nuova escalation? Se arrivano segnali concreti di negoziati e transiti più regolari, il petrolio può correggere. Se invece gli attacchi Houthi proseguono, se Hormuz resta condizionato e se nuove navi vengono colpite o deviate, il Brent sopra 100 può tornare rapidamente.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: ancora rialzista per energia e inflazione, anche dopo il calo di venerdì del crude. La pausa degli attacchi americani può dare sollievo di breve, ma il mercato non tornerà a prezzare normalità finché non vedrà flussi fisici regolari. Se Hormuz e Red Sea restano entrambi instabili, il premio geopolitico resterà alto. Se invece la diplomazia produce passaggi più sicuri, una parte del premio può uscire, ma difficilmente torneremo subito ai livelli di fine giugno.
3) Bitcoin: stabile sopra 60.000, ma non ancora rifugio
Bitcoin si muove in area 64.000/64.500 dollari, quindi sopra la soglia psicologica dei 60.000 ma ancora sotto la fascia che cambierebbe davvero la struttura del mercato.
Il comportamento di BTC resta coerente con quello delle ultime settimane: non viene comprato come bene rifugio geopolitico. La guerra in Iran, il rischio Hormuz e gli attacchi nel Mar Rosso non hanno prodotto una vera domanda difensiva su Bitcoin. BTC continua a muoversi come asset di liquidità. Sale quando migliorano Nasdaq, appetito per il rischio e aspettative sui tassi. Soffre quando salgono dollaro e rendimenti.
Questo è un punto fondamentale. In questa fase il mercato non sta trattando Bitcoin come oro digitale. Lo sta trattando come asset speculativo ad alta sensibilità alla liquidità. Con il DXY sopra 101 e il 10Y vicino a 4,70%, è difficile costruire un rally sostenibile. Il recupero sopra 60.000 è importante, ma non basta.
La zona da osservare è 65.000/68.000. Sopra 65.000, BTC può stabilizzarsi e attirare nuovi compratori tattici. Sopra 68.000/70.000, il quadro tornerebbe più costruttivo e si potrebbe parlare di inversione più credibile. Fino a quando resta sotto questa fascia, il movimento rimane un rimbalzo dentro una struttura ancora fragile.
Il supporto principale resta 60.000/61.000. Se questa zona tiene, il mercato può continuare a costruire una base. Se viene persa, il rischio torna verso 58.000/55.000. Sotto 55.000 il quadro diventerebbe molto più negativo.
Un elemento da notare è la concorrenza narrativa. La liquidità speculativa continua a essere attratta da AI, semiconduttori, energia e alcuni temi equity. Bitcoin non è al centro della scena. Per tornare leader del risk-on avrebbe bisogno di dollaro più debole, rendimenti in calo e flussi ETF più convincenti.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 60.000, ma non ancora pienamente bullish sotto 68.000/70.000. Sopra 65.000 il mercato può migliorare. Sopra 68.000/70.000 tornerebbe una vera impostazione positiva. Sotto 60.000 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale sarà il mix tra Fed, dollaro, 10Y e Nasdaq.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia resta il settore più importante dell’intero mercato. La settimana ha mostrato due cose contemporaneamente: il crude può correggere violentemente su notizie diplomatiche o prese di profitto, ma il premio geopolitico resta elevato; i prodotti raffinati restano ancora più importanti del crude nella trasmissione inflazionistica.
Crude oil: WTI e Brent
WTI settembre in chiusura a 89,31 $/barile.
Brent in chiusura a 96,78 $/barile.
Venerdì il petrolio ha corretto con forza, ma su base settimanale il quadro resta chiaramente teso. Giovedì il Brent aveva chiuso sopra 100 dollari per la prima volta da maggio, segnalando che il mercato aveva rimesso premio di guerra in modo aggressivo. Il calo di venerdì è arrivato su prese di profitto, speranze diplomatiche e aspettative di colloqui tecnici. Ma il prezzo resta elevato.
Il mercato è tornato a pagare tre rischi: Hormuz, Red Sea e raffinati. Hormuz resta instabile. Il Red Sea è tornato pericoloso dopo gli attacchi Houthi contro infrastrutture saudite. I raffinati restano stretti, soprattutto diesel. Questi tre elementi impediscono al crude di tornare ai livelli di fine giugno.
Il dato EIA della settimana terminata il 17 luglio ha mostrato un aumento di circa 2 milioni di barili delle scorte crude commerciali, a 411,7 milioni, ma il livello resta circa 6% sotto la media quinquennale. Questo è importante. Il build di crude è bearish nel breve, ma non cambia la lettura strutturale: gli stock non sono abbondanti. Inoltre, benzina e distillati restano sotto la media stagionale, e gli stock strategici sono ancora estremamente bassi.
Il problema del mercato è quindi la distanza tra dato settimanale e rischio geopolitico. In un mercato normale, un build di crude avrebbe potuto pesare molto di più. In un mercato in cui due corridoi energetici sono a rischio, il build diventa secondario. Il mercato guarda alle rotte più che alle scorte.
L’altra variabile è OPEC+. Il gruppo può anche voler aumentare l’offerta, ma se la guerra limita la capacità di muovere barili, l’aumento teorico conta meno dell’aumento effettivamente consegnato. Questa sarà una verifica importante nelle prossime settimane.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: rialzista ma molto volatile. Il WTI resta sostenuto sopra 88/90. Sopra 92/95può tornare pressione verso 98/100. Sotto 85 il mercato perderebbe una parte del premio di breve. Per il Brent, 95/97 è la zona chiave: sopra questa area resta alta la probabilità di nuovo test di 100/105; sotto 92/90 il mercato inizierebbe a togliere premio. La variabile decisiva resta la funzionalità fisica di Hormuz e Red Sea.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2 è tornato in backwardation marcata, in area +2 dollari al barile. Non siamo ancora ai livelli estremi della fase più acuta di maggio, ma il cambiamento rispetto a fine giugno è evidente.
La curva sta dicendo che il mercato è tornato a pagare il barile vicino. Quando lo spread era quasi piatto, il mercato stava prezzando normalizzazione. Ora la backwardation indica che il barile immediato torna prezioso. Questo è coerente con il rischio su Hormuz, con le scorte basse e con i raffinati ancora tesi.
Il livello da osservare è +1 dollaro. Finché lo spread resta sopra 1 dollaro, il mercato fisico non è rilassato. Sopra 2 dollari, la tensione diventa più evidente. Sopra 3 dollari, torneremmo a una lettura di stress forte sul front month. Se invece lo spread si comprime sotto 1 dollaro, significherebbe che il mercato inizia a credere di nuovo a una normalizzazione.
Bias spread 1–2: costruttivo. La backwardation sopra 1,5/2 dollari conferma che il mercato paga premio per disponibilità immediata. La compressione sotto 1 dollaro sarebbe il primo segnale di sollievo. Sopra 3 dollari tornerebbe una lettura chiaramente bullish e fisicamente tesa.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 resta in area 59/60 dollari al barile, cioè su livelli ancora estremamente elevati. Questo continua a essere il dato più importante dell’energia dal punto di vista macro.
Con RBOB agosto/settembre intorno a 3,25 dollari per gallone e ULSD intorno a 4,09 dollari per gallone, i prodotti raffinati restano molto cari. Il diesel è il punto più delicato. Benzina alta pesa sul consumatore, ma diesel alto pesa su trasporto, logistica, agricoltura, distribuzione, margini industriali e prezzi finali.
Questo significa che il mercato non può guardare solo al WTI. Anche se il crude corregge qualche dollaro, finché il crack resta vicino a 60, la filiera energetica resta inflazionistica. Il vero pass-through all’economia arriva dai prodotti finali, non dal barile finanziario.
La situazione è aggravata dal rischio Red Sea. Se le rotte di raffinati e crude alternativo si complicano, i prodotti possono restare cari anche con scorte crude in aumento. Questo è esattamente il rischio attuale: un mercato non necessariamente corto di crude in modo immediato, ma corto di logistica, sicurezza e prodotti raffinati disponibili dove servono.
Bias crack spread: ancora fortemente costruttivo e inflazionistico. Sopra 55/60 dollari il mercato dei raffinati resta molto teso. Sotto 50 avremmo un primo segnale di normalizzazione. Sotto 45 il segnale disinflazionistico sarebbe più credibile. Per ora il crack continua a dire che la Fed non può ignorare il rischio energia.
Natural Gas
Natural Gas agosto chiude a 2,871 $/MMBtu, ancora sotto la soglia dei 3 dollari. Il gas resta il comparto energetico più debole e più scollegato dalla crisi petrolifera.
Il punto principale è lo storage. L’iniezione settimanale è stata intorno a 32 Bcf, quindi più leggera rispetto ad alcune settimane precedenti, ma gli stoccaggi restano comodi. Il mercato non vede scarsità immediata di gas negli Stati Uniti. Inoltre, le previsioni meteo sono diventate meno supportive in alcune aree, con revisioni più fresche che hanno ridotto il premio sul power burn.
Il gas ha una storia di medio periodo interessante: LNG, data center, domanda elettrica, AI, power burn e crescita strutturale della domanda. Ma nel breve il mercato guarda a storage, meteo e produzione. E questi tre elementi non sono abbastanza bullish per sostenere stabilmente prezzi sopra 3 dollari.
La geopolitica può avere effetti indiretti attraverso LNG e prezzi globali, ma non è il driver principale del Henry Hub. Il crude può salire per Hormuz; il gas americano può restare debole se gli stoccaggi sono abbondanti e il meteo non aiuta.
Tecnicamente, 3,00/3,05 resta la prima resistenza. Sopra 3,10/3,15 il quadro migliorerebbe. Sotto 2,85, invece, il mercato rischia un ritorno verso 2,75/2,70.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 3,00/3,05. Sopra 3,10 possibile stabilizzazione. Sopra 3,25/3,30 tornerebbe una lettura costruttiva. Sotto 2,85 rischio di nuova pressione verso 2,70/2,75. Il driver principale resta il meteo, non Hormuz.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha chiuso una settimana ancora costruttiva, soprattutto su corn e soybeans, mentre il wheat ha corretto venerdì ma resta sostenuto da una storia fondamentale più forte. Le carni restano divergenti: hogs in miglioramento sopra 100, cattle in fase di stabilizzazione dopo una correzione molto severa.
Corn
Corn settembre chiude a 464-2, cioè circa 4,64 dollari per bushel, in rialzo di quasi 20 centesimi sulla settimana. Il mais continua a beneficiare del cambio di tono iniziato dopo il WASDE e amplificato dal meteo di luglio.
Il driver principale è la pollination. Il mercato entra nella fase più delicata della stagione. Le condizioni del crop restano buone, intorno al 67% good/excellent, ma luglio è il mese in cui il mercato paga il rischio di caldo e secco molto rapidamente. Non serve ancora una catastrofe meteo per sostenere il prezzo: basta il rischio che una parte del potenziale produttivo venga ridotta.
Il secondo supporto viene dall’energia. Con il WTI tornato vicino a 90 dollari, il legame con l’etanolo torna favorevole. Quando il petrolio è sceso sotto 70, il mais perdeva una parte del supporto macro. Ora, con crude molto più alto, la domanda etanolo torna a essere un fattore di sostegno.
Il terzo supporto viene dall’export. Le vendite verso Corea del Sud, Colombia e destinazioni sconosciute hanno confermato che la domanda non è ferma. Il dollaro forte resta un ostacolo, ma finché i prezzi globali restano sostenuti e il mercato teme problemi di produzione, l’export può dare supporto.
Tecnicamente, il superamento di 4,50 ha migliorato il quadro. Ora la zona 4,70/4,75 diventa la prossima resistenza importante. Sopra quella fascia, il mercato potrebbe puntare a 4,85/5,00.
Bias Corn per la settimana che inizia: costruttivo sopra 4,50/4,55. Sopra 4,70/4,75 possibile estensione verso 4,85/5,00. Sotto 4,45/4,40 il rimbalzo perderebbe forza. Il driver principale sarà il meteo sulla pollination, con energia ed export come supporti secondari.
Wheat
Wheat Chicago settembre chiude a 678-0, cioè circa 6,78 dollari per bushel, in calo venerdì ma ancora dentro una struttura di fondo costruttiva. Il wheat resta il grain con la storia fondamentale più forte, anche se dopo il rally recente era normale vedere prese di profitto.
Il mercato del grano ha tre supporti principali. Il primo è la produzione USA molto ridotta, con il raccolto totale stimato sui livelli più bassi da decenni. Il secondo è la qualità e quantità del winter wheat, ancora condizionata dai danni nelle Plains. Il terzo è la geopolitica agricola: Russia, Mar Nero, logistica, export e sicurezza alimentare.
La correzione di venerdì non cambia la sostanza. Il wheat aveva raggiunto livelli molto più alti durante la settimana e ha poi corretto per prese di profitto, dollaro forte e riduzione tattica del rischio prima del weekend. Ma il mercato resta sensibile a qualsiasi notizia su export russi, raccolto USA o problemi logistici globali.
La guerra in Iran può avere un effetto indiretto anche sul wheat. Energia più cara significa costi di trasporto più alti, fertilizzanti più cari, logistica più complicata e maggior premio sulle commodity alimentari. Il wheat è il cereale più sensibile a questo tipo di narrativa.
Tecnicamente, area 6,60/6,70 è il supporto da difendere. Sopra 6,90/7,00, il mercato tornerebbe a puntare con decisione verso nuovi massimi. Sotto 6,50, invece, la correzione diventerebbe più seria.
Bias Wheat per la settimana che inizia: ancora costruttivo sopra 6,60/6,70. Sopra 6,90/7,00 può ripartire momentum verso 7,20. Sotto 6,50 il quadro diventerebbe più neutrale. Sotto 6,30 il segnale bullish sarebbe compromesso. Il wheat resta il grain con la migliore storia fondamentale, ma dopo il rally serve gestione del rischio.
Soybeans
Soybeans agosto chiude a 1248-0, cioè circa 12,48 dollari per bushel, con un forte rialzo settimanale. Anche il contratto novembre resta sostenuto, in area 12,53, segnalando che il mercato non sta comprando solo il vecchio raccolto ma anche il rischio sulla nuova campagna.
La soia ha beneficiato di tre fattori. Il primo è la domanda cinese. Le vendite a Cina e destinazioni sconosciute hanno dato finalmente più credibilità alla narrativa export. Per settimane il mercato aveva parlato di possibile domanda cinese, ma senza conferme sufficienti. Ora i numeri stanno migliorando, e questo cambia il tono.
Il secondo fattore è il meteo. La fase più importante per la soia arriverà soprattutto ad agosto, ma il mercato inizia già a pagare una parte del rischio. Le condizioni del crop restano buone, intorno al 66% good/excellent, ma il mercato sa che la soia può cambiare rapidamente se caldo e secco arrivano nel periodo dei pod.
Il terzo fattore è il soybean oil. Con il petrolio tornato molto più alto, la narrativa biofuel torna a sostenere il complesso. Quando crude e prodotti raffinati salgono, gli oli vegetali tornano più interessanti dal punto di vista energetico.
Tecnicamente, il superamento di 12,00 e poi di 12,30 ha cambiato il quadro. Ora la soia deve difendere 12,30/12,40 per mantenere la struttura costruttiva. Sopra 12,60/12,70, il mercato potrebbe puntare a 12,90/13,00.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: costruttivo sopra 12,30/12,40. Sopra 12,60/12,70 possibile estensione verso 12,90/13,00. Sotto 12,20 il rally perderebbe forza. Sotto 12,00 tornerebbe una lettura più neutrale. Il driver principale resta la combinazione tra Cina, meteo di agosto e soybean oil.
Lean Hogs
Lean Hogs agosto chiude a 102,850, confermando il recupero sopra la soglia psicologica dei 100. Il mercato degli hogs continua a migliorare dopo la debolezza di giugno.
Il supporto arriva da una combinazione di cash, cutout e stagionalità. Il prezzo nazionale base hog resta vicino a 99, mentre il CME Lean Hog Index è in area 97,5. Non siamo in una fase esplosiva, ma la struttura è molto più solida rispetto a un mese fa. La domanda estiva sta aiutando, e l’alto prezzo del beef può favorire una certa sostituzione verso il pork.
Il fatto che il contratto agosto abbia chiuso sopra 102 è positivo. Il mercato sta iniziando a costruire una base più convincente. Tuttavia, serve conferma dal cash. Se il cash segue, il future può continuare. Se il cash si indebolisce, il movimento rischia di restare tecnico.
L’offerta resta un limite. Lo slaughter non è leggerissimo e il mercato deve ancora dimostrare che la domanda può assorbire livelli più alti senza indebolire i margini.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: costruttivo sopra 100/101. Sopra 103/105 il mercato può accelerare ulteriormente. Sotto 100 tornerebbe una lettura neutrale. Sotto 97/98 il rimbalzo perderebbe credibilità. Gli hogs restano il comparto livestock più interessante nel breve.
Live Cattle
Live Cattle agosto chiude a 227,075, in recupero rispetto ai minimi recenti. Dopo la forte correzione delle settimane precedenti, il cattle ha provato a stabilizzarsi.
Il mercato fisico resta sostenuto, con cash trade in area 230/231, ma non è più così esplosivo come nei mesi scorsi. Questo è coerente con un mercato che resta strutturalmente supportato da offerta limitata, ma che aveva prezzato troppo. I futures hanno corretto eccessi, e ora il mercato cerca un nuovo equilibrio tra scarsità strutturale e domanda finale.
Il punto positivo è che i futures hanno reagito bene dai minimi. Il punto negativo è che la domanda resta un rischio. Prezzi retail elevati, consumatore sotto pressione e boxed beef meno brillante possono continuare a limitare il recupero.
Il tema sanitario e logistico legato al confine con il Messico e allo screwworm resta un elemento di volatilità. Eventuali riaperture o restrizioni possono muovere rapidamente feeder e live cattle. Ma la storia di fondo resta la stessa: l’offerta è limitata, però il prezzo deve trovare un livello compatibile con la domanda.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale, con tentativo di stabilizzazione. Sopra 230/232 il quadro migliorerebbe. Sopra 235/238 tornerebbe momentum. Sotto 225 il mercato resterebbe fragile, e sotto 222/220aumenterebbe il rischio di nuova accelerazione ribassista. Il medio periodo resta sostenuto dalla scarsità di offerta, ma il breve resta prudente.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities hanno continuato a muoversi in modo molto selettivo. Lo zucchero resta vicino a 15 centesimi ma non riesce ancora a rompere con decisione. Il caffè ha rimbalzato dopo la correzione, ma resta vulnerabile al tema di offerta globale record. Il cacao ha recuperato dopo due settimane difficili, ma il quadro resta meno estremo rispetto ai mesi del panico rialzista.
Zucchero
Sugar #11 ottobre chiude a 14,77 cent/lb, in leggero rialzo venerdì ma ancora sotto la resistenza chiave di 15,00/15,20.
Il mercato dello zucchero resta diviso tra due forze. Da una parte, il petrolio alto sostiene i prezzi perché rende più interessante la produzione di etanolo rispetto allo zucchero, soprattutto in Brasile. Con il WTI vicino a 90, la narrativa energetica torna favorevole. Dall’altra parte, il miglioramento del monsone indiano e il dollaro forte limitano l’entusiasmo.
L’India resta il punto da monitorare. Il deficit di piogge visto a fine giugno si è ridotto, e questo ha tolto una parte del premio meteo. Tuttavia, non conta solo il dato cumulato: conta la distribuzione delle piogge nelle aree di produzione. Se il monsone resta irregolare, lo zucchero può mantenere supporto. Se invece le piogge si normalizzano pienamente, il mercato faticherà a rompere 15.
Il real brasiliano resta un altro elemento chiave. Un real debole incentiva le vendite dei produttori brasiliani, mentre un real più forte riduce la pressione.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 14,50, ma serve il superamento di 15,00/15,20 per cambiare davvero struttura. Sopra 15,20 il mercato può puntare a 15,50/15,70. Sotto 14,50 tornerebbe pressione verso 14,20/14,00. Il driver principale sarà il mix tra petrolio, monsone indiano e real brasiliano.
Caffè
Caffè arabica settembre chiude a 313,80 cent/lb, in rialzo venerdì dopo una settimana molto volatile. Il coffee resta un mercato nervoso perché si trova tra due narrative opposte: da una parte ritardi e qualità del raccolto brasiliano; dall’altra parte stime di produzione globale molto elevate.
Il supporto di breve viene ancora dal Brasile. La raccolta resta più lenta rispetto alla media e il mercato continua a monitorare qualità, piogge e rischio freddo. Questo mantiene premio sul prezzo e rende il mercato sensibile a qualsiasi notizia meteo.
Il fattore bearish è arrivato dalle stime USDA sulla produzione globale 2026/27, prevista in forte aumento e su livelli record, con crescita importante dell’arabica e incremento degli ending stocks. Questo dato ricorda al mercato che, se il raccolto brasiliano migliora e se non emergono problemi qualitativi significativi, il premio costruito nelle ultime settimane può essere ridimensionato.
La zona 300/305 è ora il supporto importante. Sopra 320/330, il mercato tornerebbe più costruttivo. Sopra 335/350, ripartirebbe momentum rialzista. Sotto 300, invece, la correzione diventerebbe più seria.
Bias Caffè per la settimana che inizia: neutrale, con volatilità elevata. Sopra 320/330 il quadro migliora. Sopra 350torna momentum. Sotto 300/305 il mercato rischia un ritorno verso 285/290. Il driver principale resta il Brasile, ma le stime di offerta globale limitano l’euforia.
Cacao
Cacao settembre New York chiude a 5.376 $/ton, in rialzo venerdì dopo due settimane di pressione. Il cacao ha trovato supporto da short covering e da acquisti tecnici, ma il quadro resta molto diverso rispetto alla fase di panico rialzista vista nei mesi precedenti.
Il mercato sta cercando un nuovo equilibrio. La domanda industriale è stata ridimensionata da mesi di prezzi elevati, ma non è scomparsa. L’offerta dell’Africa occidentale resta fragile, ma i dati recenti sugli arrivi in Costa d’Avorio sono migliorati in modo significativo rispetto all’anno precedente. Questo limita la possibilità di tornare rapidamente alla narrativa di scarsità estrema.
Il cacao resta comunque una commodity molto volatile. Scorte, qualità del raccolto, piogge, malattie delle piante, grindings e posizionamento possono spostare il prezzo di centinaia di dollari in pochi giorni. La liquidità è ridotta e il mercato tende ad amplificare ogni notizia.
Tecnicamente, area 5.300/5.500 è la zona di equilibrio. Sopra 5.800/6.000, il mercato tornerebbe più forte. Sotto 5.200/5.000, invece, il rischio di nuova pressione aumenterebbe.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale, leggermente costruttivo sopra 5.300/5.500. Sopra 5.800/6.000 può tornare momentum rialzista. Sotto 5.200 il rimbalzo perderebbe forza. Il mercato resta molto volatile e più equilibrato rispetto ai mesi estremi.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno avuto una settimana interessante perché oro e argento hanno cercato di recuperare nonostante dollaro e rendimenti elevati, mentre il rame ha continuato a mantenere una struttura relativamente solida grazie alla domanda fisica e alla narrativa industriale.
Oro
Oro front month chiude la settimana in area 4.067,60 $/oz, in rialzo di circa 1,4% sulla settimana. Il metallo giallo è riuscito a tenere sopra la soglia psicologica dei 4.000 dollari, nonostante un contesto macro non facile.
Il comportamento dell’oro va letto con attenzione. In teoria, dollaro forte e 10Y vicino a 4,70% dovrebbero essere molto negativi. Il fatto che l’oro sia riuscito a salire comunque indica che la domanda di protezione geopolitica e la domanda strutturale restano presenti. Guerra in Iran, rischio Hormuz, tensioni nel Red Sea, deficit fiscali e domanda delle banche centrali continuano a sostenere il metallo.
Tuttavia, il rally resta limitato. L’oro non sta esplodendo perché il mercato teme che la crisi energetica possa costringere la Fed a restare hawkish. Se la geopolitica produce inflazione, e l’inflazione produce tassi più alti, l’oro riceve supporto da rifugio ma freno da tassi reali. È questa la tensione principale.
Tecnicamente, area 4.000/4.050 resta il supporto da difendere. Sopra 4.100/4.150, il quadro migliorerebbe. Sopra 4.200/4.250, il mercato tornerebbe più costruttivo. Sotto 4.000, invece, aumenterebbe il rischio di ritorno verso 3.900/3.850.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4.000/4.050. Sopra 4.150/4.200 il quadro migliorerebbe. Sopra 4.250 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 4.000 il mercato tornerebbe fragile. Il driver sarà il mix tra Fed, dollaro, 10Y e geopolitica.
Argento
Argento front month chiude in area 58,66 $/oz, con un rialzo settimanale superiore al 4%. Il metallo bianco ha finalmente mostrato più forza dopo settimane difficili.
L’argento beneficia di due narrative. La prima è quella preziosa: se l’oro tiene e la geopolitica resta tesa, anche l’argento riceve flussi. La seconda è quella industriale: elettrificazione, solare, data center, AI infrastructure e domanda di metalli fisici restano temi importanti.
Il problema è che l’argento resta molto più volatile dell’oro. Ha bisogno che più fattori vadano nella stessa direzione: oro stabile, rame positivo, dollaro non troppo forte e rendimenti non in ulteriore accelerazione. Questa settimana la tenuta sopra 56/58 è stata incoraggiante, ma serve conferma.
Tecnicamente, il primo livello da recuperare è 60/62. Sopra questa fascia, il mercato può iniziare a ricostruire fiducia. Sopra 65, tornerebbe una struttura più chiaramente positiva. Sotto 56/55, invece, il rimbalzo perderebbe credibilità.
Bias Argento per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 56/58. Sopra 60/62 il quadro migliorerebbe. Sopra 65 tornerebbe momentum. Sotto 55 il mercato tornerebbe vulnerabile. L’argento ha potenziale, ma resta molto dipendente da oro, rame e tassi reali.
Rame
Rame COMEX settembre chiude in area 6,34 $/lb, confermando una struttura ancora solida nonostante dollaro forte e volatilità sull’azionario tecnologico.
Il rame resta il metallo industriale con la storia strutturale più interessante. Elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, difesa, transizione energetica e vincoli di offerta continuano a sostenere il quadro di medio periodo. Il mercato fisico mostra ancora segnali di tensione, con premi cinesi elevati e scorte LME in calo rispetto ai picchi recenti.
Il problema resta il breve periodo. Il dollaro sopra 101 pesa su tutte le commodity industriali. I tassi alti frenano la componente ciclica. La Cina resta il grande punto interrogativo: senza una domanda più convincente da edilizia, infrastrutture e manifattura, il rame può faticare a rompere definitivamente verso nuovi massimi.
Detto questo, la tenuta sopra 6,25/6,30 è positiva. Sopra 6,40/6,50, il mercato tornerebbe più forte. Sopra 6,60, ripartirebbe momentum. Sotto 6,20, invece, il quadro di breve diventerebbe più fragile.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,25/6,30. Sopra 6,40/6,50 miglioramento evidente. Sopra 6,60 momentum rialzista. Sotto 6,20 rischio di correzione verso 6,00. Il rame resta strutturalmente positivo, ma ha bisogno di Cina più convincente e dollaro meno ostile.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 27 luglio sarà dominata da sette interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato deve capire se lo Stretto è davvero utilizzabile in modo commerciale o solo formalmente transitabile. La differenza è enorme. Se le navi passano ma con costi assicurativi elevati, ritardi e rischio militare, il mercato continuerà a pagare premio.
Il secondo è Red Sea e Bab el-Mandeb. Gli attacchi Houthi contro installazioni saudite rendono più fragile la rotta alternativa. Se anche il Mar Rosso diventa instabile, il mercato dovrà prezzare un problema di logistica energetica globale, non solo un problema iraniano.
Il terzo è Brent a 100 dollari. Giovedì il Brent ha superato questa soglia, venerdì è rientrato. La soglia psicologica resta decisiva. Sopra 100, l’inflazione energetica torna al centro della Fed. Sotto 95, il mercato può respirare. Tra 95 e 100, il mercato resta in tensione.
Il quarto è il crack spread. Finché il 3-2-1 resta vicino a 60 dollari, il problema inflazione non è risolto. Il crude può anche correggere, ma se benzina e diesel restano cari, il consumatore e le imprese continuano a subire pressione.
Il quinto è la Fed. La riunione della settimana sarà fondamentale. Il mercato vuole capire se Warsh considera lo shock energetico temporaneo o se lo vede come rischio di seconda ondata. Una Fed troppo hawkish peserebbe su Nasdaq, oro, argento, Bitcoin e rame.
Il sesto è la tecnologia. Il Nasdaq ha perso forza e il trade AI è sotto verifica. Gli utili delle grandi società tecnologiche saranno decisivi. Il mercato vuole capire se il capex AI genera ritorni reali o se una parte della spesa è eccessiva.
Il settimo è il dollaro. DXY sopra 101 resta un problema per molte commodity e per Bitcoin. Se il dollaro scende sotto 100, oro, argento, rame, softs e crypto possono respirare. Se resta forte insieme ai rendimenti, i rimbalzi resteranno selettivi.
Il quadro generale è quindi teso ma non ancora di panico. L’energia resta il centro del mercato. I grains sono migliorati, con corn e soybeans sostenuti da meteo e domanda, e wheat ancora forte per fondamentali. Le carni restano divergenti: hogs costruttivi, cattle in stabilizzazione dopo un forte selloff. Le softs sono selettive: sugar vicino alla resistenza, coffee volatile tra Brasile e offerta globale, cocoa in fase di riequilibrio. Oro e argento stanno provando a recuperare, ma il dollaro e i rendimenti limitano il movimento. Il rame resta il metallo strutturalmente più interessante. Bitcoin tiene sopra 60.000, ma non guida ancora il risk-on.
La parola chiave della settimana è rotta. Rotta navale, rotta energetica, rotta della Fed, rotta del Nasdaq. Il mercato non deve solo capire dove sono i prezzi. Deve capire se le rotte che tengono in piedi il commercio globale restano aperte, sicure e assicurabili. Finché questa risposta non sarà chiara, il premio di rischio resterà nei prezzi.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
07/27 Mon | 7:30 AM CDT - Durable Orders 7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 3:00 PM CDT - Crop Progress |
|
07/28 Tue | 7:30 AM CDT - Adv Intl Trade In Goods 7:30 AM CDT - Adv Retail Inventories 7:30 AM CDT - Adv Wholesale Inventories 8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 9:00 AM CDT - Consumer Confidence 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | LT: Aug Copper Options(CMX) Aug Gold & Silver Options(CMX) Aug Natural Gas Options(NYM) Aug RBOB/ULSD Options(NYM) |
07/29 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 1:00 PM CDT - FOMC Rate Decision 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales | LT: Jul Copper(CMX) Jul Gold & Silver(CMX) Jul Platinum & Palladium(NYM) Aug Natural Gas(NYM) |
07/30 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - GDP-Adv(Q2) 7:30 AM CDT - GDP Deflator-Adv(Q2) 7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | FN: Aug Natural Gas(NYM) |
07/31 Fri | 7:30 AM CDT - Employment Cost Index 8:45 AM CDT - Chicago PMI 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Final 2:00 PM CDT - Cattle | FN: Aug Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) Aug Copper(CMX) Aug Gold & Silver(CMX) Aug Platinum & Palladium(NYM) LT: Jul 1-Mo SOFR(CME) Jul CryptoCurrencies(CME) Jul Fed Funds(CME) Aug RBOB & ULSD(NYM) Jul 1-Mo SOFR Options(CME) Jul CryptoCurrencies Options(CME) Jul Fed Funds Options(CME) Aug Lumber Options(CME) |
08/03 Mon | 9:00 AM CDT - Construction Spending 9:00 AM CDT - ISM Manufacturing PMI 2:00 PM CDT - Fats & Oils 2:00 PM CDT - Grain Crushings 3:00 PM CDT - Crop Progress |
|
08/04 Tue | 7:30 AM CDT - Trade Balance 9:00 AM CDT - Business Inventories 9:00 AM CDT - Factory Orders 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Aug RBOB/ULSD(NYM) Jul Butter/Milk(CME) Jul Jul Butter/Milk Options(NYM) |
08/05 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:15 AM CDT - ADP Employment Change 9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
|
08/06 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Productivity-Prel(Q2) 7:30 AM CDT - Unit Labor Costs-Prel(Q2) 9:00 AM CDT - Wholesale Inventories 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet |
|
08/07 Fri | 7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 7:30 AM CDT - Unemployment Rate 7:30 AM CDT - Ave Workweek/Hourly Earnings 2:00 PM CDT - Consumer Credit | LT: Aug Canadian Dollar Options(CME) Aug Currencies Options(CME) Aug US Dollar Index Options(ICE) Aug Live Cattle Options(CME) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500: Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas: Comprato AR (Antero Resources) a 33.50
Suncor: comprato SU @53.60
Pare Resources: Comprato PXT @20.76
Geopark: comprato GPRX @9.62
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro: Comprato IAU - a 77.20 -
Comprata put 75 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26
Silver:
Rame:
Platino:
Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.