Benvenuti su Commodities Trading
Vai alla tua area riservata   Accedi | Hai dimenticato la password?
Il primo portale italiano per il trading sulle materie prime

spread trading | segnali operativi | opzioni su materie prime | corsi di trading


Commodity Report numero 527 del 6 luglio 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 06/07/2026 10:25:57


La settimana che si è chiusa operativamente giovedì 2 luglio, perché venerdì 3 i mercati USA erano chiusi per la festività dell’Independence Day, ha dato un messaggio molto diverso rispetto a quello della settimana precedente. Il mercato ha continuato a comprare l’idea di una normalizzazione progressiva dello Stretto di Hormuz, ha visto il petrolio stabilizzarsi su livelli ormai molto vicini a quelli pre-crisi ignorando completamente la realtà dei fondamentali, e ha ricevuto dai Non Farm Payrolls un segnale macro che riduce la pressione immediata sulla Fed.

Ma, come spesso accade, il quadro è più complesso di quanto sembri a prima vista.

Il dato sul lavoro americano è stato debole: solo 57.000 nuovi posti di lavoro a giugno, contro attese intorno a 110.000, con revisione al ribasso del dato di maggio a 129.000. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, ma non per una ragione particolarmente positiva: la partecipazione alla forza lavoro è calata in modo netto. In altre parole, il mercato del lavoro sta rallentando, ma non in modo pulito. Non è un rallentamento ordinato che permette alla Fed di dichiarare vittoria; è un rallentamento che riduce il rischio di rialzo dei tassi a luglio, ma che lascia aperte molte domande sulla qualità della crescita.

Il mercato ha reagito in modo selettivo. Il Dow Jones ha chiuso a un nuovo massimo storico, l’S&P 500 ha tenuto, il Nasdaq invece ha chiuso in calo nella seduta di giovedì perché i semiconduttori sono stati venduti di nuovo con forza. Questo è un punto molto importante: il dato NFP ha aiutato la narrativa “meno Fed hawkish”, ma non ha risolto il problema della leadership tecnologica. Il trade AI resta potente, ma sempre più affollato, e quando partono prese di profitto sui chip, il Nasdaq diventa vulnerabile anche in una giornata macro teoricamente favorevole.

Sul fronte energetico, il petrolio ha chiuso la settimana con un tono più debole ma non in caduta libera. WTI agosto in area 68,69 dollari e Brent in area 71,80 dollari raccontano un mercato che ha tolto quasi tutto il premio di guerra collegato alla fase più acuta del conflitto con l’Iran. Tuttavia, il MOU USA-Iran non è ancora diventato una normalizzazione completa. I flussi attraverso Hormuz sono migliorati, ma restano fragili. OPEC+ ha deciso di aumentare ancora le quote da agosto, e questo aggiunge pressione ribassista al crude proprio mentre il mercato si interroga sulla domanda cinese e sulla reale capacità di assorbire più offerta. Da notare che sul Brent c’è il maggiore posizionamento short della storia, e sappiamo bene cosa significa, nel caso in cui, improvvisamente, qualcuno decidesse di iniziare ricoprirsi, o chiedere la consegna per ordini su cui non c’è realmente petrolio da consegnare. 

Il punto centrale è che il crude è tornato su livelli molto più bassi, ma i raffinati restano cari. Il crack spread resta elevato, benzina e diesel non hanno corretto nella stessa misura del barile, e questo significa che l’effetto disinflazionistico del petrolio sotto 70 non è ancora completo. Per la Fed non conta solo il WTI: contano benzina, diesel, trasporti, logistica, aspettative d’inflazione e prezzi dei servizi.

La settimana che inizia lunedì 6 luglio sarà quindi una settimana di verifica. Il mercato dovrà capire se il dato NFP è sufficiente a togliere dal tavolo il rischio di rialzo Fed di luglio. Dovrà capire se il petrolio sotto 70 è sostenibile con Hormuz ancora fragile. Dovrà digerire l’aumento OPEC+ di agosto. Dovrà monitorare il WASDE di luglio e le condizioni meteo su corn e soybeans. Dovrà valutare se oro e argento stanno costruendo una base dopo settimane molto difficili. E dovrà capire se Bitcoin, tornato sopra 62.000 dollari, sta davvero invertendo o sta solo rimbalzando con il Nasdaq e con il calo delle aspettative di rialzo dei tassi.

La parola chiave della settimana è sollievo selettivo. C’è sollievo sui tassi. C’è sollievo sul petrolio. C’è sollievo su Bitcoin e metalli preziosi. Ma non c’è ancora una vera normalizzazione. Il mercato è migliorato, ma resta vulnerabile.

1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX

La settimana si è chiusa con un mercato azionario complessivamente positivo su base settimanale, ma molto meno uniforme nella composizione interna. S&P 500 cash in chiusura a 7.483,24, praticamente invariato nella seduta di giovedì ma in rialzo di circa 1,8% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average in chiusura a 52.900,07, nuovo record storico, con un rialzo settimanale intorno al 2%. Nasdaq Composite in chiusura a 25.832,67, in calo dello 0,80% nella seduta di giovedì ma comunque positivo di circa 2,1% sulla settimana.

Questa combinazione è molto interessante. Il mercato nel suo insieme ha beneficiato del dato NFP debole, perché un mercato del lavoro meno forte riduce la pressione sulla Fed. Ma il Nasdaq ha sofferto perché i semiconduttori sono stati venduti con forza. L’indice dei chip ha perso oltre il 5% nella seduta, con prese di profitto pesanti su nomi legati ad AI, memoria, hardware e infrastruttura tecnologica.

Il messaggio è chiaro: il mercato non sta vendendo l’economia americana, ma sta iniziando a disciplinare la parte più affollata del trade. Dopo mesi di rally su AI, data center, semiconduttori, power infrastructure e hardware, gli investitori stanno chiedendo più conferme su margini, capex, monetizzazione e sostenibilità delle valutazioni. Questo non significa che il tema AI sia finito. Significa che non basta più comprare qualsiasi titolo collegato alla narrativa.

Il VIX resta in area 17/18, quindi sotto la soglia psicologica di 20. Non siamo in una fase di panico, e il dato NFP ha effettivamente ridotto il rischio di un rialzo immediato della Fed. Però la volatilità non è tornata su livelli di completa tranquillità. Il mercato continua a prezzare rischio geopolitico, rischio Fed, rischio chip e rischio di falsa normalizzazione sul petrolio.

Il Treasury 10Y si muove in area 4,40/4,45%, mentre il 2Y è intorno a 4,10/4,15%. Il calo delle aspettative di rialzo Fed dopo i payrolls ha aiutato il tratto breve e ha dato ossigeno a oro, argento, Bitcoin e in parte anche all’azionario. Tuttavia, i rendimenti restano elevati. Il mercato non è tornato a prezzare un ciclo di tagli. Ha semplicemente ridotto la probabilità di una stretta immediata.

Questo è un passaggio importante. Prima dei NFP, il mercato temeva che la Fed potesse alzare già a luglio o comunque preparare il terreno per una stretta molto ravvicinata. Dopo i NFP, il rischio luglio è sceso molto. Ma settembre resta aperto. Il mercato sta dicendo: forse la Fed può aspettare, non necessariamente che la Fed può tornare dovish.

Il Dollar Index resta sopra 100, in area 100,5/101, anche se ha perso un po’ di forza dopo i dati sul lavoro. Questo continua a essere un vento contrario per molte commodity. Un dollaro forte pesa su metalli, soft commodities, grains, Bitcoin e mercati emergenti. Tuttavia, se il dollaro dovesse scendere sotto 100 in modo convincente, molte asset class oggi compresse potrebbero respirare.

I dati macro della settimana hanno dato un quadro misto. L’ISM manifatturiero ha mostrato un’attività ancora in espansione ma meno brillante, con prezzi pagati in moderazione rispetto ai picchi alimentati dall’energia. L’ISM servizi resta sopra la soglia di espansione, ma anche qui il mercato guarda soprattutto ai prezzi e all’occupazione. Il dato più importante, come detto, è stato il lavoro: +57.000 payrolls, revisione al ribasso del mese precedente, disoccupazione al 4,2% e partecipazione in calo.

La lettura macro non è immediata. Da un lato, un mercato del lavoro più debole riduce il rischio Fed hawkish. Dall’altro, se il rallentamento occupazionale dovesse proseguire, il mercato inizierebbe a spostare l’attenzione dal rischio inflazione al rischio crescita. Per ora, però, il mercato ha scelto la lettura positiva: meno pressione sulla Fed, più tempo per valutare l’effetto del petrolio più basso sull’inflazione.

Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma selettivo. L’S&P 500 resta positivo sopra 7.400/7.450 e può puntare a consolidare sopra 7.500 se i rendimenti restano sotto controllo. Il Dow resta forte grazie alla rotazione verso settori meno affollati. Il Nasdaq deve invece dimostrare di poter recuperare nonostante la debolezza dei chip: sopra 26.000migliorerebbe il quadro, sotto 25.500 tornerebbe rischio di correzione. Il 10Y sotto 4,45% aiuta il mercato; sopra 4,50/4,55% tornerebbe pressione su tecnologia, oro, argento e Bitcoin. Il dollaro resta il termometro: sotto 100 darebbe ossigeno alle commodity, sopra 101 continuerebbe a frenare.

2) Geopolitica: MOU USA-Iran, Hormuz e rischio di normalizzazione incompleta

La geopolitica resta il principale rischio latente del mercato, anche se il prezzo del petrolio sembra raccontare una storia molto più tranquilla rispetto a maggio e alla prima parte di giugno.

Il MOU USA-Iran continua a essere il punto centrale. Il mercato lo ha interpretato come un passaggio verso una normalizzazione progressiva di Hormuz, una riapertura più ordinata dei flussi e una riduzione permanente del premio di guerra. In parte questa lettura è stata confermata: i flussi attraverso lo Stretto sono migliorati, diversi carichi sono ripartiti, le esportazioni regionali stanno recuperando, e OPEC+ ha potuto annunciare un nuovo aumento delle quote proprio perché il mercato sta tornando a guardare l’offerta anziché il blocco immediato.

Ma il MOU resta fragile. Non siamo ancora davanti a una pace definitiva. Restano controversie sulla gestione dello Stretto, sulle garanzie di transito, sui pagamenti, sul programma nucleare iraniano e sui proxy regionali. Il mercato fisico è migliorato, ma non è tornato allo status quo prebellico. Alcuni armatori restano prudenti, le assicurazioni non sono pienamente normalizzate e il traffico, pur in recupero, resta sensibile a qualsiasi incidente.

Questo è il punto che il mercato deve capire: il petrolio ha già prezzato molta normalizzazione. Con WTI sotto 70 e Brent intorno a 72, il premio geopolitico è ormai molto ridotto. Se Hormuz continua a funzionare e se il MOU evolve in un accordo più stabile, il crude può restare debole o scendere ancora. Ma se il processo negoziale si blocca, o se emergono nuovi attacchi o minacce di chiusura, il mercato potrebbe rimettere premio molto rapidamente perché il posizionamento è diventato più bearish.

L’altro elemento geopolitico è OPEC+. La decisione di aumentare le quote da agosto di altri 188.000 barili al giorno aggiunge un ulteriore elemento bearish al petrolio. Il gruppo sta provando a recuperare quote e ricavi dopo mesi di interruzioni, ma lo sta facendo in un mercato in cui la domanda asiatica non è esplosiva e in cui il prezzo ha già perso molto. Se l’offerta reale aumenta più della domanda, il mercato può continuare a scendere. Se invece una parte degli aumenti resta solo teorica, o se Hormuz si complica, la pressione ribassista sarà più limitata.

La guerra in Iran ha quindi cambiato forma. Non è più il rischio immediato di un blocco totale dello Stretto. È il rischio di una normalizzazione incompleta, con mercato finanziario già posizionato per la pace ma mercato fisico ancora fragile. Questa è una situazione pericolosa perché lascia spazio a movimenti violenti in entrambe le direzioni.

Bias geopolitico per la settimana che inizia: meno rialzista per il petrolio rispetto a maggio, ma ancora non completamente bearish. Se Hormuz continua a recuperare flussi e OPEC+ conferma più offerta reale, il crude può restare sotto pressione. Se invece il MOU mostra crepe, il WTI può tornare rapidamente sopra 72/75. La geopolitica non sta più dominando il prezzo quotidiano come prima, ma resta il principale rischio di sorpresa.

3) Bitcoin: rimbalzo sopra 62.000, ma inversione ancora da dimostrare

Bitcoin si muove nel weekend in area 62.500/63.000 dollari, dopo essere sceso sotto 60.000 durante la settimana e aver toccato minimi in area 57.700/58.000. Il recupero è stato favorito dal dato NFP debole, dal calo delle probabilità di un rialzo Fed a luglio e da un rimbalzo generale degli asset più sensibili alla liquidità.

Il movimento è positivo perché Bitcoin ha riconquistato 60.000 e ha evitato, almeno per ora, una rottura tecnica più pesante. Ma non è ancora sufficiente per parlare di vera inversione. Il quadro resta fragile perché Bitcoin non sta guidando il mercato: lo sta seguendo.

Negli ultimi mesi BTC ha dimostrato di non funzionare come rifugio geopolitico. Durante la fase più acuta della guerra in Iran non è stato comprato come protezione. Quando il dollaro è salito e la Fed è diventata più hawkish, è stato venduto. Quando i NFP hanno ridotto il rischio di rialzo dei tassi, è rimbalzato. Questo comportamento conferma che il mercato lo tratta come asset di liquidità, non come oro digitale in senso stretto.

Ci sono anche fattori specifici negativi. Gli ETF spot hanno visto settimane di deflussi, diversi investitori istituzionali hanno ridotto esposizione, e molta liquidità speculativa si è spostata verso AI, semiconduttori e grandi storie equity. Bitcoin oggi deve competere con altre narrative più forti, e questo spiega perché il rimbalzo è ancora meno convincente rispetto ad alcune fasi passate.

Tecnicamente, il recupero di 60.000 è importante. Ora il livello da superare è 63.000/65.000. Sopra 65.000, il mercato potrebbe ricostruire fiducia e puntare a 68.000/70.000. Sotto 60.000, invece, tornerebbe il rischio di test verso 58.000/55.000. Sotto 55.000, il quadro diventerebbe molto più negativo.

Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-ribassista finché resta sotto 65.000, ma migliorato rispetto alla settimana precedente grazie al recupero di 60.000. Sopra 65.000 il mercato può stabilizzarsi. Sopra 68.000/70.000tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 60.000 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale resta il mix tra dollaro, Fed, Nasdaq e flussi ETF.

4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas

L’energia resta il settore più importante per capire macro, inflazione e Fed. Il petrolio è ormai tornato vicino ai livelli pre-crisi, ma il mercato dei prodotti raffinati resta teso e la curva non racconta ancora una normalizzazione perfetta.

Crude oil: WTI e Brent

WTI agosto in chiusura a 68,69 $/barile.
Brent in chiusura a 71,80 $/barile.

Il petrolio ha chiuso la settimana con una piccola risalita nella seduta di giovedì, ma il quadro settimanale resta debole. I prezzi sono vicini ai livelli precedenti alla fase più acuta della guerra in Iran. Il mercato sta continuando a prezzare il recupero dei flussi attraverso Hormuz, la prosecuzione dei negoziati USA-Iran e l’aumento dell’offerta OPEC+.

Il passaggio sotto 70 dollari sul WTI è molto importante. Significa che il mercato non sta più pagando premio di guerra. Anzi, sta iniziando a ragionare su un possibile eccesso di offerta nella seconda parte dell’anno se Hormuz resta aperto, se l’Iran aumenta le esportazioni, se OPEC+ aggiunge barili e se la domanda cinese resta sotto tono.

La debolezza del petrolio è positiva per la macro. Aiuta il consumatore, riduce il rischio di inflazione energetica, alleggerisce la pressione sulla Fed e migliora il sentiment su settori come trasporti, consumer discretionary e industria. Ma non bisogna confondere petrolio più basso con mercato energetico completamente normalizzato.

I dati EIA mostrano ancora scorte crude basse, con un ulteriore draw nella settimana terminata il 26 giugno. Gli stock commerciali USA sono intorno a 408 milioni di barili, circa 7% sotto la media quinquennale. La produzione USA resta alta, ma le scorte basse indicano che il mercato fisico americano non è in surplus immediato. Cushing ha recuperato leggermente, ma resta vicino a livelli sensibili.

Quindi abbiamo una tensione importante: il prezzo guarda all’offerta futura, mentre gli inventari segnalano che il presente non è ancora abbondante. Se l’offerta futura arriva davvero, il prezzo può restare sotto pressione. Se l’offerta futura viene interrotta da geopolitica o logistica, il prezzo può rimbalzare rapidamente.

Bias Crude oil per la settimana che inizia: ribassista finché il WTI resta sotto 70/72 dollari, ma con rischio di rimbalzi tecnici e geopolitici. Sotto 68 si apre spazio verso 65. Sotto 65 il mercato inizierebbe a prezzare una normalizzazione molto ampia e forse un problema di domanda. Sopra 72/73 il quadro diventerebbe più neutrale. Sopra 75/76 tornerebbe premio geopolitico. Per il Brent, area 72 resta lo spartiacque: sotto 72 pressione ribassista, sopra 75 recupero più credibile.

Spread WTI 1–2

Lo spread WTI 1–2, tra agosto e settembre, resta molto compresso, vicino alla parità o leggermente positivo. Questo è un cambiamento radicale rispetto alla fase di massimo stress di maggio, quando la backwardation era molto ampia e il mercato pagava un forte premio per il barile immediato.

La compressione dello spread indica che il mercato non percepisce più urgenza estrema sul front month. È il segnale più chiaro della normalizzazione finanziaria: gli operatori non stanno più pagando qualsiasi prezzo per avere il barile subito, perché si aspettano più offerta nelle prossime settimane.

Però uno spread piatto non significa che il fisico sia abbondante. Significa che il mercato si aspetta abbondanza futura. La differenza è decisiva. Se Hormuz continua a funzionare e OPEC+ aumenta effettivamente l’offerta, la curva può appiattirsi ancora o entrare in contango. Se invece Cushing torna a scendere o il traffico nel Golfo si complica, lo spread può tornare rapidamente in backwardation.

Bias spread 1–2: neutrale, coerente con un mercato molto meno teso. Un passaggio in contango confermerebbe pressione ribassista e aspettative di maggiore offerta. Un ritorno sopra 1 dollaro sarebbe il primo segnale di fisico meno rilassato. Sopra 2 dollari, il mercato inizierebbe a smentire la narrativa di piena normalizzazione.

Crack spread 3-2-1

Il crack spread 3-2-1 resta molto elevato, in area 58/60 dollari al barile, nonostante il crude sia sceso sotto 70. Questo è il dato più importante della sezione energia.

Con RBOB agosto intorno a 2,95 $/gallone e ULSD/heating oil agosto intorno a 3,25 $/gallone, il mercato dei prodotti raffinati resta caro rispetto al crude. Il WTI può anche scendere, ma se benzina e diesel non scendono nella stessa misura, il beneficio per il consumatore e per l’inflazione resta parziale.

Questo è il motivo per cui il mercato non può dichiarare chiusa la questione inflazione. La Fed non guarda solo il prezzo del barile. Guarda benzina, diesel, trasporti, logistica, margini, PPI e aspettative. Un crack vicino a 60 dollari dice che la filiera raffinati è ancora sotto tensione.

La driving season americana è in corso e la domanda di benzina resta un punto chiave. Gli ultimi dati hanno mostrato un draw di benzina e una domanda sopra 9 milioni di barili al giorno. Se la domanda resta sostenuta e le scorte non si ricostruiscono, i crack possono restare alti anche con crude debole. Questa è la vera anomalia del momento: il mercato del crude sta prezzando pace e offerta; il mercato dei prodotti continua a prezzare scarsità relativa.

Bias crack spread: ancora costruttivo sopra 50 dollari. Sotto 45 avremmo un primo segnale di normalizzazione dei raffinati. Sotto 40 il mercato potrebbe dire che anche l’impatto inflazionistico sta rientrando. Sopra 60, invece, la filiera resterebbe chiaramente inflazionistica e favorevole ai margini di raffinazione. Per ora il crack resta il principale motivo per non diventare troppo ottimisti sull’inflazione.

Natural Gas

Natural Gas agosto chiude in area 3,19/3,20 $/MMBtu, in leggero calo dopo il dato storage. Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 87 Bcf, portando gli stoccaggi a 2.922 Bcf, circa 175 Bcf sopra la media quinquennale. Il dato è stato superiore alle attese e quindi leggermente bearish.

Il gas resta in una fase molto diversa dal petrolio. Qui la geopolitica conta meno. Contano storage, meteo, produzione e LNG. Gli stoccaggi sono comodi, e questo limita il potenziale rialzista. Tuttavia, il mercato non è crollato perché il caldo di breve periodo sostiene il power burn e perché la domanda LNG resta un supporto di medio periodo.

Il punto è che sopra 3,20/3,30 il gas ha bisogno di conferme continue. Serve caldo persistente, serve domanda elettrica forte, servono iniezioni più leggere, e serve che l’export LNG resti solido. Se invece le temperature si normalizzano e gli stoccaggi continuano a salire sopra media, i venditori tornano rapidamente.

Il gas resta quindi un mercato di meteo più che di macro. Può salire anche con crude debole se il caldo è forte. Può scendere anche con energia globale sostenuta se lo storage resta comodo.

Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale con leggera inclinazione ribassista sotto 3,25/3,30. Sopra 3,35 il mercato può tentare un recupero verso 3,50. Sotto 3,10/3,00 il quadro tornerebbe più fragile. Il driver principale sarà il meteo: caldo persistente uguale supporto; revisioni più miti uguale rischio di nuova pressione.

5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle

Il comparto agricolo ha ricevuto due elementi importanti: il report USDA Acreage/Grain Stocks del 30 giugno e l’avanzamento della stagione meteo estiva. La reazione dei prezzi è stata selettiva. Corn e soybeans hanno tenuto meglio dopo settimane difficili, mentre il wheat ha recuperato grazie alla minore superficie e al problema persistente sul winter wheat. Il quadro resta comunque condizionato da dollaro forte, crude più debole e meteo ancora non abbastanza problematico per mais e soia.

Corn

Corn settembre chiude a 423-0, cioè circa 4,23 $/bushel. Il mais ha chiuso la settimana sostanzialmente stabile, con un leggero recupero rispetto ai minimi precedenti.

Il report USDA ha dato un quadro misto. Gli acri di corn sono stati stimati a 95,3 milioni, sostanzialmente invariati rispetto alle intenzioni di marzo e leggermente sopra alcune attese di mercato. Questo è un elemento moderatamente bearish, perché conferma una superficie ampia. Allo stesso tempo, gli stocks trimestrali non hanno creato un nuovo shock ribassista, quindi il mercato ha evitato una nuova accelerazione sotto area 4,10/4,00.

Il vero tema ora è il meteo. Il mais è in buone condizioni relative, con rating intorno al 67% good/excellent. Non è un livello eccezionale, ma è sufficiente a non giustificare un premio meteo importante. La fase critica della pollination si avvicina, e da qui in poi ogni cambiamento nelle mappe di caldo e pioggia può pesare molto di più.

Il petrolio più basso resta un limite. Con WTI sotto 70, la narrativa etanolo perde forza. Questo non distrugge la domanda di etanolo, ma riduce il supporto macro. Il dollaro sopra 100 è un altro problema perché rende il mais USA meno competitivo rispetto alla concorrenza sudamericana.

Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale sotto 4,30, ma meno fragile rispetto alla settimana precedente. Sopra 4,30/4,35 il mercato potrebbe provare un recupero verso 4,40/4,45. Sotto 4,15/4,10 tornerebbe rischio di test di 4,00. Il driver principale sarà il meteo di luglio. Senza stress su pollination, il mais resterà difficile da comprare aggressivamente.

Wheat

Wheat Chicago settembre chiude a 599-6, cioè circa 6,00 $/bushel. Il grano è stato uno dei mercati agricoli più interessanti della settimana.

Il report USDA ha stimato la superficie totale a wheat a 42,7 milioni di acri, in calo del 6% rispetto al 2025. Questo è un dato importante perché conferma che il wheat ha una storia di offerta più stretta rispetto a corn e soybeans. La produzione winter wheat resta sotto pressione, e le condizioni del raccolto sono ancora molto deboli: il winter wheat è intorno al 26% good/excellent, con una quota molto alta in poor/very poor.

La harvest procede rapidamente, con circa 48% raccolto, sopra la media quinquennale. Questo significa che nelle prossime settimane avremo conferme più precise sulle rese reali. Se i dati di campo confermano i danni da siccità nelle Plains, il wheat può continuare a ricevere premio. Se invece la harvest risulta meno negativa del previsto, parte del premio potrebbe uscire.

Il dollaro forte resta un problema perché pesa sulla competitività export USA. Però il wheat ha una storia fondamentale migliore rispetto a mais e soia. Gli stocks sono più alti rispetto all’anno precedente, ma la produzione nuova è vulnerabile e la superficie è in calo. Questo mantiene il mercato più sensibile ai rialzi.

Bias Wheat per la settimana che inizia: moderatamente costruttivo sopra 5,90/6,00. Sopra 6,10/6,20 il mercato può puntare a 6,35/6,40. Sotto 5,85 tornerebbe una lettura più neutrale. Sotto 5,75 il quadro diventerebbe fragile. Tra i grains resta quello con la storia fondamentale più interessante.

Soybeans

Soybeans agosto chiude a 1136-2, cioè circa 11,36 $/bushel. La soia ha chiuso la settimana con un tono leggermente migliore rispetto alle settimane precedenti, ma resta ancora sotto resistenze importanti.

Il report USDA ha stimato gli acri di soia a 85,4 milioni, in aumento del 5% rispetto al 2025. Questo non è un dato bullish. Conferma che la superficie è ampia e che, con condizioni meteo normali, l’offerta può restare comoda. Tuttavia, il numero non è stato abbastanza negativo da generare una nuova vendita aggressiva, anche perché il mercato aveva già scontato una parte della maggiore superficie.

Il problema principale della soia resta la domanda. La Cina continua a essere il catalizzatore mancante. Ci sono segnali di interesse per cargo USA nel quarto trimestre, ma non ancora abbastanza acquisti concreti da cambiare la narrativa. Il Brasile resta competitivo e limita il potenziale rialzista.

Il soybean oil ha ricevuto supporto intermittente dal tema biofuel, ma il crude sotto 70 riduce la forza di questa narrativa. Il meal resta stabile ma non abbastanza forte da trascinare i beans. Anche qui il driver decisivo diventa il meteo: la fase più importante per la soia arriverà più avanti, soprattutto ad agosto, quindi il mercato può restare laterale ancora per un po’.

Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale sotto 11,50/11,60. Sopra 11,60 il quadro migliorerebbe e si aprirebbe spazio verso 11,80/12,00. Sotto 11,20/11,10 tornerebbe pressione ribassista. Serve domanda cinese reale o peggioramento meteo per cambiare davvero il trend. Senza uno dei due, la soia resta laterale-fragile.

Lean Hogs

Lean Hogs agosto chiude a 98,750, in forte recupero nella seduta di giovedì. Il mercato degli hogs ha mostrato finalmente un tono più costruttivo dopo settimane difficili.

Il supporto arriva da tre elementi. Il primo è la stagionalità: l’estate può aiutare il consumo di pork, soprattutto se il cutout resta sostenuto. Il secondo è il cash, che ha dato segnali più stabili. Il terzo è il posizionamento: dopo una fase di debolezza, il mercato era abbastanza scarico da permettere un rimbalzo.

Tuttavia, non bisogna ancora parlare di inversione strutturale. L’offerta resta abbondante, lo slaughter non è particolarmente leggero e il consumatore americano resta sotto pressione. Anche se il petrolio più basso aiuta il reddito disponibile, il beneficio non è immediato. Il mercato ha bisogno di conferme dal cash e dal pork cutout.

La chiusura vicino a 99 è interessante perché riporta il contratto vicino alla soglia psicologica di 100. Sopra 100, il mercato potrebbe attirare nuovi acquisti. Ma se non arriva conferma fisica, il rimbalzo rischia di essere venduto.

Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 96/97. Sopra 100 il quadro migliorerebbe molto. Sopra 102 potrebbe partire un nuovo movimento rialzista. Sotto 95 il rimbalzo perderebbe forza. Gli hogs stanno migliorando, ma serve conferma dal cash.

Live Cattle

Live Cattle agosto chiude a 239,22, in calo di 2,60 nella seduta di giovedì e in perdita sulla settimana. Il cattle resta strutturalmente forte, ma il breve periodo è diventato più fragile.

Il mercato fisico resta elevato, con cash trade intorno a 255/256 live e dressed trade intorno a 403 nel Nord. Questi livelli confermano che l’offerta resta limitata e che la struttura di fondo non è diventata bearish. Tuttavia, i futures hanno iniziato a correggere perché il mercato era molto caro, i boxed beef values hanno mostrato debolezza e i feeder cattle sono scesi con forza.

Questo è un passaggio importante. Il cattle non ha perso la storia strutturale di scarsità, ma ha perso momentum. Quando i prezzi sono così alti, basta un indebolimento del beef wholesale o qualche presa di profitto dei fondi per generare correzioni ampie. Inoltre, il consumatore resta un rischio: prezzi retail elevati possono iniziare a pesare sulla domanda, soprattutto se il sentiment resta fragile.

Il tema sanitario e logistico legato al confine con il Messico e allo screwworm resta un fattore di volatilità. Può sostenere il mercato se limita l’offerta, ma può anche creare distorsioni difficili da prezzare.

Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale-ribassista nel breve, ancora costruttivo nel medio periodo. Sotto 240 il contratto agosto resta vulnerabile. Area 236/238 è il primo supporto importante. Sopra 242/245 il quadro migliorerebbe. Sopra 248/250 tornerebbe momentum. La struttura fondamentale resta forte, ma il prezzo sta correggendo gli eccessi.

6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao

Le soft commodities hanno avuto una settimana interessante e selettiva. Lo zucchero ha continuato a recuperare rispetto ai minimi, ma resta frenato dal petrolio debole. Il caffè ha toccato nuovi massimi relativi prima di correggere per prese di profitto. Il cacao resta sopra area 5.000, ma la volatilità continua a essere molto elevata.

Zucchero

Sugar #11 ottobre chiude a 14,85 cent/lb. Lo zucchero ha recuperato molto rispetto ai minimi di giugno, ma ha chiuso giovedì in calo, penalizzato dalla debolezza del crude e da prese di profitto dopo il rally.

Il mercato resta diviso tra due forze opposte. Da una parte, il petrolio sotto 70 è bearish, perché riduce l’incentivo a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo. Se l’etanolo diventa meno attraente, più canna può essere destinata allo zucchero, aumentando l’offerta potenziale. Da questo punto di vista, il calo del WTI è un freno importante.

Dall’altra parte, il mercato continua a guardare il monsone indiano e la produzione asiatica. Le piogge sono migliorate rispetto alla fase iniziale, ma restano irregolari in alcune aree. L’India è centrale per il bilancio globale dello zucchero, e qualsiasi rischio meteo può generare rapidamente premio.

Il recupero sopra 14,50 è positivo. Ma per parlare di vera inversione serve il superamento di 15,00/15,20. Sotto 14,50 il mercato tornerebbe più vulnerabile.

Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 14,50, ma con resistenza importante a 15,00/15,20. Sopra 15,20 il quadro migliorerebbe e potrebbe aprirsi spazio verso 15,50/15,70. Sotto 14,50 tornerebbe pressione verso 14,00/13,80. Il driver principale sarà il mix tra monsone indiano e petrolio.

Caffè

Caffè arabica settembre chiude a 301,20 cent/lb, in calo nella seduta di giovedì dopo aver toccato nuovi massimi relativi. Il coffee è stato uno dei mercati più forti delle soft nelle ultime settimane, grazie a ritardi nel raccolto brasiliano, rischio qualità e ricoperture short.

Il rimbalzo è stato molto forte. Le piogge in Brasile hanno rallentato la raccolta e aumentato le preoccupazioni sulla qualità dell’arabica. Inoltre, il mercato resta sensibile al rischio freddo nella stagione invernale brasiliana. Anche il robusta resta supportato da incertezze sull’offerta asiatica, anche se la dinamica dell’arabica è stata più evidente.

La correzione di giovedì non cambia ancora la struttura. Dopo un rally così rapido, prese di profitto prima del weekend lungo erano normali. Il punto ora è capire se area 300 diventa supporto o se il mercato torna sotto. Sopra 300, il coffee resta forte. Sotto 290/285, il rimbalzo perderebbe forza.

Il dollaro forte è un ostacolo, e il real brasiliano va monitorato. Se il real si indebolisce, i produttori brasiliani hanno più incentivo a vendere. Ma per ora il mercato sta dando più peso al meteo e alla qualità che al cambio.

Bias Caffè per la settimana che inizia: costruttivo sopra 295/300. Sopra 310/315 il mercato può puntare a 325/330. Sotto 290 tornerebbe rischio di correzione verso 280/275. Il driver principale resta il Brasile: raccolta, qualità e rischio freddo.

Cacao

Cacao settembre New York chiude a 5.036 $/ton circa, sopra la soglia psicologica dei 5.000 ma in calo nella seduta di giovedì. Il cacao resta uno dei mercati più volatili dell’intero complesso commodity.

Dopo il forte recupero di giugno, il mercato sta cercando un nuovo equilibrio. La fase di panico rialzista estremo dei mesi passati è lontana, ma non siamo nemmeno in un mercato abbondante. Africa occidentale, qualità del raccolto, malattie delle piante, piogge e logistica restano rischi reali. Allo stesso tempo, la domanda industriale è stata razionata dai prezzi elevati e gli utilizzatori sono molto più prudenti negli acquisti.

La zona 5.000 è ora il livello da osservare. Sopra 5.000, il mercato può provare a consolidare e ricostruire una base. Sotto 5.000, soprattutto con chiusure sotto 4.900, tornerebbe il rischio di liquidazione verso 4.700/4.600.

Il cacao resta un mercato da trattare con molta prudenza. I fondamentali non sono più estremamente bullish come nella fase di scarsità acuta, ma l’offerta resta fragile e la volatilità è ancora molto alta. Anche dentro un quadro laterale, i movimenti possono essere violenti.

Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale sopra 5.000, ma fragile sotto 5.000. Sopra 5.200/5.300 il quadro migliorerebbe. Sotto 4.900 tornerebbe pressione. Il mercato resta in fase di consolidamento dopo il rally: non più panico rialzista, ma nemmeno normalità piena.

7) Metalli: Oro, Argento, Rame

I metalli hanno avuto una settimana molto importante. Oro e argento hanno beneficiato del dato NFP debole, del calo delle aspettative di rialzo Fed e di un dollaro meno aggressivo nella parte finale della settimana. Il rame, invece, resta più legato a dollaro, Cina, AI infrastructure e ciclo industriale.

Oro

Oro agosto chiude in area 4.132/4.188 $/oz, a seconda del riferimento di settlement e continuous contract, con un recupero importante nella parte finale della settimana. Il metallo giallo ha rimbalzato dopo aver difeso l’area psicologica dei 4.000 dollari, che resta il supporto più importante del momento.

Il comportamento dell’oro è stato molto chiaro. Quando il mercato temeva una Fed più hawkish e un dollaro più forte, l’oro è sceso sotto pressione. Quando i NFP hanno ridotto la probabilità di un rialzo immediato, il metallo ha recuperato. Questo conferma che il driver di breve non è la geopolitica pura, ma il rapporto tra tassi reali, dollaro e aspettative Fed.

La storia di medio periodo resta favorevole: banche centrali, deficit fiscali, instabilità geopolitica, diversificazione valutaria e sfiducia verso il debito sovrano. Ma il breve periodo resta tecnico. L’oro deve dimostrare di poter recuperare stabilmente 4.150/4.200. Sopra 4.200, il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350, il mercato tornerebbe molto più costruttivo. Sotto 4.000, invece, il rischio di una nuova gamba ribassista verso 3.900/3.850 resterebbe elevato.

Il dato NFP ha dato una mano, ma non basta. La prossima conferma dovrà arrivare da dollaro e rendimenti. Se il 10Y resta sotto 4,40/4,45 e il DXY scende sotto 100, l’oro può costruire una base. Se invece dollaro e rendimenti tornano a salire, il rimbalzo rischia di essere venduto.

Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4.100/4.150. Sopra 4.200 il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350 tornerebbe una vera impostazione rialzista. Sotto 4.000 il mercato tornerebbe fragile. L’oro resta interessante, ma deve confermare il recupero.

Argento

Argento settembre chiude in area 62,80 $/oz, con un forte rimbalzo nella parte finale della settimana. Dopo una lunga fase di debolezza, il metallo bianco ha finalmente trovato supporto da tre fattori: NFP debole, calo delle aspettative di rialzo Fed e ricopertura tecnica dopo una discesa molto violenta.

L’argento resta più volatile dell’oro. Questo significa che può rimbalzare più forte, ma anche perdere supporti più rapidamente. Il recupero sopra 60 è importante. La zona 60/62 può diventare base se il dollaro continua a indebolirsi. Sopra 65, il quadro migliorerebbe molto. Sopra 68/70, l’argento tornerebbe in una struttura più chiaramente rialzista.

Il medio periodo resta interessante: solare, elettrificazione, deficit fisico, domanda industriale e metalli preziosi. Però il breve resta dominato da tassi e dollaro. Se il 10Y risale sopra 4,50 e il dollaro torna forte, l’argento rischia di vendere di nuovo. Se invece oro e rame tengono, l’argento può continuare a recuperare.

Bias Argento per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 60/62. Sopra 65 il quadro migliorerebbe. Sopra 68/70 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 60 il rimbalzo perderebbe credibilità e sotto 58 tornerebbe rischio ribassista. L’argento ha più potenziale dell’oro, ma anche più rischio.

Rame

Rame settembre chiude in area 6,22 $/lb, in recupero nella parte finale della settimana ma ancora sotto i livelli più forti di giugno. Il rame resta il metallo con la storia strutturale più solida, ma anche con molte interferenze macro.

La narrativa di lungo periodo non è cambiata: elettrificazione, reti, AI infrastructure, data center, transizione energetica, difesa e vincoli di offerta continuano a sostenere il rame. La domanda di elettricità e infrastrutture legata all’AI resta un tema enorme, e il rame ne è uno dei beneficiari naturali.

Il problema è il breve periodo. Il dollaro sopra 100 pesa. La Cina non dà ancora segnali di domanda abbastanza forte da giustificare un nuovo rally lineare. Il selloff dei semiconduttori può pesare indirettamente sulla narrativa AI infrastructure. Inoltre, il petrolio più basso riduce il tono generale del complesso commodity.

Tecnicamente, area 6,15/6,20 resta decisiva. Finché il rame resta sopra questa zona, il quadro non è compromesso. Sopra 6,35/6,40 il mercato tornerebbe più stabile. Sopra 6,50/6,60 ripartirebbe il momentum rialzista. Sotto 6,15, invece, il rischio sarebbe un test di 6,00.

Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo nel medio periodo, neutrale nel breve. Sopra 6,35/6,40 il quadro migliorerebbe. Sopra 6,50 tornerebbe forza. Sotto 6,15/6,20 il mercato diventerebbe fragile. Il rame resta strutturalmente il metallo migliore, ma nel breve ha bisogno di dollaro più debole, Cina più convincente e stabilizzazione dei semiconduttori.

La bussola della settimana

La settimana che inizia lunedì 6 luglio sarà dominata da sei interruttori.

Il primo è la Fed. Il dato NFP ha tolto pressione per un rialzo immediato, ma non ha riaperto una vera narrativa dovish. La Fed può aspettare, ma non può ancora tagliare. Il mercato dovrà capire se il rallentamento del lavoro è sufficiente a congelare i rialzi anche a settembre.

Il secondo è Hormuz. Il mercato ha già prezzato una forte normalizzazione. Ora servono conferme fisiche: traffico stabile, assicurazioni in calo, noli più normali, export regionali in aumento e nessun nuovo incidente. Se arrivano, il crude resta debole. Se mancano, il premio geopolitico può tornare rapidamente.

Il terzo è OPEC+. Il nuovo aumento di quote da agosto aggiunge pressione ribassista al petrolio, ma il mercato dovrà verificare quanta offerta reale arriverà. Se i barili arrivano davvero e la domanda resta debole, il WTI può testare 65. Se l’aumento resta teorico o la geopolitica peggiora, il ribasso si ferma.

Il quarto è il crack spread. Il WTI sotto 70 è una buona notizia, ma crack vicino a 60 dollari significa che benzina e diesel restano cari. La vera disinflazione energetica arriverà solo se i prodotti raffinati seguiranno il crude. Per ora il mercato dei raffinati è ancora il punto più inflazionistico dell’energia.

Il quinto è la tecnologia. Il Dow è a record, l’S&P tiene, ma il Nasdaq soffre se i semiconduttori vendono. Il mercato deve capire se la correzione dei chip è solo presa di profitto o l’inizio di una rotazione più ampia fuori dal trade AI. La risposta condizionerà tutto il risk-on.

Il sesto è il dollaro. DXY sopra 100 resta un freno per commodity e Bitcoin. Sotto 100, oro, argento, rame, softs e crypto potrebbero respirare. Sopra 101, invece, il recupero delle commodity rischia di restare limitato.

Il quadro generale è quindi migliorato rispetto alla fase più fragile di giugno, ma non è ancora sereno. Il petrolio è molto più basso, ma i raffinati restano cari. I grains hanno assorbito il report USDA senza shock, ma ora entrano nella fase meteo decisiva. Le carni sono divergenti: hogs in miglioramento, cattle in correzione dopo eccessi. Le softs restano molto selettive: sugar sostenuto dal meteo ma frenato dal crude, coffee forte ma volatile, cocoa sopra 5.000 ma fragile. Oro e argento stanno provando a costruire una base. Il rame resta strutturalmente positivo, ma sensibile a dollaro e Cina. Bitcoin ha recuperato 60.000, ma deve superare 65.000 per dimostrare che il rimbalzo non è solo tecnico.

La parola chiave della settimana è verifica. Il mercato ha ricevuto sollievo dai NFP, dal petrolio più basso e dal rimbalzo dei metalli. Ora deve verificare se questi segnali sono sostenibili. Se sì, il risk-on può continuare in modo selettivo. Se no, la fragilità può tornare rapidamente, soprattutto su Nasdaq, Bitcoin, oro, argento e petrolio.


Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

07/06

Mon

9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 

3:00 PM CDT - Crop Progress


07/07

Tue

7:30 AM CDT - Trade Balance 

11:00 AM CDT - EIA Short Term Energy Outlook 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks


07/08

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:00 AM CDT - Wholesale Inventories 

9:30 AM CDT - EIA Energy Stocks 

2:00 PM CDT - Consumer Credit 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales


07/09

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

9:00 AM CDT - Existing Home Sales 

9:30 AM CDT - EIA Gas Storage 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Jul Cotton(NYM)

07/10

Fri

11:00 AM CDT - WASDE Report & Crop Production

LT: Jul 3-Mo SOFR Options(CME) 

Aug Cocoa Options(ICE) 

Aug Coffee Options(ICE)

07/13

Mon

1:00 PM CDT - Treasury Budget 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: Jul Currencies(CME) 

Jul Orange Juice(ICE)

07/14

Tue

7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 

2:00 PM CDT - Net Long-Term TIC Flows 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: Jul 3-Mo SOFR(CME) 

Jul Canadian Dollar(CME) 

Jul Canola(CBT) 

Jul Wheat(CBT) 

Jul Corn(CBT) 

Jul Oats(CBT) 

Jul Rough Rice(CBT) 

Jul Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT)

07/15

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 

7:30 AM CDT - Empire State Manufacturing 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

11:00 AM CDT - NOPA Crush 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales

LT: Jul Lean Hogs(CME) 

Jul Lumber(CME) 

Jul Lean Hogs Options(CME) 

Aug Palladium/Platinum Options(NYM) 

Aug Sugar-11 Options(ICE)

07/16

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Philadelphia Fed Index 

9:00 AM CDT - NAHB Housing Market Index 

9:00 AM CDT - Pending Home Sales 

9:30 AM CDT - EIA Gas Storage 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Jul Cocoa(ICE) 

Aug Crude Lt Options(NYM)

07/17

Fri

7:30 AM CDT - Housing Starts & Building Permits 

7:30 AM CDT - Export & Import Prices 

7:30 AM CDT - Export Ex-Ag & Import Ex-Oil Prices 

8:15 AM CDT - Capacity Util & Industrial Prod 

9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim

LT: Aug Orange Juice Options(ICE)

FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade



Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500:  Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026


QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)


Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   :  Long USO 


Brent:  Comprate Call su BNO   

Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027


Long CNQ (Canadian Natural Resources  NYSE)  @45.47 



Natural Gas: Comprato AR  (Antero Resources) a 33.50





Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:   






Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:


Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro: 

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



Potrebbero interessarti anche...
Commodity Report numero 505 del 2 febbraio 2026
Commodity Report
Giancarlo Dall'Aglio 01/02/2026 17:23:32
Principali dat macro ed eventi della settimanaDateReportsExpiration & Notice Dates02/02Mon9:00 AM ... leggi tutto
Commodity Report numero 502 del 12 gennaio 2026
Commodity Report
Giancarlo Dall'Aglio 12/01/2026 09:05:01
Settimana di risk-on controllato a Wall Street: il future E-mini S&P 500 marzo ha archiviato ... leggi tutto
Commodity Report numero 501 del 5 gennaio 2026
Commodity Report
Giancarlo Dall'Aglio 04/01/2026 17:21:12
Principali dat macro ed eventi della settimanaDateReportsExpiration & Notice Dates01/05Mon9:00 AM ... leggi tutto
Abbonamenti
per i segnali operativi
Commodity Report
Rispetto a chi fornisce i soliti "segnali di trading", CommoditiesTrading è l'unica ad offrirti un servizio unico e molto vantaggioso: IL COMMODITY ... leggi tutto

Questo sito non costituisce un’offerta o un impegno o un consiglio od una raccomandazione per l’acquisto di valori mobiliari. Le informazioni contenute in questo sito sono puramente indicative. In nessun caso COMMODITIES TRADING è responsabile dei danni che possono derivare dall’uso delle informazioni contenute in questo sito.

Le performance passate hanno molte limitazioni. Nessuna informazione nel sito vuol fare intendere che in futuro si potranno ottenere gli stessi profitti o perdite potenziali. Risultati completamente differenti da quelli presentati possono derivare ad esempio da modifiche strutturali del mercato, movimenti puntuali esplosivi e incontrollati del mercato, errori di sovradattamento del sistema ai dati. Le performance passate non sono indicazione né garanzia di performance future.

Il trading nei Futures è un’attività di investimento ad alto rischio per la quale è possibile perdere anche più del capitale depositato sul conto di trading. Entrando in questo sito si conferma di essere consapevoli dei rischi associati all’investimento in Futures.

La legge di riferimento per le informazioni contenute in questo sito è quella italiana. Eventuali persone che intendono utilizzare i nostri software dovranno verificare in autonomia e sotto la propria responsabilità le norme locali.
Tutti i diritti sono riservati © COMMODITIESTRADING - Aggiorna le preferenze cookies
Sito web realizzato da NapoliWeb S.r.l. | Web Agency Napoli