La settimana che si è chiusa venerdì 10 luglio ha dato un messaggio apparentemente rassicurante, ma in realtà molto più complesso. L’azionario americano ha continuato a salire, il VIX è sceso verso area 15, il Nasdaq ha recuperato parte della debolezza precedente grazie al ritorno di interesse su AI e semiconduttori, Bitcoin è risalito sopra 64.000 dollari, oro e argento hanno provato a stabilizzarsi, e il petrolio ha chiuso lontano dai picchi di maggio e giugno.
A prima vista sembrerebbe un mercato che ha superato la fase più critica. Ma la realtà è che molti degli elementi di rischio non sono scomparsi. Sono semplicemente stati prezzati in modo più selettivo.
Il petrolio ha chiuso la settimana in rialzo rispetto a quella precedente, con WTI agosto a 71,41 dollari e Brent a 76,01 dollari, ma venerdì ha ceduto parte del movimento perché il mercato ha continuato a sperare in nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran. Questo ci dice che il crude non è più nel panico da blocco totale di Hormuz, ma non è nemmeno tornato a un mercato normale. Il MOU USA-Iran, firmato a giugno, non ha prodotto una stabilizzazione definitiva. Anzi, durante la settimana ci sono stati nuovi attacchi, traffico tanker quasi fermo in alcuni momenti, nuove tensioni su basi americane nel Golfo e dichiarazioni politiche contraddittorie.
La situazione si è complicata ulteriormente nel weekend. L’Iran ha nuovamente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti e alcuni organismi marittimi hanno sostenuto che il traffico commerciale continua, almeno lungo alcune rotte. Questo è il classico scenario in cui il mercato finanziario può reagire in modo più lento della geopolitica: venerdì i prezzi hanno chiuso ancora relativamente ordinati, ma lunedì il mercato dovrà decidere se credere alla continuità dei flussi o se rimettere premio di rischio sul crude.
Il punto centrale resta sempre lo stesso: non basta che Hormuz sia formalmente “aperto” o “chiuso”. Conta il traffico fisico. Contano le navi che passano, le assicurazioni, i noli, i tempi di carico, la disponibilità degli armatori, la sicurezza delle rotte e la fiducia delle raffinerie asiatiche. Se le navi transitano ma con ritardi, premi assicurativi più alti e rotte condizionate, il mercato non è normale. È solo meno disfunzionale rispetto al blocco totale.
Sul fronte macro, la settimana è stata dominata dai verbali della Fed e dalla conferma che il nuovo regime Warsh resta molto meno accomodante rispetto a quello che il mercato aveva sperato qualche mese fa. I verbali della riunione di giugno hanno mostrato un FOMC diviso ma chiaramente preoccupato dall’inflazione. Alcuni membri avevano già visto un caso per un rialzo dei tassi a giugno, e una parte rilevante del Comitato continua a ritenere possibile almeno un rialzo entro fine anno. Questo è importante perché il mercato, dopo i payrolls deboli della settimana precedente, aveva iniziato a sperare in una Fed più paziente. I verbali hanno ridimensionato questa speranza.
Il dato sui Non Farm Payrolls di giugno, uscito giovedì 2 luglio per via della chiusura dei mercati il 3 luglio, resta comunque centrale nella lettura del mercato. Solo 57.000 nuovi posti sono stati creati, con revisioni al ribasso, ma la disoccupazione è scesa al 4,2% per effetto di un calo della partecipazione. Questo significa che il mercato del lavoro si sta raffreddando, ma non in modo lineare. Non è abbastanza forte da giustificare un rialzo immediato della Fed, ma non è nemmeno abbastanza debole da aprire la porta a tagli. La Fed resta quindi bloccata tra inflazione alta e lavoro che rallenta.
La settimana che inizia lunedì 13 luglio sarà molto importante perché il mercato avrà tre verifiche decisive: CPI di giugno, testimonianza di Warsh al Congresso e nuova valutazione del rischio Hormuz. Se il CPI confermerà un rientro dell’inflazione headline grazie al petrolio più basso, il mercato potrà continuare a respirare. Se invece il core resterà alto o se benzina e servizi mostreranno pass-through persistente, i rendimenti potrebbero risalire e rimettere pressione su Nasdaq, oro, argento e Bitcoin.
La parola chiave del report di questa settimana è fragilità nascosta. Gli indici sono forti, il VIX è basso, Bitcoin rimbalza, le commodity agricole hanno recuperato dopo il WASDE, e il petrolio non è esploso nonostante le tensioni. Ma sotto questa superficie, il mercato resta esposto a tre rischi: Fed più dura del previsto, Hormuz non normalizzato, e inflazione dei raffinati ancora troppo alta.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un azionario americano ancora positivo. S&P 500 cash in chiusura a 7.575,39, in rialzo dello 0,4% nella seduta di venerdì e dell’1,2% sulla settimana. Nasdaq Composite a 26.281,61, in rialzo dello 0,3% venerdì e dell’1,7% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average a 52.637,01, in rialzo dello 0,3% nella seduta, ma leggermente negativo su base settimanale.
Il dato più importante non è solo la chiusura positiva degli indici, ma la composizione del movimento. Il mercato ha ricominciato a comprare tecnologia e semiconduttori, soprattutto dopo il debutto molto forte di SK Hynix a Wall Street, che ha riacceso l’interesse per memoria, AI, data center e infrastruttura tecnologica. Il tema AI resta quindi il motore principale dell’azionario americano.
Sul fronte futures, S&P 500 E-mini settembre ha chiuso a 7.626,00, mentre Nasdaq 100 E-mini settembre ha chiuso a 30.068,50. Il recupero del Nasdaq sopra area 30.000 è tecnicamente importante, perché nella settimana precedente questa zona era stata persa e aveva aumentato il timore di una correzione più ampia del trade AI. Il recupero non elimina il rischio, ma ridà fiducia al mercato.
La cosa interessante è che il rally è arrivato in una settimana in cui la geopolitica non è stata affatto tranquilla. Mercoledì il mercato aveva reagito male alla dichiarazione di Trump secondo cui il cessate il fuoco con l’Iran era “finito”. Il petrolio era salito, i rendimenti avevano risentito del rischio inflazionistico e l’azionario aveva corretto. Poi, però, il mercato ha ricomprato rischio perché ha creduto che le tensioni sarebbero rimaste contenute e che Washington e Teheran avessero ancora interesse a evitare una guerra totale.
Questo comportamento ci dice due cose. La prima è che il mercato è diventato più abituato alla crisi di Hormuz. La seconda è che il mercato sta sottovalutando forse un po’ troppo il rischio di errore. Quando il VIX scende a 15,03, come venerdì, il mercato sta dicendo che non vede un rischio immediato di shock sistemico. Ma un VIX a 15 con Hormuz dichiarato chiuso nel weekend è un equilibrio molto sottile.
Il Treasury 10Y ha chiuso in area 4,56%, mentre il 2Y intorno a 4,21%. Questo è uno dei punti più importanti della settimana. Il 10Y è risalito rispetto alla settimana precedente, e il ritorno sopra 4,50% cambia la lettura del mercato. Fino a quando il decennale era sotto 4,40/4,45, l’azionario poteva leggere il dato NFP debole come un sollievo. Con il 10Y tornato verso 4,56, il mercato deve di nuovo fare i conti con un costo del capitale elevato.
Questo rende il rally azionario meno facile. Il Nasdaq può salire se il tema AI resta fortissimo, ma con tassi lunghi sopra 4,50% la tolleranza agli errori si riduce. Ogni delusione sugli utili, sui margini o sulla monetizzazione dell’AI può essere punita più severamente.
Il Dollar Index ha chiuso intorno a 100,95/101,00, quindi ancora sopra la soglia psicologica di 100. Il dollaro resta forte perché il mercato continua a vedere gli Stati Uniti come l’economia relativamente più resiliente e la Fed come una banca centrale più restrittiva rispetto a molte altre. Questo continua a essere un vento contrario per commodity, metalli preziosi, softs e Bitcoin.
I dati macro della settimana sono stati meno importanti del dato NFP della settimana precedente, ma hanno confermato un quadro di economia non debole. Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 215.000, segnalando un mercato del lavoro ancora in modalità “slow hire, slow fire”: meno assunzioni, ma anche pochi licenziamenti. I verbali della Fed hanno confermato che l’inflazione resta il problema principale, soprattutto perché non è più solo energia. I policymaker hanno citato pressioni su trasporti, petrochemicals, input agricoli, semiconduttori, elettricità e costi collegati all’AI.
Questo è un tema molto importante: l’AI non è solo un tema azionario rialzista. È anche un potenziale tema inflazionistico. Data center, elettricità, chip, memoria, rame, trasformatori, cooling, costruzioni e manodopera specializzata sono tutti elementi che possono contribuire a pressioni sui prezzi. Il mercato tende a vedere l’AI solo come produttività futura; la Fed sta iniziando a vederla anche come domanda presente di risorse scarse.
Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma fragile. L’S&P 500 resta positivo sopra 7.500/7.520 e può provare nuovi massimi se CPI e Warsh non sorprendono in senso hawkish. Sotto 7.450/7.400 tornerebbe rischio di correzione. Il Nasdaq deve difendere 30.000 sui futures: sopra questa soglia il trend resta costruttivo, sotto 29.700/29.500il recupero perderebbe credibilità. Il 10Y sopra 4,50% resta il principale ostacolo. Il dollaro sopra 101 resta un freno per commodity e crypto. Il VIX a 15 segnala fiducia, ma anche possibile compiacenza.
2) Geopolitica: MOU USA-Iran, Hormuz e rischio di rottura della tregua
La geopolitica resta il vero interruttore del mercato energetico. La settimana è stata caratterizzata da un nuovo deterioramento del quadro USA-Iran. Il MOU di giugno non è stato cancellato formalmente, ma è stato messo sotto enorme pressione. Trump ha dichiarato che l’accordo era “finito”, gli Stati Uniti hanno ripreso attacchi contro obiettivi iraniani, l’Iran ha risposto con azioni contro asset americani e alleati regionali, e il traffico attraverso Hormuz ha rallentato in modo significativo.
Durante la settimana il mercato ha oscillato tra due letture. La prima lettura è stata: il MOU è in crisi, Hormuz è vulnerabile, quindi il petrolio deve salire. La seconda lettura, che ha prevalso venerdì, è stata: entrambe le parti vogliono evitare escalation totale, il Qatar e altri mediatori continuano a lavorare, quindi il rischio può essere contenuto. Il risultato è stato un petrolio in rialzo sulla settimana, ma non in esplosione.
Il problema è che nel weekend la situazione è peggiorata. L’Iran ha nuovamente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz fino a nuovo ordine, dopo nuovi incidenti e attacchi a navi commerciali. Gli Stati Uniti hanno sostenuto che il traffico continua, ma anche se alcune rotte restano operative, la qualità della normalizzazione è chiaramente peggiorata. Alcuni passaggi possono continuare, ma se gli armatori devono usare rotte approvate, se le assicurazioni salgono, se ci sono warning shots, se alcune navi evitano l’area, allora il mercato fisico non è normale.
Questo è il punto più importante per la settimana che inizia: il mercato deve smettere di ragionare in modo binario. Hormuz non è semplicemente “aperto” o “chiuso”. Ci sono gradi di funzionamento. Può essere aperto militarmente ma inefficiente commercialmente. Può essere transitabile ma troppo rischioso. Può consentire alcune navi e bloccarne altre. Può funzionare per LNG ma non per alcune petroliere. Può essere dichiarato chiuso dall’Iran ma attraversato sotto scorta o lungo rotte alternative. Tutte queste sfumature contano per il prezzo.
Il MOU, quindi, resta formalmente una cornice diplomatica, ma non è più sufficiente a eliminare il premio di rischio. Il mercato deve vedere dati fisici: quanti tanker escono, quanti entrano, quanti carichi vengono cancellati, quanto costano assicurazioni e noli, quante raffinerie asiatiche accettano ancora crude del Golfo, e quanto tempo serve per caricare e consegnare.
Il rischio maggiore è che il mercato abbia prezzato una normalizzazione più stabile di quella reale. Il WTI sopra 71 e il Brent sopra 76 indicano che parte del premio è tornata, ma non siamo ancora in una fase di panico. Se lunedì il mercato percepisce che il weekend segna una vera rottura del MOU, il crude può aprire con gap e rimettere rapidamente premio. Se invece arrivano segnali di traffico ancora operativo e nuovi colloqui, il rialzo potrebbe restare contenuto.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: tornato rialzista per il petrolio, ma ancora headline-driven. Il MOU non è morto, ma è danneggiato. Hormuz non è pienamente chiuso, ma non è normale. Se il traffico resta limitato o se aumentano gli attacchi alle navi, WTI può tornare verso 75/78 e Brent verso 80/82. Se invece arrivano conferme di colloqui e passaggi regolari, il mercato può restare in range. La geopolitica è di nuovo un rischio asimmetrico al rialzo per energia e inflazione.
3) Bitcoin: recupero sopra 64.000, ma ancora asset di liquidità
Bitcoin chiude la settimana in area 63.900/64.000 dollari, dopo essere risalito dai minimi sotto 60.000 delle settimane precedenti. Il recupero è positivo perché BTC ha riconquistato la soglia psicologica di 60.000 e ha provato a riavvicinarsi all’area 65.000, che resta il primo vero livello di resistenza.
Il movimento, però, va interpretato con prudenza. Bitcoin è salito perché il mercato ha ridotto le aspettative di rialzo Fed immediato dopo i NFP deboli della settimana precedente e perché il Nasdaq ha recuperato parte della debolezza sui chip. Non è salito perché il mercato lo ha comprato come rifugio geopolitico. Questa distinzione è essenziale.
Durante la crisi Iran/Hormuz, Bitcoin non si è comportato come oro digitale. Nelle fasi di escalation è stato venduto o è rimasto laterale. Nelle fasi di miglioramento del risk sentiment è rimbalzato. Questo significa che il driver principale resta la liquidità. Se i tassi scendono, il dollaro si indebolisce e il Nasdaq sale, Bitcoin respira. Se il dollaro sale, la Fed torna hawkish e la tecnologia corregge, BTC torna sotto pressione.
Tecnicamente, il recupero di 60.000 ha evitato una rottura molto pericolosa. Ora la zona da superare è 65.000. Sopra 65.000, Bitcoin può puntare a 68.000/70.000. Sopra 70.000, il quadro diventerebbe molto più costruttivo. Fino a quando resta sotto 65.000/68.000, però, il movimento può essere ancora letto come rimbalzo tecnico.
Il supporto importante resta 60.000/61.000. Se questa zona tiene, il mercato può consolidare e provare un nuovo attacco a 65.000. Se invece 60.000 viene perso di nuovo, il rischio torna su 58.000/55.000. Sotto 55.000 il quadro diventerebbe molto più negativo.
Un elemento positivo è che BTC ha mostrato più resilienza rispetto alle settimane precedenti. Un elemento negativo è che non guida ancora il risk-on. Lo segue. E questo significa che la prossima direzione dipenderà più da Fed, dollaro, Nasdaq e flussi ETF che dalla geopolitica.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 60.000, ma ancora non pienamente rialzista sotto 65.000/68.000. Sopra 65.000 il mercato può stabilizzarsi. Sopra 68.000/70.000 tornerebbe una struttura positiva. Sotto 60.000 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale resta il mix tra CPI, dollaro, 10Y, Nasdaq e flussi crypto.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia torna al centro del report. Nelle ultime settimane avevamo visto il crude perdere quasi tutto il premio di guerra. Questa settimana il mercato ha iniziato a rimetterne una parte, ma senza tornare in panico. Il vero punto non è solo il prezzo del barile: è la divergenza tra crude relativamente contenuto e prodotti raffinati ancora estremamente tesi.
Crude oil: WTI e Brent
WTI agosto in chiusura a 71,41 $/barile.
Brent in chiusura a 76,01 $/barile.
Il WTI ha chiuso la settimana con un guadagno vicino al 4%, mentre il Brent ha guadagnato circa 5,5%. Il rialzo è stato guidato dal ritorno del rischio geopolitico: nuovi attacchi, tensioni nel Golfo, traffico tanker quasi fermo in alcuni momenti e incertezza sul futuro del MOU USA-Iran.
Venerdì, però, il petrolio ha chiuso in calo nella seduta. Questo è importante. Significa che il mercato, nonostante la tensione, continua a credere che le parti vogliano evitare una rottura totale. Il crude ha quindi recuperato premio, ma non è esploso. Il mercato resta sospeso tra due forze opposte.
La forza rialzista è chiara: Hormuz è di nuovo instabile. Se il traffico resta limitato, se le assicurazioni salgono, se gli armatori evitano il Golfo, il mercato dovrà pagare più premio. Inoltre, le scorte strategiche e commerciali restano basse in diversi paesi, e la ricostruzione degli stock dopo la crisi può sostenere domanda nei prossimi mesi.
La forza ribassista è altrettanto chiara: OPEC+ ha iniziato ad aumentare l’offerta, la domanda cinese non è brillante, il mercato teme un surplus nella seconda parte dell’anno se Hormuz resta aperto, e l’IEA continua a ragionare su un possibile mercato più abbondante nel 2027. Questo limita il rialzo.
Negli Stati Uniti, il report EIA ha mostrato un aumento inatteso delle scorte crude di 3 milioni di barili, a 411,4 milioni, primo build dopo diverse settimane di draw. Questo è stato bearish per il crude. Ma lo stesso report ha mostrato anche un calo delle scorte di benzina e un draw molto forte dei distillati, segnalando che il mercato dei prodotti è ancora stretto. Quindi il crude riceve un segnale misto: più scorte di greggio, ma prodotti raffinati ancora tirati.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-rialzista nel breve per il rischio geopolitico, ma non ancora strutturalmente bullish. Sopra 72/73 il WTI può puntare a 75/76. Sopra 78 tornerebbe premio forte. Sotto 70 il rialzo perderebbe forza, e sotto 68 tornerebbe rischio di test verso 65. Per il Brent, area 76/77 è spartiacque: sopra 80/82 il mercato rimetterebbe premio geopolitico importante; sotto 74/72 tornerebbe pressione ribassista. La variabile decisiva sarà Hormuz, non il singolo dato EIA.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2, tra agosto e settembre, è tornato leggermente positivo ma resta molto compresso. Con il front month intorno a 71,41 e il secondo mese intorno a 71,34, lo spread è circa +0,07 $/barile.
Questo è un segnale importante. La curva non sta ancora raccontando scarsità estrema. Siamo lontanissimi dalla backwardation di maggio, quando il mercato pagava diversi dollari di premio per il barile immediato. Oggi lo spread è quasi piatto. Questo significa che il mercato vede rischio geopolitico, ma non vede ancora una scarsità fisica immediata paragonabile a quella della fase di blocco.
La lettura è quindi doppia. Da una parte, lo spread piatto conferma che il mercato non è nel panico. Dall’altra, il fatto che non sia in contango profondo indica che il mercato non è nemmeno pienamente abbondante. Il prezzo del front month resta sensibile a qualsiasi notizia su Hormuz.
Se nei prossimi giorni lo spread torna sopra 1 dollaro, sarebbe un segnale che il mercato fisico sta ricominciando a preoccuparsi del barile immediato. Se resta vicino a zero o va in contango, significherebbe che la geopolitica non si sta traducendo ancora in scarsità fisica.
Bias spread 1–2: neutrale, ma da monitorare attentamente. Sopra 1 dollaro tornerebbe un segnale bullish sul fisico. Sopra 2 dollari il mercato inizierebbe a smentire la narrativa di normalizzazione. Sotto zero o in contango, il crude resterebbe più vulnerabile a ribassi. Per ora la curva dice: rischio sì, panico no.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 resta il dato più importante dell’intero settore energia. Con RBOB agosto intorno a 2,98 $/gallonee ULSD agosto intorno a 3,55 $/gallone, mentre il WTI chiude a 71,41, il crack proxy resta in area 58/60 dollari al barile.
Questo è molto elevato. E soprattutto è il motivo per cui il mercato non può dichiarare chiuso il problema inflazione. Il crude è relativamente contenuto rispetto ai picchi di maggio, ma benzina e diesel restano cari. Il consumatore non compra WTI: compra benzina. Le imprese non pagano Brent: pagano diesel, trasporto, logistica e distribuzione.
Il report EIA ha mostrato un calo delle scorte di benzina di 1,9 milioni di barili e un calo dei distillati di circa 5 milioni di barili, con distillati ancora molto sotto la media quinquennale. Questo spiega perché il crack resta alto. Il mercato non è corto di crude nello stesso modo in cui è corto di prodotti raffinati.
La situazione è aggravata dal contesto globale. Il diesel europeo è teso, la Russia ha limitato le esportazioni di diesel dopo danni da attacchi ucraini, e la stagione estiva americana sostiene la domanda di benzina. In altre parole, anche se il barile non esplode, i prodotti possono restare cari.
Questo è il vero problema per la Fed. Se il CPI headline scende grazie al petrolio più basso, ma benzina, diesel e trasporti restano elevati, il miglioramento sarà parziale. La Fed guarderà molto a questo pass-through.
Bias crack spread: ancora costruttivo e inflazionistico sopra 50 dollari. Sopra 60 il mercato dei raffinati resta estremamente teso. Sotto 50 avremmo il primo segnale di normalizzazione. Sotto 45 il segnale disinflazionistico diventerebbe più credibile. Per ora il crack dice che la filiera energetica resta molto più tesa del prezzo del crude.
Natural Gas
Natural Gas agosto chiude in area 2,94 $/MMBtu, in forte calo rispetto alla settimana precedente. Il gas ha rotto sotto 3 dollari dopo un’iniezione storage superiore alle attese e notizie di manutenzione a Freeport LNG.
Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 61 Bcf, portando gli stoccaggi a 2.983 Bcf. Il livello resta circa 185 Bcf sopra la media quinquennale. Questo è il punto bearish: il mercato ha ancora storage comodi. Anche se il meteo resta più caldo della norma, il surplus è sufficiente a impedire una vera fase di panico rialzista.
In più, la manutenzione a Freeport LNG riduce temporaneamente la domanda di feedgas e pesa sul sentiment. Il gas è molto sensibile all’LNG perché la crescita dell’export è uno dei pilastri bullish di medio periodo. Se un terminale importante riduce i flussi, anche temporaneamente, il mercato reagisce.
Il lato bullish non è sparito. Le temperature sono ancora sopra la norma in diverse aree, il power burn estivo può restare elevato, e la domanda elettrica strutturale continua a crescere anche per effetto di data center e AI. Ma nel breve, storage e Freeport pesano più del meteo.
Tecnicamente, la perdita di area 3,00 è negativa. Ora il primo supporto è 2,85/2,90. Sotto 2,85 si aprirebbe spazio verso 2,70/2,75. Al rialzo, serve tornare sopra 3,05/3,10 per stabilizzare il quadro.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: ribassista sotto 3,00/3,05. Sopra 3,10 il mercato potrebbe stabilizzarsi. Sopra 3,25/3,30 tornerebbe una lettura costruttiva. Sotto 2,85 rischio di accelerazione verso 2,70/2,75. Il driver principale sarà il mix tra meteo, storage e flussi LNG.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha avuto una settimana molto interessante, perché il WASDE di luglio ha dato ai mercati un supporto che mancava da tempo. Corn, wheat e soybeans hanno tutti chiuso venerdì in rialzo, con il wheat particolarmente forte grazie al taglio della produzione USA e ai rischi sulle esportazioni russe.
Corn
Corn settembre chiude a 439-1/2, cioè circa 4,39 $/bushel, in rialzo di 8 centesimi venerdì e in recupero rispetto alla settimana precedente. Il mais ha beneficiato del WASDE, che ha ridotto le scorte finali più del previsto e ha permesso al mercato di uscire dalla fase più depressa.
Il dato chiave è che USDA ha portato le scorte finali new crop a circa 1,79 miliardi di bushel, in calo rispetto al mese precedente. Non è un numero estremamente bullish in assoluto, ma è stato abbastanza friendly rispetto alle attese da alimentare short covering. Inoltre, le esportazioni sono state riviste al rialzo, segnalando che la domanda non è così debole come il prezzo sembrava suggerire.
Il vero driver, però, resta il meteo. Il mais entra ora nella fase più delicata della stagione, quella della pollination. Le condizioni del crop restano intorno al 67% good/excellent, quindi non siamo in emergenza. Ma luglio è il mese in cui il mercato può cambiare idea molto rapidamente. Se le mappe diventano più calde e secche nel Corn Belt, il premio meteo può entrare velocemente.
Il petrolio resta un limite. WTI intorno a 71 aiuta un po’ più rispetto ai minimi sotto 70, ma non siamo più nella fase in cui l’etanolo dava un forte supporto macro. Anche il dollaro sopra 100 resta un freno per l’export. Tuttavia, dopo il WASDE, il mercato ha almeno una base fondamentale migliore rispetto alla settimana precedente.
Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4,30/4,35. Sopra 4,45 il mercato può puntare a 4,55/4,60. Sotto 4,30 il rimbalzo perderebbe forza. Sotto 4,20 tornerebbe pressione ribassista. Il driver principale sarà il meteo su pollination, con il WASDE che ha dato un primo supporto ma non ancora una storia pienamente bullish.
Wheat
Wheat Chicago settembre chiude a 640-1/4, cioè circa 6,40 $/bushel, in rialzo di 20 centesimi e mezzo venerdì e di oltre 40 centesimi sulla settimana. Il grano è stato il leader del comparto grains.
Il motivo è fondamentale. USDA ha tagliato la produzione totale di wheat USA a circa 1,536 miliardi di bushel, il livello più basso dal 1970. La produzione winter wheat resta molto debole, e il mercato continua a ricevere conferme che la siccità e il caldo nelle Plains hanno avuto un impatto importante. Il dato non è stato uno shock enorme rispetto alle attese, ma è stato sufficiente a confermare che il wheat ha una storia di offerta molto più stretta di corn e soybeans.
Inoltre, il mercato ha iniziato a prezzare di nuovo il rischio sulle esportazioni russe. Gli attacchi ucraini e i problemi logistici nei canali di esportazione russi hanno aggiunto premio al mercato. Il wheat è molto più sensibile alla geopolitica agricola rispetto a mais e soia. Quando si parla di rotte, porti, Mar Nero, sicurezza alimentare e disponibilità export, il grano riceve premio rapidamente.
Il dollaro forte resta un ostacolo per l’export USA, ma questa settimana i fondamentali hanno prevalso. Il superamento di area 6,20 ha dato un segnale tecnico positivo, e la chiusura vicino a 6,40 cambia il tono del mercato.
Bias Wheat per la settimana che inizia: rialzista finché resta sopra 6,20/6,25. Sopra 6,45/6,50 il mercato può puntare a 6,70/6,80. Sotto 6,20 il quadro tornerebbe neutrale. Sotto 6,00 il segnale bullish sarebbe compromesso. Tra i grains resta il più forte per fondamentali e geopolitica.
Soybeans
Soybeans agosto chiude a 1191-3/4, cioè circa 11,92 $/bushel, in rialzo di 14 centesimi venerdì e in forte recupero sulla settimana. La soia ha beneficiato del WASDE e del miglioramento del sentiment sul complesso agricolo.
USDA ha lasciato le scorte new crop intorno a 310 milioni di bushel, ma il mercato ha apprezzato il fatto che le stime non siano peggiorate e che le esportazioni siano state riviste al rialzo. La soia era molto depressa nelle settimane precedenti e bastava un report non bearish per alimentare short covering.
Il tema Cina resta centrale. Il mercato continua ad aspettare acquisti reali e consistenti. Ci sono segnali di interesse, ma non ancora abbastanza per trasformare la soia in un mercato chiaramente rialzista. Il Brasile resta competitivo e continua a limitare il potenziale delle esportazioni USA. Tuttavia, se la Cina iniziasse a comprare in modo più visibile, il mercato potrebbe recuperare rapidamente area 12.
Il soybean oil ha aiutato, anche se il petrolio non è più fortissimo. Il mercato degli oli vegetali resta sostenuto da biofuel e domanda industriale, ma la narrativa è meno potente di quando il crude era sopra 90. Il meal è più stabile e offre supporto proteico.
Tecnicamente, il recupero verso 11,90/12,00 è importante. Sopra 12 dollari, il mercato potrebbe attirare nuovi acquisti. Sotto 11,70, invece, il rimbalzo perderebbe slancio.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 11,70/11,80. Sopra 12,00 il quadro migliorerebbe e potrebbe aprirsi spazio verso 12,20/12,30. Sotto 11,70 tornerebbe una lettura più laterale. Sotto 11,50 il rimbalzo sarebbe compromesso. Il catalizzatore vero resta la Cina, insieme al meteo di agosto.
Lean Hogs
Lean Hogs agosto chiude a 99,00, in leggero rialzo venerdì. Il mercato degli hogs continua a mostrare stabilizzazione dopo settimane molto difficili.
Il fatto che il contratto sia tornato vicino alla soglia psicologica di 100 è importante. Gli hogs hanno trovato supporto da una combinazione di cash più stabile, cutout più sostenuto e aspettative di domanda estiva. Inoltre, l’alto prezzo del beef può favorire una certa sostituzione verso il pork, soprattutto se il consumatore diventa più sensibile al prezzo.
Il quadro non è ancora pienamente bullish perché l’offerta resta abbondante e lo slaughter non è leggero. Ma il mercato ha smesso di deteriorarsi. Dopo una lunga fase di debolezza, anche la semplice stabilizzazione è un primo segnale positivo.
Il punto tecnico è molto chiaro: sopra 100, il mercato cambia tono. Sopra 102, potrebbe partire un movimento più convincente. Sotto 97/96, invece, il rimbalzo perderebbe credibilità.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 97/98. Sopra 100 il quadro migliorerebbe molto. Sopra 102 possibile accelerazione. Sotto 96 tornerebbe pressione. Il mercato resta in fase di stabilizzazione, ma sta migliorando.
Live Cattle
Live Cattle agosto chiude a 235,20, praticamente invariato venerdì ma ancora debole nel quadro recente. Il cattle resta il mercato più strutturalmente forte tra le carni, ma i futures hanno continuato a correggere dopo livelli molto tirati.
Il problema non è che il mercato fisico sia diventato bearish. Il cash resta elevato e l’offerta di bestiame resta limitata. Il problema è che i futures avevano prezzato moltissimo. Quando un mercato è così caro, basta un rallentamento dei boxed beef values, qualche presa di profitto dei fondi o un segnale di domanda meno brillante per generare correzioni importanti.
Il feeder cattle è sceso, e questo segnala che il mercato sta ricalibrando il premio sulla disponibilità futura. Il tema sanitario e logistico legato al confine con il Messico e allo screwworm resta un elemento di volatilità, ma non è sufficiente da solo a impedire prese di profitto.
Il cattle resta strutturalmente sostenuto da scarsità di mandria, ma nel breve il mercato sta correggendo eccessi. Questo non è necessariamente bearish di medio periodo, ma suggerisce prudenza.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale-ribassista nel breve sotto 238/240, ma ancora costruttivo nel medio periodo. Sopra 240/242 il mercato potrebbe stabilizzarsi. Sopra 245 tornerebbe momentum. Sotto 235 aumenta il rischio di test verso 232/230. Il trend strutturale non è finito, ma il breve resta fragile.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities hanno avuto una settimana molto volatile. Lo zucchero ha sofferto il petrolio più debole e il miglioramento del monsone indiano. Il caffè ha continuato a muoversi in modo violentissimo dopo il rally delle settimane precedenti. Il cacao ha subito una correzione molto pesante venerdì, pur restando su livelli molto più alti rispetto a un mese fa.
Zucchero
Sugar #11 ottobre chiude a 14,88 cent/lb, in calo venerdì di circa 1,6%. Il mercato ha perso terreno perché il crude ha ceduto nella seduta e perché il monsone indiano è migliorato in modo significativo rispetto alla fine di giugno.
Il legame con il petrolio resta decisivo. Quando il crude scende, diminuisce l’incentivo a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo. Questo aumenta la probabilità che più canna venga destinata allo zucchero, migliorando l’offerta. Per questo lo zucchero fatica quando il petrolio non aiuta.
Il secondo fattore è l’India. A fine giugno il monsone era molto sotto la norma e aveva dato supporto al mercato. Ora il deficit di pioggia si è ridotto sensibilmente. Non siamo necessariamente in una situazione perfetta, ma il miglioramento del monsone ha tolto premio meteo.
Dal punto di vista tecnico, il contratto resta vicino alla soglia di 15 centesimi, che è la resistenza principale. Sopra 15,20 il quadro migliorerebbe. Sotto 14,50, invece, il rimbalzo delle ultime settimane perderebbe forza.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale sotto 15,00/15,20, con rischio ribassista se crude e monsone continuano a pesare. Sopra 15,20 il mercato può puntare a 15,50/15,70. Sotto 14,50 rischio di ritorno verso 14,20/14,00. Il driver principale resta il mix crude-monsone-real brasiliano.
Caffè
Caffè arabica settembre chiude a 334,25 cent/lb, in calo di 13,65 centesimi venerdì, pari a circa 3,9%. Nonostante la correzione, il coffee resta uno dei mercati più forti e più volatili delle ultime settimane.
Il rally è stato impressionante. Dalla metà di giugno il mercato ha recuperato violentemente grazie a ritardi nel raccolto brasiliano, rischio qualità, timori meteo, posizionamento short e margini più elevati. Venerdì è arrivata una presa di profitto importante, anche perché l’aumento dei margini ha forzato alcuni operatori a ridurre esposizione. Il robusta ha corretto ancora più pesantemente, segnalando che non si tratta solo di arabica ma di una riduzione generale del rischio nel comparto coffee.
Il quadro fondamentale resta però delicato. Il Brasile continua a essere il driver principale. Se il raccolto procede meglio, il premio può uscire. Se invece persistono problemi di qualità o timori di freddo, il mercato può ripartire rapidamente. Anche il Vietnam resta importante per il robusta, e la disponibilità asiatica non è ancora del tutto rassicurante.
Tecnicamente, area 330/335 è ora decisiva. Sopra questa zona, il mercato mantiene una struttura forte. Sotto 320/315, la correzione diventerebbe più seria. Sopra 350, invece, potrebbe ripartire momentum verso i massimi recenti.
Bias Caffè per la settimana che inizia: ancora costruttivo sopra 320/330, ma molto volatile. Sopra 350 il mercato può puntare di nuovo a 360/370. Sotto 320 aumenterebbe il rischio di correzione verso 300/305. Il driver principale resta il Brasile: raccolta, qualità, meteo e margini.
Cacao
Cacao settembre New York chiude a 6.065 $/ton, in calo di 390 dollari, pari a oltre 6% nella seduta di venerdì. Il cacao ha subito una correzione violenta dopo aver toccato giovedì nuovi massimi relativi degli ultimi mesi.
La correzione è stata guidata da due elementi. Il primo è la presa di profitto dopo un rally enorme: nell’ultimo mese il cacao era salito di oltre il 50%. Il secondo è il miglioramento delle forniture dalla Costa d’Avorio. I dati sugli arrivi ai porti mostrano volumi cumulati molto superiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e le scorte ICE sono salite su livelli che non si vedevano da quasi due anni. Questo ha spinto il mercato a togliere premio.
Detto questo, il cacao resta un mercato estremamente volatile e non pienamente normalizzato. Le piogge eccessive in Africa occidentale possono danneggiare qualità, strade e logistica. Le malattie delle piante restano un problema. La domanda industriale è stata razionata, ma non è scomparsa. Il mercato sta cercando un nuovo equilibrio dopo una fase di scarsità estrema.
La zona 6.000 è ora il livello psicologico chiave. Se tiene, il mercato può consolidare e provare a ripartire. Sotto 5.900/5.800, la correzione potrebbe estendersi verso 5.500/5.400. Sopra 6.300/6.500, invece, il mercato tornerebbe molto più costruttivo.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale ma molto volatile sopra 6.000, più fragile sotto 5.900. Sopra 6.300/6.500 riparte momentum rialzista. Sotto 5.800 rischio di accelerazione verso 5.500. Il mercato resta strutturalmente sensibile, ma dopo il rally recente il rischio di prese di profitto resta alto.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno avuto una settimana molto interessante. Oro e argento hanno oscillato tra Fed hawkish, dollaro forte, tensioni geopolitiche e aspettative che il mercato del lavoro più debole possa limitare i rialzi dei tassi. Il rame ha recuperato con forza nella seconda parte della settimana, sostenuto da AI infrastructure, elettrificazione e da un miglioramento del sentiment industriale.
Oro
Oro agosto chiude a 4.113,70 $/oz, in calo venerdì ma ancora sopra il supporto psicologico dei 4.000 dollari. Il metallo giallo continua a vivere dentro una fase di consolidamento molto importante.
L’oro è diviso tra forze opposte. Da una parte ha supporto da geopolitica, banche centrali, deficit fiscali, instabilità valutaria e rischio inflazione. Dall’altra parte soffre il dollaro forte e i rendimenti elevati. Con il 10Y in area 4,56% e il DXY vicino a 101, l’oro fatica a costruire un rally lineare.
La settimana ha mostrato bene questa tensione. Mercoledì, con la ripresa delle ostilità USA-Iran, l’oro non è salito in modo convincente perché il mercato ha interpretato la geopolitica come inflazionistica e quindi potenzialmente hawkish per la Fed. Giovedì è rimbalzato con forza, grazie a ricoperture e alla percezione che i tassi possano non salire immediatamente. Venerdì ha ceduto di nuovo, frenato da rendimenti e dollaro.
Questo conferma che l’oro non sta reagendo solo come bene rifugio. Sta reagendo soprattutto al mix tra tassi reali e dollaro. La geopolitica aiuta, ma solo se non si traduce in una Fed più aggressiva.
Tecnicamente, area 4.000/4.050 resta il supporto principale. Sopra 4.150/4.200, il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350, il mercato tornerebbe più costruttivo. Sotto 4.000, invece, aumenterebbe il rischio di una nuova gamba verso 3.900/3.850.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale sopra 4.050/4.000, ma non ancora rialzista sotto 4.200/4.300. Sopra 4.200il mercato può recuperare fiducia. Sopra 4.350 tornerebbe una struttura positiva. Sotto 4.000 rischio di nuova pressione. Il driver sarà il CPI: un dato morbido aiuterebbe, un core caldo penalizzerebbe.
Argento
Argento settembre chiude in area 60,16 $/oz, dopo una settimana molto volatile. Il metallo bianco è riuscito a difendere la zona dei 58/60, ma non ha ancora recuperato livelli sufficienti per parlare di inversione piena.
L’argento resta più volatile dell’oro perché ha due anime. Come metallo prezioso, soffre tassi e dollaro. Come metallo industriale, beneficia di elettrificazione, solare, data center, AI infrastructure e domanda di rame. Quando oro e rame salgono insieme, l’argento può accelerare. Quando uno dei due manca, l’argento resta fragile.
Questa settimana il mercato ha provato a costruire una base. Giovedì l’argento ha rimbalzato con forza, ma venerdì ha ceduto parte del movimento. Il livello 60 è psicologico. Sopra 62/63, il mercato inizierebbe a migliorare. Sopra 65, il quadro diventerebbe molto più costruttivo. Sotto 58, invece, tornerebbe pressione verso 55.
Il punto prospettico è che l’argento resta interessante nel medio periodo, ma nel breve deve dimostrare che il minimo recente è sostenibile. Per farlo serve un dollaro meno forte, oro stabile e rame positivo.
Bias Argento per la settimana che inizia: neutrale sopra 60, ma ancora fragile sotto 62/65. Sopra 65 tornerebbe momentum. Sotto 58 rischio di nuova accelerazione ribassista. L’argento ha potenziale, ma resta più rischioso dell’oro.
Rame
Rame settembre chiude a 6,2820 $/lb, in rialzo venerdì e in recupero rispetto ai minimi della settimana. Il rame resta il metallo con la storia strutturale più forte, anche se il dollaro alto e la Cina incerta continuano a limitare l’entusiasmo.
Il mercato continua a vedere nel rame un beneficiario diretto di AI infrastructure, data center, elettrificazione, reti, transizione energetica e difesa. Ogni volta che il mercato compra il tema AI, in modo indiretto compra anche rame, perché data center, reti elettriche, trasformatori, cooling e capacità di generazione richiedono metallo fisico.
Il problema è che il rame ha bisogno anche di domanda cinese. E la Cina resta il punto debole. Senza segnali più convincenti di stimolo, edilizia, infrastrutture e manifattura, il rame fatica a rompere verso nuovi massimi. Inoltre, un dollaro sopra 100 rende tutto il complesso metalli più difficile.
Tecnicamente, area 6,15/6,20 resta supporto chiave. Il recupero sopra 6,25 è positivo. Sopra 6,35/6,40, il mercato diventerebbe più costruttivo. Sopra 6,50/6,60, ripartirebbe momentum. Sotto 6,15, invece, tornerebbe rischio verso 6,00.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,20/6,25. Sopra 6,40 miglioramento chiaro. Sopra 6,50/6,60 ritorno di momentum. Sotto 6,15 quadro fragile. Il rame resta il metallo più interessante strutturalmente, ma nel breve dipende da dollaro, Cina e tenuta del trade AI.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 13 luglio sarà dominata da sei interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato ha chiuso venerdì con petrolio ordinato, ma il weekend ha riportato il rischio di chiusura o semi-chiusura dello Stretto. La domanda non è se Hormuz sia aperto o chiuso in teoria. La domanda è quanto traffico passa davvero e a quale costo. Se il traffico rallenta, il crude può rimettere premio rapidamente.
Il secondo è il CPI USA di giugno. Questo sarà il dato macro più importante. Se l’inflazione headline scende grazie al petrolio più basso e il core resta gestibile, il mercato potrà continuare a sperare in una Fed meno aggressiva. Se invece il core resta alto o i servizi continuano a sorprendere, il 10Y può salire ancora e colpire tecnologia, oro, argento e Bitcoin.
Il terzo è Warsh al Congresso. Il nuovo presidente della Fed ha già ridotto la forward guidance e reso la Fed meno prevedibile. Ogni parola sulla possibilità di rialzi, sull’inflazione legata all’energia o sui costi dell’AI sarà osservata con attenzione. Il mercato non vuole una Fed dovish: vuole almeno una Fed non più hawkish.
Il quarto è il crack spread. Il crude non è più sopra 90, ma i raffinati restano estremamente cari. Finché il 3-2-1 resta vicino a 60 dollari, la filiera energetica resta inflazionistica. Per avere vera disinflazione non basta il WTI sotto 75: servono benzina e diesel più bassi.
Il quinto è il Nasdaq. Il recupero sopra 30.000 sui futures è positivo, ma il trade AI resta molto affollato. Gli utili della prossima fase saranno decisivi. Se le società confermano crescita e margini, il mercato può continuare. Se emergono dubbi su capex, prezzi o monetizzazione, la correzione può tornare rapidamente.
Il sesto è il dollaro. Un DXY intorno a 101 resta un ostacolo per commodity e Bitcoin. Se il dollaro scende sotto 100, oro, argento, rame, softs e crypto possono respirare. Se invece resta sopra 101 e il 10Y sopra 4,50, i rimbalzi rischiano di essere limitati.
Il quadro generale è quindi ancora costruttivo per l’azionario, ma molto più fragile di quanto dica il VIX. L’energia non è più nel panico, ma Hormuz è tornato instabile. I grains hanno ricevuto supporto dal WASDE, con wheat chiaramente più forte. Le carni sono divergenti: hogs in miglioramento, cattle ancora in correzione. Le softs restano molto volatili: sugar frenato da crude e monsone, coffee forte ma nervoso, cacao in violenta presa di profitto. Oro e argento stanno cercando una base, ma dipendono dal CPI e dai rendimenti. Il rame resta il metallo strutturalmente più interessante, ma ha bisogno di Cina e dollaro meno ostile. Bitcoin ha recuperato, ma deve superare 65.000/68.000 per dimostrare che non è solo un rimbalzo tecnico.
La parola chiave della settimana è asimmetria. Il mercato prezza tranquillità, ma gli eventi possono muoversi più velocemente dei prezzi. Se CPI, Hormuz e Warsh restano sotto controllo, il risk-on può continuare. Se invece anche solo uno di questi tre elementi sorprende negativamente, il mercato potrebbe scoprire che il VIX a 15 era troppo basso per un mondo ancora così instabile.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
07/13 Mon | 1:00 PM CDT - Treasury Budget 3:00 PM CDT - Crop Progress | LT: Jul Currencies(CME) Jul Orange Juice(ICE) |
07/14 Tue | 7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 2:00 PM CDT - Net Long-Term TIC Flows 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | LT: Jul 3-Mo SOFR(CME) Jul Canadian Dollar(CME) Jul Canola(CBT) Jul Wheat(CBT) Jul Corn(CBT) Jul Oats(CBT) Jul Rough Rice(CBT) Jul Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) |
07/15 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 7:30 AM CDT - Empire State Manufacturing 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 11:00 AM CDT - NOPA Crush 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales | LT: Jul Lean Hogs(CME) Jul Lumber(CME) Jul Lean Hogs Options(CME) Aug Palladium/Platinum Options(NYM) Aug Sugar-11 Options(ICE) |
07/16 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Philadelphia Fed Index 9:00 AM CDT - NAHB Housing Market Index 9:00 AM CDT - Pending Home Sales 9:30 AM CDT - EIA Gas Storage 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | LT: Jul Cocoa(ICE) Aug Crude Lt Options(NYM) |
07/17 Fri | 7:30 AM CDT - Housing Starts & Building Permits 7:30 AM CDT - Export & Import Prices 7:30 AM CDT - Export Ex-Ag & Import Ex-Oil Prices 8:15 AM CDT - Capacity Util & Industrial Prod 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim | LT: Aug Orange Juice Options(ICE) |
07/20 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress |
|
07/21 Tue | 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | LT: Jul Coffee(ICE) Aug Crude Lt(NYM) |
07/22 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
|
07/23 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | FN: Aug Crude Lt(NYM) |
07/24 Fri | 9:00 AM CDT - New Home Sales 2:00 PM CDT - Cattle On Feed | FN: Jul Lumber(CME) LT: Aug 2,5,10 Year Notes Options(CBT) Aug Bonds Options(CBT) Aug Canola Options(CBT) Aug Wheat Options(CBT) Aug Corn Options(CBT) Aug Oats Options(CBT) Aug Rough Rice Options(CBT) Aug Soybeans,Soymeal,Soyoil Options(CBT) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500: Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas: Comprato AR (Antero Resources) a 33.50
Suncor: comprato SU @53.60
Pare Resources: Comprato PXT @20.76
Geopark: comprato GPRX @9.62
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro: Comprato IAU - a 77.20 -
Comprata put 70 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26
Silver:
Rame:
Platino:
Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.