La settimana che si è chiusa giovedì 18 giugno, con i mercati USA fermi venerdì per la festività del Juneteenth, ha segnato un passaggio molto importante per tutti i mercati: il prezzo del petrolio è crollato perché il mercato ha comprato la narrativa del MOU tra Stati Uniti e Iran, ma il weekend ha immediatamente ricordato che la normalizzazione di Hormuz non è un interruttore che si accende e si spegne.
Questa è la chiave del report di questa settimana. Il mercato finanziario ha reagito come se il rischio geopolitico fosse stato drasticamente ridotto. Il WTI è sceso verso area 76/77 dollari, il Brent è tornato sotto 80 dollari, l’azionario ha recuperato, il Nasdaq ha sovraperformato grazie ai semiconduttori, il VIX è sceso verso area 16, il rame ha tenuto bene e alcune commodity agricole hanno provato a stabilizzarsi. Però, sotto la superficie, il quadro resta molto meno lineare.
Il MOU USA-Iran ha cambiato il sentiment perché il mercato ha iniziato a prezzare tre cose: riapertura progressiva dello Stretto di Hormuz, ritorno di barili iraniani e mediorientali sul mercato, e minore rischio di shock energetico permanente. È per questo che il petrolio ha perso molto. Ma nel weekend sono arrivate notizie contrastanti: l’Iran ha rivendicato nuovamente il controllo o la chiusura dello Stretto, mentre gli Stati Uniti hanno dichiarato che Hormuz resta aperto e che il traffico commerciale continua. Alcune petroliere indiane e saudite sono effettivamente transitate, ma questo non significa che il mercato fisico sia già tornato normale. Significa solo che il peggio, per ora, non è confermato.
La differenza tra normalizzazione finanziaria e normalizzazione fisica resta enorme. Il prezzo del crude ha tolto quasi tutto il premio di guerra, ma le scorte americane sono ancora molto basse, Cushing resta vicino a livelli sensibili, la benzina è ancora cara, il diesel resta sostenuto e i crack spread sono ancora elevati. In altre parole, il mercato del petrolio non è più in emergenza di prezzo, ma non è ancora in una situazione comoda.
Sul fronte macro, la settimana è stata dominata dalla prima riunione della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh. La Fed ha lasciato invariati i tassi nel range 3,50%-3,75%, ma il messaggio è stato molto più hawkish rispetto ai mesi scorsi. La cosa più importante non è stata la decisione sui tassi, ampiamente attesa, ma il cambio di linguaggio: la Fed ha tolto il bias verso i tagli e quasi metà dei membri del FOMC ora vede almeno un rialzo entro fine 2026. Questo cambia radicalmente la narrativa. Non siamo più in un mercato che discute quando arriverà il primo taglio. Siamo in un mercato che deve chiedersi se, con inflazione ancora alta e petrolio ancora sensibile a Hormuz, la prossima mossa possa essere un rialzo.
Eppure l’azionario ha retto. Perché? Perché, almeno per questa settimana, il mercato ha dato più peso al crollo del petrolio che alla Fed hawkish. Il ragionamento è stato semplice: se il MOU funziona e il crude resta sotto 80 dollari, la fiammata inflazionistica di maggio potrebbe essere temporanea. Se l’inflazione energetica rientra, la Fed potrebbe diventare meno aggressiva più avanti, anche se oggi parla duro. Questo spiega il rimbalzo di giovedì.
La settimana che inizia lunedì 22 giugno sarà quindi una settimana di verifica. Il mercato dovrà capire se il MOU è un accordo politico credibile o solo una tregua fragile. Dovrà verificare se Hormuz rimane aperto anche nei fatti, non solo nelle dichiarazioni. Dovrà capire se il petrolio sotto 80 è sostenibile o se il rischio geopolitico può rientrare rapidamente nel prezzo. E dovrà misurare l’impatto del nuovo regime Warsh sulla Fed: meno forward guidance, più dipendenza dai dati, più volatilità intorno a inflazione, lavoro e tassi.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un recupero importante dell’azionario, soprattutto nella seduta di giovedì 18 giugno. S&P 500 cash in chiusura a 7.500,58, in rialzo dell’1,08% nella seduta. Nasdaq Composite a 26.517,93, in rialzo dell’1,9%. Dow Jones Industrial Average a 51.564,70, in rialzo più contenuto, dello 0,14%. Su base settimanale, l’S&P 500 ha guadagnato circa lo 0,9%, il Nasdaq circa il 2,4% e il Dow circa lo 0,7%.
Il recupero dell’azionario è stato interessante perché è arrivato nonostante una Fed più hawkish. Normalmente, una riunione Fed in cui quasi metà dei membri apre a un rialzo dei tassi entro fine anno dovrebbe pesare su tecnologia, growth e multipli elevati. Invece il mercato ha scelto di guardare soprattutto al petrolio. La firma del MOU USA-Iran, il crollo di WTI e Brent e la prospettiva di riapertura di Hormuz hanno ridotto il timore di una seconda ondata inflazionistica ancora più violenta. Questo ha permesso all’azionario di recuperare.
Sul fronte futures, il contratto di riferimento si è spostato verso settembre. S&P 500 E-mini settembre chiude in area 7.560/7.570, mentre Nasdaq 100 E-mini settembre si muove in area 30.600/30.650. Il Nasdaq ha beneficiato in particolare del rally dei semiconduttori, con il comparto chip molto forte dopo le notizie di collaborazione tra Apple e Intel e dopo la continua rotazione del mercato verso AI, data center, hardware e infrastruttura tecnologica.
Questo è un punto importante. La narrativa AI resta il principale motore dell’azionario americano. Anche in un contesto di Fed hawkish, dollaro forte e rendimenti ancora elevati, il mercato continua a comprare tecnologia quando vede crescita degli utili e investimenti strutturali. Però questa leadership è molto sensibile ai tassi. Se il Treasury 10Y torna stabilmente sopra 4,50%-4,55%, il Nasdaq può tornare vulnerabile.
Il VIX chiude in area 16,40, quindi molto più basso rispetto ai picchi post-NFP e sotto la soglia psicologica di 20. Questo indica che il mercato ha tolto coperture e ha ridotto il prezzo del rischio immediato. Ma attenzione: un VIX basso in questa fase non significa assenza di rischio. Significa che il mercato sta dando fiducia al MOU e alla riapertura di Hormuz. Se nel weekend o nei primi giorni della settimana arrivassero segnali di nuova chiusura o nuovi incidenti nel Golfo, la volatilità potrebbe risalire rapidamente.
Il Treasury 10Y chiude in area 4,46%, mentre il 2Y resta intorno a 4,19% dopo la riunione Fed. Il decennale sotto 4,50% ha aiutato l’azionario nella parte finale della settimana, ma il movimento sul 2Y resta molto significativo. Il tratto breve della curva sta dicendo che il mercato prende sul serio il rischio di Fed più dura. Non siamo più in una fase in cui il mercato sconta tagli imminenti. Siamo in una fase in cui la Fed vuole riacquistare credibilità sull’inflazione.
Il Dollar Index chiude in area 100,8, quindi sopra la soglia psicologica di 100 e sui massimi dell’ultimo anno. EUR/USDresta debole, in area 1,1470/1,15. Questo è un problema per molte commodity. Un dollaro sopra 100 crea pressione su metalli preziosi, rame, softs, grains e Bitcoin. Il fatto che alcune commodity abbiano retto o rimbalzato nonostante il dollaro forte significa che ci sono fattori specifici di supporto, ma il vento macro resta contrario.
I dati macro della settimana hanno completato il quadro. La Fed ha lasciato invariati i tassi ma ha rimosso il linguaggio che lasciava aperta la porta a tagli, e le proiezioni indicano che una parte importante del FOMC vede almeno un rialzo entro fine anno. Le richieste iniziali di sussidio sono scese a 226.000, quindi il mercato del lavoro resta stabile. Le vendite al dettaglio di maggio sono state migliori del previsto, segnalando che il consumatore americano non è ancora rotto. Questo è positivo per la crescita, ma negativo per chi sperava in una Fed più morbida.
Il quadro macro è quindi più complesso di quanto dica il rally di giovedì. L’economia resta resiliente, la Fed resta hawkish, il dollaro è forte, i rendimenti non sono bassi e l’azionario sale perché il petrolio è sceso. Questo significa che la stabilità del mercato dipende ancora molto dall’energia. Se il crude resta sotto 80, il mercato può continuare a credere che l’inflazione migliorerà. Se il crude torna sopra 85/90, la Fed hawkish tornerà a pesare molto di più.
Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma fragile. L’S&P 500 resta positivo sopra 7.400/7.450 e può puntare a consolidare sopra 7.500 se il petrolio resta debole. Il Nasdaq resta il leader, ma deve difendere area 30.000/30.200 sui futures. Il vero spartiacque resta il 10Y a 4,50%: sotto questo livello il mercato respira, sopra 4,55/4,60% tecnologia, oro, argento e Bitcoin tornano vulnerabili. Il dollaro sopra 100 resta un vento contrario per molte commodity. La macro, in sintesi, resta appesa a una domanda: il petrolio in calo basterà a neutralizzare la Fed hawkish?
2) Geopolitica: MOU USA-Iran, Hormuz e normalizzazione incompleta
La geopolitica resta il cuore del mercato. La settimana è stata dominata dalla firma del MOU tra Stati Uniti e Iran, che ha l’obiettivo di interrompere la fase più acuta della guerra, riaprire progressivamente lo Stretto di Hormuz e consentire una normalizzazione dei flussi energetici. Il mercato ha reagito immediatamente: petrolio giù, azionario su, dollaro forte ma meno difensivo, VIX in calo.
Il MOU ha tre implicazioni fondamentali. La prima è energetica: se Hormuz resta aperto, il mercato deve togliere premio di rischio dal crude. La seconda è inflazionistica: se il petrolio resta sotto 80 dollari, la fiammata di CPI e PPI vista a maggio potrebbe attenuarsi nei prossimi mesi. La terza è monetaria: se l’inflazione energetica rientra, la Fed può restare hawkish nel linguaggio senza essere costretta ad alzare subito i tassi.
Ma il weekend ha ricordato che il MOU è fragile. L’Iran ha dichiarato o lasciato intendere una nuova chiusura dello Stretto in risposta alle tensioni regionali e alle accuse di violazione del cessate il fuoco. Gli Stati Uniti hanno negato che Hormuz sia effettivamente chiuso e hanno affermato che il traffico commerciale continua. Alcune petroliere indiane e saudite sono transitate, segnalando che il passaggio non è completamente bloccato. Ma la sola presenza di dichiarazioni contrastanti basta a mantenere alto il rischio.
Questo è il punto centrale per la settimana che inizia: il mercato finanziario ha già prezzato una buona parte della distensione, ma il mercato fisico deve ancora verificarla. Non basta che il MOU esista. Servono navi che passano regolarmente, assicurazioni che scendono, charter che tornano normali, esportazioni che riprendono, carichi iraniani e del Golfo che arrivano a destinazione, e raffinerie asiatiche che tornano a comprare con fiducia.
Il rischio è che il mercato abbia anticipato troppo. Il WTI sotto 77 dollari e il Brent sotto 80 incorporano già una normalizzazione importante. Se i flussi ripartono davvero, il prezzo può restare basso o scendere ancora. Ma se le notizie del weekend indicano che Hormuz resta politicamente instabile, il premio può rientrare molto velocemente. Il mercato petrolifero ha tolto panico, non ha cancellato la vulnerabilità.
Un altro punto importante riguarda la tempistica. Anche nel migliore scenario, il ritorno alla normalità richiederà settimane o mesi. Alcune banche stimano che le esportazioni del Golfo possano normalizzarsi entro fine luglio e la produzione entro l’autunno, ma questo presuppone assenza di nuovi incidenti, sicurezza navale credibile e cooperazione iraniana. Il mercato fisico non si ricostruisce con un comunicato stampa.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: meno rialzista per il petrolio rispetto a maggio, ma ancora estremamente binario. Se Hormuz resta aperto nei fatti e il traffico aumenta, il crude può restare sotto pressione. Se invece le dichiarazioni iraniane si traducono in ritardi, assicurazioni più care o nuove interruzioni, il WTI può tornare rapidamente sopra 80/82, e poi verso 85. Il MOU è bullish per il rischio azionario e bearish per il petrolio solo se viene confermato dal mercato fisico.
3) Bitcoin: recupero debole, ma ancora sotto resistenza
Bitcoin si muove nel weekend in area 63.500/64.000 dollari, dopo aver difeso nelle ultime due settimane la zona psicologica dei 60.000. Il recupero è positivo perché evita, per ora, una rottura tecnica molto più pesante. Ma non è ancora sufficiente per parlare di inversione.
Il comportamento di Bitcoin resta molto chiaro: continua a essere trattato come asset di liquidità, non come bene rifugio geopolitico. Quando la guerra in Iran ha spinto petrolio e inflazione, BTC non è stato comprato come protezione. Quando i tassi sono saliti e il dollaro si è rafforzato, BTC è stato venduto. Quando il MOU ha ridotto il rischio e l’azionario ha recuperato, BTC ha rimbalzato, ma senza la forza del Nasdaq.
Questa divergenza è importante. Il Nasdaq ha recuperato grazie ad AI, semiconduttori e flussi istituzionali verso tecnologia. Bitcoin invece resta più debole perché soffre il dollaro forte, la Fed hawkish e la minore liquidità speculativa. Inoltre, il mercato crypto resta condizionato dagli outflow degli ETF, dalla riduzione di esposizione di alcuni grandi holder e dalla concorrenza narrativa dell’AI. In una fase in cui il capitale speculativo può scegliere tra semiconduttori, SpaceX, AI infrastructure e crypto, Bitcoin non è più automaticamente il principale beneficiario del risk-on.
Tecnicamente, area 60.000 resta il supporto cruciale. Finché tiene, il mercato può costruire rimbalzi verso 65.000/68.000. Ma la vera resistenza resta 68.000/70.000. Sopra 70.000 il quadro migliorerebbe in modo più convincente. Sotto 60.000, invece, il mercato rischierebbe di accelerare verso 55.000/50.000.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 68.000/70.000, ma con supporto ancora valido a 60.000. Sopra 65.000 il mercato può respirare, sopra 68.000 può ricostruire fiducia. Sotto 60.000 il quadro si deteriora molto. Il driver principale resta il mix tra dollaro, 10Y, Fed e Nasdaq. Bitcoin non sta guidando il risk-on: lo sta seguendo.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia ha vissuto una settimana decisiva. Il petrolio ha perso un’altra grossa parte del premio geopolitico, ma il mercato dei raffinati resta teso e gli inventari americani sono ancora estremamente bassi. Questo significa che il prezzo flat del crude racconta una storia di distensione, mentre fondamentali fisici e prodotti raffinati raccontano una storia ancora prudente.
Crude oil: WTI e Brent
WTI luglio in chiusura operativa intorno a 76,60 $/barile, con il contratto agosto in area 76,50/76,60.
Brent agosto in area 79,85 $/barile.
La discesa è stata molto forte. Il WTI è passato da area 84/85 della settimana precedente a circa 76/77 dollari, mentre il Brent è sceso sotto 80. Il mercato ha tolto premio di guerra perché il MOU USA-Iran ha modificato la probabilità dello scenario peggiore. Se Hormuz torna aperto, se l’Iran può vendere più petrolio e se i barili bloccati nel Golfo tornano sul mercato, il bilancio globale passa rapidamente da “scarsità immediata” a “possibile ondata di offerta”.
Questa è la ragione del ribasso. Il mercato non sta dicendo che la domanda mondiale è crollata. Sta dicendo che il rischio di blocco prolungato dell’offerta mediorientale è molto più basso rispetto a maggio. In più, il mercato sta iniziando a guardare alla possibilità che una parte dei barili iraniani e non iraniani rimasti bloccati venga rilasciata nei prossimi mesi, creando pressione su prezzi e differenziali.
Ma qui bisogna stare molto attenti. I dati EIA mostrano che le scorte americane restano molto basse. Nella settimana al 12 giugno, le scorte commerciali sono scese di oltre 8 milioni di barili, a circa 418 milioni, mentre Cushing è sceso verso 20 milioni di barili, un livello molto sensibile. Le raffinerie hanno lavorato a tassi molto elevati, vicino al 97% di utilizzo, e gli stock complessivi, incluso il SPR, sono ai minimi da decenni.
Quindi il mercato finanziario prezza una futura abbondanza, ma il mercato fisico immediato non è abbondante. Questa tensione tra aspettativa futura e scarsità presente sarà il tema della prossima settimana. Se Hormuz funziona, la futura abbondanza vincerà. Se Hormuz resta fragile, le scorte basse torneranno al centro della scena.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 80 dollari sul WTI. Sotto 76/75 si apre spazio verso 72/70, soprattutto se i flussi da Hormuz aumentano. Sopra 80/82 il mercato inizierebbe a rimettere premio. Sopra 85cambierebbe di nuovo la narrativa, perché significherebbe che il MOU non sta producendo normalizzazione sufficiente. Per il Brent, area 80 è lo spartiacque: sotto 80 resta pressione ribassista, sopra 83/85 tornerebbe rischio geopolitico.
Spread WTI 1–2
Lo spread WTI 1–2 è quasi completamente rientrato. Con il front month e il secondo mese entrambi in area 76,5/76,6, lo spread è ormai vicino alla parità, indicativamente tra 0 e +0,10 dollari.
Questo è un cambiamento enorme rispetto a maggio, quando la backwardation era sopra 3 o 4 dollari. La curva sta dicendo che il mercato non paga più un premio significativo per il barile immediato. Questo è il segnale più forte di normalizzazione finanziaria.
Però bisogna leggerlo con due cautele. La prima è tecnica: il contratto luglio è vicino alla scadenza, quindi il passaggio al contratto agosto può distorcere un po’ la lettura. La seconda è fondamentale: uno spread quasi piatto non significa automaticamente che le scorte siano abbondanti. Significa che il mercato si aspetta che l’offerta migliori. Se l’aspettativa viene delusa, lo spread può tornare rapidamente in backwardation.
Bias spread 1–2: neutrale, con segnale di forte distensione rispetto alle settimane precedenti. Se lo spread scende sotto zero o entra in contango, il mercato confermerebbe la narrativa di offerta futura più abbondante. Se invece torna sopra 1 dollaro, significherebbe che il fisico sta tornando a tirare. Sopra 2 dollari il MOU sarebbe messo in dubbio dal mercato.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 proxy resta elevato, in area 49/52 dollari al barile, nonostante il crollo del crude. Questo è il dato più importante dell’intera sezione energia.
Con RBOB luglio intorno a 3,00 $/gallone e ULSD luglio intorno a 3,15 $/gallone, benzina e diesel restano molto cari rispetto al crude. Il mercato dei prodotti raffinati non si è normalizzato come il mercato del crude. Questo significa che la filiera energetica resta tesa.
La benzina è particolarmente importante perché siamo nel pieno della driving season americana. Le scorte di benzina sono sotto pressione, le esportazioni europee verso gli Stati Uniti sono diminuite, e la domanda estiva può restare sostenuta. Il diesel resta cruciale per trasporti, logistica, agricoltura e margini aziendali. Finché il crack resta vicino a 50 dollari, l’impatto inflazionistico sui prodotti finali non può essere ignorato.
Questo è anche il motivo per cui la Fed non può rilassarsi troppo solo perché il WTI è sceso sotto 80. Il consumatore non compra WTI, compra benzina. Le imprese non pagano il Brent, pagano diesel, logistica e trasporto. Il crack spread è quindi il ponte tra petrolio e inflazione reale.
Bias crack spread: ancora costruttivo sopra 45 dollari. Sotto 40 avremmo un vero segnale di normalizzazione dei raffinati. Sopra 50 il mercato continua a dire che la tensione sui prodotti finali è ancora elevata. La vera distensione energetica richiede non solo crude più basso, ma anche crack in rientro.
Natural Gas
Natural Gas luglio chiude in area 3,20 $/MMBtu, sostenuto da un’iniezione storage inferiore alle attese e da aspettative di maggiore domanda elettrica con l’arrivo del caldo estivo.
Il dato EIA ha mostrato un’iniezione di 73 Bcf, portando gli stoccaggi a 2.759 Bcf. Il livello resta sopra la media quinquennale di circa 151 Bcf, quindi il mercato non è scarso. Però il dato settimanale è stato più leggero delle attese e ha confermato che, con l’arrivo dell’estate, il power burn può iniziare a mangiare parte del surplus.
Il gas resta un mercato molto diverso dal crude. Qui la geopolitica conta molto meno. Contano meteo, storage, produzione e LNG. La produzione USA resta abbondante, ma la domanda LNG e la domanda elettrica possono offrire supporto. Inoltre, la forte posizione corta dei fondi può amplificare eventuali rimbalzi se il meteo diventa più caldo.
Il problema è che sopra 3,20/3,30 il mercato ha bisogno di conferme continue. Un singolo dato storage positivo non basta. Servono più settimane di iniezioni leggere e temperature sopra la norma.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 3,10/3,15. Sopra 3,30 il mercato può puntare a 3,45/3,50. Sotto 3,05/3,00 tornerebbe pressione perché lo storage resta comodo. Il driver principale sarà il meteo: caldo persistente uguale supporto, revisioni più miti uguale prese di profitto.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha provato a stabilizzarsi dopo settimane molto difficili. La settimana corta ha visto movimenti selettivi: corn in leggero recupero, wheat molto più forte, soybeans in modesto rimbalzo. Ma il quadro resta fragile perché il dollaro è forte, il crude è molto più basso e il meteo USA, almeno per ora, non sta dando un premio di rischio significativo a mais e soia.
Corn
Corn luglio chiude a 417-4, cioè circa 4,17 $/bushel. Il contratto ha recuperato leggermente rispetto alla settimana precedente, ma resta ancora in una struttura tecnica fragile.
Il mais continua a essere intrappolato tra due forze. Da una parte il mercato aveva venduto molto nelle settimane precedenti, quindi un rimbalzo tecnico era possibile. Dall’altra parte, i fondamentali non sono ancora sufficientemente bullish. Il crop USA è in buone condizioni iniziali, con il mais valutato intorno al 68% good/excellent. Le semine sono praticamente completate e il mercato ora guarda al meteo di giugno e luglio.
Il calo del petrolio è un fattore negativo per il corn, perché riduce il supporto indiretto da etanolo. Quando il WTI scende sotto 80 dollari, la narrativa biofuel diventa meno forte. Questo non significa che la domanda etanolo scompaia, ma significa che il corn perde uno dei supporti macro che aveva durante la fase di petrolio alto.
Anche il dollaro forte pesa sulle esportazioni. Un DXY sopra 100 rende il mais americano meno competitivo e favorisce la concorrenza sudamericana. Brasile e Argentina restano fattori importanti e limitano il potenziale rialzista finché non arriva un vero problema meteo negli Stati Uniti.
Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale, ma ancora fragile sotto 4,25/4,30. Sopra 4,30 il quadro migliorerebbe e potrebbe partire un recupero verso 4,40. Sotto 4,10 tornerebbe rischio di test di 4,00. Per diventare rialzista serve un peggioramento meteo nel Corn Belt o un recupero del crude. Senza questi elementi, i rimbalzi restano vulnerabili.
Wheat
Wheat Chicago luglio chiude a 605-6, cioè circa 6,06 $/bushel. Il grano è stato il più forte del complesso agricolo e ha recuperato in modo significativo rispetto alla settimana precedente.
Il motivo è fondamentale. Il wheat resta il prodotto agricolo con la storia di offerta più interessante. Il winter wheat USA continua ad avere condizioni deboli in alcune aree chiave, e il mercato è entrato nella fase in cui la harvest inizia a trasformare le stime in numeri reali. Quando il mercato passa dalla teoria del WASDE ai dati di raccolta, la volatilità aumenta.
A differenza del corn e della soia, dove il raccolto ha ancora molto tempo davanti, nel wheat il danno potenziale è più vicino a essere verificato. Le condizioni del winter wheat restano molto inferiori a un anno normale in diverse aree, e il taglio precedente della produzione hard red winter continua a dare supporto. Inoltre, il wheat resta sensibile alla geopolitica, alla logistica e ai costi energetici, anche se il premio Iran/Hormuz è diminuito.
Il dollaro forte resta un limite, perché pesa sull’export USA. Ma il wheat ha un elemento fondamentale che mais e soia oggi hanno meno: una storia di offerta domestica realmente problematica. Per questo, tra i grains, resta quello con il profilo più interessante.
Bias Wheat per la settimana che inizia: moderatamente rialzista sopra 6,00. Sopra 6,15/6,20 può partire ulteriore momentum verso 6,35/6,40. Sotto 5,90 il quadro tornerebbe neutrale, e sotto 5,75 tornerebbe fragile. Il wheat resta il grain migliore dal punto di vista fondamentale, ma deve superare la resistenza del dollaro forte.
Soybeans
Soybeans luglio chiude a 1122-6, cioè circa 11,23 $/bushel. La soia ha recuperato poco più di 9 centesimi sulla settimana, ma resta sotto le resistenze importanti e ancora lontana da una vera inversione.
Il mercato ha trovato supporto da segnali di rinnovato interesse cinese per cargo USA del quarto trimestre, ma per ora il problema è sempre lo stesso: servono acquisti concreti, non solo interesse. La Cina può cambiare rapidamente il sentiment della soia, ma finché gli acquisti non compaiono nei dati, i trader restano prudenti.
Il contesto macro non aiuta. Il dollaro è forte, il petrolio è sceso molto e il soybean oil ha perso supporto dalla narrativa biofuel. Il meal è stabile ma non abbastanza forte da trascinare l’intero complesso. Inoltre, le condizioni iniziali del raccolto USA sono buone: soia piantata al 95% e condizione iniziale intorno al 66% good/excellent. Non c’è ancora un premio meteo da pagare.
La soia resta quindi una commodity in attesa di trigger. Il trigger può arrivare dalla Cina o dal meteo. Senza uno dei due, il mercato rischia di restare laterale-fragile.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale sotto 11,40/11,50. Sopra 11,50 il quadro migliorerebbe e potrebbe aprirsi spazio verso 11,70/11,80. Sotto 11,10/11,00 tornerebbe pressione ribassista. Il mercato ha bisogno di domanda cinese reale o di un peggioramento meteo. Senza conferme, i rimbalzi restano da vendere.
Lean Hogs
Lean Hogs luglio chiude in area 95,025, con il contratto agosto intorno a 96,725. Il mercato degli hogs ha mostrato un miglioramento rispetto alla debolezza precedente, ma il quadro resta ancora misto.
Il supporto arriva dal cash e dalla stagionalità. La domanda estiva può aiutare il pork cutout e i prezzi cash, soprattutto se il consumo resta resiliente. Inoltre, dopo settimane di pressione, il posizionamento era diventato più prudente e quindi un rimbalzo tecnico era possibile.
Il limite resta l’offerta. Lo slaughter rimane elevato e il mercato non vede ancora una riduzione sufficiente dell’offerta per costruire una struttura chiaramente bullish. Inoltre, il consumatore americano resta sotto pressione da inflazione, tassi e carburanti ancora cari, anche se il crude è sceso. Questo può rendere la domanda di carne più selettiva.
Gli hogs hanno quindi bisogno di conferme. Se il cash continua a migliorare e il cutout resta sostenuto, il mercato può recuperare. Se invece i margini e la domanda non seguono, i futures torneranno vulnerabili.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 94/95. Sopra 97/98 il quadro migliorerebbe. Sopra 100 cambierebbe davvero la lettura. Sotto 93/92 tornerebbe pressione. Per ora il mercato è in stabilizzazione, non ancora in trend rialzista.
Live Cattle
Live Cattle giugno chiude a 254,800, mentre il contratto agosto resta più basso, in area 246,625. Il cattle continua a essere il mercato più forte tra le carni, sostenuto da cash elevato, offerta limitata e tensione strutturale sulla disponibilità di bestiame.
Il supporto fondamentale resta chiaro: la mandria non si ricostruisce rapidamente. L’offerta di cattle resta limitata e il cash continua a dare sostegno. Anche il feeder cattle resta molto forte, segnalando che il mercato continua a pagare premio per disponibilità futura.
Tuttavia, il mercato è caro. Quando i prezzi sono così elevati, aumentano i rischi di prese di profitto e di vulnerabilità a qualsiasi segnale di domanda meno brillante. Il consumatore può reggere fino a un certo punto, ma prezzi retail molto alti e inflazione alimentare possono iniziare a limitare la domanda. Inoltre, i temi sanitari e logistici legati al confine con il Messico e allo screwworm restano elementi di volatilità.
Il cattle resta strutturalmente bullish, ma non è un mercato da inseguire senza disciplina. Le correzioni possono essere violente proprio perché i prezzi sono già molto alti.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: costruttivo sopra 250/252 sul front month. Sopra 255 il mercato può tentare nuovi massimi. Sotto 250 aumenterebbe il rischio di correzione verso 247/245. La struttura di fondo resta rialzista, ma il rapporto rischio/rendimento richiede prudenza.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities continuano a essere dominate da fattori specifici, ma il contesto macro è importante: dollaro forte, petrolio più basso e real brasiliano debole restano ostacoli soprattutto per zucchero e caffè. Il cacao, invece, ha avuto una settimana più costruttiva e ha recuperato area 4.000.
Zucchero
Sugar #11 luglio chiude a 13,59 cent/lb, ancora debole e sotto la soglia psicologica dei 14 centesimi. Lo zucchero resta uno dei mercati più fragili dell’intero comparto soft.
Il driver principale resta il petrolio. Quando il crude scende, diminuisce l’incentivo a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo. Questo aumenta la percezione di maggiore disponibilità di zucchero e pesa sui prezzi. Il secondo driver è il real brasiliano: se la valuta brasiliana resta debole, i produttori sono più incentivati a vendere perché incassano dollari e ricevono più valuta locale.
Il mercato guarda anche al monsone indiano e alla produzione asiatica, ma per ora questi elementi non bastano a ribaltare la pressione proveniente da crude e cambio. Il contratto è già molto debole, quindi un rimbalzo tecnico è possibile, ma serve il recupero di area 14/14,20 per iniziare a parlare di stabilizzazione.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: ribassista sotto 14,00/14,20. Sopra 14,20 possibile rimbalzo verso 14,50/14,60. Sotto 13,50 rischio di estensione verso 13,20/13,00. Finché il petrolio resta sotto 80 e il real non aiuta, lo zucchero resta vulnerabile.
Caffè
Caffè arabica luglio chiude a 275,10 cent/lb, mentre il contratto settembre si muove in area 267,80. Il coffee ha avuto una settimana molto interessante, con un forte recupero rispetto ai minimi di inizio giugno.
Il rimbalzo è stato guidato da tre fattori. Il primo è il meteo brasiliano: ritardi e preoccupazioni sulla qualità del raccolto hanno favorito ricoperture short. Il secondo è la stagionalità: giugno, luglio e agosto sono mesi in cui il mercato resta sensibile al rischio freddo o freeze in Brasile, anche solo come premio potenziale. Il terzo è il posizionamento: dopo il forte ribasso delle settimane precedenti, molti venditori hanno preferito ridurre esposizione.
Il dollaro forte resta un freno. Normalmente un DXY sopra 100 dovrebbe pesare sul coffee, soprattutto se accompagnato da real debole. Il fatto che l’arabica abbia recuperato comunque indica che il mercato sta rimettendo un po’ di premio meteo. Tuttavia, per trasformare il rimbalzo in un trend rialzista serve conferma: problemi reali sul raccolto brasiliano, qualità peggiore del previsto o ulteriori tensioni sull’offerta robusta.
Bias Caffè per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 265/270. Sopra 280/285 il mercato potrebbe accelerare verso 300. Sotto 260 tornerebbe pressione e il rimbalzo perderebbe credibilità. Il coffee resta molto volatile: il driver sarà il Brasile, più ancora del dollaro.
Cacao
Cacao luglio New York chiude a 4.143 $/ton, recuperando la soglia psicologica dei 4.000. Il cacao è tornato più costruttivo dopo settimane di forte volatilità e repricing ribassista.
Il recupero ha due componenti. La prima è tecnica: sotto 4.000 il mercato era diventato molto venduto, e la ricopertura short poteva essere violenta. La seconda è fondamentale: anche se la fase di panico strutturale è finita, il cacao non è diventato un mercato realmente abbondante. Africa occidentale, qualità dei raccolti, malattie delle piante, meteo e flussi export restano fonti di rischio.
Detto questo, il mercato non è più quello esplosivo dei mesi in cui i prezzi erano saliti su livelli estremi. La domanda industriale ha iniziato ad adattarsi, il consumo è stato razionato e gli utilizzatori sono più prudenti. Il cacao oggi deve trovare un nuovo equilibrio tra offerta ancora fragile e domanda ridimensionata.
Il recupero sopra 4.000 è positivo, ma serve continuità. Se il mercato resta sopra 4.000, può costruire una base. Se torna sotto 3.900, il rimbalzo rischia di essere solo tecnico.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4.000. Sopra 4.250/4.300 il quadro migliorerebbe ulteriormente. Sotto 3.900 tornerebbe pressione verso 3.700/3.600. La volatilità resta estrema, quindi la gestione del rischio è più importante del singolo livello.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno avuto una settimana molto delicata. Oro e argento sono stati colpiti dal dollaro forte e dalla Fed hawkish, mentre il rame ha tenuto meglio grazie alla narrativa strutturale su elettrificazione, AI infrastructure e domanda industriale. Il tema centrale è sempre lo stesso: i metalli preziosi avrebbero bisogno di geopolitica e inflazione per salire, ma dollaro e rendimenti reali stanno lavorando contro.
Oro
Oro agosto chiude a 4.172,90 $/oz, in forte calo nella parte finale della settimana. Il metallo giallo ha sofferto il messaggio della Fed, il rialzo del dollaro e la riduzione del premio geopolitico dopo il MOU USA-Iran.
Il comportamento dell’oro è molto interessante. In teoria, inflazione alta, guerra in Iran e instabilità di Hormuz dovrebbero sostenere il metallo. Ma quando il mercato percepisce che il rischio geopolitico si riduce e contemporaneamente la Fed diventa più hawkish, il sostegno viene meno. L’oro non è solo un bene rifugio: è anche un asset senza rendimento. Se i tassi reali restano alti e il dollaro sale, il costo opportunità aumenta.
Questo non cancella la storia strutturale dell’oro. Le banche centrali, i deficit fiscali, la sfiducia nel debito sovrano e la diversificazione valutaria restano temi di medio periodo molto importanti. Però il breve periodo è cambiato. Il mercato sta dicendo che, senza escalation geopolitica e con la Fed più dura, l’oro deve consolidare.
Tecnicamente, area 4.150/4.100 è il primo supporto importante. Sotto 4.100 il mercato rischia un’estensione verso 4.000/3.950. Al rialzo, il primo recupero utile è sopra 4.250/4.300, ma per tornare davvero costruttivo serve un ritorno sopra 4.400/4.500.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 4.300. Sopra 4.300/4.350 il quadro migliorerebbe. Sotto 4.100 aumenterebbe il rischio di nuova pressione. L’oro resta interessante nel medio periodo, ma nel breve dipende da tre fattori: Fed, dollaro e tenuta del MOU su Hormuz.
Argento
Argento luglio chiude a 64,91 $/oz, in forte calo e sotto i livelli chiave delle settimane precedenti. L’argento ha sofferto più dell’oro, come spesso accade nelle fasi in cui aumentano dollaro e rendimenti.
Il problema dell’argento è doppio. Da una parte soffre come metallo prezioso quando il dollaro sale e la Fed diventa più hawkish. Dall’altra soffre come metallo industriale quando il mercato teme che tassi più alti possano raffreddare il ciclo. Anche se la storia strutturale resta positiva, con solare, elettrificazione e deficit fisico, nel breve il prezzo risponde soprattutto alla liquidità.
La rottura sotto 65/66 è un segnale tecnico delicato. Ora il mercato deve difendere area 63/64. Se questa zona tiene, può partire un rimbalzo tecnico verso 68/70. Ma per ricostruire una struttura più solida serve tornare sopra 70/72. Sotto 63, invece, il rischio diventa un movimento verso 60.
L’argento resta uno degli asset più interessanti del complesso commodity, ma anche uno dei più pericolosi. Può rimbalzare molto velocemente se il dollaro si indebolisce o se l’oro recupera. Ma può anche continuare a liquidare se i tassi reali restano alti.
Bias Argento per la settimana che inizia: ribassista ma vicino a supporti importanti. Sopra 68/70 il mercato migliorerebbe. Sopra 72 tornerebbe una struttura più costruttiva. Sotto 63 aumenterebbe il rischio di test di 60. L’argento ha bisogno di dollaro più debole, oro stabile e rame non negativo.
Rame
Rame luglio chiude in area 6,34 $/lb, mentre il contratto settembre si muove intorno a 6,40 $/lb. Il rame ha corretto nella parte finale della settimana, ma resta molto meglio impostato rispetto a oro e argento.
La storia strutturale del rame resta positiva: elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, transizione energetica, difesa e vincoli di offerta. Questi temi non sono cambiati. Anzi, il rally dei semiconduttori e la narrativa AI continuano a sostenere indirettamente il rame, perché il mercato vede una domanda crescente di elettricità, cablaggi, infrastrutture e capacità di rete.
Il problema è il breve periodo. Il dollaro sopra 100 pesa su tutte le commodity industriali. Inoltre, la Cina resta un punto interrogativo. Senza una domanda cinese più brillante, il rame fatica a rompere verso nuovi massimi in modo lineare. Il prezzo resta alto e quindi vulnerabile a prese di profitto quando il mercato riduce rischio.
Tecnicamente, area 6,20/6,25 resta il supporto principale. Finché il rame resta sopra questa zona, la struttura di medio periodo non è compromessa. Sopra 6,50/6,60 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 6,20, invece, aumenterebbe il rischio di test verso 6,00.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,25/6,30. Sopra 6,50 il mercato torna forte. Sotto 6,20il quadro di breve si deteriora. Il rame resta il metallo più solido del gruppo, ma deve convivere con dollaro forte, Fed hawkish e incertezza sulla domanda cinese.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 22 giugno sarà dominata da cinque interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato ha già prezzato una forte normalizzazione. Ora servono conferme fisiche: navi che passano, assicurazioni che scendono, carichi che partono, export che aumentano. Se arrivano conferme, il petrolio può restare sotto pressione. Se invece le dichiarazioni iraniane si traducono in nuova instabilità, il crude può rimbalzare molto rapidamente.
Il secondo è il petrolio sotto 80 dollari. Questo è il vero pilastro del risk-on attuale. Con WTI sotto 80, il mercato può sperare che l’inflazione energetica di maggio sia temporanea. Con WTI sopra 85/90, la Fed hawkish tornerebbe a pesare molto di più.
Il terzo è la Fed di Warsh. La riunione del 17 giugno ha cambiato il regime: meno forward guidance, meno bias verso i tagli, più dipendenza dai dati e più attenzione all’inflazione. Questo significa che ogni dato macro sarà più importante. Il mercato non può più contare sul paracadute automatico della Fed.
Il quarto è il dollaro. Il DXY sopra 100 è un problema per commodity e crypto. Se il dollaro resta forte, oro, argento, softs, grains e Bitcoin resteranno sotto pressione. Se invece il dollaro torna sotto 100, molte commodity potrebbero respirare.
Il quinto è la tecnologia. Il Nasdaq ha recuperato grazie ai semiconduttori e alla narrativa AI. Se questa leadership continua, l’azionario può reggere anche con Fed hawkish. Se invece tecnologia e semiconduttori perdono forza, il mercato diventa molto più vulnerabile.
Il quadro generale è quindi più positivo rispetto alla fase di panico di maggio, ma non ancora sicuro. L’energia ha tolto premio geopolitico, ma i raffinati restano cari e gli inventari sono bassi. I grains provano a stabilizzarsi, con wheat più interessante di corn e soia. Le carni restano divergenti: cattle forte, hogs in stabilizzazione. Le softs restano selettive: sugar debole, coffee in recupero, cocoa tornato sopra 4.000. Oro e argento restano sotto pressione da Fed e dollaro, mentre il rame tiene meglio grazie alla storia strutturale. Bitcoin ha difeso 60.000, ma resta ancora lontano da una vera inversione.
La parola chiave della settimana è verifica fisica. Il mercato ha comprato il MOU. Ora deve verificare Hormuz. Ha comprato petrolio più basso. Ora deve verificare se benzina e diesel seguono. Ha comprato il rally tecnologico. Ora deve verificare se i tassi restano sotto controllo. Se queste verifiche passano, il risk-on può continuare. Se una di esse fallisce, la correzione può tornare rapidamente.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
06/19 Fri | JUNETEENTH |
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06/22 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Jul Coffee(ICE) LT: Jul Crude Lt(NYM) |
06/23 Tue | 3:30 PM CDT - API Energy Stocks |
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06/24 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:30 AM CDT - Current Account Balance 9:00 AM CDT - New Home Sales 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales | FN: Jul Cotton(NYM) Jul Crude Lt(NYM) Jul Cocoa(ICE) |
06/25 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Durable Orders 7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 7:30 AM CDT - GDP-Third Estimate(Q1) 7:30 AM CDT - GDP Deflator-Third Estimate(Q1) 7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 2:00 PM CDT - Hogs & Pigs 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | LT: Jul Copper Options(CMX) Jul Gold & Silver Options(CME) Jul RBOB & ULSD Options(NYM) |
06/26 Fri | 7:30 AM CDT - Adv Intl Trade In Goods 7:30 AM CDT - Adv Retail Inventories 7:30 AM CDT - Adv Wholesale Inventories 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Final | LT: Jun Copper(CMX) Jun Gold/Silver(CMX) Jun Platinum/Palladium(NYM) Jun CryptoCurrencies(CME) Jul Natural Gas(NYM) Jun CryptoCurrencies Options(CME) Jul 2,5,10 Year Notes Options(CBT) Jul Bonds Options(CBT) Jul Canola Options(CBT) Jul Wheat Options(CBT) Jul Corn Options(CBT) Jul Oats Options(CBT) Jul Rough Rice Options(CBT) Jul Soybeans,Soymeal,Soyoil Options(CBT) |
06/29 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Jul Natural Gas(NYM) |
06/30 Tue | 8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 8:45 AM CDT - Chicago PMI 9:00 AM CDT - Consumer Confidence 11:00 AM CDT - Grain Stocks 11:00 AM CDT - Planted Acreage 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Jul Copper(CMX) Jul Gold/Silver(CMX) Jul Platinum/Palladium(NYM) Jul Canola(CBT) Jul Wheat(CBT) Jul Corn(CBT) Jul Rough Rice(CBT) Jul Oats(CBT) Jul Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) LT: Jun 1-Mo SOFR(CME) Jun 2,5 Year Notes(CBT) Jun Fed Funds(CME) Jun Live Cattle(CME) Jun Butter/Milk(CME) Jul RBOB/ULSD(NYM) Jul Sugar-11(ICE) Jun 1-Mo SOFR Options(CME) Jun Fed Funds Options(CME) Jun Butter/Milk Options(CME) Jul Lumber Options(CME) |
07/01 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:15 AM CDT - ADP Employment Change 9:00 AM CDT - Construction Spending 9:00 AM CDT - ISM Manufacturing Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales 2:00 PM CDT - Fats & Oils 2:00 PM CDT - Grain Crushings | FN: Jul Orange Juice(ICE) Jul Sugar-11(ICE) |
07/02 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 7:30 AM CDT - Unemployment Rate 7:30 AM CDT - Ave Workweek & Hourly Earnings 9:00 AM CDT - Business Inventories 9:00 AM CDT - Factory Orders 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | FN: Jul RBOB/ULSD(NYM) LT: Jul Canadian Dollar Options(CME) Jul Currencies Options(CME) Jul Live Cattle Options(CME) Jul US Dollar Index Options(ICE) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500: Short su MES da 7621. Ora gestisco in trailing stop (chiuso in trailing stop in utile)
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas:
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:
Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro:
Silver:
Rame:
Platino:
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