La settimana che si è chiusa venerdì 17 luglio ha riportato il mercato esattamente dove non voleva tornare: dentro una nuova fase di guerra aperta tra Stati Uniti e Iran, con lo Stretto di Hormuz di nuovo al centro del prezzo dell’energia, dell’inflazione, dei tassi e della stabilità degli asset rischiosi.
Rispetto alla settimana precedente il tono è cambiato in modo netto. La settimana scorsa il mercato provava ancora a credere che il MOU USA-Iran, pur fragile, potesse contenere il rischio geopolitico. Questa settimana quella narrativa è stata colpita duramente. Il cessate il fuoco si è praticamente sfaldato, gli Stati Uniti hanno ripreso attacchi contro infrastrutture militari e costiere iraniane, l’Iran ha risposto contro basi e asset americani nella regione, e il traffico nello Stretto di Hormuz è tornato a rallentare in modo significativo.
Il risultato è stato immediato sul petrolio: WTI agosto a 82,49 dollari e Brent a 88,10 dollari in chiusura venerdì, con entrambi i benchmark in rialzo di circa il 16% sulla settimana. È un movimento enorme, soprattutto perché arriva dopo settimane in cui il mercato aveva tolto molto premio di guerra e aveva iniziato a ragionare su WTI sotto 70, più offerta OPEC+, flussi mediorientali in ripresa e rischio inflazione in rientro. Allo stesso tempo, come sostengo da settimane, ci troviamo nel più grande disallineamento dei prezzi rispetto ai numeri dei fondamentali a cui si è mai assistito nella storia. I prezzi sono chiaramente manipolati, tutti i giorni, soprattutto negli orari più illiquidi con un posizionamento short sul Brent vicino al record assoluto.
Il punto centrale è che il mercato aveva prezzato una normalizzazione di Hormuz troppo rapidamente. Il MOU ha creato una finestra di sollievo, ma non ha risolto il nodo operativo. E lo Stretto di Hormuz non è un tema diplomatico astratto: è traffico fisico, assicurazioni, noli, scorte, armatori, rischio militare, tempi di carico, capacità di raffinerie asiatiche di ricevere crude del Golfo, e credibilità delle garanzie navali. Se anche una parte del traffico continua, ma a costi più alti o sotto minaccia, il mercato non può considerarlo normale.
Il petrolio è quindi tornato a essere il primo interruttore macro. Non solo energia. Non solo commodity. È il canale attraverso cui la guerra entra nei dati d’inflazione, nelle aspettative della Fed, nei rendimenti, nel dollaro, nell’azionario, nei metalli preziosi e anche in Bitcoin.
La settimana macro, di per sé, avrebbe potuto essere favorevole al mercato. Il CPI USA di giugno è sceso più del previsto, il PPI è addirittura calato, le vendite al dettaglio hanno mostrato un consumatore ancora vivo ma non euforico, e le richieste di sussidio sono rimaste basse. In condizioni normali, una combinazione di inflazione più morbida e crescita ancora discreta avrebbe favorito un risk-on abbastanza pulito. Ma non siamo in condizioni normali. Il mercato ha ricevuto un dato CPI costruito anche sul temporaneo crollo dell’energia di giugno, proprio mentre l’energia stava risalendo violentemente a luglio.
Questa è la contraddizione della settimana. I dati macro guardano indietro e dicono che l’inflazione si è raffreddata. Il petrolio guarda avanti e dice che il raffreddamento potrebbe essere già finito.
L’azionario ha reagito male venerdì. S&P 500 cash a 7.457,69, Nasdaq Composite a 25.520,24, Dow Jones a 52.146,42. Il selloff è stato guidato soprattutto da tecnologia e semiconduttori, con una nuova fase di riduzione del rischio sul trade AI. Il mercato non ha venduto solo perché il petrolio saliva. Ha venduto perché petrolio alto, tassi ancora elevati, dollaro forte e tecnologia molto affollata sono una combinazione fragile.
La settimana che inizia lunedì 20 luglio sarà quindi una settimana di verifica estrema. Il mercato dovrà capire se il movimento del petrolio è solo una ricostruzione del premio geopolitico o l’inizio di una nuova fase rialzista strutturale. Dovrà capire se Hormuz resta parzialmente transitabile o se la guerra limita davvero i flussi. Dovrà capire se la Fed può guardare attraverso un CPI di giugno più morbido o se deve preoccuparsi del nuovo shock energetico. E dovrà capire se il Nasdaq può reggere con semiconduttori in correzione, dollaro sopra 100 e 10Y ancora sopra 4,50%.
La parola chiave della settimana è ritorno del premio di rischio. Il mercato aveva provato a toglierlo. La guerra lo ha rimesso sul tavolo.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un forte deterioramento del sentiment azionario nella seduta di venerdì. S&P 500 cash in chiusura a 7.457,69, in calo dell’1,01% nella seduta e dell’1,55% sulla settimana. Nasdaq Composite a 25.520,24, in calo dell’1,40% venerdì e del 2,9% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average a 52.146,42, in calo dello 0,77%venerdì e dello 0,93% sulla settimana.
Il dato più importante è la composizione del ribasso. Non è stato un selloff generalizzato da panico sistemico. È stato soprattutto un selloff concentrato sulla tecnologia, sui semiconduttori e sulla parte più affollata del mercato. Il trade AI, che aveva sostenuto l’azionario nelle settimane precedenti, è tornato sotto pressione. Il mercato ha iniziato a ridurre esposizione sui titoli che avevano incorporato più aspettative di crescita futura.
Questo è importante perché il Nasdaq non è stato colpito solo dalla geopolitica. È stato colpito dalla combinazione tra geopolitica, rendimenti ancora alti, dollaro forte e dubbi sulla sostenibilità delle valutazioni AI. Quando il petrolio sale del 16% in una settimana, il mercato non lo legge solo come rischio energia. Lo legge come rischio inflazione, rischio Fed, rischio margini, rischio consumatore e rischio multipli.
Sul fronte futures, S&P 500 E-mini settembre ha chiuso in area 7.520, mentre Nasdaq 100 E-mini settembre ha chiuso in area 29.600/29.650, perdendo la soglia psicologica dei 30.000 recuperata la settimana precedente. Questa perdita è tecnicamente rilevante. Sopra 30.000 il Nasdaq poteva ancora raccontare una storia di recupero. Sotto 30.000 torna una fase più fragile, in cui area 29.300/29.500 diventa supporto importante.
Il VIX è risalito in area 18/19. Non siamo sopra 20, quindi non siamo ancora in una fase di panico vero. Ma la compressione della volatilità vista la settimana precedente è finita. Il mercato si è accorto che un VIX a 15 era troppo basso per un contesto in cui Hormuz può cambiare stato operativo durante il weekend e in cui il petrolio può muoversi di 4 o 5 dollari in una seduta.
Il Treasury 10Y ha chiuso in area 4,55%, mentre il 30Y è tornato sopra 5,07%. Il rientro dei rendimenti di venerdì è stato limitato, e il livello assoluto resta elevato. Il decennale sopra 4,50% è ancora un ostacolo per tecnologia, oro, argento e Bitcoin. Il mercato può respirare solo se il 10Y scende sotto 4,45/4,40%. Finché resta sopra 4,50%, ogni rally growth richiede utili molto forti o notizie macro molto favorevoli.
Il Dollar Index resta intorno a 101, con EUR/USD ancora debole. Il dollaro è sostenuto da due forze: da una parte la Fed resta più restrittiva di quanto il mercato sperasse; dall’altra, nelle fasi di stress geopolitico il dollaro continua a ricevere domanda difensiva. Questo crea un ambiente complicato per commodity non energetiche, metalli preziosi, softs, grains e Bitcoin.
I dati macro della settimana, presi isolatamente, sono stati abbastanza favorevoli. Il CPI USA di giugno è sceso al 3,5% annuo, dal 4,2% di maggio, con un calo mensile favorito soprattutto dall’energia. Il core CPI è sceso al 2,6% annuo ed è rimasto piatto su base mensile. Questo ha ridotto le probabilità di un rialzo Fed immediato a luglio.
Il PPI ha rafforzato questa lettura disinflazionistica, con un calo dello 0,3% mensile, il più forte da oltre un anno. Anche questo, in teoria, avrebbe dovuto dare sollievo al mercato. Le vendite al dettaglio sono salite dello 0,2% a giugno, con il dato core più forte, segnalando che il consumatore resta resiliente. Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 208.000, confermando che il mercato del lavoro non sta cedendo.
Quindi la macro ha consegnato al mercato un messaggio potenzialmente positivo: meno inflazione, consumi ancora vivi, lavoro stabile. Ma la geopolitica ha risposto con un messaggio opposto: energia di nuovo in rialzo, rischio inflazione futura, Fed che non può ancora rilassarsi. È per questo che l’azionario non ha festeggiato i dati macro.
Il problema della Fed è esattamente questo. Può guardare a giugno e dire che l’inflazione si è raffreddata. Ma deve guardare a luglio e chiedersi se petrolio, benzina, diesel, trasporti e aspettative d’inflazione stiano già riaccendendo il problema. Warsh ha guadagnato tempo con il CPI, ma non ha guadagnato libertà.
Bias macro per la settimana che inizia: prudente. L’S&P 500 deve difendere 7.400/7.450 per evitare una correzione più profonda. Sopra 7.550/7.600 il quadro migliorerebbe. Il Nasdaq deve recuperare 30.000 sui futures per ricostruire fiducia; sotto 29.300/29.500 aumenterebbe il rischio di una nuova gamba ribassista. Il 10Y sopra 4,50% resta negativo per growth e metalli preziosi. Il dollaro sopra 101 resta un freno per molte commodity. Il mercato può recuperare solo se petrolio e rendimenti si stabilizzano insieme.
2) Geopolitica: ripresa della guerra, Hormuz e fallimento operativo del MOU
La geopolitica è tornata al centro del mercato in modo violento. Il MOU USA-Iran, che a metà giugno aveva consentito al mercato di togliere gran parte del premio di guerra dal petrolio, è ormai profondamente danneggiato. Formalmente può anche esistere ancora come cornice diplomatica, ma operativamente ha perso gran parte della sua credibilità.
La settimana ha visto una nuova escalation. Gli Stati Uniti hanno ripreso attacchi contro infrastrutture iraniane con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. L’Iran ha risposto con attacchi contro asset americani e alleati regionali. La tensione si è estesa a Kuwait, Bahrain, Giordania e aree vicine al Golfo. Questo significa che il conflitto non è più contenuto a una disputa navale: è tornato a essere una guerra regionale con impatto diretto sull’energia.
Hormuz resta il nodo centrale. Prima della guerra, da lì passava circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante di LNG. Oggi non siamo necessariamente davanti a una chiusura totale e permanente, ma siamo davanti a una riduzione della funzionalità dello Stretto. E per il mercato fisico questa differenza è fondamentale.
Hormuz può essere “aperto” sulla carta ma non normale nei fatti. Se le navi passano solo sotto scorta, se alcune rotte sono vietate, se gli armatori chiedono premi assicurativi più elevati, se gli equipaggi rifiutano certe tratte, se i tempi di carico si allungano o se le raffinerie asiatiche preferiscono acquistare crude alternativo, il mercato deve pagare un premio. Non serve una chiusura completa per avere impatto sui prezzi. Basta una riduzione della affidabilità.
Questo è il motivo per cui il petrolio ha recuperato così rapidamente. Il mercato aveva prezzato WTI sotto 70 perché credeva a una normalizzazione progressiva. Ora deve riprezzare la probabilità opposta: flussi instabili, aumento dei costi logistici, rischio di blocco parziale, premio assicurativo e possibili ritorsioni su Red Sea e rotte alternative.
La novità più importante è proprio il rischio di estensione al Mar Rosso. Se oltre a Hormuz il mercato deve prezzare anche minacce alle rotte alternative, allora il problema non è più solo il crude del Golfo. Diventa un problema di logistica globale dell’energia. Navi, tempi, costi e disponibilità diventano più importanti delle quote OPEC.
Il MOU quindi non è morto come documento, ma è molto vicino a essere morto come fattore di prezzo. Il mercato non crede più alle parole. Vuole vedere transiti, carichi, assicurazioni, noli e arrivi a destinazione. Fino a quel momento, il premio geopolitico resterà nel petrolio.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: rialzista per energia e inflazione. Se gli attacchi continuano e i transiti restano ridotti, WTI può restare sopra 80 e puntare verso 85/88. Se emerge una nuova mediazione credibile e il traffico migliora, il mercato può togliere una parte del premio, ma difficilmente tornerà subito sotto 70. La geopolitica è tornata a essere asimmetrica: le cattive notizie possono far salire il petrolio più rapidamente di quanto le buone notizie possano farlo scendere.
3) Bitcoin: rimbalzo fragile, ma ancora dipendente da dollaro e Nasdaq
Bitcoin si muove tra 64.000 e 65.000 dollari, in recupero rispetto alla rottura sotto 60.000 vista nelle settimane precedenti. Il recupero è positivo perché BTC ha riconquistato un livello tecnico importante, ma non basta ancora per parlare di piena inversione rialzista.
La lettura resta la stessa delle ultime settimane: Bitcoin continua a comportarsi come asset di liquidità, non come rifugio geopolitico. La ripresa della guerra in Iran non ha prodotto un movimento da bene rifugio. BTC non è esploso al rialzo mentre il petrolio saliva. Ha invece seguito in modo più o meno imperfetto il comportamento degli asset rischiosi: rimbalzo quando il CPI ha ridotto il rischio Fed, pressione quando Nasdaq e tecnologia hanno venduto.
Questo è il punto fondamentale. Bitcoin non sta guidando il mercato. Lo sta seguendo. Se il Nasdaq regge, se il dollaro si indebolisce e se i rendimenti scendono, BTC può recuperare. Se invece il DXY resta sopra 101, il 10Y resta sopra 4,50% e il Nasdaq continua a correggere, Bitcoin torna vulnerabile.
Tecnicamente, il recupero sopra 60.000 ha evitato una rottura molto pericolosa. Ora la zona chiave è 65.000/68.000. Sopra 65.000, il mercato può provare a stabilizzarsi. Sopra 68.000, il quadro migliorerebbe in modo più credibile. Sopra 70.000, si potrebbe tornare a parlare di trend positivo. Fino ad allora, il movimento resta un rimbalzo dentro una struttura ancora fragile.
Il supporto principale resta 60.000/61.000. Se questa zona viene persa di nuovo, il mercato rischia un ritorno verso 58.000/55.000. Sotto 55.000, il quadro diventerebbe molto più negativo.
C’è anche un tema di narrativa. Bitcoin compete con AI, semiconduttori, energia, oro e dollaro per attrarre capitale. In questo momento la narrativa crypto non è dominante. Gli ETF hanno dato supporto in alcune sedute, ma non abbastanza da creare una leadership autonoma. Il mercato compra BTC quando la liquidità migliora, non perché lo considera la protezione principale dalla guerra.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 60.000, ma non ancora pienamente rialzista sotto 68.000. Sopra 65.000 il mercato può stabilizzarsi. Sopra 68.000/70.000 tornerebbe una lettura positiva. Sotto 60.000 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale sarà il mix tra Nasdaq, dollaro, 10Y e appetito per il rischio.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia torna a essere il centro assoluto del report. Dopo settimane in cui il mercato aveva tolto premio di guerra e guardava a più offerta OPEC+, il petrolio ha recuperato violentemente. Ma il punto più importante è che il recupero del crude avviene mentre i prodotti raffinati erano già molto tesi. Questo crea un rischio inflazionistico molto più serio.
Crude oil: WTI e Brent
WTI agosto in chiusura a 82,49 $/barile.
Brent in chiusura a 88,10 $/barile.
Il WTI ha guadagnato circa il 16% sulla settimana, con un rialzo di 4,48% nella sola seduta di venerdì. Il Brent ha seguito con un rialzo settimanale simile e un guadagno giornaliero di 4,59%. Questo è il più forte segnale di ritorno del premio geopolitico.
La causa è chiara: ripresa degli attacchi USA-Iran, traffico ridotto nello Stretto di Hormuz, rischio di estensione al Mar Rosso, e paura che la normalizzazione prezzata dal mercato a fine giugno fosse prematura. Il mercato ha dovuto correggere una narrativa troppo ottimista.
La struttura del movimento è importante. Lunedì il petrolio era già salito con forza sulle notizie di blocco e di escalation. Mercoledì il mercato ha ricevuto un dato EIA non particolarmente bullish sul crude: draw di circa 1,7 milioni di barili, inferiore alle attese. In altri momenti questo avrebbe potuto frenare il rally. Ma non lo ha fatto davvero, perché quando la geopolitica domina, il dato settimanale sulle scorte passa in secondo piano.
La vera domanda non è più se le scorte USA sono scese di 1 o 3 milioni di barili. La vera domanda è quanti barili possono passare da Hormuz nelle prossime settimane e a quale costo.
Il Brent sopra 88 è particolarmente importante perché il Brent incorpora meglio il rischio globale. Il WTI sopra 80/82segnala che anche il benchmark americano ha ricominciato a pagare premio. Se la tensione continua, il mercato può rapidamente iniziare a guardare di nuovo a 90 sul WTI e 95/100 sul Brent.
Il rischio al ribasso esiste solo se arriva un nuovo canale diplomatico credibile o se i dati sui transiti mostrano che Hormuz funziona meglio di quanto si teme. Ma dopo il fallimento operativo del MOU, il mercato chiederà prove molto più solide prima di togliere premio.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: rialzista ma molto volatile. WTI sopra 80/82 resta sostenuto. Sopra 85 può puntare a 88/90. Sopra 90 tornerebbe una fase di stress macro molto seria. Sotto 80 il rally perderebbe forza, ma solo sotto 76/75 si potrebbe parlare di uscita significativa del premio. Per il Brent, sopra 88/90 il mercato resta in tensione; sopra 95si riaprirebbe il rischio psicologico dei 100 dollari.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2, tra agosto e settembre, è tornato positivo in area +0,70 dollari al barile, con agosto a 82,49 e settembre intorno a 81,78.
Questo è un segnale importante. Nelle settimane precedenti lo spread era quasi piatto, a volte vicino alla parità, e raccontava un mercato che non pagava più premio per il barile immediato. Ora la backwardation sta ricominciando a ricostruirsi. Non siamo ancora sui livelli estremi di maggio, quando lo spread era sopra 3 o 4 dollari, ma il messaggio è cambiato.
La curva sta dicendo che il mercato inizia di nuovo a dare valore al barile vicino. Questo non è ancora panico fisico, ma è un primo segnale che la normalizzazione è in discussione. Se la crisi di Hormuz peggiora, lo spread può allargarsi rapidamente. Se invece i transiti reggono, potrebbe restare sotto 1 dollaro.
Il livello da osservare è proprio 1 dollaro. Sopra 1 dollaro, il mercato inizierebbe a dire che il barile immediato torna scarso. Sopra 2 dollari, la narrativa di normalizzazione sarebbe chiaramente compromessa. Sotto 0,50 o verso parità, invece, il mercato resterebbe più calmo.
Bias spread 1–2: neutrale-costruttivo. Sopra 1 dollaro il segnale diventa bullish sul fisico. Sopra 2 dollari tornerebbe tensione evidente. Sotto 0,50 il mercato resterebbe più dipendente dal prezzo flat che dalla curva. La settimana che inizia sarà decisiva per capire se la backwardation è solo reazione emotiva o vero stress sul barile vicino.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 resta molto elevato, in area 58/62 dollari al barile, nonostante il forte rialzo del crude. Con RBOB agosto intorno a 3,30/3,40 $/gallone e ULSD agosto ancora molto sostenuto, il mercato dei prodotti raffinati resta il vero termometro dell’inflazione.
Questo è il dato più importante per la Fed. Il crude è salito molto, ma benzina e diesel erano già cari prima del rally. Se il WTI torna sopra 80 e i raffinati restano su questi livelli, il pass-through sull’inflazione diventa molto più concreto. La benzina pesa direttamente sul consumatore. Il diesel pesa su trasporti, logistica, agricoltura, distribuzione e margini aziendali.
Il rischio è che il mercato guardi al CPI di giugno e dica “inflazione in calo”, mentre i crack spread di luglio stanno già dicendo “inflazione in risalita”. Questo è il cortocircuito macro della settimana.
Le scorte di distillati restano un tema chiave. Anche quando il crude ha mostrato un draw inferiore alle attese, il mercato dei prodotti non si è rilassato. La capacità raffinazione, la qualità dei barili disponibili, i flussi globali di diesel e le interruzioni geopolitiche rendono i raffinati molto più rigidi del crude.
Finché il crack resta sopra 50 dollari, il mercato non può parlare di vera normalizzazione energetica. Sopra 60 dollari, la filiera resta chiaramente inflazionistica.
Bias crack spread: costruttivo e inflazionistico. Sopra 55/60 il mercato dei raffinati resta molto teso. Sotto 50 avremmo il primo segnale di normalizzazione. Sotto 45 il segnale disinflazionistico diventerebbe più credibile. Per ora il crack continua a dire che il problema energetico è più grave di quanto suggerisse il solo crude a inizio luglio.
Natural Gas
Natural Gas agosto chiude intorno a 2,92 $/MMBtu, in leggero recupero venerdì ma ancora sotto pressione su base settimanale. Il gas resta molto diverso dal crude: non è guidato direttamente da Hormuz, ma da storage, meteo, produzione e LNG.
Il report EIA ha mostrato un’iniezione di circa 41 Bcf per la settimana terminata il 10 luglio, portando gli stoccaggi poco sopra 3.000 Bcf. Il dato è stato relativamente più leggero rispetto alle settimane precedenti, ma lo storage resta comodo rispetto alla media quinquennale. Questo continua a limitare il potenziale rialzista.
Il mercato ha provato a recuperare venerdì grazie al rally europeo del gas e al sentiment energy positivo, ma i guadagni sono stati limitati da previsioni meteo più fresche in alcune aree degli Stati Uniti e da flussi LNG non ancora pienamente brillanti. La manutenzione e la minore domanda feedgas continuano a pesare.
La storia di medio periodo del gas resta interessante: domanda elettrica, data center, AI, LNG export e power burn estivo. Ma nel breve il mercato ha bisogno di caldo persistente e iniezioni leggere per tornare sopra 3 dollari in modo convincente.
Tecnicamente, area 3,00/3,05 è la prima resistenza. Sopra 3,10/3,15, il quadro migliorerebbe. Sotto 2,85/2,80, invece, il mercato rischia una nuova accelerazione ribassista.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 3,00/3,05. Sopra 3,10 il mercato può stabilizzarsi. Sopra 3,25 tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 2,85 rischio di ritorno verso 2,70/2,75. Il driver principale sarà il meteo: senza caldo intenso, lo storage continua a pesare.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha chiuso una settimana positiva, ma con motivazioni diverse tra i prodotti. Il wheat resta il leader per fondamentali, corn ha trovato supporto da short covering e meteo, soybeans hanno beneficiato di export e domanda cinese, mentre le carni restano divergenti: hogs in miglioramento, cattle ancora in correzione pesante.
Corn
Corn settembre chiude a 444-6, cioè circa 4,45 $/bushel, in rialzo sulla settimana. Il mercato ha trovato supporto da tre elementi: WASDE ancora digerito positivamente, condizioni meteo da monitorare durante la fase di pollination e nuova domanda export.
Il mais era molto venduto nelle settimane precedenti, e il report USDA aveva già dato un primo supporto riducendo le scorte finali rispetto ad alcune aspettative. Questa settimana il mercato ha continuato a stabilizzarsi. Il fatto che i prezzi siano riusciti a chiudere sopra 4,40 è tecnicamente importante.
Il driver principale resta il meteo. La fase di pollination è decisiva. Le condizioni del crop sono ancora buone, ma luglio è il mese in cui il mercato paga rapidamente qualsiasi rischio di caldo e secco nel Corn Belt. Per ora non siamo in una situazione di emergenza, ma il margine di errore si sta restringendo.
La domanda export ha aiutato, con nuove vendite segnalate verso Corea del Sud e destinazioni sconosciute. Questo ha sostenuto il sentiment, soprattutto perché il dollaro forte avrebbe potuto penalizzare di più l’export USA. Il fatto che il mais riesca a salire nonostante DXY sopra 100 è un segnale leggermente costruttivo.
Il petrolio sopra 80 torna a offrire supporto indiretto tramite l’etanolo. La settimana scorsa il crude sotto 75 limitava la narrativa biofuel; ora con WTI sopra 80, il mercato può tornare a guardare al collegamento energia-etanolo in modo più favorevole.
Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4,35/4,40. Sopra 4,50 il mercato può puntare a 4,60/4,65. Sotto 4,35 il rimbalzo perderebbe forza. Sotto 4,25 tornerebbe una lettura più fragile. Il driver principale sarà il meteo sulla pollination, con export ed etanolo come supporti secondari.
Wheat
Wheat Chicago settembre chiude a 682-6, cioè circa 6,83 $/bushel, con un altro forte rialzo settimanale. Il grano resta il leader del complesso agricolo e il prodotto con la storia fondamentale più forte.
Il rally del wheat è sostenuto da tre elementi. Il primo è la produzione USA molto ridotta. Il WASDE di luglio ha confermato un output totale di wheat ai minimi dal 1970, con hard red winter particolarmente colpito dalla siccità nelle Plains. Il secondo è la riduzione della superficie e della produzione mondiale disponibile. Il terzo è la geopolitica agricola: tensioni sulle esportazioni russe e rischi logistici hanno aggiunto premio.
Il grano è diverso da corn e soia. Mais e soia stanno ancora attraversando una fase in cui il raccolto può cambiare molto con il meteo estivo. Nel wheat, invece, una parte del danno è già più vicina alla conferma. La harvest sta trasformando le stime in dati reali, e il mercato non vede ancora abbastanza offerta per rilassarsi.
La componente geopolitica torna importante. Con la guerra in Iran che riaccende il prezzo dell’energia e con le rotte globali sotto pressione, il wheat riceve un premio aggiuntivo perché è la commodity agricola più sensibile a sicurezza alimentare, logistica e rischio export.
Il dollaro forte resta un freno per le esportazioni USA, ma per ora i fondamentali hanno prevalso. La rottura sopra 6,50 ha cambiato il quadro tecnico e ha alimentato short covering.
Bias Wheat per la settimana che inizia: rialzista finché resta sopra 6,50/6,60. Sopra 6,85/6,90 il mercato può puntare a 7,00/7,20. Sotto 6,50 tornerebbe una fase di consolidamento. Sotto 6,30 il segnale bullish perderebbe forza. Il wheat resta il grain più forte per fondamentali, meteo e geopolitica.
Soybeans
Soybeans agosto chiude a 1204-4, cioè circa 12,04 $/bushel, superando finalmente la soglia psicologica dei 12 dollari. È un segnale tecnico importante perché la soia aveva faticato per settimane a costruire un trend convincente.
Il supporto è arrivato da vendite export e da segnali di domanda cinese. Il mercato continua a guardare Pechino come catalizzatore principale. Finché la Cina non comprava in modo visibile, la soia restava bloccata. Questa settimana, invece, le nuove vendite a Cina e destinazioni sconosciute hanno dato più credibilità al rimbalzo.
Il secondo elemento è il soybean oil. Con il petrolio tornato sopra 80, la narrativa biofuel torna più interessante. Il soybean oil resta molto sensibile al crude e alle politiche biofuel. Se l’energia resta alta, il complesso soia riceve supporto anche da questo canale.
Il terzo elemento è il meteo. La fase più critica per la soia arriverà più avanti, soprattutto ad agosto, ma il mercato inizia già a prezzare un margine di errore minore. Con i prezzi che hanno recuperato area 12, qualsiasi problema meteo può amplificare il movimento.
Il Brasile resta però un limite. La concorrenza sudamericana non è sparita, e la Cina continuerà a comprare dove trova convenienza. Quindi il rally della soia deve essere confermato da export reali e continui, non da singole vendite.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: costruttivo sopra 12,00, ma con necessità di conferma. Sopra 12,10/12,20 il mercato può puntare a 12,40/12,50. Sotto 11,90 il breakout perderebbe forza. Sotto 11,70 tornerebbe una lettura laterale. Il driver principale resta la domanda cinese, seguita da soybean oil e meteo di agosto.
Lean Hogs
Lean Hogs agosto chiude a 101,650, tornando stabilmente sopra la soglia psicologica dei 100. Questo è un segnale positivo per un mercato che nelle settimane precedenti aveva faticato molto.
Il supporto arriva da cash, cutout e stagionalità. Il pork cutout resta sopra 100, e la domanda estiva sta dando più sostegno rispetto a giugno. Inoltre, i prezzi elevati del beef possono favorire una sostituzione verso il pork, soprattutto se il consumatore americano diventa più sensibile al prezzo.
Il quadro non è ancora esplosivamente bullish perché l’offerta resta abbondante e lo slaughter non è particolarmente leggero. Ma la struttura è migliorata. Il recupero sopra 100 indica che il mercato inizia a credere a una fase di stabilizzazione più solida.
Ora il livello importante è 102/103. Sopra questa zona potrebbe partire un movimento verso 105. Sotto 100, invece, il mercato tornerebbe a chiedersi se il breakout sia stato solo tecnico.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: costruttivo sopra 100. Sopra 102/103 possibile estensione verso 105. Sotto 99/100 il quadro tornerebbe neutrale. Sotto 97 il rimbalzo perderebbe credibilità. Gli hogs sono migliorati e restano uno dei comparti livestock più interessanti nel breve.
Live Cattle
Live Cattle agosto chiude a 224,425, in forte calo e su nuovi minimi relativi di breve. Il cattle resta strutturalmente sostenuto da offerta limitata, ma i futures stanno attraversando una correzione molto severa.
Il problema non è che la storia di scarsità sia sparita. La mandria resta bassa, il cash market non è crollato nella stessa misura dei futures e il tema strutturale di offerta limitata resta valido. Il problema è che il mercato era estremamente caro e molto affollato. Quando i boxed beef values iniziano a indebolirsi, quando i feeder correggono e quando i fondi riducono rischio, i futures possono scendere molto rapidamente.
Il calo dei futures riflette anche timori sulla domanda. Con prezzi retail elevati e consumatore ancora sensibile all’inflazione alimentare, il mercato inizia a chiedersi se il beef possa continuare a scaricare prezzi così alti sul consumatore finale. Se la domanda rallenta, anche un’offerta limitata può generare una correzione dei futures.
Il tema sanitario e logistico legato allo screwworm e al confine con il Messico resta un elemento di volatilità. Può sostenere il mercato se limita l’offerta, ma per ora non basta a compensare la liquidazione tecnica.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: ribassista nel breve sotto 230, ma ancora non strutturalmente bearish nel medio periodo. Area 222/224 è supporto immediato. Sotto 220 rischio di accelerazione verso 215. Sopra 230/232 il mercato potrebbe stabilizzarsi. Sopra 238/240 servirebbe per parlare di recupero più credibile. Il cattle resta forte strutturalmente, ma i futures stanno ancora correggendo gli eccessi.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities hanno beneficiato in parte del ritorno del petrolio e del rischio geopolitico, ma restano guidate soprattutto da fattori specifici: India e petrolio per lo zucchero, Brasile e raccolto per il caffè, domanda e grindings per il cacao.
Zucchero
Sugar #11 ottobre chiude a 14,83 cent/lb, in rialzo venerdì. Il movimento è stato sostenuto soprattutto dal rally del petrolio. Quando il crude sale, aumenta l’incentivo a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo invece che allo zucchero. Questo riduce l’offerta potenziale di zucchero e sostiene i prezzi.
Questo è il rovescio della dinamica vista a fine giugno. Quando il petrolio scendeva sotto 70, lo zucchero faticava perché l’etanolo perdeva appeal. Ora, con WTI sopra 80, la narrativa biofuel torna a favore del mercato.
Il secondo driver resta il monsone indiano. Dopo il forte deficit iniziale, le piogge sono migliorate, ma non abbastanza da cancellare completamente il rischio. L’India resta il secondo produttore mondiale, e il mercato continuerà a monitorare la distribuzione delle piogge, non solo il dato cumulato.
Il real brasiliano resta importante. Se il real si indebolisce, i produttori brasiliani sono più incentivati a vendere zucchero. Se invece il real si stabilizza e il petrolio resta alto, lo zucchero può recuperare meglio.
Tecnicamente, la zona 15,00/15,20 resta decisiva. Il mercato si sta avvicinando, ma deve superarla per cambiare davvero struttura.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 14,50. Sopra 15,00/15,20 il quadro migliorerebbe e potrebbe aprirsi spazio verso 15,50/15,70. Sotto 14,50 il rimbalzo perderebbe forza. Il driver principale sarà il petrolio, seguito da monsone indiano e real brasiliano.
Caffè
Caffè arabica settembre chiude a 320,30 cent/lb, in rialzo venerdì ma in calo rispetto ai massimi recenti. Il coffee resta uno dei mercati più volatili del comparto soft.
Il rally delle settimane precedenti era stato alimentato da ritardi nel raccolto brasiliano, rischio qualità, timori meteo e ricoperture short. Questa settimana il mercato ha corretto nella parte centrale, ma ha recuperato venerdì perché la raccolta brasiliana continua a essere più lenta della media. Safras & Mercado ha indicato che il raccolto 2026/27 era al 64% a metà luglio, contro 77% l’anno precedente e 70% di media quinquennale. Questo dà supporto al prezzo perché segnala ritardi e possibili problemi logistici o qualitativi.
Il punto è che il mercato del caffè resta molto sensibile al Brasile. Se il raccolto accelera e la qualità non peggiora, il premio può uscire. Se invece persistono ritardi, piogge o rischio freddo, il mercato può ripartire velocemente. Anche il robusta resta sostenuto da incertezze sull’offerta asiatica.
Il dollaro forte resta un freno, ma in questa fase il mercato sta dando più peso al raccolto e alla disponibilità fisica che al cambio. La liquidità è ridotta e la volatilità resta elevata anche per effetto degli aumenti di margini ICE.
Bias Caffè per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 310/315. Sopra 330/335 il mercato tornerebbe più forte. Sopra 350 ripartirebbe momentum rialzista. Sotto 310 aumenterebbe il rischio di correzione verso 300/295. Il driver principale resta il Brasile: avanzamento raccolto, qualità e meteo.
Cacao
Cacao settembre New York chiude a 5.533 $/ton, in forte rialzo venerdì dopo una settimana molto volatile. Il cacao ha trovato supporto da short covering e da dati di domanda nordamericana migliori delle attese.
Il mercato resta in una fase molto diversa da quella di inizio anno. Non siamo più nella fase di panico rialzista assoluto, ma non siamo nemmeno in un mercato normale. La volatilità resta enorme perché il cacao continua a cercare un equilibrio tra offerta ancora fragile e domanda che si sta adattando ai prezzi elevati.
La componente domanda è stata importante questa settimana. Il mercato era stato colpito da dati europei deboli sui grindings, ma ha poi ricevuto un sostegno dalla domanda nordamericana. Questo ha creato un movimento di ricopertura dopo il forte selloff recente. In altre parole, il mercato ha capito che la domanda è stata razionata, ma non completamente distrutta.
Sul lato offerta, Africa occidentale resta centrale: qualità dei raccolti, piogge, malattie delle piante, logistica e arrivi ai porti restano elementi decisivi. Il cacao può muoversi di 300/500 dollari in pochi giorni perché la liquidità è ridotta e il posizionamento cambia rapidamente.
Tecnicamente, area 5.500 è ora un livello importante. Sopra questa soglia il mercato può provare a ricostruire una base. Sopra 5.800/6.000 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 5.300/5.200, invece, il rimbalzo perderebbe forza.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 5.500, ma ancora molto volatile. Sopra 5.800/6.000 il mercato tornerebbe forte. Sotto 5.300 rischio di nuova pressione. Il cacao resta un mercato da gestire con prudenza: i fondamentali sono meno estremi, ma la volatilità resta estrema.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno vissuto una settimana complessa. In teoria, il ritorno della guerra avrebbe dovuto sostenere oro e argento. In pratica, dollaro forte e rendimenti elevati hanno limitato il movimento. Il rame, invece, resta schiacciato tra una storia strutturale ancora positiva e un breve periodo penalizzato da risk-off tecnologico e dollaro forte.
Oro
Oro agosto chiude in area 4.020 $/oz, dopo essere sceso sotto 4.000 durante la settimana e aver recuperato venerdì con il ritorno della domanda difensiva. Il metallo giallo resta in una fase delicatissima.
La cosa più interessante è che l’oro non ha reagito in modo esplosivo alla ripresa della guerra. Questo ci dice che il mercato continua a leggere il metallo non solo come rifugio geopolitico, ma soprattutto come asset sensibile a tassi reali e dollaro. Con il 10Y sopra 4,50% e il DXY intorno a 101, l’oro fa fatica a costruire un rally sostenibile.
La geopolitica aiuta, ma solo fino a un certo punto. Se il mercato interpreta la guerra come rischio inflazionistico e quindi come rischio Fed hawkish, l’oro non riceve lo stesso beneficio che riceverebbe in una crisi puramente deflazionistica o finanziaria. Questo è il motivo per cui il metallo è rimasto in consolidamento invece di rompere al rialzo.
Il supporto chiave resta 4.000. La tenuta di questa zona è importante. Sotto 4.000 si aprirebbe rischio verso 3.900/3.850. Sopra 4.100/4.150, invece, il mercato potrebbe provare a costruire una base. Sopra 4.200/4.250 il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350 tornerebbe una lettura più chiaramente rialzista.
Il medio periodo resta favorevole: banche centrali, deficit fiscali, instabilità geopolitica, diversificazione valutaria e sfiducia nel debito sovrano. Ma il breve periodo resta dominato da Fed, dollaro e tassi reali.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale sopra 4.000, ma non ancora rialzista sotto 4.150/4.200. Sopra 4.200 il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350 tornerebbe momentum. Sotto 4.000 rischio di nuova pressione verso 3.900. L’oro ha bisogno di dollaro più debole o 10Y sotto 4,45 per ripartire davvero.
Argento
Argento settembre chiude in area 56,30 $/oz, molto sotto i livelli di fine giugno e ancora in una struttura tecnica fragile. Il metallo bianco continua a sottoperformare l’oro perché soffre su due fronti: come metallo prezioso quando i tassi restano alti, e come metallo industriale quando Nasdaq, semiconduttori e rame correggono.
La rottura delle ultime settimane ha danneggiato il quadro tecnico. Il supporto psicologico ora è 55/56. Se questa zona tiene, il mercato può provare un rimbalzo verso 58/60. Ma per parlare di stabilizzazione vera serve tornare sopra 60/62. Sopra 65 il quadro migliorerebbe molto. Sotto 55, invece, aumenterebbe il rischio di estensione verso 52/50.
La storia di medio periodo resta interessante: solare, elettrificazione, deficit fisico, domanda industriale e metalli preziosi. Ma nel breve il mercato non sta pagando questa narrativa. Sta vendendo volatilità e asset sensibili alla liquidità.
L’argento ha bisogno di una combinazione precisa: oro stabile, rame non negativo, dollaro più debole e rendimenti in calo. Se anche uno di questi elementi manca, resta fragile.
Bias Argento per la settimana che inizia: ribassista ma vicino a supporti importanti. Sopra 58/60 può partire un rimbalzo tecnico. Sopra 62/65 il quadro migliorerebbe. Sotto 55 rischio di nuova accelerazione verso 52/50. L’argento ha potenziale, ma resta l’anello debole dei preziosi nel breve.
Rame
Rame settembre chiude in area 4,73 $/lb sul contratto COMEX di riferimento, con una struttura molto più debole rispetto ai massimi di giugno ma ancora sostenuta da una storia di lungo periodo positiva.
Il rame è stato colpito dalla combinazione tra dollaro forte, risk-off tecnologico e dubbi sulla domanda cinese. La narrativa strutturale resta intatta: elettrificazione, AI infrastructure, data center, reti, trasformatori, difesa e transizione energetica continuano a richiedere rame. Ma il breve periodo è più complicato.
Il selloff sui semiconduttori pesa indirettamente anche sul rame perché indebolisce la narrativa AI infrastructure. Se il mercato inizia a chiedersi se il capex AI sia troppo aggressivo o se i margini non giustifichino le valutazioni, anche i metalli legati all’infrastruttura possono perdere un po’ di premio.
La Cina resta l’altro grande problema. Senza un miglioramento convincente di domanda industriale, immobiliare e infrastrutturale, il rame fatica a sostenere un rally lineare. La storia di lungo periodo è positiva, ma nel breve il mercato vuole dati fisici.
Tecnicamente, area 4,70/4,75 è importante. Sopra 4,80/4,85 il quadro migliorerebbe. Sopra 5,00 tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 4,65/4,60, invece, il mercato rischierebbe una correzione più profonda.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale nel breve, costruttivo nel medio periodo. Sopra 4,80/4,85 il quadro migliora. Sopra 5,00 torna momentum. Sotto 4,65/4,60 aumenta il rischio di nuova pressione. Il rame resta il metallo industriale più interessante strutturalmente, ma ha bisogno di Cina, dollaro meno forte e stabilizzazione del trade AI.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 20 luglio sarà dominata da sei interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato deve capire se siamo davanti a una nuova fase di guerra piena o a un’escalation controllata. Non conta la dichiarazione politica. Conta il traffico fisico: navi, assicurazioni, noli, carichi, ritardi e rotte. Se Hormuz resta limitato, il petrolio può continuare a salire.
Il secondo è il petrolio sopra 80 dollari. Il WTI sopra 80 cambia di nuovo la narrativa macro. Fino a pochi giorni fa il mercato ragionava su disinflazione energetica. Ora deve ragionare su possibile riaccelerazione. Sopra 85/90, la Fed torna molto più centrale.
Il terzo è il crack spread. I raffinati restano il vero problema inflazionistico. Finché il 3-2-1 resta sopra 55/60 dollari, il mercato non può dire che benzina e diesel siano normalizzati. Il CPI di giugno è già storia passata: il mercato deve guardare al CPI di luglio.
Il quarto è la Fed. Il CPI e il PPI hanno dato sollievo a Warsh, ma il nuovo shock energetico può togliere rapidamente quel sollievo. La Fed non ha motivo di alzare a luglio se i dati restano morbidi, ma non può nemmeno parlare di tagli se petrolio e raffinati risalgono.
Il quinto è il Nasdaq. La tecnologia resta la leadership del mercato, ma il trade AI è affollato. Se i semiconduttori continuano a correggere, l’S&P 500 farà fatica a tenere. Se invece il Nasdaq recupera 30.000 sui futures, il mercato può stabilizzarsi.
Il sesto è il dollaro. DXY sopra 101 resta un problema per metalli, softs, grains e Bitcoin. Se il dollaro scende sotto 100, molte commodity possono respirare. Se resta forte insieme a tassi elevati, i rimbalzi restano vulnerabili.
Il quadro generale è quindi molto più fragile rispetto a una settimana fa. L’energia è tornata il centro del mercato. I grains sono più costruttivi, con wheat leader e soybeans finalmente sopra 12 dollari. Le carni restano divergenti: hogs in miglioramento, cattle in forte correzione. Le softs sono selettive: sugar sostenuto dal petrolio, coffee sostenuto dal ritardo del raccolto brasiliano, cacao sostenuto da domanda nordamericana e short covering. Oro e argento restano frenati da dollaro e rendimenti, nonostante la guerra. Il rame resta interessante nel medio periodo, ma penalizzato nel breve da dollaro, Cina e risk-off tecnologico. Bitcoin recupera, ma resta un asset di liquidità, non un rifugio.
La parola chiave della settimana è premio. Premio geopolitico sul petrolio. Premio inflazionistico sui raffinati. Premio di rischio sull’azionario. Premio di sicurezza su oro e dollaro. Il mercato aveva provato a vivere senza premio di guerra. La realtà lo ha costretto a rimetterlo nei prezzi.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
07/20 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress |
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07/21 Tue | 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | LT: Jul Coffee(ICE) Aug Crude Lt(NYM) |
07/22 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
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07/23 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | FN: Aug Crude Lt(NYM) |
07/24 Fri | 9:00 AM CDT - New Home Sales 2:00 PM CDT - Cattle On Feed | FN: Jul Lumber(CME) LT: Aug 2,5,10 Year Notes Options(CBT) Aug Bonds Options(CBT) Aug Canola Options(CBT) Aug Wheat Options(CBT) Aug Corn Options(CBT) Aug Oats Options(CBT) Aug Rough Rice Options(CBT) Aug Soybeans,Soymeal,Soyoil Options(CBT) |
07/27 Mon | 7:30 AM CDT - Durable Orders 7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 3:00 PM CDT - Crop Progress |
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07/28 Tue | 7:30 AM CDT - Adv Intl Trade In Goods 7:30 AM CDT - Adv Retail Inventories 7:30 AM CDT - Adv Wholesale Inventories 8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 9:00 AM CDT - Consumer Confidence 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | LT: Aug Copper Options(CMX) Aug Gold & Silver Options(CMX) Aug Natural Gas Options(NYM) Aug RBOB/ULSD Options(NYM) |
07/29 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 1:00 PM CDT - FOMC Rate Decision 2:00 PM CDT - Daily Products Sales | LT: Jul Copper(CMX) Jul Gold & Silver(CMX) Jul Platinum & Palladium(NYM) Aug Natural Gas(NYM) |
07/30 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - GDP-Adv(Q2) 7:30 AM CDT - GDP Deflator-Adv(Q2) 7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | FN: Aug Natural Gas(NYM) |
07/31 Fri | 7:30 AM CDT - Employment Cost Index 8:45 AM CDT - Chicago PMI 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Final 2:00 PM CDT - Cattle | FN: Aug Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) Aug Copper(CMX) Aug Gold & Silver(CMX) Aug Platinum & Palladium(NYM) LT: Jul 1-Mo SOFR(CME) Jul CryptoCurrencies(CME) Jul Fed Funds(CME) Aug RBOB & ULSD(NYM) Jul 1-Mo SOFR Options(CME) Jul CryptoCurrencies Options(CME) Jul Fed Funds Options(CME) Aug Lumber Options(CME) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500: Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas: Comprato AR (Antero Resources) a 33.50
Suncor: comprato SU @53.60
Pare Resources: Comprato PXT @20.76
Geopark: comprato GPRX @9.62
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro: Comprato IAU - a 77.20 -
Comprata put 70 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26
Silver:
Rame:
Platino:
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