La settimana che si è chiusa venerdì 21 agosto ha riportato al centro del mercato una parola che sembrava essere stata quasi rimossa dai prezzi: premio.
Premio sul petrolio. Premio sulla disponibilità immediata del barile. Premio sui raffinati. Premio sulla sicurezza delle rotte. Premio sul rischio di debito americano. Premio su oro, argento e Bitcoin come reazione al disordine del mercato obbligazionario. Premio, infine, sulla geopolitica, perché Hormuz resta tutto tranne che normalizzato.
Dopo alcune settimane in cui il mercato aveva cercato di comprimere il rischio energetico attraverso headline diplomatiche, negoziati mediati da Oman e Qatar, bozze di riapertura controllata e promesse di corridoi sicuri, il crude ha ripreso forza. WTI ottobre a 87,06 dollari e Brent a 94,39 dollari. Il WTI ha guadagnato circa il 6,9% sulla settimana, il Brent circa il 6,4%. È la seconda settimana consecutiva di rialzo per il petrolio, e il movimento non nasce da un dato EIA particolarmente bullish, perché le scorte crude americane sono addirittura aumentate. Nasce dalla constatazione che la situazione fisica e geopolitica è molto meno rassicurante della narrativa che aveva schiacciato i prezzi nelle settimane precedenti.
Il dato politico più importante è che Stati Uniti e Iran sono tornati a scambiarsi messaggi molto duri in vista dell’annuncio di nuove sanzioni americane. Washington minaccia di colpire non solo l’Iran, ma anche partner commerciali e finanziari che forniscano ossigeno economico a Teheran. L’Iran risponde dicendo che le sanzioni falliranno e continua a usare Hormuz come leva negoziale. Nel weekend, la situazione nello Stretto è stata descritta ancora come quasi ferma per le navi non autorizzate, con traffico commerciale lontano dalla normalità. Allo stesso tempo, Saudi Aramco ha ripreso alcuni carichi dall’interno dello Stretto e ha altre petroliere in attesa. Questo è il punto: non siamo in blocco totale, ma non siamo nemmeno in normalità.
Questa distinzione è fondamentale. Hormuz non è semplicemente “aperto” o “chiuso”. Può essere aperto per alcune navi, chiuso per altre, transitabile ma rischioso, disponibile ma costoso, funzionante ma sotto autorizzazione politica o militare. In tutti questi casi il mercato fisico non è normale. E se il mercato fisico non è normale, il prezzo del petrolio non può restare indefinitamente schiacciato da una narrativa di normalizzazione che non trova conferma nei flussi.
La settimana ha anche mostrato un’altra grande tensione: quella sul mercato obbligazionario americano. Il Treasury 10Yha chiuso intorno al 4,73%, il 2Y intorno al 4,24%, il 30Y sopra 5,26%. Durante la settimana il 30Y ha toccato livelli vicini al 5,34%, costringendo il Tesoro americano a intervenire con un ampliamento del programma di buyback sui bond lunghi. Questo è stato il vero detonatore di oro e Bitcoin. Il mercato ha visto un Tesoro costretto a intervenire sulla parte lunga della curva e ha iniziato a chiedersi se il problema non sia più solo l’inflazione, ma anche la sostenibilità del debito, il premio a termine, il dollaro e la fiducia nella carta.
La reazione è stata chiara: oro sopra 4.600 dollari, argento verso 70 dollari, Bitcoin vicino a 80.000 dollari, dollaro sotto 99 e forte rotazione verso asset scarsi o percepiti come alternativi al rischio di svalutazione monetaria. Questa è una dinamica molto importante: non è solo risk-on. È anche una forma di risposta al rischio di debasement, cioè alla percezione che il sistema debito-valuta-rendimenti stia diventando più fragile.
L’azionario, invece, ha chiuso una settimana negativa nonostante il rimbalzo di venerdì. S&P 500 a 7.674,37, Nasdaq Composite a 26.180,46, Dow Jones a 53.277,01. Su base settimanale, l’S&P 500 ha perso circa 1,4%, il Nasdaq circa 2%, il Dow circa 0,9%. Non siamo in panico, ma la settimana ha interrotto la sequenza positiva delle ultime tre settimane per S&P e Nasdaq. Il mercato continua a essere sostenuto dagli utili, ma tassi lunghi elevati, petrolio in rialzo e incertezza su Iran pesano sulla propensione al rischio.
La settimana che inizia lunedì 24 agosto sarà quindi dominata da quattro elementi: PCE di luglio, Jackson Hole e il discorso di Warsh, Nvidia e gli utili AI, Hormuz e nuove sanzioni USA all’Iran. È una settimana potenzialmente decisiva perché mette insieme macro, politica monetaria, tecnologia e petrolio. Se questi quattro elementi si muovono nella stessa direzione, il mercato può accelerare. Se invece vanno in direzioni opposte, la volatilità può tornare rapidamente.
La parola chiave della settimana è verifica. Verifica se il petrolio deve tornare a prezzare davvero lo stress fisico. Verifica se il rally di oro, argento e Bitcoin è solo tecnico o segna una nuova fase. Verifica se la tecnologia può reggere tassi lunghi così alti. Verifica se la Fed può restare ferma con Brent vicino a 95 dollari e crack spread ancora molto elevati.
1) Macro: indici, Treasury, dollaro, VIX
La settimana azionaria si è chiusa con un rimbalzo venerdì, ma con saldo settimanale negativo. S&P 500 cash in chiusura a 7.674,37, in rialzo dello 0,43% nella seduta ma in calo dell’1,43% sulla settimana. Nasdaq Composite a 26.180,46, in rialzo dello 0,44% venerdì ma in calo del 2,05% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average a 53.277,01, in rialzo dello 0,98% nella seduta e in calo dello 0,85% su base settimanale.
Il dato più importante è che il mercato non ha perso completamente la struttura rialzista, ma ha mostrato una vulnerabilità chiara alla salita dei rendimenti. Ogni volta che i Treasury lunghi hanno ripreso a salire, l’azionario ha sofferto. Ogni volta che il Tesoro ha provato a calmare la curva con buyback più ampi, l’azionario ha respirato. Questo ci dice che il driver principale della settimana non è stato solo l’Iran, ma il costo del capitale.
La tecnologia è rimasta sotto esame. Il Nasdaq ha perso più dell’S&P, segnalando che i multipli growth e AI restano molto sensibili ai movimenti del 10Y e del 30Y. Il mercato continua a credere nella storia AI, ma ora chiede conferme più precise: utili, margini, domanda reale di data center, capacità di monetizzare il capex e sostenibilità della supply chain. La prossima settimana Nvidia sarà quindi un test fondamentale. Non basterà battere le attese. Servirà dare guidance convincente su domanda futura, margini e disponibilità di componenti.
Il VIX ha chiuso in area 15/16, quindi ancora basso. Questo è interessante perché la settimana è stata tutt’altro che tranquilla: Treasury a lunga scadenza sotto pressione, petrolio in rialzo, Iran ancora in guerra, Hormuz instabile, Nasdaq in calo e dati macro misti. Un VIX così basso indica che il mercato continua a non comprare molta protezione. Può essere fiducia, ma può essere anche sottovalutazione del rischio.
Il Treasury 10Y ha chiuso in area 4,73%, il 2Y intorno a 4,24%, il 30Y sopra 5,26%. Il 30Y è il vero problema. La parte lunga della curva sta prezzando più rischio: deficit, debito, premio a termine, inflazione futura, instabilità geopolitica e minore fiducia nella capacità del sistema di finanziare tutto senza pagare un rendimento più alto. Il Tesoro ha provato a calmare il mercato raddoppiando la dimensione dei buyback sui bond lunghi, ma il sollievo è stato solo parziale.
Questo è il tema macro più importante: il mercato non sta più guardando solo alla Fed. Sta guardando al Tesoro. Quando il Tesoro deve intervenire sulla parte lunga della curva, significa che il problema è più profondo del classico “rialzo o pausa Fed”. Significa che il mercato sta chiedendo un premio più alto per detenere duration americana.
Il Dollar Index ha chiuso intorno a 98,74, sotto quota 100, con EUR/USD in area 1,168/1,169. Questo è stato un supporto enorme per oro, argento, rame, soft commodities e Bitcoin. La debolezza del dollaro non è arrivata perché il mondo è improvvisamente diventato più forte degli Stati Uniti. È arrivata perché il mercato ha iniziato a prezzare un mix di Treasury buyback, rischio fiscale e possibile erosione del potere d’acquisto del dollaro.
Sul fronte dati macro, il segnale più importante è arrivato dal PMI flash di agosto. Il composito S&P Global è salito a 56,0, massimo dall’aprile 2022. I servizi sono saliti a 56,8, massimo da dicembre 2024, mentre il manifatturiero è sceso a 53,2, minimo di cinque mesi. Il messaggio è molto chiaro: l’economia americana non è debole in senso generale, ma la crescita è sbilanciata. I servizi tirano, il manifatturiero rallenta, anche a causa di disruption legate alla guerra con l’Iran e a catene di fornitura meno lineari.
Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 206.000, segnalando che i licenziamenti restano contenuti. Questo riduce il timore di recessione immediata, ma complica la lettura Fed: se il lavoro non crolla, i servizi accelerano e il petrolio risale, Warsh non ha molto spazio per diventare apertamente dovish.
La prossima settimana sarà dominata da PCE di luglio e Jackson Hole. Il PCE è il dato preferito dalla Fed. Dopo CPI e PPI più benigni, il mercato si aspetta una conferma di disinflazione. Ma la Fed guarderà soprattutto a due cose: servizi core e trasmissione dell’energia. Se il PCE resta morbido, il mercato può continuare a respirare. Se invece sorprende al rialzo, con 10Y già vicino a 4,75 e Brent vicino a 95, il risk-on potrebbe diventare molto più fragile.
Bias macro per la settimana che inizia: prudente. L’S&P 500 deve difendere area 7.600/7.650; sotto 7.550aumenterebbe il rischio di correzione. Sopra 7.750/7.800 il mercato tornerebbe costruttivo. Il Nasdaq deve recuperare forza sopra 26.500; sotto 26.000 la pressione su tecnologia e AI aumenterebbe. Il 10Y sopra 4,75/4,80% sarebbe negativo per growth, oro, argento e Bitcoin. Il dollaro sotto 99/100 aiuta le commodity, ma se tornasse sopra 101 toglierebbe ossigeno. Il VIX basso resta una potenziale fonte di instabilità se una notizia negativa costringe il mercato a comprare protezione.
2) Geopolitica: Iran, Hormuz, nuove sanzioni e propaganda sul petrolio
La geopolitica è tornata a dominare il petrolio in modo più evidente. La settimana ha mostrato che la fase di compressione del premio geopolitico non poteva durare senza conferme fisiche. Il Brent è tornato sopra 94 dollari, il WTI sopra 87, e il motivo non è un singolo dato di scorte. È la combinazione tra guerra ancora attiva, Hormuz ancora limitato, minacce di nuove sanzioni americane e riduzione dell’offerta iraniana visibile verso la Cina.
Il punto centrale è che il mercato sta finalmente distinguendo tra narrativa diplomatica e realtà fisica. Nelle ultime settimane ogni headline su Oman, Qatar, colloqui indiretti, corridoi sicuri o possibile riapertura aveva compresso il prezzo del crude. Gli algoritmi vendevano parole chiave positive prima ancora che ci fossero prove reali. Questa settimana, invece, il mercato ha iniziato a richiedere conferme. E le conferme non sono arrivate.
Le offerte di crude iraniano verso compratori cinesi sono diminuite. Le esportazioni iraniane sono sotto pressione dal blocco navale. Alcune fonti di mercato indicano che non ci sono stati passaggi visibili di supertanker carichi di crude iraniano da metà luglio, anche se molti tanker spengono i transponder e quindi i dati non sono mai perfetti. Alcune petroliere saudite stanno riprendendo carichi, ma il traffico resta molto sotto normalità. Nel weekend l’Iran ha continuato a parlare in modo aggressivo contro le nuove sanzioni americane, mentre Washington prepara misure che potrebbero colpire anche i partner commerciali di Teheran.
Questo quadro crea una dinamica pericolosa. Se gli Stati Uniti irrigidiscono le sanzioni, l’Iran può rispondere irrigidendo ulteriormente Hormuz. Se l’Iran limita Hormuz, il petrolio sale. Se il petrolio sale, aumenta il rischio inflazione. Se aumenta il rischio inflazione, la Fed resta hawkish. Se la Fed resta hawkish, tecnologia e consumi soffrono. Quindi Hormuz non è più solo un problema petrolifero. È un problema macro globale.
Sul tema propaganda e algoritmi bisogna essere molto chiari. Non si può dimostrare, con dati pubblici, una manipolazione coordinata in senso legale. Ma si può osservare una manipolazione pratica della percezione attraverso headline, dichiarazioni politiche e reazioni automatiche dei sistemi di trading. Le parole muovono il prezzo prima dei barili. Questo è il problema.
Quando esce una headline positiva, il mercato vende crude come se la normalizzazione fosse già avvenuta. Quando arriva una notizia fisica negativa, spesso il mercato ricompra solo una parte del premio, aspettando la prossima headline diplomatica. Questo meccanismo tiene il petrolio schiacciato rispetto a fondamentali che restano tesi: traffico ridotto, assicurazioni più care, distillati bassi, SPR ai minimi storici, crack spread elevati.
Questa settimana il meccanismo si è incrinato. La promessa non è bastata. Il mercato ha chiesto flussi. Ha chiesto transiti. Ha chiesto carichi. Ha chiesto assicurabilità. E la risposta è stata ancora insufficiente.
Hormuz resta quindi il primo interruttore. Ma non va dimenticato il Mar Rosso. Bab el-Mandeb resta vulnerabile, e se sia Hormuz sia la rotta alternativa restano instabili, il mercato energetico globale perde ridondanza. In quel caso non si parla solo di prezzo del barile, ma di logistica globale: crude, raffinati, LNG, noli, assicurazioni, tempi di consegna, disponibilità di prodotti.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: rialzista per energia e inflazione. Le sanzioni USA attese lunedì possono irrigidire ulteriormente il quadro. Se l’Iran risponde limitando ancora i transiti, il Brent può puntare rapidamente a 95/100e il WTI verso 90/92. Se invece arrivano segnali concreti di transiti regolari e autorizzati, il mercato può consolidare. Ma la geopolitica resta asimmetrica: le cattive notizie possono far salire il petrolio più rapidamente di quanto le buone notizie riescano a farlo scendere.
3) Bitcoin: breakout di liquidità verso 80.000, ma test decisivo davanti
Bitcoin è stato uno dei protagonisti assoluti della settimana. Dopo settimane di lateralità e debolezza relativa, BTC ha accelerato violentemente, arrivando vicino a 80.000 dollari, con rialzo settimanale superiore al 20%. È stato il miglior movimento da mesi e ha cambiato il tono tecnico del mercato crypto.
Il rally è stato guidato da tre fattori. Il primo è il movimento sui Treasury. L’annuncio del Tesoro americano sui buyback dei bond lunghi ha fatto scendere i rendimenti in modo violento in alcune sedute e ha indebolito il dollaro. Questo ha favorito asset sensibili alla liquidità come Bitcoin. Il secondo fattore è la regolamentazione: il mercato ha reagito positivamente al nuovo impulso politico verso il CLARITY Act e a un contesto percepito come più favorevole per l’industria crypto americana. Il terzo fattore è tecnico: dopo settimane di range tra 60.000 e 66.000, la rottura sopra 70.000 ha forzato ricoperture short e ingressi momentum.
È importante notare che Bitcoin, questa settimana, non è salito come rifugio geopolitico. È salito come asset di liquidità e come asset di debasement. La differenza è sottile ma importante. Non è stato comprato perché Hormuz è in crisi. È stato comprato perché il mercato ha visto debolezza del dollaro, intervento del Tesoro sulla curva e nuova domanda istituzionale via ETF. In altre parole, Bitcoin ha risposto più al rischio monetario che al rischio militare.
Questo è un miglioramento rispetto alle settimane precedenti. Fino a pochi giorni fa BTC faticava anche in contesti teoricamente favorevoli. Ora invece ha dimostrato che, quando le condizioni di liquidità migliorano e i flussi ETF tornano, può muoversi molto rapidamente. Ma il test non è finito.
Tecnicamente, area 80.000 è la prima resistenza psicologica. Sopra 80.000/82.000, il mercato può puntare a 85.000/87.500. Sopra 87.500, la narrativa dei 100.000 tornerebbe molto più credibile. Al ribasso, la prima zona da difendere è 75.000/76.000. Sotto 72.000/70.000, il breakout perderebbe forza. Sotto 68.000, si tornerebbe a una lettura più prudente.
Il punto chiave è che il rally deve ora essere confermato. Dopo un movimento così violento, prese di profitto sono normali. La domanda è se arrivano nuovi compratori sui pullback. Se BTC tiene sopra 75.000, il mercato può consolidare in modo costruttivo. Se torna rapidamente sotto 70.000, il movimento rischia di essere letto come short squeeze e non come nuova fase rialzista.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: costruttivo sopra 75.000, molto costruttivo sopra 80.000/82.000. Sopra 87.500, si riapre il discorso 100.000. Sotto 72.000/70.000, il momentum si indebolisce. Il driver principale sarà il mix tra dollaro, Treasury, flussi ETF e regolamentazione. Bitcoin ha finalmente ripreso leadership tra gli asset di liquidità, ma ora deve dimostrare tenuta dopo il breakout.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia torna a essere il cuore del report. Questa settimana il petrolio ha dato un segnale molto importante: il mercato non può più ignorare la realtà fisica solo perché esistono headline diplomatiche. Il crude è risalito, la curva resta in backwardation, i raffinati restano tesi, il diesel resta il punto più delicato e Hormuz continua a essere il principale rischio asimmetrico.
Crude oil: WTI e Brent
WTI ottobre in chiusura a 87,06 $/barile.
Brent in chiusura a 94,39 $/barile.
Il WTI ha chiuso la settimana in rialzo di circa 6,9%, il Brent di circa 6,4%. Il movimento è arrivato nonostante un aumento delle scorte crude americane, quindi va letto soprattutto come repricing del rischio geopolitico e fisico.
Il report EIA ha mostrato un aumento delle scorte commerciali crude di 4,4 milioni di barili, a 428,8 milioni, livello in linea con la media quinquennale. Questo dato, preso da solo, non è bullish. Ma il mercato non si è fermato al dato headline. Cushing è sceso di 1,3 milioni di barili, a 21,3 milioni, livello ancora sensibile. La benzina è salita di 0,7 milioni, a 209,4 milioni, ma resta circa 5% sotto la media quinquennale. I distillati sono scesi di 1,5 milioni, a 105,6 milioni, circa 13% sotto la media quinquennale. Lo SPR è sceso ancora, a 293,4 milioni, dopo un rilascio di 5,3 milioni di barili.
Quindi il dato crude è meno bullish, ma il sistema energetico non è abbondante. Il build di crude è spiegabile anche con importazioni, esportazioni e aggiustamenti di flussi, mentre i prodotti raffinati restano il vero problema. Distillati così bassi in una fase di guerra, rotte instabili e diesel caro sono un segnale molto più importante del build crude settimanale.
Il Brent vicino a 95 dollari dice che il mercato globale non è tranquillo. Il WTI sopra 87 dice che anche il benchmark americano sta ricostruendo premio. Se lunedì le nuove sanzioni USA saranno dure e se l’Iran risponderà irrigidendo Hormuz, il mercato potrebbe tornare rapidamente verso Brent 100. Se invece le sanzioni saranno più simboliche e se Saudi Aramco continuerà a caricare da dentro lo Stretto senza incidenti, il prezzo potrebbe consolidare.
Il punto è che il downside del crude resta meno solido di quanto alcuni algoritmi suggeriscono. Il prezzo può essere venduto su headline diplomatiche, ma la realtà fisica resta tesa. Finché i distillati sono così bassi, lo SPR resta minimo e Hormuz non è normale, è difficile sostenere una narrativa fortemente bearish sul petrolio.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: rialzista ma volatile. WTI sopra 85/87 resta sostenuto. Sopra 90/92, il mercato tornerebbe in fase di stress. Sotto 84/82, il premio di breve si ridurrebbe. Sotto 80, la lettura tornerebbe neutrale. Per il Brent, 95 è la soglia chiave: sopra 95/97 possibile ritorno verso 100; sotto 90/88 il mercato toglierebbe una parte del premio. Il mio bias resta che il rischio è ancora asimmetrico al rialzo finché Hormuz non torna fisicamente normale.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2, ora tra ottobre e novembre, resta in backwardation marcata. Con ottobre a 87,06 e novembre intorno a 85,46, lo spread è circa +1,60 dollari al barile.
Questo è un segnale molto importante. Il prezzo flat è salito, ma la curva conferma che il mercato sta pagando il barile vicino. Non siamo in una fase di piena abbondanza. Se il mercato fosse davvero rilassato, lo spread dovrebbe avvicinarsi alla parità o andare in contango. Invece resta positivo e significativo.
La backwardation dice che il fisico resta sostenuto. Può non esserci panico, ma c’è ancora valore nella disponibilità immediata. Questo è coerente con Cushing basso, distillati stretti e transiti globali non normali.
Il livello da monitorare è +1 dollaro. Sopra +1, il fisico resta teso. Sopra +2, il segnale diventa chiaramente bullish. Sotto +0,50, invece, il mercato inizierebbe a dire che la distensione è più credibile.
Bias spread 1–2: costruttivo. Sopra +1/+1,5 la curva non conferma una narrativa bearish sul crude. Sopra +2 tornerebbe una lettura di stress più evidente. La curva è uno dei motivi per cui bisogna diffidare delle vendite automatiche su headline diplomatiche: se il prezzo scende ma lo spread resta positivo, il fisico non sta confermando la distensione.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 proxy resta intorno a 60/61 dollari al barile, con RBOB ottobre a 3,0468 $/gallone e ULSD intorno a 4,45 $/gallone. Questo è il dato più importante per la Fed e per la macro.
Il crude è alto, ma i prodotti sono ancora più problematici. Il diesel resta estremamente caro. Prezzi di ULSD sopra 4,40 dollari per gallone implicano un valore equivalente al barile molto superiore al crude. Questo significa che la filiera raffinati resta sotto pressione.
La benzina è importante per il consumatore. Il diesel è importante per l’economia. Entra nei trasporti, nella logistica, nell’agricoltura, nella distribuzione, nella cantieristica e nei costi industriali. Finché il diesel resta così alto, il pass-through verso PPI, margini e prezzi finali resta un rischio concreto.
Questa è la ragione per cui la Fed non può guardare solo al CPI passato. I dati di luglio sono già storia. Se agosto mostra petrolio più alto, diesel alto e crack spread vicino a 60, la banca centrale deve mantenere una postura prudente. Il problema non è solo l’inflazione attuale. È il rischio di seconda ondata.
Bias crack spread: ancora fortemente costruttivo e inflazionistico. Sopra 55/60 dollari la filiera raffinati resta tesa. Sotto 50 avremmo il primo segnale di normalizzazione. Sotto 45 si potrebbe parlare di vero sollievo disinflazionistico. Per ora il crack continua a dire che il mercato dei prodotti raffinati è molto più teso di quanto racconti il solo dato sulle scorte crude.
Natural Gas
Natural Gas settembre chiude a 2,773 $/MMBtu, in rialzo venerdì ma ancora sotto la soglia psicologica dei 3 dollari. Il gas resta il comparto energetico più scollegato dalla crisi di Hormuz.
Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 16 Bcf nella settimana terminata il 14 agosto, portando gli stoccaggi a 3.169 Bcf. È stata l’iniezione più piccola della stagione, grazie al caldo e al power burn, ma gli stock restano 185 Bcf sopra la media quinquennale. Quindi il mercato riceve un segnale bullish di breve sul flusso, ma resta frenato dal livello assoluto degli stoccaggi.
Il supporto di breve viene dalle previsioni di caldo in Texas, Southwest e Interior West, con possibili picchi di domanda elettrica. La domanda da condizionamento può sostenere il prezzo e ridurre le iniezioni. Inoltre, LNG, data center e AI power demand restano una storia positiva di medio periodo.
Il problema è che la produzione resta molto alta, oltre 113 Bcf/giorno nel Lower 48, e lo storage è comodo. Finché questa combinazione resta valida, ogni rally sopra 2,85/3,00 trova venditori.
Tecnicamente, il gas deve superare 2,85/2,90 per migliorare. Sopra 3,00/3,05 tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 2,70/2,65, invece, il mercato tornerebbe fragile.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale, leggermente costruttivo sopra 2,75, ma non bullish sotto 3,00. Sopra 3,05, il mercato migliorerebbe. Sotto 2,65, rischio di ritorno verso 2,50. Il driver principale sarà il meteo di fine agosto, non Hormuz. Storage e produzione restano i freni principali.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha avuto una settimana molto positiva per corn e soybeans, sostenuti dal crop tour, da rese più deboli del previsto e da acquisti cinesi. Il wheat ha tenuto meglio ma senza la stessa forza esplosiva. Le carni restano molto divergenti: hogs ancora deboli sui contratti autunnali, cattle in rimbalzo tecnico ma con quadro ancora fragile.
Corn
Corn dicembre chiude a 508-4, cioè circa 5,08 $/bushel, in rialzo di 25 centesimi e un quarto sulla settimana. È un movimento molto importante perché il mais ha finalmente rotto sopra la soglia dei 5 dollari, dopo settimane di recupero progressivo.
Il driver principale è stato il crop tour. Le rese rilevate sono risultate più deboli del previsto in diverse aree, alimentando la sensazione che il taglio USDA della resa a 180,7 bushel/acre potesse non essere sufficiente. Il mercato ha iniziato a prezzare la possibilità che il raccolto sia meno confortevole rispetto alle stime ufficiali.
La domanda resta solida. Le vendite old crop sono molto avanti rispetto all’anno scorso e hanno già superato il ritmo necessario per centrare la proiezione USDA. Il nuovo raccolto è meno brillante ma resta storicamente elevato. Il dollaro sotto 99 aiuta la competitività export USA, e il petrolio sopra 85 sostiene indirettamente la domanda etanolo.
Il mais oggi ha tre supporti: resa più bassa, domanda export, etanolo. Il rischio è che il mercato abbia già corso molto in poco tempo e che eventuali piogge o revisione meno negativa del yield generino prese di profitto. Ma il superamento di 5 dollari cambia il tono.
Tecnicamente, area 5,00 diventa supporto psicologico. Sopra 5,15/5,20, il mercato può puntare a 5,30/5,40. Sotto 4,95/5,00, il breakout perderebbe forza. Sotto 4,80, tornerebbe una lettura più prudente.
Bias Corn per la settimana che inizia: costruttivo sopra 5,00. Sopra 5,15/5,20 possibile estensione verso 5,30/5,40. Sotto 4,95/5,00 consolidamento; sotto 4,80 maggiore cautela. Il driver principale sarà la conferma o smentita delle rese del crop tour, insieme a export ed etanolo.
Wheat
Wheat Chicago settembre chiude in area 683-0, mentre il dicembre è intorno a 700. Il wheat ha chiuso la settimana positivo, ma con meno slancio rispetto a corn e soybeans. Il mercato resta sostenuto da fondamentali di offerta e geopolitica, ma ha bisogno di nuove conferme per tornare leader.
La produzione USA resta bassa e il danno sul winter wheat è ormai incorporato nelle stime. La Russia resta un elemento chiave. SovEcon ha ridotto leggermente la stima del raccolto russo a 88,2 milioni di tonnellate, un taglio modesto ma sufficiente a ricordare al mercato che il quadro globale non è completamente rilassato. Il Mar Nero resta sempre un rischio per il wheat, perché logistica, export e sicurezza alimentare hanno un impatto diretto.
Il problema del wheat è la domanda export USA, che non è ancora abbastanza forte. Le vendite settimanali sono state solide ma non straordinarie, e il totale resta sotto l’anno precedente. Il dollaro debole aiuta, ma serve continuità.
Tecnicamente, il mercato sta lavorando tra supporto e resistenza. Sopra 6,80/6,85 il wheat migliora. Sopra 7,00/7,10tornerebbe momentum. Sotto 6,60/6,50, il quadro diventerebbe più fragile.
Bias Wheat per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,75/6,80. Sopra 7,00 tornerebbe una lettura più bullish. Sotto 6,60/6,50 rischio di consolidamento più profondo. Il wheat resta il grain con il miglior supporto geopolitico, ma deve vedere domanda export più forte o nuove tensioni sul Mar Nero per accelerare.
Soybeans
Soybeans novembre chiude a 1239-4, cioè circa 12,39 $/bushel, in rialzo di 47 centesimi sulla settimana. La soia ha dato finalmente un segnale molto più convincente, superando con forza la soglia dei 12 dollari.
Il supporto è arrivato da tre elementi. Il primo è il crop tour, con Pro Farmer che ha stimato una resa nazionale a 53,3 bushel/acre e produzione a 4,572 miliardi di bushel. Il numero non è catastrofico, ma ha alimentato discussione sulla qualità del potenziale produttivo. Il secondo elemento è la domanda cinese: USDA ha riportato 712.000 tonnellate di vendite 2026/27 alla Cina e 720.000 tonnellate a destinazioni sconosciute. Questo è il tipo di dato che il mercato aspettava. Il terzo elemento è il dollaro debole, che migliora la competitività export.
La soia aveva bisogno di domanda reale, non solo aspettative. Questa settimana l’ha ricevuta. Il mercato ha quindi ricostruito premio. Il soybean oil, invece, ha avuto una settimana più debole, quindi il rally dei beans non è arrivato principalmente dal biofuel, ma da export, meteo e crop tour.
Agosto resta il mese decisivo per la soia. La fase di pod-setting è ancora molto sensibile. Se le mappe restano favorevoli, il mercato può consolidare. Se torna caldo e secco, sopra 12,40 il movimento può accelerare.
Tecnicamente, area 12,30/12,40 è ora cruciale. Sopra 12,50/12,60, il mercato può puntare a 12,80/13,00. Sotto 12,20, il breakout perderebbe forza. Sotto 12,00, tornerebbe una lettura più neutrale.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: costruttivo sopra 12,30/12,40. Sopra 12,60, possibile estensione verso 12,80/13,00. Sotto 12,20, cautela. Sotto 12,00, breakout compromesso. Il driver principale sarà la continuità degli acquisti cinesi, insieme al meteo di fine agosto.
Lean Hogs
Lean Hogs ottobre chiude a 80,875, in rialzo venerdì ma in calo di 0,87 sulla settimana. Il mercato resta fragile, anche se il cash ha mostrato qualche segnale di supporto nella parte finale.
Il prezzo nazionale base hog è salito a 94,27, mentre il CME Lean Hog Index è sceso a 93,72. Il pork cutout è risalito a 97,96, con alcune componenti in miglioramento. Questi dati non sono disastrosi, ma non bastano ancora a cambiare il trend sui futures autunnali. Il problema è che ottobre sconta un’offerta più abbondante e una stagionalità meno favorevole.
Il posizionamento resta negativo. I fondi hanno aumentato la posizione net short, segnalando che il mercato non crede ancora a una ripartenza strutturale. Per cambiare il tono servono cash più forte, cutout stabile sopra 100 e minore pressione da offerta.
Tecnicamente, ottobre deve recuperare 82/83 per migliorare. Sopra 85, il quadro diventerebbe più costruttivo. Sotto 80, invece, rischio di ritorno verso 78/76.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 82/83. Sopra 85 miglioramento. Sotto 80 rischio di nuova pressione. Gli hogs restano il comparto livestock più fragile, nonostante un cash market non disastroso.
Live Cattle
Live Cattle ottobre chiude a 217,925, quasi invariato venerdì e in rialzo di 0,95 sulla settimana. Il mercato ha provato a stabilizzarsi dopo settimane di forte pressione, ma resta molto fragile.
Il dato più importante è stato il Cattle on Feed. Le placements di luglio sono scese dell’11% anno su anno, molto più delle attese. Le marketings sono scese del 7,4%, in linea con le previsioni, mentre l’inventario on feed al 1° agosto è salito dell’1,8%, meno delle attese. Questo è un report tendenzialmente più friendly di quanto il mercato temesse, perché indica meno placements e quindi meno offerta futura.
Tuttavia, il mercato ha ancora altri problemi. Il cash trade è in area 223/227 live e 355/360 dressed, quindi non è crollato. Ma i boxed beef values sono scesi, con Choice a 385,69 e Select a 361,32. Inoltre, Trump ha annunciato la possibilità di importare fino a 300.000 tonnellate di ground beef senza dazi fuori quota per 90 giorni. Questo ha creato nervosismo perché può aumentare l’offerta di carne macinata e pesare su alcune componenti della domanda.
Il quadro strutturale resta supportato da mandria bassa e offerta limitata, ma il breve periodo resta fragile perché il mercato deve assorbire domanda retail più incerta, import temporanei e liquidazione tecnica.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale, con tentativo di stabilizzazione. Sopra 220/222 il quadro migliorerebbe. Sopra 225/228 tornerebbe più fiducia. Sotto 215/216, rischio di nuova pressione verso 210/212. Il report Cattle on Feed aiuta, ma il mercato ha bisogno di conferma da cash e boxed beef.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities restano uno dei comparti più interessanti. Lo zucchero ha continuato il breakout verso nuovi massimi plurimestrali, il caffè ha corretto per pressioni sul raccolto brasiliano, il cacao ha ceduto su segnali di maggiore offerta ma resta sostenuto da fragilità africane.
Zucchero
Sugar #11 ottobre chiude a 17,61 cent/lb, in rialzo dello 0,51% venerdì. Lo zucchero resta uno dei mercati più forti del comparto soft.
Il supporto arriva da una combinazione di fattori. Il primo è la decisione dell’India di consentire importazioni duty-free di 1 milione di tonnellate di raw sugar. Questo conferma che il mercato domestico indiano è tirato e che il governo vuole frenare prezzi interni molto elevati prima della stagione dei festival. Per il mercato internazionale è bullish, perché l’India passa da potenziale fonte di offerta a fonte di domanda.
Il secondo elemento è il rischio di deficit globale. Le stime recenti indicano un bilancio meno comodo, con problemi produttivi in India, Thailandia ed Europa. Il terzo elemento è il petrolio. Con il crude sopra 85, la componente etanolo resta di supporto: in Brasile, prezzi energetici più alti aumentano l’incentivo a destinare canna verso etanolo invece che zucchero.
Tecnicamente, il mercato ha rotto con forza le vecchie resistenze a 15 e poi 16 centesimi. Ora lavora sopra 17. La zona 17,00/17,20 diventa supporto. Sopra 17,80/18,00, il mercato può puntare a 18,50. Sotto 16,50, inizierebbe una fase di consolidamento più profondo.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: costruttivo sopra 17,00/17,20. Sopra 18,00, possibile estensione verso 18,50. Sotto 16,50, maggiore cautela. Il driver principale resta India, bilancio globale e petrolio. Dopo il rally, le prese di profitto sono possibili, ma la struttura resta bullish.
Caffè
Caffè arabica dicembre chiude a 322,65 cent/lb, in calo di circa 2% venerdì. Il coffee ha corretto perché il mercato ha iniziato a dare più peso all’avanzamento del raccolto brasiliano e alla pressione da robusta.
Il quadro resta però complesso. Da una parte, le scorte ICE arabica restano molto basse e il mercato continua a essere sensibile a qualsiasi problema di qualità o logistica. Dall’altra, il raccolto brasiliano sta avanzando, e se la qualità non peggiora in modo significativo, parte del premio costruito nelle settimane precedenti può uscire.
Il robusta è stato particolarmente debole per l’aumento delle scorte ICE e per il forte incremento delle esportazioni vietnamite nei primi sette mesi dell’anno. Questo pesa anche sull’arabica perché riduce il premio generale sul complesso coffee.
Il mercato resta quindi bullish di medio periodo se le scorte certificate restano basse, ma vulnerabile nel breve se il raccolto brasiliano conferma disponibilità migliore. La volatilità resta altissima.
Tecnicamente, area 320/322 è supporto immediato. Sotto 315/310, la correzione diventerebbe più seria. Sopra 335/340, il mercato tornerebbe più costruttivo. Sopra 350, ripartirebbe momentum.
Bias Caffè per la settimana che inizia: neutrale, con supporto chiave a 320. Sopra 335/340 il quadro migliora. Sopra 350 torna momentum. Sotto 315/310 aumenta il rischio di ritorno verso 300. Il driver principale resta il Brasile, seguito da scorte ICE e robusta.
Cacao
Cacao New York resta in area 6.000 $/ton, con il contratto dicembre intorno a 6.034, in leggero calo venerdì. Il mercato ha corretto a causa di segnali di maggiore offerta, in particolare esportazioni nigeriane più alte, ma resta su livelli elevati.
Il cacao non è più nel panico rialzista dei mesi estremi, ma non è nemmeno un mercato normale. Il Ghana resta fragile, con stime produttive più basse per il 2026/27. La Costa d’Avorio mostra arrivi migliori rispetto alle fasi peggiori, ma la qualità, le malattie delle piante e l’età degli alberi restano problemi strutturali. La domanda industriale è stata razionata dai prezzi alti, ma non è scomparsa.
La correzione di venerdì è quindi più una fase di riequilibrio che una vera inversione bearish. Il mercato deve capire se l’offerta africana sarà abbastanza buona da ricostruire scorte oppure se il surplus stimato resterà troppo piccolo per rilassare davvero il bilancio.
Tecnicamente, area 6.000 è psicologica. Sopra 6.200/6.300, il mercato tornerebbe forte. Sotto 5.800/5.700, aumenterebbe il rischio di correzione verso 5.500.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale sopra 5.800/6.000, costruttivo sopra 6.300. Sotto 5.700/5.800, rischio di nuova pressione. Il cacao resta molto volatile, sostenuto dall’offerta africana ma frenato da domanda più prudente.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli sono stati tra i protagonisti della settimana. Oro e argento hanno beneficiato della debolezza del dollaro, della tensione sul mercato obbligazionario e del tema debasement. Il rame resta sostenuto dalla narrativa strutturale, ma con meno forza relativa rispetto ai preziosi.
Oro
Oro front month Comex chiude a 4.624,10 $/oz, con un rialzo settimanale di circa 5,6%. Lo spot ha superato area 4.580/4.600 durante la seduta, toccando i massimi da circa tre mesi.
Il movimento dell’oro è molto importante perché non nasce solo dalla geopolitica. Nasce dalla combinazione tra dollaro debole, Treasury buyback, tensione sulla parte lunga della curva e percezione che il sistema stia cercando di contenere artificialmente i rendimenti per evitare stress finanziario. Questo è un contesto molto favorevole all’oro.
Il tema non è più solo “bene rifugio”. È anche “bene monetario”. Se il mercato percepisce che il Tesoro deve intervenire per calmare la parte lunga della curva, mentre il debito cresce e la Fed resta in equilibrio difficile, l’oro diventa una protezione contro instabilità monetaria e fiscale.
La geopolitica resta un supporto aggiuntivo. Iran, Hormuz, nuove sanzioni, petrolio alto e rischio di escalation mantengono domanda difensiva. Ma il vero driver della settimana è stato il dollaro. Quando il DXY è sceso sotto 99 e i rendimenti hanno mostrato instabilità, l’oro ha accelerato.
Tecnicamente, il superamento di 4.500 è un segnale forte. Ora area 4.500/4.520 diventa supporto. Sopra 4.650/4.700, il mercato può puntare a 4.800. Sotto 4.450/4.400, il rally perderebbe forza, ma il quadro resterebbe costruttivo finché tiene sopra 4.300/4.350.
Bias Oro per la settimana che inizia: costruttivo sopra 4.500. Sopra 4.650/4.700, possibile estensione verso 4.800. Sotto 4.450, consolidamento. Sotto 4.300/4.350, il quadro si indebolirebbe. Il driver principale sarà Jackson Hole: se Warsh non riesce a rafforzare il dollaro e calmare il tema debito, l’oro resta ben impostato.
Argento
Argento spot in area 69,6 $/oz, con un movimento molto forte e nuovo test dell’area 70 dollari. Il metallo bianco ha sovraperformato grazie alla combinazione di forza dell’oro, dollaro debole e domanda industriale.
L’argento ha finalmente trovato il mix perfetto: oro in breakout, dollaro debole, narrativa di debasement, rame ancora sostenuto e domanda industriale legata a solare, elettrificazione e AI infrastructure. Quando entrambe le sue anime lavorano insieme, quella preziosa e quella industriale, l’argento può muoversi molto più rapidamente dell’oro.
Il livello 70 è decisivo. Sopra 70/72, il mercato entrerebbe in una nuova fase di momentum. Sopra 75, la narrativa diventerebbe molto più aggressiva. Al ribasso, 65/66 diventa primo supporto importante. Sotto 62/63, il breakout perderebbe forza.
Il rischio è la volatilità. L’argento può correggere anche violentemente se il dollaro rimbalza o se i Treasury tornano a vendere in modo disordinato. Ma il quadro tecnico è molto migliorato.
Bias Argento per la settimana che inizia: costruttivo sopra 65/66, molto costruttivo sopra 70/72. Sopra 75, possibile accelerazione. Sotto 65, consolidamento; sotto 62, maggiore cautela. L’argento è uno degli asset più interessanti, ma resta anche uno dei più volatili.
Rame
Rame COMEX settembre in area 6,55 $/lb. Il rame resta forte, ma non ha avuto la stessa esplosione di oro e argento. Questo è coerente: il rame è più legato a domanda industriale, Cina, AI capex e ciclicità, mentre oro e argento hanno beneficiato direttamente del tema dollaro/debito.
La storia strutturale resta molto positiva. Elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, trasformatori, difesa e transizione energetica richiedono rame fisico. Il tema AI non riguarda solo chip e software. Riguarda elettricità, cavi, raffreddamento, sottostazioni e capacità di rete. Tutto questo è rame.
Il problema resta la Cina. Senza un segnale più convincente da edilizia, infrastrutture e manifattura cinese, il rame fatica a rompere in modo verticale. Il dollaro debole aiuta, ma il mercato vuole conferme fisiche: premi, scorte, importazioni e domanda reale.
Tecnicamente, area 6,50 è supporto importante. Sopra 6,65/6,70, il mercato torna forte. Sopra 6,80, possibile nuova accelerazione. Sotto 6,40/6,35, il quadro diventerebbe più fragile.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,50. Sopra 6,70, ritorno di momentum. Sotto 6,40, rischio di correzione verso 6,20/6,25. Il rame resta bullish nel medio periodo, ma ha bisogno di dollaro debole, Cina migliore e conferme sulla domanda AI infrastructure.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 24 agosto sarà dominata da sette interruttori.
Il primo è Hormuz. Non contano più le dichiarazioni. Contano i transiti. Navi che passano, assicurazioni, noli, autorizzazioni, carichi, arrivi a destinazione. Se il traffico resta limitato o selettivo, il petrolio deve continuare a pagare premio.
Il secondo è le nuove sanzioni USA all’Iran. Se saranno aggressive e colpiranno partner commerciali come Cina o intermediari finanziari, Teheran potrebbe rispondere irrigidendo ancora lo Stretto. Questo è il rischio più immediato per il crude.
Il terzo è il crack spread. Finché il 3-2-1 resta vicino a 60 dollari, il problema energetico non è risolto. Il crude può anche correggere su headline diplomatiche, ma benzina e diesel restano il vero canale inflazionistico.
Il quarto è Jackson Hole. Warsh dovrà parlare a un mercato che vede PCE in arrivo, 10Y al 4,73%, 30Y sopra 5,26%, oro in rally e Bitcoin vicino a 80.000. Se sarà troppo hawkish, può colpire Nasdaq, oro e crypto. Se sarà troppo morbido, può indebolire ancora il dollaro e alimentare il rally degli asset scarsi.
Il quinto è PCE di luglio. Se il dato conferma disinflazione, il mercato può continuare a prezzare Fed in pausa. Se sorprende al rialzo, soprattutto su servizi o energia, il quadro cambia immediatamente.
Il sesto è Nvidia e AI. La settimana prossima il mercato avrà un test enorme sulla leadership tecnologica. Nvidia non deve solo battere. Deve confermare che la domanda AI resta reale, profittevole e sostenibile. Se delude, il Nasdaq può correggere anche con macro favorevole.
Il settimo è il dollaro. DXY sotto 99/100 è benzina per oro, argento, rame, softs e Bitcoin. Se il dollaro resta debole, il rally degli asset reali può continuare. Se rimbalza sopra 101, molte commodity possono consolidare.
Il quadro generale è più complesso rispetto alla settimana precedente. L’azionario resta alto ma più vulnerabile. La tecnologia resta leader ma sotto test. Il petrolio ha ricostruito premio ma non è ancora in panico. La curva WTI e i crack spread segnalano che il fisico resta teso. Il gas resta debole rispetto al crude perché gli stoccaggi sono comodi. Corn e soybeans hanno dato segnali bullish importanti grazie a crop tour e domanda cinese. Wheat resta sostenuto ma ha bisogno di nuove conferme export o geopolitiche. Hogs restano deboli, cattle cerca stabilizzazione. Zucchero è in breakout, caffè corregge ma resta volatile, cacao resta alto ma meno esplosivo. Oro, argento e Bitcoin hanno dato il segnale più forte: il mercato sta iniziando a prezzare non solo rischio geopolitico, ma anche rischio di debasement e instabilità della curva americana.
La parola chiave della settimana è fiducia. Fiducia nel dollaro. Fiducia nei Treasury. Fiducia nella Fed. Fiducia nelle headline su Hormuz. Fiducia negli utili AI. Fiducia nella capacità del mercato fisico di consegnare barili e raffinati. Quando la fiducia è alta, i prezzi possono restare compressi. Quando la fiducia si incrina, il premio torna. Questa settimana il premio è tornato. La prossima ci dirà se è solo un rimbalzo o l’inizio di una nuova fase.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
08/24 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Sep Crude Lt(NYM) |
08/25 Tue | 8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 9:00 AM CDT - Consumer Confidence 9:00 AM CDT - New Home Sales 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Sep Cocoa(ICE) |
08/26 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 7:30 AM CDT - GDP-Second Estimate(Q2) 7:30 AM CDT - GDP Deflator-Second Estimate(Q2) 7:30 AM CDT - Durable Orders 7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales | LT: Sep Copper Options(CMX) Sep Gold & Silver Options(CMX) Sep RBOB & ULSD Options(NYM) Sep Natural Gas Options(NYM) |
08/27 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Adv Intl Trade In Goods 7:30 AM CDT - Adv Retail Inventories 7:30 AM CDT - Adv Wholesale Inventories 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | LT: Aug Copper(CMX) Aug Gold & Silver(CMX) Aug Platinum & Palladium(NYM) Aug Feeder Cattle(CME) Sep Natural Gas(NYM) Aug Feeder Cattle Options(CME) |
08/28 Fri | 8:45 AM CDT - Chicago PMI 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Final | FN: Sep Natural Gas(NYM) LT: Aug CryptoCurrencies(CME) Aug CryptoCurrencies Options(CME) |
08/31 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Sep 2,5,10 Yr Notes(CBT) Sep Bonds(CBT) Sep Copper(CMX) Sep Gold/Silver(CMX) Sep Platinum/Palladium(NYM) Sep Canola(CBT) Sep Wheat(CBT) Sep Corn(CBT) Sep Rough Rice(CBT) Sep Oats(CBT) Sep Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) LT: Aug 1-Mo SOFR(CME) Aug Fed Funds(CME) Aug Live Cattle(CME) Aug 1-Mo SOFR Options(CME) Aug Fed Funds Options(CME) Sep RBOB & ULSD Options(NYM) Sep Lumber Options(CME) |
09/01 Tue | 9:00 AM CDT - Construction Spending 9:00 AM CDT - ISM Manufacturing Index 2:00 PM CDT - Fats & Oils 2:00 PM CDT - Grain Crushings 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Sep Orange Juice(ICE) LT: Aug Butter/Milk(CME) Aug Butter/Milk Options(CME) |
09/02 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:15 AM CDT - ADP Employment Change 9:00 AM CDT - Business Inventories 9:00 AM CDT - Factory Orders 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales | FN: Sep RBOB/ULSD(NYM) |
09/03 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Productivity-Rev(Q2) 7:30 AM CDT - Unit Labor Costs-Rev(Q2) 7:30 AM CDT - Trade Balance 9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet |
|
09/04 Fri | 7:30 AM CDT - Ave Workweek/Hourly Earnings 7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 7:30 AM CDT - Unemployment Rate | LT: Sep Canadian Dollar Options(CME) Sep Currencies Options(CME) Sep US Dollar Index Options(ICE) Sep Live Cattle Options(CME) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500: Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026 Chiuso in loss
Aperto bull spread su VIX Call 19/32 scad 20 ottobre 2026 @1.77
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas: Comprato AR (Antero Resources) a 33.50
Suncor: comprato SU @53.60
Pare Resources: Comprato PXT @20.76
Geopark: comprato GPRX @9.62
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro: Comprato IAU - a 77.20 -
Comprata put 75 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26
Nota: l’operazione è in buon utile per cui probabilmente valuterò la chiusura in profit questa settimana.
Silver:
Rame:
Platino:
Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.