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Commodity Report numero 523 del 8 giugno 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 07/06/2026 21:05:47


La settimana che si è chiusa venerdì 5 giugno ha rimesso improvvisamente il mercato davanti a una realtà che nelle ultime settimane era stata in parte ignorata: la Federal Reserve non ha ancora vinto la battaglia contro l’inflazione, e il mercato del lavoro americano è ancora troppo forte per permettere agli investitori di scontare un ritorno rapido a condizioni monetarie più accomodanti.

Fino a giovedì, il mercato aveva continuato a vivere dentro una narrativa abbastanza favorevole: possibile distensione su Iran e Hormuz, petrolio ancora alto ma non fuori controllo, rendimenti relativamente stabili, dollaro non eccessivamente aggressivo e tecnologia ancora sostenuta dal tema AI. Venerdì, invece, il dato sui Non Farm Payrolls ha cambiato tutto. Il mercato si aspettava un rallentamento evidente del lavoro americano; ha ricevuto invece un numero molto più forte del previsto, accompagnato da revisioni al rialzo dei mesi precedenti. A quel punto la reazione è stata immediata: rendimenti in rialzo, dollaro in rafforzamento, forte vendita su tecnologia e semiconduttori, oro e argento sotto pressione, Bitcoin in nuova accelerazione ribassista.

Il messaggio di venerdì è stato molto chiaro: per il mercato, una buona notizia sull’economia può diventare una cattiva notizia per gli asset rischiosi se arriva in un contesto di inflazione ancora elevata, petrolio ancora caro e Fed costretta a restare vigile. Il problema non è il lavoro forte in sé. Il problema è il lavoro forte dentro un quadro in cui il petrolio resta sopra 90 dollari, il core PCE è ancora troppo alto, i servizi continuano a vedere pressioni sui prezzi e la guerra in Iran non è risolta.

La geopolitica resta infatti il secondo grande tema della settimana. Il petrolio ha chiuso venerdì in ribasso, ma su base settimanale ha comunque guadagnato terreno. Questo ci dice che il mercato sta vivendo una fase molto delicata: da una parte ci sono speranze di de-escalation e di accordo tra Stati Uniti e Iran; dall’altra parte lo Stretto di Hormuz resta un problema fisico, logistico e assicurativo. Il mercato continua a oscillare tra speranza diplomatica e realtà degli inventari. Quando arrivano notizie di possibile accordo, il crude scende. Quando arrivano dati su scorte in forte calo, export americani record e flussi ancora disturbati, il crude recupera premio.

La settimana ha quindi avuto due facce. Fino a giovedì il mercato sembrava ancora disposto a credere alla stabilizzazione. Venerdì, invece, è tornata la disciplina dei tassi. E quando tornano tassi e dollaro, cambiano i rapporti di forza tra tutte le asset class: tecnologia, oro, argento, rame, Bitcoin, soft commodities e grains vengono tutti rimessi sotto pressione.

La chiave della settimana entrante sarà capire se il selloff di venerdì è stato solo una presa di profitto violenta dopo nove settimane di rialzo dell’S&P 500, oppure l’inizio di una fase più ampia di repricing dei tassi. Perché una cosa è una correzione tecnica dopo un rally eccessivo; un’altra cosa è un mercato che inizia a credere che la prossima mossa della Fed possa essere addirittura un rialzo, e non un taglio.

1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX

La settimana si è chiusa con una brusca inversione del quadro risk-on. S&P 500 cash in chiusura a 7.383,74, in calo del 2,64% nella seduta di venerdì e in perdita del 2,6% sulla settimana. Nasdaq Composite in chiusura a 25.709,43, con una perdita giornaliera del 4,18% e un calo settimanale del 4,7%. Il movimento ha interrotto la lunga serie positiva dell’S&P 500, che veniva da nove settimane consecutive di rialzo.

Sul fronte futures, S&P 500 E-mini giugno chiude a 7.400,50, mentre Nasdaq 100 E-mini giugno chiude a 28.829,25. Il Nasdaq è stato il vero epicentro della vendita, perché la parte più affollata del mercato era proprio quella legata ad AI, semiconduttori, infrastruttura tecnologica e megacap growth. Il Philadelphia Semiconductor Index ha subito una seduta molto pesante, e titoli come Nvidia, AMD, Broadcom, Micron e altri nomi del comparto hanno visto vendite aggressive.

Il motivo non è difficile da capire. Quando il mercato compra tecnologia a multipli elevati, sta implicitamente scontando tassi stabili o in calo. Se invece i rendimenti risalgono e il mercato inizia a discutere di una Fed più dura, il valore attuale degli utili futuri viene colpito. In altre parole, i titoli più legati alla duration azionaria diventano i più vulnerabili. Venerdì è successo esattamente questo.

Il VIX ha chiuso in area 21,5, con un salto molto netto rispetto ai livelli compressi della settimana precedente. Questo è un passaggio importante. Fino a giovedì la volatilità sembrava dire che il mercato aveva metabolizzato Iran, petrolio e tassi. Venerdì, invece, il VIX ha ricordato che la copertura era stata ridotta troppo in fretta. Sopra 20, la volatilità torna a segnalare un mercato nervoso. Non siamo ancora in una fase di panico sistemico, ma non siamo più nel mercato rilassato di fine maggio.

Il movimento più importante è arrivato dai Treasury. Il Treasury 10Y è tornato in area 4,54%, mentre il 2Y è salito verso 4,16% e il 30Y è tornato intorno al 5,00%. Il rialzo del 2Y è particolarmente significativo, perché riflette in modo più diretto la revisione delle aspettative sulla Fed. Dopo il dato NFP, il mercato ha ridotto ulteriormente le speranze di tagli e ha iniziato a prezzare una probabilità più concreta di un atteggiamento ancora più hawkish nei prossimi mesi.

Il Dollar Index ha chiuso in area 100,07, tornando sopra la soglia psicologica di 100. EUR/USD è sceso in area 1,1520. Il dollaro è stato sostenuto da tre elementi: dati sul lavoro molto forti, rendimenti in rialzo e domanda di liquidità difensiva durante il selloff azionario. Il ritorno del DXY sopra 100 è importante perché crea pressione su quasi tutto il complesso commodity: metalli, softs, grains e Bitcoin.

I dati macro della settimana sono stati molto importanti. L’ISM manifatturiero di maggio è salito a 54,0, il livello più alto degli ultimi quattro anni. È un dato positivo per la crescita, ma non necessariamente positivo per la Fed. La manifattura sta beneficiando di domanda anticipata, investimenti legati all’AI e ricostruzione di inventari. Però i prezzi pagati restano molto elevati, con l’indice prezzi ancora sopra 80. Questo significa che le imprese stanno ancora affrontando costi in aumento.

Anche l’ISM servizi ha mandato un messaggio simile. Il PMI servizi è salito in area 54,5, con nuovi ordini solidi e inventari in forte aumento. Ma anche qui il problema è la componente prezzi, salita in area 71,3. Questo è il punto più delicato: l’inflazione non è solo un problema di petrolio. Il petrolio è il detonatore, ma la trasmissione passa poi nei servizi, nei materiali, nella logistica, nella distribuzione e nei margini.

Il mercato del lavoro ha completato il quadro. I Non Farm Payrolls di maggio sono aumentati di 172.000 unità, molto sopra le attese, con revisioni al rialzo per marzo e aprile per un totale di 93.000 posti. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,3%, mentre la crescita salariale annua è rimasta intorno al 3,4%. Non è un dato esplosivo sui salari, ma è abbastanza forte da dire alla Fed che il mercato del lavoro non sta cedendo.

Questo cambia la lettura di tutto. Se la crescita fosse debole e l’inflazione in calo, il mercato potrebbe scommettere su tagli. Se l’inflazione fosse alta ma il lavoro in forte deterioramento, la Fed avrebbe comunque un dilemma. Ma con inflazione ancora alta, servizi resilienti, manifattura in espansione e lavoro forte, la Fed non ha incentivo a diventare morbida. Anzi, il mercato deve iniziare a chiedersi se la banca centrale non sarà costretta a restare più dura più a lungo.

Bias macro per la settimana che inizia: prudente, con rischio di prosecuzione della volatilità. L’S&P 500 deve riconquistare rapidamente area 7.450/7.500 per trasformare il selloff di venerdì in una semplice correzione tecnica. Sotto 7.350/7.300 aumenterebbe il rischio di una correzione più profonda. Sul Nasdaq, il recupero di 29.500/30.000 sarebbe necessario per stabilizzare il quadro; finché resta sotto quei livelli, la tecnologia rimane vulnerabile. Il 10Y è il vero interruttore: sotto 4,50% il mercato può respirare, sopra 4,55/4,60% il risk-off può continuare. Il dollaro sopra 100 resta un problema per commodity e asset rischiosi.

2) Geopolitica: Iran, Hormuz e premio di rischio

La geopolitica non è uscita dal mercato. Ha solo cambiato forma. Nelle settimane precedenti il rischio era molto immediato: chiusura di Hormuz, blocco dei flussi, petrolio sopra 100, timore di shock inflazionistico globale. Questa settimana il mercato ha iniziato a oscillare tra notizie di possibile de-escalation e segnali che il problema fisico è ancora lontano dall’essere risolto.

Il petrolio è sceso venerdì perché gli operatori hanno continuato a sperare in un accordo USA-Iran capace di riaprire progressivamente lo Stretto di Hormuz. Ma la realtà è che il mercato fisico resta teso. Le scorte americane sono scese più del previsto, Cushing è tornato su livelli sensibili, gli export USA sono stati molto forti e diversi raffinatori in Asia ed Europa continuano a cercare alternative al crude mediorientale.

Questa è la vera differenza rispetto a una crisi geopolitica ordinaria. Qui non abbiamo solo un titolo di giornale. Abbiamo una modifica dei flussi fisici. Se Hormuz resta parzialmente compromesso, anche solo a livello di assicurazioni, rischio navi, ritardi o costi logistici, il mercato deve pagare premio. E infatti la curva del WTI resta in backwardation, anche se meno estrema rispetto alle settimane più tese.

Un altro elemento importante è il rischio di allargamento regionale. La posizione iraniana su Hezbollah e sul Libano ha complicato il quadro diplomatico. Il mercato spera in una pace o almeno in un cessate il fuoco più stabile, ma non ha ancora prove sufficienti per eliminare il premio. E in una settimana in cui i tassi tornano a salire, il petrolio alto diventa ancora più pericoloso: non è solo una commodity, diventa un input inflazionistico che condiziona la Fed.

Questa è la trasmissione che dobbiamo tenere presente: Iran e Hormuz non muovono soltanto WTI e Brent. Muovono benzina e diesel, poi PCE e aspettative d’inflazione, poi Treasury, dollaro, oro, argento, Bitcoin e tecnologia. Venerdì questa trasmissione si è vista in modo molto netto. Il lavoro forte ha acceso i tassi, ma la ragione per cui il mercato è così sensibile alla Fed è anche che l’energia resta cara.

Bias geopolitico per la settimana che inizia: ancora ad alto impatto e direzione binaria. Se arrivano segnali concreti di riapertura stabile di Hormuz, il crude può perdere altro premio e i rendimenti potrebbero calmarsi. Se invece i negoziati si bloccano, o se il rischio regionale torna a salire, il mercato potrebbe rimettere premio su petrolio e raffinati molto rapidamente. La geopolitica resta il principale rischio rialzista per l’energia e il principale rischio inflazionistico per la macro.

3) Bitcoin: rottura pesante, asset di liquidità sotto pressione

Bitcoin chiude la settimana in area 60.800/61.200 dollari, dopo essere sceso intraday anche sotto 60.000. La perdita settimanale è stata molto pesante, intorno al 18%, una delle peggiori dalla crisi FTX del 2022. Questo movimento è molto importante perché conferma ancora una volta che, in questa fase, Bitcoin non si comporta come un rifugio geopolitico.

Quando la guerra in Iran ha spinto il petrolio, BTC non è salito come protezione. Quando i tassi sono tornati a salire dopo i NFP, BTC è stato venduto come asset rischioso. Quando il Nasdaq ha corretto, Bitcoin ha seguito. Questo conferma che il mercato continua a trattarlo come un asset di liquidità e di propensione al rischio, non come oro digitale in senso stretto.

La rottura dell’area 70.000 e poi l’accelerazione verso 60.000 hanno indebolito molto il quadro tecnico. C’è anche una componente specifica del settore crypto: outflow dagli ETF spot, debolezza delle azioni crypto-related, vendite su Coinbase e miners, e notizie legate alla riduzione di esposizione da parte di grandi holder corporate. Tutto questo ha alimentato la percezione che il posizionamento fosse ancora troppo ottimista.

Il punto chiave ora è la soglia 60.000. Se il mercato la difende, è possibile un rimbalzo tecnico verso 63.000/65.000. Ma sopra 65.000 servirebbe poi un ritorno più deciso per ricostruire fiducia. Se invece 60.000 cede in chiusura, la prossima area naturale diventa 58.000, poi 55.000. Il movimento è già molto esteso, quindi il rischio di short covering esiste, ma il trend di breve resta danneggiato.

Bias Bitcoin per la settimana che inizia: ribassista finché resta sotto 65.000/68.000. Un rimbalzo verso 63.000/65.000 sarebbe normale dopo una settimana così pesante, ma non basterebbe a cambiare il quadro. Sopra 68.000 si potrebbe parlare di stabilizzazione. Sotto 60.000 aumenterebbe il rischio di nuova accelerazione verso 58.000/55.000. Il driver principale resta la combinazione tra tassi, dollaro e appetito per il rischio.

4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas

L’energia resta il settore più importante dell’intero report. Il crude ha chiuso venerdì in ribasso, ma su base settimanale ha comunque registrato un guadagno. Questo ci dice che il mercato è diviso: da un lato spera nella pace, dall’altro vede ancora scorte in calo e flussi fisici disturbati.

Crude oil: WTI e Brent

WTI luglio in chiusura a 90,54 $/barile.
Brent agosto in chiusura a 93,09 $/barile.

Venerdì il WTI ha perso il 2,69%, mentre il Brent ha perso circa il 2%. Su base settimanale, però, il WTI ha chiuso in rialzo di circa il 3,6% e il Brent di circa l’1,2%. Questo è il dato più importante: il mercato ha venduto il petrolio venerdì su speranze diplomatiche, ma non ha annullato il premio accumulato durante la settimana.

La ragione è semplice. La guerra in Iran e la situazione di Hormuz continuano a limitare la sicurezza dei flussi. Inoltre, i dati EIA hanno mostrato un draw di crude molto superiore alle attese: le scorte commerciali USA sono scese di circa 8 milioni di barili, a 433,7 milioni. Il draw è stato guidato da domanda di raffinazione ed export molto forti. Questo significa che il mercato fisico non è rilassato.

Cushing è un punto da osservare con attenzione. Le scorte del principale hub di consegna del WTI sono scese verso livelli che il mercato considera sensibili. Quando Cushing si avvicina a soglie operative basse, la curva del WTI tende a rimanere sostenuta perché il barile consegnabile diventa più prezioso. È uno dei motivi per cui la backwardation resta ancora presente.

Dal lato domanda, però, iniziano a emergere segnali meno brillanti. Alcune stime hanno indicato un impatto significativo della crisi di Hormuz sulla domanda globale, in parte perché la scarsità e i prezzi elevati stanno distruggendo consumo, e in parte perché Cina ed Europa mostrano segnali di debolezza nei carburanti. Questo è il punto di equilibrio del mercato: meno offerta disponibile sostiene il prezzo, ma prezzi troppo alti iniziano a ridurre la domanda.

Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 88/90 dollari sul WTI, ma estremamente headline-driven. Sopra 92/94 il mercato tornerebbe a puntare verso 96/98, soprattutto se la diplomazia si blocca. Sotto 88inizierebbe una lettura più ribassista, con possibile ritorno verso 85. Per il Brent, area 90/91 resta il supporto psicologico. Sopra 95 tornerebbe tensione. Il crude resta più un mercato geopolitico che macro.

Spread WTI 1–2

Con WTI luglio a 90,54 e WTI agosto a 87,99, lo spread 1–2 chiude in area +2,55 $/barile.

Questo è un segnale molto importante. Lo spread si è ridotto rispetto alle fasi più estreme, ma resta in backwardation marcata. Il mercato continua a pagare un premio significativo per il barile immediato. Questo significa che, nonostante le speranze di accordo, il fisico resta teso.

Se il mercato credesse davvero a una normalizzazione rapida e piena di Hormuz, lo spread dovrebbe comprimersi molto più velocemente verso 1 dollaro o anche meno. Il fatto che resti sopra 2,5 dollari indica che gli operatori non si fidano ancora. La curva dice: il rischio estremo è inferiore rispetto a metà maggio, ma il barile vicino resta scarso.

Bias spread 1–2: ancora bullish sul breve. Finché resta sopra 2 dollari, il mercato fisico resta teso. Sotto 1,50 avremmo un segnale di normalizzazione più credibile. Sopra 3 dollari tornerebbe invece una lettura molto più rialzista per il crude.

Crack spread 3-2-1

Il crack spread 3-2-1 proxy resta in area 45 $/barile, con RBOB luglio a circa 3,0459 $/gallone e ULSD luglio intorno a 3,5874 $/gallone.

Il crack è meno estremo rispetto ai picchi delle settimane precedenti, ma resta molto alto. Questo è il dato più importante per l’inflazione. Il crude può anche correggere, ma se benzina e diesel restano cari, il consumatore e la filiera logistica continuano a sentire pressione.

La benzina entra direttamente nella percezione del consumatore americano, soprattutto con la driving season appena iniziata. Il diesel entra nei costi di trasporto, agricoltura, logistica, distribuzione e margini aziendali. Un crack intorno a 45 dollari significa che il mercato dei prodotti raffinati è ancora teso e che l’effetto disinflazionistico di un WTI sotto 100 non è completo.

La Fed guarda molto a questo punto. Se energia e raffinati restano cari, anche un rallentamento del crude non basta a spegnere il rischio di trasmissione ai prezzi finali. Il crack resta quindi uno dei termometri più importanti della settimana.

Bias crack spread: ancora costruttivo sopra 40/42 dollari. Sotto 40 avremmo un segnale di normalizzazione della filiera raffinati. Sopra 48/50 tornerebbe una lettura chiaramente inflazionistica e favorevole ai margini di raffinazione. Per ora il crack dice che la tensione si è ridotta, ma non è finita.

Natural Gas

Natural Gas luglio chiude a 3,229 $/MMBtu. Il gas ha avuto una settimana molto diversa dal crude. Giovedì aveva reagito bene al dato storage, ma venerdì ha corretto per prese di profitto, scorte ancora abbondanti e flussi verso terminali LNG meno brillanti.

Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 95 Bcf, portando gli stoccaggi a 2.578 Bcf. Il dato è stato leggermente inferiore alle attese e ha ridotto il surplus rispetto alla media quinquennale, ma le scorte restano comunque comode. Questo è il punto che impedisce al gas di esplodere al rialzo: il mercato vede caldo e domanda elettrica potenziale, ma vede anche storage ancora abbondante.

La parte costruttiva è il meteo. Se giugno dovesse confermare temperature sopra la norma in aree importanti degli Stati Uniti, il power burn potrebbe aumentare e sostenere il prezzo. In più, il tema LNG resta un supporto di medio periodo, soprattutto se i flussi export tornano a salire dopo manutenzioni e interruzioni.

Il problema è che, sopra 3,20/3,30, il mercato ha bisogno di conferme immediate. Senza caldo persistente o iniezioni più basse, i venditori tornano rapidamente.

Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 3,15/3,20. Sopra 3,35 il mercato può provare un nuovo attacco verso 3,50. Sotto 3,15 perderebbe momentum, e sotto 3,00 tornerebbe una lettura chiaramente ribassista. Il driver principale sarà il meteo, più ancora della geopolitica.

5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle

Il comparto agricolo ha vissuto una settimana pesante, soprattutto per effetto di tre fattori: dollaro più forte, crude debole venerdì e condizioni di semina generalmente buone per mais e soia. Il mercato sta spostando il focus dal planting progress al meteo di giugno, ma per ora non c’è ancora un problema climatico abbastanza forte da sostenere un premio importante.

Corn

Corn luglio chiude a 417-4, cioè circa 4,17 $/bushel, con una perdita settimanale di circa 29 centesimi e mezzo. È una chiusura debole e conferma che il corn è entrato in una fase di long liquidation.

Il mais è stato colpito da più fattori contemporaneamente. Il primo è il calo del crude nella parte finale della settimana. Il corn resta legato all’energia attraverso la domanda per etanolo: quando il petrolio perde premio, anche il mais perde una parte del supporto indiretto. Il secondo fattore è il dollaro più forte, che riduce competitività export. Il terzo è il buon avanzamento delle semine.

Il mais USA è ormai piantato per circa 93%, con il primo rating di condizione al 67% good/excellent. Non è un dato eccezionale, ma è abbastanza buono da non giustificare un premio meteo immediato. Inoltre, le previsioni più umide in alcune aree del Corn Belt hanno tolto ulteriore supporto al mercato.

La concorrenza del Sud America resta un altro tema. Argentina e Brasile stanno entrando con maggiore forza nell’offerta globale, e questo limita l’entusiasmo sull’export USA. In assenza di un problema meteo concreto, i fondi continuano a vendere i rimbalzi.

Bias Corn per la settimana che inizia: ribassista sotto 4,25/4,30. Il primo supporto è 4,10, poi 4,00. Per migliorare il quadro serve una chiusura sopra 4,30, meglio ancora sopra 4,40. Senza un cambio del meteo o un rimbalzo del crude, il mais resta vulnerabile.

Wheat

Wheat Chicago luglio chiude a 580-0, cioè circa 5,80 $/bushel, con una perdita settimanale di circa 30 centesimi e mezzo. Il grano ha corretto insieme al resto del complesso agricolo, ma il suo quadro fondamentale resta diverso da quello di mais e soia.

Il wheat continua ad avere una storia di offerta più fragile. Il winter wheat USA è valutato solo intorno al 26% good/excellent, con una quota molto alta in poor/very poor. La siccità nelle Plains e il caldo hanno già compromesso parte del potenziale produttivo. Inoltre, la harvest è appena iniziata e il mercato dovrà capire quanto del danno sarà confermato dai rendimenti reali.

Perché allora il prezzo è sceso? Perché il mercato ha tolto premio geopolitico e perché il dollaro forte pesa sulle esportazioni. Il wheat era salito nelle settimane precedenti anche grazie a energia alta, rischio logistico e paura di tensioni globali sulle rotte. Quando venerdì il crude ha corretto e il dollaro ha rotto sopra 100, il wheat è stato venduto.

Il punto è che il ribasso del prezzo non elimina il problema agronomico. Il wheat è il prodotto agricolo che potrebbe recuperare più rapidamente se emergessero conferme di rese deboli o se la geopolitica tornasse a sostenere i costi logistici.

Bias Wheat per la settimana che inizia: neutrale con potenziale di rimbalzo tecnico sopra 5,75/5,80. Sopra 6,00 il mercato tornerebbe più costruttivo. Sotto 5,75 aumenterebbe il rischio di ritorno verso 5,60/5,50. Tra i grains resta quello con i fondamentali più interessanti, ma il breve è ancora fragile.

Soybeans

Soybeans luglio chiude a 1121-4, cioè circa 11,21 $/bushel, con una perdita settimanale di circa 65 centesimi e un quarto. È stata una settimana molto negativa per la soia, più pesante di corn e wheat in termini percentuali.

Il problema principale è che la soia non ha ricevuto conferme sufficienti dalla domanda cinese. Il mercato aveva comprato, nelle settimane precedenti, la possibilità di nuovi acquisti USA da parte della Cina, ma finché questi acquisti non diventano numeri concreti e consistenti, la narrativa resta fragile. Il Brasile resta competitivo e continua a pesare sull’export americano.

Anche il complesso dei prodotti ha dato segnali deboli. Il meal è sceso, l’olio di soia ha corretto con forza, e il calo del crude ha tolto supporto alla componente biofuel. Quando beans, meal e oil scendono insieme, il segnale è più pesante perché manca un pilastro interno al complesso.

Le semine sono un altro fattore ribassista. La soia USA è piantata per circa 87%, con il primo rating di condizione intorno al 66% good/excellent. Anche qui il mercato non vede ancora un motivo per pagare premio meteo. Ora l’attenzione passa alle piogge di giugno e allo sviluppo iniziale del raccolto.

Bias Soybeans per la settimana che inizia: ribassista finché resta sotto 11,40/11,50. Il primo supporto è 11,10/11,00. Una rottura sotto 11 dollari aprirebbe spazio verso 10,80. Per invertire il tono serve un ritorno sopra 11,50 e soprattutto conferme reali di domanda cinese. Senza quelle, i rimbalzi restano vulnerabili.

Lean Hogs

Lean Hogs giugno chiude a 94,300, in calo di circa 1,55 sulla settimana. Il mercato degli hogs resta debole e ancora incapace di trasformare la stagionalità estiva in un vero trend rialzista.

Il quadro fondamentale è misto. Il CME Lean Hog Index è risalito in area 92,51, il cash nazionale resta intorno a 93,85, e il pork cutout è salito sopra 101. Questi sono elementi che dovrebbero dare supporto. Tuttavia, i futures hanno continuato a essere venduti, soprattutto perché il mercato teme che la domanda non sia abbastanza forte da assorbire l’offerta.

Lo slaughter settimanale resta elevato, sopra i livelli dell’anno scorso, e questo limita l’entusiasmo. Inoltre, se il consumatore americano inizia a sentire maggiormente benzina, tassi e inflazione alimentare, anche la domanda di carne può diventare più selettiva.

Gli hogs non sono in una fase di collasso, ma non riescono nemmeno a costruire momentum. Il mercato ha bisogno di vedere cutout più solido e cash più aggressivo per recuperare fiducia.

Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 96/97. Sopra 98/100 il quadro migliorerebbe. Sotto 93/92 aumenterebbe il rischio di nuova accelerazione ribassista. Per ora i rimbalzi restano tecnici finché il cash non conferma.

Live Cattle

Live Cattle giugno chiude a 250,075, in rialzo di circa 1,82 sulla settimana. Il cattle resta il mercato più strutturalmente forte tra le carni, sostenuto da offerta limitata, cash molto elevato e tensione sul comparto bovino.

Il cash trade è salito verso 258, confermando che il mercato fisico resta forte. Anche i boxed beef prices restano su livelli molto elevati, con Choice intorno a 392,70 e Select intorno a 382,69. L’offerta di bestiame resta limitata e non si ricostruisce in poche settimane. Questo resta il pilastro fondamentale del mercato.

C’è anche il tema dello screwworm e delle restrizioni sui flussi dal Messico. Questo fattore aggiunge ulteriore complessità al mercato, perché riduce la disponibilità di bestiame vivo ma può anche cambiare i flussi commerciali di carne. La situazione sostiene i prezzi nel breve, ma aumenta anche la volatilità.

Il rischio per il cattle è che i prezzi siano già molto alti. Quando il mercato è su livelli storicamente elevati, anche una domanda leggermente più debole o prese di profitto dei fondi possono generare correzioni. Però, finché il cash resta così forte, i ribassi tendono a essere comprati.

Bias Live Cattle per la settimana che inizia: costruttivo sopra 248/250. Sopra 252/254 il mercato può provare un nuovo allungo. Sotto 247 aumenterebbe il rischio di correzione verso 244/242. Il trend strutturale resta rialzista, ma la volatilità può aumentare perché il mercato è già molto caro.

6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao

Le soft commodities hanno sofferto soprattutto il dollaro forte, il real brasiliano debole e il calo del crude. Il tema valutario è stato centrale: quando il real si indebolisce, i produttori brasiliani sono più incentivati a vendere, perché incassano dollari e ricevono più valuta locale. Questo meccanismo pesa in particolare su zucchero e caffè.

Zucchero

Sugar #11 luglio chiude a 14,14 cent/lb, in calo dello 0,91% venerdì. Lo zucchero resta debole e continua a muoversi sotto area 15 centesimi.

Il fattore più negativo è stato il calo del crude. Quando il petrolio scende, diminuisce l’incentivo economico a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo. Questo può aumentare la disponibilità di zucchero e quindi pesare sui prezzi. Il secondo fattore è il real brasiliano debole, che incentiva le vendite da parte dei produttori brasiliani.

Il mercato continua anche a guardare India e Thailandia. Eventuali problemi legati al monsone indiano potrebbero dare supporto, ma per ora non c’è ancora un driver climatico abbastanza forte da ribaltare la pressione proveniente da crude e valuta.

Il quadro resta quindi fragile. Lo zucchero ha già corretto molto, quindi i rimbalzi tecnici sono possibili, ma il mercato non ha ancora costruito una base convincente.

Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 14,50/14,60. Sopra 14,60 possibile rimbalzo verso 15,00. Sotto 14,00 rischio di nuova pressione verso 13,70/13,50. Il trend resta debole finché crude e real non aiutano.

Caffè

Caffè arabica luglio chiude a 246,50 cent/lb, in calo dello 0,26% venerdì e su livelli molto più bassi rispetto alle settimane precedenti. Il coffee continua a essere penalizzato dal real brasiliano debole e dall’avanzamento del raccolto in Brasile.

Il mercato ha perso una parte importante del premio climatico. Dopo i timori precedenti, l’attenzione si è spostata sulla disponibilità fisica in arrivo dal raccolto brasiliano. Quando il raccolto procede e il cambio incentiva le vendite, l’arabica tende a soffrire. Il robusta resta più legato ai problemi asiatici, ma anche lì il tono è diventato più fragile.

Il caffè resta una commodity molto veloce. Una sorpresa meteo in Brasile o Vietnam può cambiare il quadro in poche sedute. Ma in assenza di un nuovo problema climatico, il mercato continua a togliere premio.

Bias Caffè per la settimana che inizia: ribassista finché resta sotto 255/260. Il primo supporto è 240/245. Sotto 240 si aprirebbe spazio verso 230/235. Sopra 260 potrebbe partire short covering, ma per cambiare trend serve un driver meteo o valutario più forte.

Cacao

Cacao luglio New York chiude a 3.762 $/ton, in calo di oltre il 5% venerdì e su nuovi minimi relativi di breve. Il cacao resta uno dei mercati più volatili dell’intero comparto commodity, ma la fase di panico rialzista dei mesi scorsi è ormai lontana.

Il mercato sta continuando a prezzare una situazione meno estrema. Le scorte monitorate sono aumentate, la domanda industriale resta prudente e il consumo ha iniziato ad adattarsi ai prezzi elevati. Quando una commodity resta molto cara per troppo tempo, prima o poi arriva il razionamento della domanda. Nel cacao questo processo è già visibile.

Tuttavia, non bisogna confondere il repricing con un mercato abbondante. L’Africa occidentale resta fragile, la qualità dei raccolti è un tema, e le prospettive meteo legate a El Niño possono tornare importanti. Le vendite forward della Costa d’Avorio e i premi più alti indicano che il mercato fisico non è totalmente rilassato.

Il problema è il breve periodo: il momentum è negativo, e sotto 4.000 il cacao resta vulnerabile a ulteriori liquidazioni.

Bias Cacao per la settimana che inizia: ribassista sotto 4.000. Il primo supporto è 3.700, poi 3.500/3.600. Sopra 4.000/4.100 il mercato potrebbe ricostruire una base. La volatilità resta altissima, quindi anche dentro un quadro debole sono possibili rimbalzi molto violenti.

7) Metalli: Oro, Argento, Rame

I metalli sono stati colpiti in pieno dal dato NFP. L’aumento dei rendimenti reali attesi e il rafforzamento del dollaro hanno messo sotto pressione sia i preziosi sia il rame. Il punto centrale è questo: la geopolitica può sostenere oro e argento, ma se il mercato inizia a prezzare tassi più alti, il costo opportunità di detenere metalli senza rendimento torna dominante.

Oro

Oro agosto chiude a 4.365,30 $/oz, con una perdita giornaliera superiore al 3%. Il contratto front month ha chiuso la settimana in area 4.337 $/oz, con una perdita settimanale vicina al 5%. È stata una settimana molto pesante per il metallo giallo.

Il comportamento dell’oro è stato molto istruttivo. In teoria, guerra in Iran, incertezza su Hormuz e tensione regionale dovrebbero sostenere la domanda di rifugio. In pratica, venerdì ha prevalso la componente tassi. Quando il 10Y torna verso 4,54%, il 2Y sale a 4,16% e il dollaro rompe sopra 100, l’oro soffre.

Questo non significa che la storia di lungo periodo sia finita. Restano temi molto forti: banche centrali, diversificazione valutaria, deficit fiscali, rischio geopolitico e sfiducia crescente verso il debito sovrano. Ma il breve periodo è cambiato. Il mercato ha capito che la Fed non è vicina a una svolta dovish e che, se l’economia resta troppo forte, i tassi reali possono restare alti più a lungo.

Tecnicamente, area 4.350/4.300 è molto importante. Una tenuta di questa zona può generare rimbalzo tecnico verso 4.450/4.500. Ma se 4.300 dovesse cedere, il mercato potrebbe andare a cercare 4.200/4.150. Per tornare chiaramente costruttivo serve un recupero sopra 4.500/4.550.

Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale-ribassista nel breve. Sopra 4.450/4.500 il quadro migliorerebbe. Sotto 4.300 aumenterebbe il rischio di nuova gamba ribassista. Il driver principale sarà il Treasury 10Y: se resta sopra 4,50%, l’oro farà fatica; se rientra sotto 4,40%, può ripartire un rimbalzo più credibile.

Argento

Argento luglio chiude a 69,103 $/oz, in calo del 6,58% venerdì e con una perdita settimanale molto pesante, superiore all’8%. L’argento ha amplificato il movimento dell’oro, come spesso accade nelle fasi di stress.

Il problema dell’argento è doppio. Da una parte soffre come metallo prezioso quando salgono tassi e dollaro. Dall’altra soffre come metallo industriale quando il mercato teme una stretta finanziaria più forte e una correzione del ciclo risk-on. Venerdì entrambe le componenti hanno lavorato contro il metallo.

La rottura di area 72/70 è un segnale tecnico importante. Ora il mercato deve difendere la soglia psicologica dei 69/68. Se questa zona tiene, è possibile un rimbalzo tecnico anche violento, perché la discesa è stata molto rapida. Ma se 68 cede, il prossimo riferimento diventa 65, poi 62/63.

Il punto prospettico è che l’argento resta molto interessante nel medio periodo per il tema industriale, elettrificazione, solare e deficit fisico. Ma nel breve il mercato non sta guardando a questo. Sta guardando a tassi, dollaro e liquidazioni.

Bias Argento per la settimana che inizia: fragile e volatile. Sopra 72/73 il mercato può tentare di stabilizzarsi. Sopra 75il quadro migliorerebbe. Sotto 68 aumenterebbe il rischio di accelerazione verso 65. L’argento può rimbalzare forte, ma per ora resta più debole dell’oro.

Rame

Rame luglio chiude a 6,2845 $/lb, in calo del 3,83% venerdì. Anche il rame è stato colpito dal rialzo del dollaro e dal selloff risk-off, nonostante la storia strutturale resti positiva.

Il rame ha due facce. Nel medio periodo resta sostenuto da elettrificazione, reti, AI infrastructure, data center, transizione energetica e vincoli di offerta. Questi temi non sono cambiati. Però il prezzo era arrivato molto in alto, con record recenti sopra 6,70, e quindi il mercato era vulnerabile a prese di profitto.

Quando il dollaro sale sopra 100 e il Nasdaq perde oltre il 4%, anche il rame viene venduto. Non perché sia cambiata la domanda strutturale, ma perché il mercato riduce esposizione al rischio, prende profitto sui trade affollati e ricalibra il premio ciclico.

La Cina resta l’altro punto chiave. Se arrivano segnali di domanda cinese più debole, il rame può soffrire ancora. Se invece i dati cinesi e la domanda fisica tengono, i pullback possono tornare interessanti.

Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-negativo nel breve, costruttivo nel medio. Sopra 6,20/6,25 il quadro non è compromesso. Sotto 6,20 aumenterebbe il rischio di test verso 6,00. Sopra 6,45/6,50 tornerebbe momentum rialzista. Il rame resta bullish di lungo, ma il breve è dominato da dollaro e risk-off.

La bussola della settimana

La settimana che inizia lunedì 8 giugno sarà una settimana di verifica dopo lo shock dei NFP. Il mercato deve capire se venerdì è stato un incidente di percorso dentro un trend ancora rialzista, oppure l’inizio di una fase più seria di repricing dei tassi.

Il primo interruttore è il Treasury 10Y. Sotto 4,50% il mercato può recuperare stabilità. Sopra 4,55/4,60% tornerebbe pressione su tecnologia, oro, argento, Bitcoin e valutazioni elevate. Il 2Y sarà altrettanto importante, perché segnala direttamente le aspettative sulla Fed.

Il secondo interruttore è il dollaro. Il ritorno del DXY sopra 100 è un problema per commodity e asset rischiosi. Se il dollaro consolida sopra 100, metalli, softs, grains e Bitcoin resteranno sotto pressione. Se invece torna sotto 99,50, il mercato può provare un rimbalzo.

Il terzo interruttore è Iran/Hormuz. Il petrolio ha chiuso venerdì in ribasso, ma la curva e le scorte dicono che il mercato fisico resta teso. Se arriva un accordo credibile e operativo, il WTI può scendere verso 85/88. Se la diplomazia fallisce, il ritorno sopra 95/98 sarebbe molto rapido.

Il quarto interruttore è la tecnologia. Il selloff di venerdì è stato concentrato su AI e semiconduttori. Se il Nasdaq recupera, il mercato può trattare la correzione come salutare. Se invece la vendita prosegue, il problema può allargarsi a tutto il risk-on.

Il quinto interruttore è Bitcoin. La rottura verso 60.000 è un segnale di stress sulla liquidità speculativa. Se BTC perde 60.000, il messaggio per il mercato sarebbe più ampio: non è solo una correzione crypto, è riduzione dell’appetito per il rischio.

Il quadro generale è quindi più fragile rispetto alla settimana precedente. L’energia resta sostenuta dalla geopolitica, ma vulnerabile alle notizie di pace. I grains sono sotto pressione per semine avanzate, dollaro forte e crude meno brillante. Le carni restano divergenti: cattle ancora forte, hogs più deboli. Le softs soffrono real, dollaro e domanda. Oro e argento hanno subito un colpo tecnico importante, ma restano da monitorare perché eventuali tensioni geopolitiche o rientro dei rendimenti potrebbero riaccendere rapidamente i compratori. Il rame resta strutturalmente forte, ma nel breve deve digerire dollaro e risk-off. Bitcoin resta il più fragile tra gli asset di liquidità.

La parola chiave della settimana è tassi. Fino a quando il mercato poteva credere a una Fed più morbida, quasi tutto poteva salire. Dopo i NFP, questa narrativa è stata colpita. Ora il mercato deve dimostrare di poter reggere anche senza tagli, con petrolio ancora alto e con una Fed che non ha motivo di abbassare la guardia.


Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

06/08

Mon

3:00 PM CDT - Crop Progress

FN: Jun Live Cattle(CME) 

LT: Jul Sugar-16 Options(ICE)

06/09

Tue

7:30 AM CDT - Trade Balance 

9:00 AM CDT - Existing Home Sales 

9:00 AM CDT - Wholesale Inventories 

11:00 AM CDT - EIA Short-Term Energy Outlook 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

FN: Jul Sugar-16(ICE)

06/10

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

1:00 PM CDT - Treasury Budget 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales


06/11

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

11:00 AM CDT - WASDE Report & Crop Production 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Jun Nikkei(CME)

06/12

Fri

9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim

LT: Jun Lean Hogs(CME) 

Jun Lean Hogs Options(CME) 

Jun 3-Mo SOFR Options(CME) 

Jul Cocoa Options(ICE) 

Jul Coffee Options(ICE) 

Jul Cotton Options(NYM)

06/15

Mon

7:30 AM CDT - Empire State Manufacturing 

8:15 AM CDT - Industrial Prod & Capacity Util 

9:00 AM CDT - NAHB Housing Market Index 

11:00 AM CDT - NOPA Crush 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: Jun Currencies(CME) 

Jun US Dollar Index(ICE) 

Jul Sugar-11 Options(ICE)

06/16

Tue

7:30 AM CDT - Building Permits & Housing Starts 

7:30 AM CDT - Import & Export Prices 

7:30 AM CDT - Import Ex-Oil & Export Ex-Ag Prices 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: Jun 3-Mo SOFR(CME) 

Jun Canadian Dollar(CME) 

Jul Crude Lt Options(NYM)

06/17

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:00 AM CDT - Pending Home Sales 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

1:00 PM CDT - FOMC Rate Decision 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales


06/18

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Philadelphia Fed Index 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

2:00 PM CDT - Net Long-Term TIC Flows 

2:00 PM CDT - Cattle On Feed 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Jun 10-Year Notes (CBT) 

Jun Bonds(CBT) 

Jun Dow(CME) 

Jun NASDAQ(CME) 

Jun Russell(CME) 

Jun S&P 500(CME) 

Jun Dow Options(CME) 

Jun NASDAQ Options(CME) 

Jun Russell Options(CME) 

Jun S&P 500 Options(CME) 

Jul Orange Juice Options(ICE)

06/19

Fri

JUNETEENTH


FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade




Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500:  Short su MES da 7621.  Ora gestisco in trailing stop 


QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)


Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   :  Long USO 


Brent:  Comprate Call su BNO   


Long CNQ (Canadian Natural Resources  NYSE)  @45.47 



Natural Gas:





Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:   






Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:


Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro:  Comprato GLD 

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



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