La settimana che si è chiusa venerdì 26 giugno ha dato un messaggio molto diverso rispetto a quello che il mercato sembrava voler prezzare sette giorni prima. Il MOU tra Stati Uniti e Iran aveva spinto gli operatori a togliere in modo aggressivo il premio di guerra dal petrolio, ma il weekend ha ricordato che una firma diplomatica non basta a normalizzare un chokepoint come Hormuz. Il prezzo del crude ha chiuso venerdì su livelli ormai inferiori a quelli precedenti alla fase più acuta della crisi, ma la situazione geopolitica è tornata fragile già nelle ore successive.
Questo è il punto centrale del report: il mercato finanziario ha già prezzato una normalizzazione molto ampia; il mercato fisico e la geopolitica non l’hanno ancora confermata del tutto.
Durante la settimana il petrolio è crollato. Il WTI agosto ha chiuso a 69,23 dollari, mentre il Brent agosto ha chiuso a 71,99 dollari. È un movimento enorme se pensiamo che solo poche settimane fa il mercato ragionava su WTI sopra 90 e Brent sopra 95/100. Il ribasso è stato guidato da tre fattori: maggiore traffico attraverso Hormuz, ripresa dei carichi sauditi da Ras Tanura e aspettativa che il MOU USA-Iran apra la strada a un aumento dell’offerta regionale. In altre parole, il mercato ha iniziato a ragionare non più sulla scarsità immediata di barili, ma sul rischio opposto: troppi barili che tornano sul mercato mentre la domanda cinese resta poco brillante.
Ma il weekend ha complicato tutto. Ci sono stati nuovi attacchi, accuse incrociate tra Stati Uniti e Iran, un cargo colpito vicino all’Oman, passaggi navali ancora molto limitati e tensioni su basi americane nella regione. Il traffico non è completamente bloccato, ma non è nemmeno normale. Il MOU non è morto, ma non è più sufficiente da solo a garantire tranquillità. La settimana che inizia sarà quindi una verifica fisica e militare, non soltanto diplomatica.
Sul fronte macro, il mercato ha ricevuto un dato PCE molto importante. L’inflazione headline PCE di maggio è salita al 4,1% annuo, mentre il core PCE è salito al 3,4% annuo. È il dato preferito dalla Fed, e conferma che l’inflazione resta troppo alta. Tuttavia, poiché il dato era in linea con le attese e il petrolio è sceso in modo violento, il mercato ha reagito in modo meno negativo di quanto avrebbe potuto. Il ragionamento è stato: se l’energia continua a correggere, la pressione inflazionistica dei prossimi mesi può diminuire.
Il problema è che la Fed non può ancora fidarsi. Il consumatore americano resta resiliente, la spesa personale è cresciuta, le richieste di sussidio sono scese, il mercato del lavoro non mostra ancora un deterioramento serio e il dollaro resta forte. Quindi l’equazione macro resta complicata: il petrolio più basso aiuta, ma non cancella un PCE sopra il 4% e un core PCE ben lontano dal 2%.
L’azionario ha chiuso una settimana negativa, soprattutto a causa del selloff tecnologico e dei semiconduttori. Il Nasdaq ha perso molto più dell’S&P 500, segnalando che la narrativa AI resta potente ma molto affollata. Quando emergono dubbi su costi, margini, prezzo dell’hardware, spesa in capex e sostenibilità delle valutazioni, la correzione può essere rapida. Il mercato non ha venduto tutto: il Dow ha tenuto meglio, le small caps hanno mostrato qualche rotazione, ma la leadership growth/AI ha subito un colpo.
La settimana che inizia lunedì 29 giugno sarà particolarmente importante perché avrà tre catalizzatori: verifica del MOU/Hormuz, rapporto USDA Acreage e Grain Stocks del 30 giugno, e dati macro USA culminanti con il report sul lavoro di giugno, anticipato a giovedì 2 luglio per la chiusura dei mercati USA venerdì 3 luglio in osservanza dell’Independence Day. Sarà quindi una settimana corta ma molto densa.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un azionario americano sotto pressione, ma non in panico. S&P 500 cash in chiusura a 7.354,02, in calo dello 0,05% nella seduta di venerdì. Nasdaq Composite a 25.297,62, in calo dello 0,24%. Dow Jones Industrial Average a 51.876,11, in calo dello 0,09%. Su base settimanale, però, la divergenza è molto più evidente: l’S&P 500 ha perso circa il 2%, il Nasdaq circa il 4,6%, mentre il Dow ha guadagnato circa lo 0,6%.
Questo ci dice che non siamo davanti a una liquidazione generalizzata dell’azionario. Siamo davanti a una correzione concentrata sulla tecnologia e sui semiconduttori. Il mercato ha iniziato a mettere in discussione la parte più affollata del trade AI, non l’intero ciclo economico. Il fatto che il Dow abbia tenuto meglio indica una rotazione parziale verso comparti più difensivi o meno esposti alla duration azionaria.
Sul fronte futures, S&P 500 E-mini settembre ha chiuso a 7.401,75, mentre Nasdaq 100 E-mini settembre ha chiuso a 29.368,25. Il Nasdaq future è il livello più importante da monitorare nella prossima settimana: dopo il rifiuto di area 30.000/30.500, il mercato deve difendere area 29.000/29.200. Una rottura chiara di questa zona aprirebbe spazio a una correzione più ampia della leadership tecnologica. Al contrario, un recupero sopra 29.800/30.000 ridarebbe fiducia al comparto.
Il VIX ha chiuso a 18,41. È un livello interessante perché non segnala panico, ma nemmeno tranquillità. Il VIX è sotto 20, quindi il mercato non sta prezzando uno stress sistemico. Però resta ben sopra i livelli di compiacenza visti in alcune fasi precedenti. In pratica, il mercato sta dicendo: non sono in emergenza, ma voglio ancora copertura. Questo è coerente con un ambiente in cui la geopolitica può cambiare durante il weekend e in cui la Fed resta restrittiva.
Il Treasury 10Y ha chiuso in area 4,38%, mentre il 2Y si è mosso intorno a 4,10%. Il rientro del decennale sotto 4,40% ha aiutato a limitare il danno sull’azionario e ha permesso a oro e argento di rimbalzare nella parte finale della settimana. Ma il livello dei tassi resta ancora elevato in termini assoluti. Non siamo in una fase di condizioni finanziarie facili. Siamo in una fase in cui il mercato spera che il petrolio più basso riduca la necessità di ulteriori rialzi Fed.
Il Dollar Index ha chiuso intorno a 101,35, quindi ben sopra la soglia psicologica di 100 e sui livelli più alti dell’ultimo anno. EUR/USD resta debole, in area 1,138/1,14. Questo è uno dei principali freni per le commodity. Un dollaro così forte pesa su metalli, softs, grains, Bitcoin e mercati emergenti. La ragione è chiara: il mercato continua a credere che la Fed americana sarà più restrittiva delle altre banche centrali, o comunque meno disponibile a tagliare rispetto alle aspettative di inizio anno.
Il dato macro più importante della settimana è stato il PCE di maggio. L’indice headline è salito al 4,1% annuo, dal 3,8% precedente. Il core PCE è salito al 3,4% annuo, dal 3,3% precedente. Su base mensile, il PCE è salito dello 0,4% e il core dello 0,3%. Sono numeri ancora troppo alti per la Fed. Il fatto che siano stati in linea con le attese ha evitato una reazione peggiore, ma non cambia la sostanza: l’inflazione è ancora lontana dal target.
La parte più importante, però, è la composizione. L’energia ha avuto un peso determinante nella spinta del dato di maggio. Questo significa che il crollo del petrolio di giugno, se confermato, potrebbe portare sollievo nei dati successivi. Ma la Fed guarderà soprattutto al core e ai servizi. Se il calo dell’energia resta confinato al prezzo del crude e non si trasmette a benzina, diesel, trasporti e aspettative, il beneficio sarà parziale.
Anche la spesa personale è stata forte. Consumi e redditi sono cresciuti più delle attese, segnalando che il consumatore americano non è ancora rotto. Questo è positivo per la crescita, ma complica la vita alla Fed. Una domanda ancora solida rende più difficile un rapido ritorno dell’inflazione al 2%.
Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 215.000, confermando che il mercato del lavoro resta resiliente. La fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è migliorata a 49,5, ma resta molto bassa in termini assoluti. La buona notizia è che le aspettative d’inflazione si sono leggermente raffreddate; la cattiva notizia è che il livello di fiducia resta coerente con un consumatore preoccupato dal costo della vita.
Bias macro per la settimana che inizia: prudente e selettivo. L’S&P 500 deve difendere 7.300/7.350 per evitare una correzione più profonda. Sopra 7.450/7.500 il quadro migliorerebbe. Il Nasdaq resta il punto debole: sotto 29.000 sui futures aumenterebbe il rischio di estensione ribassista, mentre sopra 30.000 tornerebbe una lettura più costruttiva. Il 10Y sotto 4,40% aiuta il mercato; sopra 4,50% tornerebbe pressione su tecnologia, oro, argento e Bitcoin. Il dollaro sopra 101resta un vento contrario importante. La settimana sarà dominata dal report sul lavoro di giovedì: un dato troppo forte riaprirebbe il rischio Fed hawkish; un dato troppo debole alimenterebbe timori di rallentamento. Il mercato ha bisogno di una via stretta: lavoro non troppo forte, inflazione in raffreddamento e petrolio stabile.
2) Geopolitica: MOU USA-Iran, Hormuz e rischio di falsa normalizzazione
La geopolitica è stata ancora il principale driver del mercato energetico. La settimana precedente il MOU USA-Iran aveva prodotto un enorme sollievo: il mercato aveva iniziato a prezzare la riapertura progressiva di Hormuz, il ritorno dei flussi del Golfo e una riduzione del premio di guerra. La settimana appena chiusa ha confermato una parte di questa normalizzazione, ma non tutta.
Durante la settimana sono aumentati i passaggi di tanker attraverso lo Stretto. Saudi Aramco ha ripreso i carichi da Ras Tanura dopo mesi di stop. Alcuni produttori regionali hanno aumentato l’offerta. Il mercato ha visto petroliere uscire dal Golfo e ha interpretato il movimento come un segnale di ritorno alla normalità. È per questo che il Brent è sceso sotto 72 dollari e il WTI sotto 70.
Il problema è che il weekend ha mostrato la fragilità di questa lettura. Un cargo è stato colpito vicino all’Oman, le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate a salire, ci sono state accuse reciproche di violazione dell’accordo e gli Stati Uniti hanno risposto con nuovi attacchi contro strutture iraniane. L’Iran ha minacciato ritorsioni contro basi americane nella regione. Il traffico attraverso Hormuz non è bloccato, ma è limitato e molto più rischioso del normale.
Questo significa che il mercato è entrato in una fase molto pericolosa: il prezzo del petrolio è già sceso come se la normalizzazione fosse sostanzialmente acquisita, ma gli eventi geopolitici non sono ancora coerenti con una normalizzazione completa.
Lo Stretto di Hormuz non è una rotta qualunque. Anche una riapertura parziale non elimina subito i problemi: assicurazioni più care, rischio mine, scorte basse, passaggi più lenti, scorte di sicurezza da ricostruire, navi che evitano l’area o chiedono premi più alti. Il mercato finanziario può togliere premio in due sedute; il mercato fisico impiega settimane o mesi a ricostruire fiducia.
Questa distinzione sarà decisiva. Se nei prossimi giorni il traffico continua ad aumentare nonostante gli incidenti, il mercato continuerà a vendere petrolio. Se invece gli attacchi del weekend diventano l’inizio di una nuova escalation, il rimbalzo del crude può essere violento perché il posizionamento si è rapidamente spostato verso una narrativa bearish.
Il MOU resta quindi in piedi solo se viene verificato dai fatti. Le parole contano meno dei passaggi delle navi, delle assicurazioni, dei noli, dei carichi e dei dati export. La settimana che inizia non sarà una settimana di diplomazia astratta. Sarà una settimana di verifica del traffico fisico.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: il rischio è tornato più bilanciato. Il prezzo del petrolio ha già scontato una forte normalizzazione, quindi il potenziale ribassista esiste solo se Hormuz continua a funzionare e se i carichi regionali aumentano. Al contrario, qualsiasi conferma di escalation può riportare premio molto velocemente. Il MOU è ancora un fattore bearish per il crude, ma solo se il mercato fisico lo conferma. In assenza di conferme, il prezzo sotto 70 dollari sul WTI può essere troppo ottimistico.
3) Bitcoin: rottura psicologica di 60.000 e perdita di leadership
Bitcoin ha chiuso la settimana in area 59.700/60.000 dollari, dopo aver perso nuovamente la soglia psicologica dei 60.000 durante la settimana. Il movimento è importante perché conferma un deterioramento della struttura tecnica e del sentiment. BTC non ha beneficiato del petrolio in calo, non ha beneficiato in modo significativo del rientro dei rendimenti e non ha funzionato da rifugio geopolitico.
Questo è il punto più importante: Bitcoin continua a comportarsi come asset di liquidità e non come protezione contro la guerra. Quando il Nasdaq vende, Bitcoin vende. Quando il dollaro sale, Bitcoin soffre. Quando la Fed resta hawkish, Bitcoin perde appeal. La narrativa di “oro digitale” non sta funzionando in questa fase. Il mercato lo tratta come un asset rischioso, sensibile ai flussi e alla liquidità.
La debolezza ha cause macro e cause specifiche. La causa macro è il dollaro forte: un DXY sopra 101 è un ostacolo enorme per tutto ciò che non genera cash flow e dipende da liquidità abbondante. La causa monetaria è la Fed di Warsh: il mercato non ragiona più su tagli imminenti, ma su possibili ulteriori rialzi. La causa specifica è il deflusso dagli ETF e la rotazione della liquidità speculativa verso AI, semiconduttori e IPO tecnologiche. In altre parole, il capitale speculativo oggi ha alternative più attraenti rispetto alla crypto.
La zona 60.000 è ora fondamentale. Finché Bitcoin resta sotto questa soglia, il quadro resta fragile. Il primo supporto importante diventa 58.000, poi 55.000. Sotto 55.000 il rischio sarebbe un’accelerazione verso 50.000. Al rialzo, il primo recupero utile è sopra 62.000/63.000, ma per cambiare davvero il tono serve il ritorno sopra 65.000, e poi sopra 68.000/70.000.
Il problema è che, anche se Bitcoin rimbalza, il mercato deve capire se si tratta di un recupero tecnico o di una vera ricostruzione di domanda. Dopo settimane di outflow, debolezza dei titoli crypto-related e concorrenza della narrativa AI, non basta una seduta positiva per invertire la tendenza.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: ribassista sotto 60.000/62.000. Sopra 63.000 il mercato può provare a stabilizzarsi. Sopra 65.000 il quadro migliorerebbe. Sotto 58.000 aumenterebbe il rischio di test verso 55.000, e sotto 55.000 il rischio diventerebbe molto più serio. Il driver principale resta il mix tra Nasdaq, dollaro, Fed e flussi ETF. Bitcoin non sta guidando il risk-on: lo sta subendo.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia è stata ancora il centro del mercato, ma questa volta con un messaggio molto diverso: il crude è crollato, mentre i raffinati e gli inventari raccontano ancora una storia più tesa. Questo crea una divergenza molto importante. Il prezzo flat del petrolio dice “normalizzazione”. I crack spread e le scorte dicono “attenzione, la filiera non è ancora comoda”.
Crude oil: WTI e Brent
WTI agosto in chiusura a 69,23 $/barile.
Brent agosto in chiusura a 71,99 $/barile.
Il ribasso settimanale è stato violento: il WTI ha perso quasi il 10%, il Brent quasi l’11%. È una caduta enorme, spiegata soprattutto dal rientro del premio geopolitico e dall’aumento percepito dell’offerta disponibile. Il mercato ha visto più tankers uscire da Hormuz, ha visto Ras Tanura riprendere i carichi, ha visto la possibilità di più barili iraniani e mediorientali, e ha iniziato a ragionare su un mercato molto meno stretto.
Il passaggio sotto 70 dollari sul WTI è tecnicamente e psicologicamente importante. Segnala che il mercato non sta più pagando premio di guerra. Anzi, sta iniziando a prezzare un eccesso temporaneo di offerta se la produzione del Golfo e le esportazioni iraniane riprendono più rapidamente della domanda. La domanda cinese, in particolare, resta un punto debole: se la Cina non assorbe i barili aggiuntivi, la pressione sul prezzo può continuare.
Però c’è un grande “ma”. Le scorte commerciali USA sono scese ancora, con un draw di circa 6,1 milioni di barili, portandosi a 412,1 milioni, circa il 7% sotto la media quinquennale. Cushing è sceso a circa 19 milioni di barili, vicino a minimi pluriennali e a livelli operativamente sensibili. Gli stock complessivi restano bassi, e il mercato USA non è affatto abbondante nel breve.
Inoltre, benzina e distillati sono saliti, ma restano sotto la media stagionale. Questo significa che il crude scende perché il mercato guarda all’offerta futura, mentre il fisico immediato resta ancora più teso di quanto il prezzo lasci intendere.
Il weekend riporta rischio al rialzo. Se gli attacchi USA-Iran e l’incidente vicino all’Oman si trasformano in escalation, il WTI sotto 70 potrebbe apparire troppo basso. Se invece il traffico continua a migliorare e gli attacchi restano episodi isolati, il mercato può continuare a premere verso 67/65.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: ribassista finché il WTI resta sotto 72/73 dollari, ma con rischio di rimbalzi geopolitici violenti. Sotto 68/67 si apre spazio verso 65. Sotto 65 il mercato inizierebbe a prezzare una normalizzazione molto ampia e forse un problema di domanda. Sopra 72/73 il ribasso perderebbe forza. Sopra 75/76 il mercato inizierebbe a rimettere premio geopolitico. Per il Brent, area 72 è spartiacque: sotto 72 resta pressione, sopra 75 tornerebbe una lettura più costruttiva.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2, tra agosto e settembre, è ormai molto compresso, vicino alla parità o leggermente positivo. Questo è un cambiamento radicale rispetto a maggio, quando la backwardation era molto ampia e il mercato pagava in modo aggressivo il barile immediato.
La compressione dello spread è il segnale più chiaro della normalizzazione finanziaria. Il mercato non sta più dicendo “ho bisogno del barile adesso a qualsiasi prezzo”. Sta dicendo “mi aspetto più offerta nelle prossime settimane”. Questo è coerente con la narrativa del MOU e con il ritorno dei flussi del Golfo.
Ma anche qui serve cautela. Uno spread piatto non cancella il fatto che Cushing sia vicino a livelli bassissimi. Se il mercato fisico USA resta stretto, lo spread può tornare rapidamente in backwardation. Se invece i carichi internazionali e le importazioni migliorano davvero, potremmo vedere una curva ancora più piatta o addirittura un contango leggero.
Bias spread 1–2: neutrale, con rischio di tornare costruttivo se Cushing continua a scendere o se Hormuz si complica. Uno spread sotto zero confermerebbe normalizzazione e pressione ribassista. Un ritorno sopra 1 dollaro sarebbe il primo segnale che il fisico non è così rilassato. Sopra 2 dollari il mercato smentirebbe la narrativa di piena normalizzazione.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 resta molto elevato, in area 55/58 dollari al barile. Questo è probabilmente il dato più importante di tutta la sezione energia. Il crude è crollato, ma i prodotti raffinati non si sono normalizzati nella stessa misura.
Con RBOB agosto intorno a 2,8259 $/gallone e diesel ancora sostenuto, il mercato dei prodotti finali resta caro rispetto al crude. La benzina e il diesel sono il vero canale di trasmissione verso il consumatore e verso l’economia reale. Il consumatore non compra WTI: compra benzina. Le aziende non pagano Brent: pagano trasporto, diesel, logistica e distribuzione.
Questo spiega perché il calo del petrolio è positivo per la macro, ma non ancora sufficiente per dichiarare la vittoria sull’inflazione. Se il crack resta sopra 50 dollari, la filiera raffinati resta sotto pressione. Il ribasso del crude aiuta, ma non elimina il problema.
Il dato EIA ha mostrato un aumento delle scorte di benzina e distillati, e questo è il primo segnale di sollievo. Ma le scorte restano sotto la media stagionale, e la driving season americana è in corso. Se la domanda di benzina rimbalza, il crack può restare alto anche con crude debole.
Bias crack spread: ancora costruttivo sopra 50 dollari. Sotto 45 avremmo un primo segnale di vera normalizzazione dei raffinati. Sotto 40 il mercato potrebbe dire che anche l’impatto inflazionistico sta rientrando. Sopra 58/60, invece, la filiera resterebbe chiaramente inflazionistica e favorevole ai margini di raffinazione. Per ora il crack dice che il crude è sceso molto più della tensione sui prodotti finali.
Natural Gas
Natural Gas luglio ha chiuso a 3,231 $/MMBtu nel giorno di scadenza, mentre il contratto agosto, ormai più rilevante, ha chiuso intorno a 3,279 $/MMBtu. Il gas ha corretto venerdì per prese di profitto e per effetto tecnico della scadenza del contratto luglio, ma resta in una fase costruttiva rispetto ai livelli di primavera.
Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 76 Bcf, portando gli stoccaggi a 2.835 Bcf. Il livello resta sopra la media quinquennale, quindi il mercato non è scarso. Tuttavia, l’iniezione non è stata abbastanza pesante da distruggere il sentiment rialzista, soprattutto perché le previsioni meteo puntano a temperature superiori alla norma in molte aree degli Stati Uniti all’inizio di luglio.
Il driver principale del gas resta il meteo. Se arriva caldo persistente, il power burn può aumentare rapidamente e ridurre il surplus di storage. Inoltre, la domanda LNG resta un supporto di medio periodo, anche se la produzione USA è molto alta e può limitare gli eccessi rialzisti.
La differenza con il crude è evidente: il gas non è guidato principalmente da Hormuz o dall’Iran. È guidato da temperatura, produzione, storage e LNG. Il calo del petrolio può avere un effetto indiretto sul sentiment energy, ma non è il driver principale.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 3,20. Sopra 3,35/3,40 il mercato può provare un movimento verso 3,50. Sotto 3,15 perderebbe momentum, e sotto 3,00 tornerebbe una lettura ribassista. Il meteo sarà decisivo: caldo confermato uguale supporto; revisioni più miti o produzione in aumento uguale prese di profitto.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha chiuso una settimana ancora fragile, con movimenti molto selettivi e grande attesa per il 30 giugno. Il report USDA Acreage e Grain Stocks sarà il vero spartiacque della prossima settimana. Corn e soybeans restano compressi tra buone condizioni iniziali, dollaro forte e attesa di meteo estivo; il wheat resta più vulnerabile a volatilità perché il raccolto winter wheat è già nella fase di verifica reale.
Corn
Corn luglio chiude a 412-3/4, cioè circa 4,13 $/bushel, in calo di 2 centesimi nella seduta di venerdì e leggermente negativo sulla settimana. Il mais resta debole e non riesce a ricostruire una struttura rialzista convincente.
Il problema principale è che il mercato non ha ancora un vero premio meteo. Le condizioni del crop restano discrete, con il mais intorno al 68% good/excellent. Non è un dato eccezionale, ma è sufficiente a evitare panico. Inoltre, la fase più delicata per il mais arriverà più avanti, con pollination e caldo di luglio. Per ora il mercato guarda al meteo ma non vede ancora un problema abbastanza grande da giustificare acquisti aggressivi.
Il secondo problema è il petrolio. Il crollo del WTI sotto 70 dollari toglie supporto alla narrativa etanolo. Il mais non si muove solo come alimento o feed grain: è anche legato all’energia attraverso l’etanolo. Quando il petrolio scende, una parte del supporto macro al corn si indebolisce.
Il terzo problema è il dollaro. Un DXY sopra 101 rende il mais USA meno competitivo sul mercato export e favorisce la concorrenza sudamericana. Brasile e Argentina restano un limite importante al potenziale rialzista.
Il 30 giugno sarà decisivo. Se USDA taglia gli acri di corn più del previsto o se i grain stocks risultano più bassi delle attese, il mercato può rimbalzare. Se invece gli acri confermano un’offerta ampia e gli stocks non sorprendono, il mais può tornare a testare area 4 dollari.
Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 4,20/4,25. Sopra 4,25 il quadro migliorerebbe e potrebbe partire un recupero verso 4,35/4,40. Sotto 4,10 aumenta il rischio di test di 4,00. Il catalyst sarà il report USDA del 30 giugno, più ancora del petrolio. Senza sorpresa USDA o problema meteo, i rimbalzi restano vulnerabili.
Wheat
Wheat Chicago luglio chiude a 578-1/4, cioè circa 5,78 $/bushel, in calo di 12 centesimi e tre quarti venerdì e con una perdita settimanale di circa 27 centesimi e mezzo. Il grano ha deluso rispetto alla settimana precedente, nonostante il quadro fondamentale resti più interessante rispetto a corn e soia.
Il problema del wheat è che il mercato ha tolto premio geopolitico e si trova davanti a un dollaro molto forte. Il grano americano ha bisogno di competitività export, e un DXY sopra 101 non aiuta. Inoltre, con il petrolio in forte calo, parte del premio legato a logistica, energia e rischio globale è stato rimosso.
Tuttavia, il quadro fondamentale non è diventato improvvisamente bearish. Il winter wheat USA resta in cattive condizioni, intorno al 26% good/excellent, molto sotto l’anno precedente. La harvest è in corso, e nelle prossime settimane le rese reali saranno decisive. Se i dati di campo confermano danni importanti, il mercato può rimettere premio. Se invece la harvest sorprende meno negativamente, il wheat può continuare a scendere.
Il wheat resta diverso da corn e soia. Corn e soia hanno ancora gran parte del ciclo davanti. Il wheat sta già verificando il raccolto. Per questo, anche se il prezzo è debole, il rischio di rimbalzi resta più alto.
Bias Wheat per la settimana che inizia: neutrale ma fragile sotto 5,90/6,00. Sopra 6,00 il mercato tornerebbe costruttivo. Sopra 6,15/6,20 potrebbe ripartire momentum. Sotto 5,75 aumenterebbe il rischio di test verso 5,60/5,50. Il wheat resta il grain con il supporto fondamentale migliore, ma ha bisogno di conferme negative dalla harvest o di un dollaro più debole.
Soybeans
Soybeans luglio chiude a 1126-1/4, cioè circa 11,26 $/bushel, in calo di 1 centesimo e un quarto venerdì ma leggermente positiva sulla settimana. La soia resta in una fase di attesa, compressa tra domanda cinese incerta, buone condizioni iniziali USA e supporto intermittente del soybean oil.
Il mercato continua ad aspettare acquisti reali dalla Cina. Ci sono stati segnali di interesse per cargo USA più avanti nell’anno, ma il problema resta sempre lo stesso: finché gli acquisti non diventano visibili nei dati, la narrativa non basta. Il Brasile resta competitivo e limita la capacità dei futures USA di salire in modo sostenuto.
Le condizioni del crop USA sono discrete, con soia intorno al 66% good/excellent. Anche qui, il mercato non vede ancora un problema meteo abbastanza forte. La fase più critica arriverà più avanti, soprattutto ad agosto, quindi per ora il premio meteo resta contenuto.
Il soybean oil ha trovato supporto, anche in una giornata di crude debole, ma il crollo del petrolio sotto 70 rende meno forte la narrativa biofuel. Il meal resta relativamente stabile, ma non abbastanza da trascinare i beans sopra resistenze importanti.
Il report USDA del 30 giugno può cambiare il quadro. Se gli acri di soia risultano inferiori alle attese, il mercato può rimbalzare. Se invece gli acri sono ampi e gli stocks non sorprendono, la soia resterà vulnerabile.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale sotto 11,40/11,50. Sopra 11,50 il quadro migliorerebbe e potrebbe aprirsi spazio verso 11,70/11,80. Sotto 11,10/11,00 tornerebbe pressione ribassista. Il mercato ha bisogno di tre cose: sorpresa USDA, domanda cinese reale o peggioramento meteo. Senza almeno una di queste, la soia resta laterale-fragile.
Lean Hogs
Lean Hogs luglio chiude a 92,925, in leggero rialzo venerdì ma in calo di circa 2,10 sulla settimana. Il mercato degli hogs resta ancora debole, nonostante qualche segnale di supporto dal report USDA Hogs and Pigs.
Il dato USDA ha mostrato un herd leggermente più piccolo, elemento teoricamente positivo. Tuttavia, il mercato non ha reagito in modo convincente perché i fondamentali immediati restano misti. Il prezzo nazionale base hog è intorno a 93,44, il CME Lean Hog Index è in area 91,78, e il mercato non vede ancora una forza sufficiente nel cash per sostenere un rally duraturo.
Il pork cutout ha avuto fasi di supporto, ma il problema resta la domanda. La stagionalità estiva dovrebbe aiutare, ma finora non ha prodotto un’accelerazione abbastanza forte. Inoltre, il consumatore americano resta sotto pressione da prezzi alimentari, tassi e incertezza macro. Anche con il crude più basso, il beneficio su benzina e spesa reale non è immediato.
Gli hogs restano quindi un mercato in cerca di base. Dopo la debolezza recente, un rimbalzo tecnico è possibile, ma serve conferma dal cash e dal cutout per renderlo sostenibile.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 94/95. Sopra 95/96 il quadro migliorerebbe. Sopra 98/100 cambierebbe davvero la lettura. Sotto 92 aumenta il rischio di discesa verso 90/88. Il mercato non è in panic selling, ma resta privo di momentum rialzista.
Live Cattle
Live Cattle agosto chiude a 245,825, in calo venerdì e leggermente negativo sulla settimana. Il contratto giugno resta più alto, in area 257,450, ma il front month è ormai meno rappresentativo della struttura prospettica.
Il cattle resta strutturalmente il mercato più forte tra le carni, ma il breve periodo è più complicato. Il cash resta molto elevato, con scambi riportati in area 258/260 live e 408/410 dressed nel Nord. Questo conferma che il mercato fisico è ancora forte. Anche il feeder cattle resta sostenuto, con l’indice CME sopra 380, segnalando che la disponibilità futura di bestiame resta costosa.
Il problema è che i futures hanno già prezzato molto. Il mercato è caro, e quando i prezzi sono così alti basta poco per generare prese di profitto. Inoltre, il consumatore resta un rischio: prezzi retail elevati possono iniziare a limitare la domanda, soprattutto se la fiducia resta bassa e l’inflazione alimentare continua a pesare.
Il tema sanitario dello screwworm e le restrizioni sui flussi dal Messico restano elementi di volatilità. Possono sostenere i prezzi nel breve se limitano l’offerta, ma possono anche creare distorsioni difficili da prezzare.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo nel medio periodo, ma più prudente nel breve. Sul contratto agosto, area 245/246 è un primo supporto importante. Sopra 248/250 il mercato migliorerebbe. Sotto 244/242aumenterebbe il rischio di correzione più ampia. La struttura fondamentale resta bullish, ma il prezzo è già molto alto e richiede disciplina.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities hanno avuto una settimana molto selettiva. Il dollaro forte resta un ostacolo generale, ma i driver specifici hanno fatto la differenza: lo zucchero ha rimbalzato per il monsone indiano debole, il caffè ha corretto per la ripresa del raccolto brasiliano, il cacao è tornato sotto pressione per segnali di maggiore offerta globale.
Zucchero
Sugar #11 luglio chiude a 14,00 cent/lb, in forte rialzo venerdì. Dopo settimane di pressione, lo zucchero ha trovato un rimbalzo significativo grazie alle preoccupazioni per il monsone indiano, con piogge cumulative molto sotto la norma. L’India è il secondo produttore mondiale di zucchero, quindi qualsiasi segnale di stress sul monsone può rapidamente rimettere premio nel mercato.
Questo rimbalzo è importante perché arriva nonostante un contesto macro non favorevole. Il petrolio è crollato sotto 70 dollari sul WTI, e normalmente questo è negativo per lo zucchero perché riduce l’incentivo a destinare canna alla produzione di etanolo. Anche il dollaro forte dovrebbe pesare. Il fatto che lo zucchero sia salito comunque indica che il mercato ha dato priorità al rischio meteo indiano.
Detto questo, il quadro non è ancora pienamente bullish. Il contratto ha recuperato 14 centesimi, ma deve consolidare sopra questa soglia. Se il monsone migliora, parte del premio può uscire rapidamente. Se invece le piogge restano deludenti, il mercato può continuare a rimbalzare.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 14,00. Sopra 14,20/14,50 il mercato potrebbe puntare a 14,80/15,00. Sotto 13,70/13,50 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale sarà il monsone indiano, più ancora del petrolio. Tuttavia, crude basso e dollaro forte restano limiti al rialzo.
Caffè
Caffè arabica settembre chiude a 273,20 cent/lb, in calo venerdì dopo il forte recupero delle settimane precedenti. Il coffee resta un mercato molto nervoso, dominato da Brasile, meteo, qualità del raccolto e posizionamento.
Il calo di venerdì è stato legato alle previsioni di tempo più asciutto in Brasile, che dovrebbero permettere la ripresa della raccolta. Dopo i timori legati alle piogge e ai ritardi, il mercato ha iniziato a togliere un po’ di premio. L’arabica aveva recuperato molto dai minimi, quindi una presa di profitto era fisiologica.
Il contesto resta misto. Da una parte il raccolto brasiliano può pesare se procede bene. Dall’altra parte il mercato resta sensibile a qualsiasi rischio di freddo o freeze nella stagione invernale brasiliana. Inoltre, il robusta resta vulnerabile a problemi asiatici, soprattutto se El Niño dovesse diventare più forte nella seconda metà dell’anno.
Il dollaro forte è un freno, e il real brasiliano resta importante. Se il real si indebolisce, i produttori brasiliani sono più incentivati a vendere. Se invece il real si stabilizza o il meteo peggiora, il coffee può rimbalzare rapidamente.
Bias Caffè per la settimana che inizia: neutrale sopra 270, ma fragile sotto 280/285. Sopra 285 il mercato tornerebbe più costruttivo e potrebbe puntare a 300. Sotto 265/260 il rimbalzo perderebbe forza e il mercato tornerebbe verso 250/255. Il driver principale resta il Brasile: raccolta, qualità e rischio freddo.
Cacao
Cacao settembre New York chiude in forte calo, con il contratto intorno a 5.090/5.100 $/ton dopo una perdita di circa 2,9% venerdì. Il cacao è tornato sotto pressione per segnali di maggiore offerta globale e long liquidation.
Il mercato ha reagito a dati di export più forti, in particolare dalla Nigeria, dove le esportazioni di maggio sono salite in modo significativo rispetto all’anno precedente. Questo ha rafforzato l’idea che la fase di panico estremo dell’offerta sia ormai alle spalle. Non significa che il cacao sia diventato abbondante, ma significa che il mercato non può più pagare lo stesso premio di scarsità visto nei mesi estremi.
La domanda resta un tema importante. Dopo prezzi altissimi per molti mesi, l’industria ha modificato comportamenti: riduzione scorte, acquisti più prudenti, sostituzioni, packaging più piccolo e maggiore attenzione ai margini. Quando una commodity resta troppo cara troppo a lungo, la domanda si adatta. Nel cacao questo processo è già visibile.
Detto questo, il mercato resta strutturalmente fragile. Africa occidentale, qualità del raccolto, malattie delle piante e meteo restano rischi. Inoltre, la volatilità del cacao è ancora molto elevata. Anche dentro una fase ribassista, i rimbalzi possono essere violenti.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 5.200/5.300. Sopra 5.300 il mercato potrebbe stabilizzarsi. Sotto 5.000 aumenterebbe il rischio di accelerazione verso 4.800/4.600. Il quadro resta molto volatile: la fase di emergenza rialzista è finita, ma il mercato non è ancora normale.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno vissuto una settimana molto importante. Oro e argento hanno continuato a soffrire il dollaro forte e la Fed hawkish, ma venerdì hanno rimbalzato grazie al calo dei rendimenti e a un dato PCE in linea con le attese. Il rame, invece, ha corretto ma resta sostenuto dalla narrativa strutturale su elettrificazione, AI infrastructure e deficit di offerta.
Oro
Oro agosto chiude a 4.096,30 $/oz, in rialzo venerdì ma in calo sulla settimana. Il metallo giallo ha segnato la quarta settimana consecutiva negativa, confermando una fase di forte pressione dopo il rally dei mesi precedenti.
Il comportamento dell’oro è stato molto chiaro. Nella parte centrale della settimana, con dollaro forte e aspettative di Fed più hawkish, l’oro è sceso sotto 4.000 dollari per la prima volta da novembre 2025. È stato un segnale tecnico importante, perché ha mostrato che la domanda di rifugio non basta se il mercato sta prezzando tassi reali più alti.
Venerdì, però, il metallo ha recuperato. Il dato PCE era alto ma in linea con le attese, i rendimenti sono scesi e il dollaro ha perso un po’ di forza intraday. Questo ha permesso una ricopertura tecnica. Tuttavia, il rimbalzo non cambia ancora il quadro. L’oro resta sotto pressione finché non recupera stabilmente area 4.150/4.200, e soprattutto finché resta sotto 4.300/4.350.
Il quadro di medio periodo resta interessante: banche centrali, deficit fiscali, instabilità geopolitica, diversificazione valutaria e sfiducia nel debito sovrano. Ma il breve periodo è dominato da Fed e dollaro. Se il mercato torna a prezzare rialzi Fed, l’oro farà fatica. Se invece il petrolio basso raffredda le aspettative d’inflazione e il 10Y resta sotto 4,40, il metallo può costruire una base.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 4.150/4.200. Sopra 4.200 il quadro migliorerebbe. Sopra 4.300/4.350 tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 4.000 aumenterebbe il rischio di estensione verso 3.900/3.850. L’oro resta interessante di medio periodo, ma nel breve deve riconquistare livelli tecnici importanti.
Argento
Argento settembre chiude a 59,67 $/oz, in rialzo venerdì ma ancora molto debole su base settimanale. Il metallo bianco ha continuato a sottoperformare l’oro, confermando che la pressione su tassi, dollaro e liquidità sta colpendo in modo più violento gli asset più volatili.
L’argento ha perso oltre il 10% sulla settimana e sta vivendo una delle sequenze ribassiste più lunghe degli ultimi anni. Il mercato ha rotto livelli tecnici importanti e ora si trova in una fase di ricerca di base. La discesa è stata accentuata dalla doppia natura dell’argento: metallo prezioso, quindi sensibile a Fed e dollaro; metallo industriale, quindi sensibile a crescita, rame e risk appetite.
Il rimbalzo di venerdì è positivo, ma non ancora sufficiente. L’area 60 dollari è psicologica. Sopra 60/62 il mercato può provare a stabilizzarsi. Sopra 65 il quadro migliorerebbe. Sopra 68/70 si potrebbe parlare di vera ricostruzione. Sotto 58/57, invece, il rischio diventa un test verso 55.
Nel medio periodo la storia dell’argento resta forte: solare, elettrificazione, deficit fisico e domanda industriale. Ma nel breve il mercato non sta pagando questa storia. Sta vendendo tutto ciò che è volatile e sensibile alla liquidità.
Bias Argento per la settimana che inizia: ribassista ma vicino a livelli di possibile rimbalzo tecnico. Sopra 60/62 può stabilizzarsi. Sopra 65 migliorerebbe. Sotto 58 rischio di nuova pressione verso 55. L’argento ha bisogno di tre cose: dollaro più debole, oro stabile e 10Y sotto controllo.
Rame
Rame settembre chiude a 6,2070 $/lb, in rialzo venerdì ma in calo rispetto ai livelli precedenti. Il rame resta il metallo con la storia strutturale più forte, ma anche quello più esposto a prese di profitto dopo il grande rally dei mesi scorsi.
La narrativa di lungo periodo non è cambiata: elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, transizione energetica, difesa e vincoli di offerta continuano a sostenere il rame. Ogni volta che il mercato torna a parlare di investimenti AI e infrastrutture energetiche, il rame resta uno dei beneficiari naturali. La domanda di elettricità, cablaggi e rete non è una moda di breve periodo.
Il problema è il breve. Il dollaro sopra 101 pesa. Il selloff dei semiconduttori pesa. La Cina non sta dando segnali di domanda così forti da compensare completamente il vento contrario macro. E il petrolio più basso, pur aiutando l’inflazione, riduce il tono generale del complesso commodity.
Tecnicamente, area 6,20 è molto importante. Finché il rame resta sopra 6,15/6,20, la struttura non è compromessa. Sotto 6,15, aumenterebbe il rischio di test verso 6,00. Sopra 6,35/6,40 il mercato tornerebbe più stabile. Sopra 6,50 ripartirebbe momentum rialzista.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo nel medio periodo, ma fragile nel breve sotto 6,35/6,40. Sopra 6,40/6,50 il quadro migliorerebbe. Sotto 6,15/6,20 aumenterebbe il rischio di correzione verso 6,00. Il rame resta il metallo migliore strutturalmente, ma deve superare dollaro forte, risk-off tecnologico e incertezza sulla Cina.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 29 giugno sarà dominata da sei interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato ha già prezzato una normalizzazione molto ampia. Ora deve vedere se il traffico aumenta davvero, se gli attacchi del weekend restano isolati e se il MOU sopravvive alle accuse incrociate. Se Hormuz funziona, il petrolio può restare debole. Se Hormuz torna a essere instabile, il WTI sotto 70 può diventare troppo basso molto rapidamente.
Il secondo è il petrolio sotto 70 dollari. Questo è il nuovo punto di equilibrio del mercato. Se il WTI resta sotto 70, il mercato potrà continuare a sperare in un raffreddamento dell’inflazione nei prossimi mesi. Se torna sopra 75/80, la narrativa Fed hawkish tornerà al centro.
Il terzo è il crack spread. Il crude è crollato, ma i raffinati restano cari. Finché il 3-2-1 resta sopra 50 dollari, il mercato non può dire che la filiera energetica sia normalizzata. Il vero sollievo inflazionistico arriverà solo se benzina e diesel seguiranno il crude.
Il quarto è la Fed. Il PCE è ancora al 4,1% e il core PCE al 3,4%. Il mercato può sperare che il petrolio più basso aiuti, ma la Fed non può dichiarare vittoria. Il dato sul lavoro di giovedì sarà cruciale: troppo forte significa rischio tassi; troppo debole significa rischio crescita.
Il quinto è il dollaro. Un DXY sopra 101 è un problema per commodity e Bitcoin. Se il dollaro resta forte, oro, argento, softs e grains faranno fatica. Se invece il dollaro rientra sotto 100, molte commodity potrebbero respirare.
Il sesto è la tecnologia. La settimana ha mostrato che la leadership AI non è invulnerabile. Se semiconduttori e Nasdaq continuano a correggere, il risk-on diventa molto più fragile. Se invece il Nasdaq recupera area 30.000 sui futures, il mercato può stabilizzarsi.
Il quadro generale è quindi meno inflazionistico ma non necessariamente più semplice. Il petrolio più basso è una buona notizia per il consumatore e per la Fed, ma il weekend ha riaperto il rischio geopolitico. I grains restano in attesa del report USDA del 30 giugno. Le carni restano divergenti, con cattle strutturalmente forte e hogs ancora deboli. Le softs sono selettive: sugar sostenuto dal monsone indiano, coffee dipendente dal raccolto brasiliano, cacao sotto pressione da offerta più ampia. Oro e argento provano a rimbalzare, ma restano frenati da Fed e dollaro. Il rame resta forte nel medio periodo, ma più vulnerabile nel breve. Bitcoin ha perso 60.000 e resta il segnale più chiaro di debolezza della liquidità speculativa.
La parola chiave della settimana è conferma. Il mercato ha bisogno di conferme su Hormuz, conferme sul petrolio basso, conferme sui raffinati, conferme dalla Fed, conferme dal lavoro americano e conferme dal report USDA. Dopo un mese di movimenti violenti, il mercato non può più vivere solo di narrativa. Ha bisogno di dati fisici. E questa settimana li avrà.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
06/29 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Jul Natural Gas(NYM) |
06/30 Tue | 8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 8:45 AM CDT - Chicago PMI 9:00 AM CDT - Consumer Confidence 11:00 AM CDT - Grain Stocks 11:00 AM CDT - Planted Acreage 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Jul Copper(CMX) Jul Gold/Silver(CMX) Jul Platinum/Palladium(NYM) Jul Canola(CBT) Jul Wheat(CBT) Jul Corn(CBT) Jul Rough Rice(CBT) Jul Oats(CBT) Jul Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) LT: Jun 1-Mo SOFR(CME) Jun 2,5 Year Notes(CBT) Jun Fed Funds(CME) Jun Live Cattle(CME) Jun Butter/Milk(CME) Jul RBOB/ULSD(NYM) Jul Sugar-11(ICE) Jun 1-Mo SOFR Options(CME) Jun Fed Funds Options(CME) Jun Butter/Milk Options(CME) Jul Lumber Options(CME) |
07/01 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:15 AM CDT - ADP Employment Change 9:00 AM CDT - Construction Spending 9:00 AM CDT - ISM Manufacturing Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales 2:00 PM CDT - Fats & Oils 2:00 PM CDT - Grain Crushings | FN: Jul Orange Juice(ICE) Jul Sugar-11(ICE) |
07/02 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 7:30 AM CDT - Unemployment Rate 7:30 AM CDT - Ave Workweek & Hourly Earnings 9:00 AM CDT - Business Inventories 9:00 AM CDT - Factory Orders 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | FN: Jul RBOB/ULSD(NYM) LT: Jul Canadian Dollar Options(CME) Jul Currencies Options(CME) Jul Live Cattle Options(CME) Jul US Dollar Index Options(ICE) |
07/03 Fri | INDEPENDENCE DAY OBSERVED |
|
07/06 Mon | 9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 3:00 PM CDT - Crop Progress |
|
07/07 Tue | 7:30 AM CDT - Trade Balance 11:00 AM CDT - EIA Short Term Energy Outlook 3:30 PM CDT - API Energy Stocks |
|
07/08 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 9:00 AM CDT - Wholesale Inventories 9:30 AM CDT - EIA Energy Stocks 2:00 PM CDT - Consumer Credit 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
|
07/09 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 9:00 AM CDT - Existing Home Sales 9:30 AM CDT - EIA Gas Storage 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | LT: Jul Cotton(NYM) |
07/10 Fri | 11:00 AM CDT - WASDE Report & Crop Production | LT: Jul 3-Mo SOFR Options(CME) Aug Cocoa Options(ICE) Aug Coffee Options(ICE) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500:
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas: Comprato AR (Antero Resources) a 33.50
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro:
Silver:
Rame:
Platino:
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