Attenzione, il Report questa settimana contiene un video di approfondimento Speciale Petrolio
La settimana che si è chiusa venerdì 29 maggio ha avuto un messaggio molto chiaro: il mercato ha iniziato a togliere il premio di panico legato alla guerra in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma non ha ancora eliminato il premio di rischio. È una differenza fondamentale.
Il petrolio ha corretto con forza, i rendimenti USA sono scesi, il dollaro si è indebolito leggermente, il VIX è tornato su livelli molto più tranquilli e l’azionario americano ha continuato a macinare nuovi massimi. A prima vista sembrerebbe una settimana di normalizzazione piena. In realtà è stata una normalizzazione condizionata, perché il mercato non sta ancora prezzando una soluzione definitiva: sta prezzando una probabilità più alta di accordo.
La guerra in Iran resta il centro del quadro macro e commodity. Le indiscrezioni su un possibile prolungamento del cessate il fuoco per 60 giorni, sulla riapertura progressiva di Hormuz e sulla rimozione di alcune restrizioni alla navigazione hanno cambiato il tono del mercato. Il crude non è più stato comprato come se il peggio fosse inevitabile. Però il problema fisico non è sparito. Riaprire Hormuz politicamente è una cosa; riportare i flussi a regime, normalizzare assicurazioni, logistica, noli, sicurezza delle rotte e carichi effettivi è un’altra.
Questa distinzione si vede benissimo nella curva del petrolio. Il prezzo flat del WTI è sceso sotto 90 dollari, ma lo spread tra primo e secondo mese resta in backwardation superiore a 2 dollari. Anche il crack spread resta elevato. Quindi il mercato sta togliendo il rischio estremo, ma continua a pagare un premio per il barile vicino e per i prodotti raffinati.
Sul fronte macro, la settimana ha confermato un altro messaggio importante: l’economia americana rallenta, ma non abbastanza da dare alla Fed una via libera. Il PIL del primo trimestre è stato rivisto al ribasso, la fiducia dei consumatori resta fragile, ma il PCE e il core PCE sono ancora troppo alti. Questo significa che la Fed resta bloccata. Non può tagliare con facilità, perché l’inflazione rimane sopra target. Ma non può nemmeno permettersi di stringere troppo se la crescita inizia a risentire dello shock energetico e della perdita di potere d’acquisto delle famiglie.
Il report di questa settimana va quindi letto intorno a tre parole: distensione, inflazione e condizionalità. Distensione perché il mercato ha iniziato a credere a una soluzione diplomatica su Iran/Hormuz. Inflazione perché energia, PCE e aspettative restano ancora il vero vincolo per la Fed. Condizionalità perché tutto il quadro positivo può restare in piedi solo se il petrolio continua a scendere o almeno smette di salire.
1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX
La settimana si è chiusa con un mercato azionario ancora molto forte. S&P 500 cash in chiusura a 7.580,12, nuovo segnale di resilienza e nona settimana positiva consecutiva. Nasdaq Composite a 26.972,62, sostenuto ancora una volta dalla tecnologia, dall’AI e da un mercato che continua a premiare le società capaci di mostrare crescita degli utili anche in un contesto macro complicato.
Sul fronte futures, S&P 500 E-mini giugno chiude a 7.595,75, mentre Nasdaq 100 E-mini giugno chiude a 30.405,25. Il Nasdaq ha continuato a sovraperformare perché la compressione dei rendimenti nella seconda parte della settimana ha ridato fiato alla componente growth. Quando il 10Y scende, il mercato torna immediatamente a comprare duration azionaria, multipli elevati e tecnologia.
Il punto interessante, però, è che il rally dell’azionario non nasce da dati macro brillanti. Nasce soprattutto dal rientro del rischio geopolitico immediato. Meno rischio di chiusura prolungata di Hormuz significa petrolio più basso; petrolio più basso significa meno pressione sull’inflazione; meno pressione sull’inflazione significa rendimenti più bassi; rendimenti più bassi significano multipli azionari più sostenibili. È questa la catena che ha guidato il mercato.
Il VIX chiude a 15,32, quindi su livelli molto più compatibili con una fase di fiducia che con una fase di stress. Siamo lontani dalla soglia 20, che resta il primo spartiacque psicologico tra mercato normale e mercato nervoso. Tuttavia, un VIX basso in un contesto geopolitico ancora aperto va letto con prudenza. Non significa che il rischio sia sparito; significa che gli operatori hanno ridotto le coperture perché credono che il rischio immediato di escalation sia sceso.
Il Treasury 10Y chiude in area 4,44%, mentre il 30Y scende sotto il 5%, in area 4,98%. Questo è stato uno dei movimenti più importanti della settimana. Il decennale sotto 4,50% ha dato ossigeno all’azionario, all’oro e in parte anche agli asset più sensibili alla liquidità. La differenza rispetto alla settimana precedente è netta: quando il 10Y era sopra 4,55%/4,60%, il mercato iniziava a temere una Fed bloccata o addirittura più aggressiva. Con il 10Y che rientra verso 4,44%, il mercato torna a respirare.
Il Dollar Index chiude in area 98,90, con EUR/USD intorno a 1,1660. Il dollaro ha perso forza nella parte finale della settimana, coerentemente con il calo dei rendimenti e con il minor bisogno di liquidità difensiva. Non è ancora un dollaro debole in senso strutturale, ma non è più il dollaro in rafforzamento aggressivo che pesava su metalli, softs, grains e Bitcoin.
I dati macro usciti durante la settimana non hanno dato un messaggio univoco. Il PIL USA del primo trimestre è stato rivisto al ribasso a +1,6% annualizzato, dal precedente +2,0%. Questo dice che la crescita è meno forte di quanto sembrasse, con consumi e investimenti meno brillanti. Però il dato non è recessivo. È un rallentamento, non una rottura.
Il dato più delicato è stato l’inflazione PCE. Il PCE headline di aprile è salito al 3,8% annuo, mentre il core PCE è salito al 3,3% annuo. Questo è il punto che impedisce alla Fed di rilassarsi. Il mercato può festeggiare il petrolio in discesa, ma la Fed guarda al fatto che l’inflazione di fondo resta ben sopra il target del 2%. Se il petrolio rientra ancora, il PCE potrà migliorare nei prossimi mesi. Ma se il crude dovesse rimbalzare, il rischio di una seconda ondata inflazionistica resterebbe molto concreto.
Anche la fiducia dei consumatori ha mandato un messaggio prudente. Il Conference Board è sceso solo leggermente, ma il sentiment dell’Università del Michigan resta molto debole, con aspettative d’inflazione ancora alte. Questo significa che il consumatore americano non è crollato, ma è sotto pressione. Benzina, prezzi alimentari, tassi sui mutui e incertezza geopolitica stanno erodendo la percezione di sicurezza economica.
Le richieste iniziali di sussidio sono salite solo modestamente a 215.000, quindi il mercato del lavoro resta ordinato. Anche qui il messaggio è misto: il lavoro non si rompe, quindi la Fed non ha urgenza di tagliare; ma il consumatore è meno fiducioso, quindi il ciclo non è privo di rischi.
Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma molto dipendente da tassi e petrolio. Finché il 10Y resta sotto 4,50% e il WTI resta sotto 90/92 dollari, l’azionario può continuare a tenere un’impostazione positiva. Il rischio è che i dati della nuova settimana, in particolare ISM manifatturiero, ISM servizi e soprattutto payrolls di maggio, riaprano la discussione sulla Fed. Dati troppo forti riporterebbero in alto i rendimenti; dati troppo deboli farebbero emergere il rischio crescita. Il mercato, in questo momento, ha bisogno di una via stretta: crescita sufficiente, inflazione in rientro e petrolio stabile.
2) Geopolitica: Iran, Hormuz e normalizzazione incompleta
La geopolitica resta il vero prezzo marginale del mercato energetico. La settimana è stata dominata dalle indiscrezioni su un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per estendere il cessate il fuoco e riaprire progressivamente lo Stretto di Hormuz. È questo il motivo principale per cui il WTI è sceso sotto 90 dollari e il Brent è tornato in area 92.
Il mercato ha iniziato a ragionare su uno scenario meno estremo: non più chiusura prolungata e incontrollata dello Stretto, ma possibile riapertura condizionata e graduale. Questo ha ridotto il premio di panico. Le borse hanno reagito positivamente, i rendimenti sono scesi, il dollaro ha perso parte della domanda difensiva e il petrolio ha corretto.
Ma attenzione: una tregua di 60 giorni non equivale a una pace stabile. E soprattutto non equivale a una normalizzazione fisica immediata del mercato petrolifero. Anche se Hormuz venisse riaperto formalmente, servirebbe tempo per riportare i flussi a regime. Le navi devono essere assicurate, i carichi devono essere programmati, le infrastrutture danneggiate devono essere riparate, eventuali rischi militari o mine devono essere rimossi e le compagnie devono tornare a considerare la rotta accettabile.
Il mercato lo sa. Per questo il crude è sceso, ma non si è schiantato. Per questo il Brent resta sopra 90 dollari. Per questo la curva resta backwardated. Il mercato fisico non è ancora tranquillo.
Inoltre, la guerra ha già lasciato effetti macro. Ha drenato inventari, ha spinto in alto benzina e distillati, ha alimentato il PCE, ha peggiorato la fiducia dei consumatori e ha complicato il lavoro della Fed. Anche se la fase militare più acuta dovesse rientrare, gli effetti sul ciclo economico non sparirebbero in una settimana.
Bias geopolitico per la settimana che inizia: meno esplosivo rispetto alla settimana precedente, ma ancora decisivo. Se l’accordo su Hormuz viene confermato e accompagnato da segnali fisici di riapertura, il petrolio può perdere altro premio di rischio. Se invece l’accordo si blocca, o se emergono nuove frizioni su nucleare, garanzie o rotte marittime, il mercato dovrà rimettere premio molto rapidamente. La geopolitica non è più nella fase di panico massimo, ma resta il principale rischio di reversal.
3) Bitcoin: ancora debole, ancora asset di liquidità
Bitcoin chiude la settimana in area 73.500/74.000 dollari, quindi ancora sotto la soglia psicologica degli 80.000. Questo è un segnale importante. La settimana è stata favorevole per gli asset rischiosi tradizionali: azionario in rialzo, rendimenti in discesa, dollaro più morbido e minore tensione sul petrolio. Bitcoin, però, non è riuscito a recuperare leadership.
Questo conferma che BTC, in questa fase, non si comporta come un bene rifugio geopolitico. La guerra in Iran non lo ha sostenuto. Al contrario, nelle fasi di tensione è stato venduto insieme agli asset più speculativi. Quando poi la tensione si è ridotta, ha recuperato qualcosa, ma senza forza sufficiente per tornare sopra le resistenze chiave.
Il comportamento resta quindi quello di un asset di liquidità. Bitcoin sale quando il mercato vede tassi più bassi, dollaro più debole e maggiore propensione al rischio. Scende quando aumentano rendimenti, liquidazioni e stress geopolitico. In questa fase manca ancora un catalizzatore autonomo.
Tecnicamente, l’area 72.000/73.000 resta il primo supporto importante. La tenuta di questa zona evita una rottura più profonda verso 70.000. Al rialzo, invece, il primo livello da recuperare è 75.500/76.000. Solo sopra 78.000 il mercato inizierebbe a ricostruire fiducia. Sopra 80.000 cambierebbe davvero il tono.
Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-ribassista finché resta sotto 78.000/80.000. Il quadro può migliorare se i payrolls non riaccendono i rendimenti e se il dollaro continua a indebolirsi. Sotto 72.000 aumenterebbe il rischio di una nuova gamba verso 70.000. Per ora BTC resta più fragile dell’azionario e continua a non funzionare come rifugio geopolitico.
4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas
L’energia è stata ancora il centro del mercato, ma con una direzione opposta rispetto alla fase di panico. Il petrolio ha corretto con forza perché il mercato ha iniziato a prezzare la possibilità che Hormuz venga riaperto e che la guerra in Iran entri in una fase più negoziale. Tuttavia, i fondamentali fisici restano molto più tesi di quanto il solo movimento del prezzo possa far pensare.
Crude oil: WTI e Brent
WTI luglio in chiusura a 87,36 $/barile.
Brent luglio in chiusura a 92,05 $/barile.
Il WTI ha perso circa il 9,5% sulla settimana rispetto alla chiusura precedente in area 96,60. Il Brent ha perso oltre l’11% rispetto all’area 103,50. È una correzione importante, guidata quasi interamente dal cambio di percezione geopolitica.
Il mercato ha tolto premio di guerra. Non ha venduto il petrolio perché la domanda globale è crollata. Non lo ha venduto perché le scorte sono improvvisamente abbondanti. Lo ha venduto perché è aumentata la probabilità di un accordo USA-Iran e di una riapertura dello Stretto di Hormuz. È una vendita di premio, non una vendita di ciclo.
Questo è importante per il bias della prossima settimana. Se l’accordo viene confermato e i flussi iniziano a normalizzarsi, il WTI può scendere verso 85 e forse anche verso 82/83. Ma se l’accordo resta solo politico e il mercato fisico continua a vedere ritardi, assicurazioni care, navi ferme e scorte basse, il ribasso potrebbe essere limitato.
Le scorte USA hanno continuato a scendere. Il report EIA ha mostrato un draw di crude, benzina e distillati, con raffinerie che lavorano a ritmi elevati. Questo significa che il mercato dei prodotti resta stretto. Inoltre, gli Stati Uniti hanno aumentato molto il proprio ruolo di fornitore alternativo durante la crisi, ma la capacità di shale di rispondere rapidamente non è infinita. Il backlog di pozzi DUC è basso e la crescita della produzione richiede tempo.
Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-ribassista nel breve, ma con rischio di rimbalzi violenti. Sotto 90 dollari il WTI ha perso la componente di panico, ma finché resta sopra 85 non si può parlare di normalizzazione piena. Una chiusura sotto 85 aprirebbe spazio verso 82/80. Sopra 90/92 tornerebbe invece la lettura di mercato ancora teso. Per il Brent, 90 dollari è il supporto psicologico chiave; sotto 90 il mercato direbbe che la distensione è credibile, sopra 95 tornerebbe tensione.
Spread WTI 1–2
Con WTI luglio a 87,36 e WTI agosto a 85,30, lo spread 1–2 resta in area +2,06 $/barile.
Questo è uno dei segnali più importanti della settimana. Il prezzo flat è sceso molto, ma la curva resta in backwardation. Il mercato continua a pagare il barile vicino più del barile del mese successivo. Questo significa che la disponibilità immediata resta preziosa.
La backwardation è meno estrema rispetto alle settimane precedenti, quando lo spread era sopra 3 dollari, ma non è scomparsa. Se il mercato credesse davvero a una normalizzazione rapida, lo spread dovrebbe comprimersi sotto 1 dollaro. Non siamo ancora lì.
Bias spread 1–2: ancora costruttivo per il breve finché resta sopra 2 dollari. Una compressione sotto 1,50 sarebbe il primo vero segnale di normalizzazione fisica. Un ritorno sopra 2,50/3,00 direbbe invece che il mercato sta rimettendo premio sul barile immediato.
Crack spread 3-2-1
Il crack spread 3-2-1 proxy resta in area 46/47 $/barile. È più basso rispetto ai picchi recenti, ma ancora molto elevato. Con RBOB luglio a 3,0344 $/gallone e ULSD luglio a 3,4886 $/gallone, i raffinati continuano a raccontare una storia di tensione.
Questo è il punto che il mercato azionario tende a sottovalutare. Il crude può correggere, ma se benzina e diesel restano cari, l’effetto sull’inflazione non rientra completamente. La benzina pesa sulla percezione del consumatore. Il diesel pesa su trasporto, agricoltura, logistica e margini aziendali. Un crack sopra 45 dollari significa che il problema energetico è ancora nella filiera.
La stagione estiva di guida negli Stati Uniti è appena iniziata e la domanda di gasoline sarà osservata con grande attenzione. Se le scorte di benzina continuano a scendere, il crack può restare sostenuto anche con crude più debole.
Bias crack spread: neutrale-costruttivo. Sotto 40 dollari avremmo un segnale di normalizzazione più convincente. Sopra 45 il mercato resta ancora teso. Sopra 50 tornerebbe una lettura chiaramente inflazionistica e favorevole ai margini di raffinazione.
Natural Gas
Natural Gas luglio chiude a 3,290 $/MMBtu, in rialzo sulla settimana e sui massimi relativi degli ultimi mesi. Il gas ha seguito una dinamica molto diversa dal crude. Mentre il petrolio ha perso premio geopolitico, il gas ha beneficiato di meteo più caldo, aspettative di maggiore power burn e un’iniezione di storage inferiore alle attese.
Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 92 Bcf, portando gli stoccaggi a circa 2.483 Bcf. Le scorte restano sopra la media quinquennale, ma il surplus si è ridotto. Questo è bastato a cambiare il tono del mercato, soprattutto perché le previsioni meteo puntano a temperature sopra la norma in diverse aree degli Stati Uniti nella prima parte di giugno.
Il gas resta comunque un mercato con offerta abbondante. La produzione americana è elevata e il surplus di storage non è sparito. Però il mercato ha iniziato a guardare avanti: se l’estate entra calda, se il power burn accelera e se gli LNG feedgas flows tornano a pieno regime dopo manutenzioni, area 3 dollari può diventare un nuovo pavimento.
Bias Natural Gas per la settimana che inizia: costruttivo sopra 3,15/3,20. Sopra 3,35 potrebbe partire nuovo short covering verso 3,50. Sotto 3,10 il mercato perderebbe momentum e tornerebbe a guardare al surplus di storage. Il driver principale sarà il meteo: caldo confermato uguale supporto; revisioni più miti uguale prese di profitto.
5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle
Il comparto agricolo ha vissuto una settimana difficile, soprattutto per effetto del calo del crude, del month-end e del buon avanzamento delle semine USA. L’energia più debole ha tolto supporto al corn tramite l’etanolo e ha pesato sul sentiment generale delle commodity agricole. Inoltre, mais e soia stanno entrando nella fase in cui il mercato inizia a spostare l’attenzione dal planting progress al meteo di giugno.
Corn
Corn luglio chiude a 446-6, cioè circa 4,47 $/bushel. Il contratto ha perso 16 centesimi e mezzo sulla settimana, cancellando il recupero precedente e tornando sotto pressione.
Il fattore più negativo è stato il calo del petrolio. Quando il WTI scende da 96 a 87 dollari, la narrativa etanolo perde forza. Il corn non è solo una commodity agricola; è anche indirettamente un derivato dell’energia attraverso la domanda per etanolo. Meno premio sul crude significa meno supporto marginale al mais.
Il secondo elemento è il progresso delle semine. Il mais USA è piantato per circa 86%, quindi il mercato non ha più molto premio da pagare sulla paura di ritardi. Le semine sono avanzate bene e ora il focus passa all’emergenza e al meteo di giugno. Fino a quando non emergerà un problema climatico concreto, i rimbalzi rischiano di essere venduti.
Sul lato domanda, export ed etanolo restano supporti, ma non abbastanza forti da invertire il quadro se il meteo resta favorevole e il petrolio continua a correggere.
Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 4,55. Area 4,45/4,40 è il primo supporto importante. Una rottura sotto 4,40 aprirebbe spazio verso 4,30. Per tornare costruttivo serve il recupero di 4,55/4,60, possibilmente accompagnato da petrolio stabile o da un peggioramento meteo.
Wheat
Wheat Chicago luglio chiude a 610-4, cioè circa 6,10 $/bushel. Il grano è stato il più debole del complesso, con una perdita settimanale di circa 35 centesimi e tre quarti. La correzione è stata pesante perché il mercato ha tolto premio su due fronti: minore stress geopolitico e prese di profitto dopo il rally delle settimane precedenti.
Il wheat resta però il mercato agricolo con la storia fondamentale più delicata. Le condizioni del winter wheat sono ancora molto deboli: solo circa 26% good/excellent, con una quota importante in poor/very poor. La siccità e il caldo nelle Plains hanno già danneggiato il potenziale produttivo. Questo significa che il calo di questa settimana non cancella il problema di offerta; lo repricinga.
La differenza rispetto a corn e soia è che il wheat non dipende solo dal planting progress. Il danno sulla produzione è già parte della storia. Inoltre, il grano resta sensibile alla geopolitica, ai costi logistici e alla sicurezza alimentare. Se la crisi Iran/Hormuz si riaccende o se emergono tensioni sulle rotte commerciali, il wheat può recuperare premio più rapidamente di corn e soia.
Bias Wheat per la settimana che inizia: neutrale con possibilità di rimbalzo tecnico sopra 6,00. Area 6,00/6,05 è il supporto psicologico da difendere. Sopra 6,25/6,30 il mercato tornerebbe più costruttivo. Sotto 6,00 aumenterebbe il rischio di scivolamento verso 5,85/5,80. I fondamentali restano più interessanti del prezzo di chiusura, ma serve un trigger.
Soybeans
Soybeans luglio chiude a 1186-6, cioè circa 11,87 $/bushel. La soia ha perso poco meno di 10 centesimi sulla settimana, mostrando una debolezza meno aggressiva del wheat ma confermando la difficoltà a superare stabilmente area 12 dollari.
Il tema principale resta la Cina. Il mercato continua ad aspettare conferme reali di acquisti dopo le aperture politiche delle scorse settimane. Le vendite private e gli export sales aiutano, ma non sono ancora sufficienti per cambiare in modo netto la narrativa. Finché il Brasile resta competitivo e finché la Cina non compra in modo visibile e consistente dagli Stati Uniti, la soia fatica a costruire un trend rialzista.
Anche il planting progress pesa. La soia USA è piantata per circa 79%, quindi anche qui il premio da ritardi si è ridotto. Ora il mercato inizierà a guardare al meteo di giugno, all’emergenza, alla domanda di meal e oil e alla componente biofuel.
All’interno del complesso, il soybean oil ha tenuto meglio grazie al legame con biofuel e oli vegetali, mentre il meal è stato più debole. Questo crea una struttura mista, non ancora abbastanza bullish da sostenere il future dei beans sopra 12 dollari.
Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale sotto 12,00. Sopra 12,00/12,10 il quadro migliorerebbe e potrebbe partire una ricopertura. Sotto 11,80 aumenterebbe il rischio di ritorno verso 11,70/11,60. Il catalizzatore principale resta la domanda cinese: senza acquisti reali, la soia resta laterale-fragile.
Lean Hogs
Lean Hogs giugno chiude a 95,850, praticamente stabile sulla settimana ma debole nella seduta di venerdì. Il mercato degli hogs resta in una fase complicata: da un lato la stagionalità estiva dovrebbe aiutare, dall’altro il cash e gli export non danno ancora un segnale abbastanza forte.
Il CME Lean Hog Index è risalito leggermente in area 90,92, mentre il prezzo nazionale base hog è intorno a 93,23. Il pork cutout è salito verso 99,45, ma la composizione non è perfetta, perché alcune primal importanti restano deboli. Inoltre, le vendite export sono scese rispetto alla settimana precedente, con il Messico ancora principale compratore ma senza un’accelerazione sufficiente.
Il mercato quindi non è drammaticamente bearish, ma nemmeno convincente. Sopra 95 tiene, ma non riesce a costruire forza sopra 98/100.
Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale con leggera inclinazione ribassista. Sopra 97/98 il contratto può migliorare. Sopra 100 cambierebbe il tono. Sotto 95 tornerebbe pressione verso 93/92. Serve conferma dal cash e dal cutout per rendere sostenibile un rimbalzo.
Live Cattle
Live Cattle giugno chiude a 248,250, in calo sulla settimana. Il mercato cattle resta strutturalmente forte, ma nel breve ha perso momentum. La correzione è arrivata nonostante cash trade ancora molto elevato, in area 255/258, perché i futures stanno iniziando a scontare prese di profitto, rischio domanda e placements più alti.
Il report Cattle on Feed della settimana precedente ha mostrato placements di aprile sopra l’anno precedente. Questo non cambia la storia strutturale di scarsità, ma nel breve riduce la percezione di squeeze. Inoltre, il mercato deve fare i conti con prezzi retail molto alti e con la possibilità che il consumatore inizi a ridurre alcuni consumi se benzina e costi alimentari restano elevati.
C’è poi un tema sanitario importante: la minaccia dello screwworm vicino al confine USA-Messico aggiunge un rischio specifico al comparto bovino. Non è ancora un fattore pienamente prezzato, ma può diventarlo se dovesse avvicinarsi agli Stati Uniti o complicare ulteriormente i flussi di bestiame.
Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo nel medio periodo, ma fragile nel breve. Sopra 250/252 il mercato può stabilizzarsi. Sotto 247 aumenta il rischio di correzione verso 244/242. La scarsità strutturale resta un supporto, ma i prezzi sono già molto alti e sensibili a ogni segnale di domanda più debole.
6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao
Le soft commodities hanno continuato a muoversi in modo molto selettivo. Il dollaro leggermente più debole avrebbe potuto aiutare, ma il calo del petrolio ha tolto supporto ad alcune narrative, soprattutto allo zucchero. Nel frattempo, coffee e cocoa restano dominati da fattori specifici di offerta, meteo, raccolti e posizionamento.
Zucchero
Sugar #11 luglio chiude a 14,06 cent/lb. Lo zucchero ha chiuso venerdì in rialzo, ma resta su livelli depressi rispetto alle settimane precedenti. Il mercato continua a muoversi tra due forze opposte.
Da una parte, il calo del crude è negativo, perché riduce l’incentivo a destinare canna da zucchero alla produzione di etanolo. Quando il petrolio scende, il mercato teme che più canna venga destinata allo zucchero, aumentando l’offerta. Questo è stato uno dei driver ribassisti delle ultime settimane.
Dall’altra parte, sono riemerse preoccupazioni meteo, in particolare sul monsone indiano. Se il monsone dovesse risultare debole o irregolare, il mercato potrebbe rimettere premio sull’offerta asiatica. Per ora, però, il quadro resta fragile: il contratto non riesce a recuperare stabilmente area 15 centesimi.
Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 14,50/14,60. Sopra 14,60 il mercato potrebbe tentare un recupero verso 15,00. Sotto 14,00 aumenterebbe il rischio di nuova gamba ribassista verso 13,70/13,50. Il meteo può dare rimbalzi, ma senza petrolio forte il trend resta pesante.
Caffè
Caffè arabica luglio chiude a 265,60 cent/lb, in forte calo nella seduta di venerdì. Il coffee ha risentito soprattutto della ripresa del raccolto brasiliano. Dopo alcuni ritardi legati alle piogge, il mercato ha iniziato a prezzare un’accelerazione delle attività di raccolta e quindi una maggiore disponibilità di prodotto.
Il caffè resta un mercato molto volatile. La narrativa può cambiare rapidamente se il meteo brasiliano o vietnamita torna problematico. Però, in assenza di un nuovo rischio climatico immediato, il mercato tende a togliere premio. Anche il posizionamento ha contribuito alla debolezza: dopo i rimbalzi precedenti, molti operatori hanno preferito alleggerire prima del weekend e del nuovo mese.
Il robusta ha corretto insieme all’arabica, ma resta più sostenuto da preoccupazioni strutturali sull’offerta asiatica. Tuttavia, al momento il driver dominante è il Brasile.
Bias Caffè per la settimana che inizia: ribassista finché resta sotto 275/280. Area 260/262 è il primo supporto importante. Sotto 260 si aprirebbe spazio verso 250/255. Sopra 280 potrebbe partire short covering, ma per cambiare davvero quadro serve una nuova notizia meteo o valutaria.
Cacao
Cacao luglio New York chiude a 3.923 $/ton, in forte calo venerdì. Il cacao resta uno dei mercati più volatili dell’intero universo commodity, ma la fase attuale è molto diversa da quella di panico strutturale vista nei mesi precedenti.
Il mercato sta continuando a prezzare una situazione meno estrema dell’offerta. Le forniture appaiono più abbondanti rispetto alla fase di massima crisi e la domanda industriale ha iniziato ad adattarsi ai prezzi elevati. Quando i prezzi restano molto alti per molti mesi, il consumo viene razionato: le aziende riducono scorte, cambiano formulazioni, rallentano acquisti e proteggono i margini.
Detto questo, il cacao non è diventato improvvisamente un mercato abbondante. Le fragilità dell’Africa occidentale, la qualità del raccolto, le malattie delle piante e la volatilità dei flussi restano problemi reali. Ma il mercato oggi non paga più lo stesso premio di emergenza di qualche mese fa.
Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 4.000. Sopra 4.000/4.100 il mercato potrebbe tentare di ricostruire una base. Sotto 3.800 aumenterebbe il rischio di estensione verso 3.600/3.500. La volatilità resta altissima, quindi i rimbalzi tecnici possono essere violenti anche dentro un quadro fragile.
7) Metalli: Oro, Argento, Rame
I metalli hanno vissuto una settimana di ribilanciamento. Il calo dei rendimenti ha aiutato l’oro, ma il rientro del rischio geopolitico ha limitato la domanda di rifugio. L’argento è rimasto più fragile, mentre il rame ha risentito del dollaro, della macro e del posizionamento dopo un rally molto esteso.
Oro
Oro giugno chiude a 4.560,50 $/oz, mentre il contratto agosto, ormai più rilevante operativamente, chiude a 4.593,00 $/oz. L’oro ha recuperato nella parte finale della settimana grazie al calo dei rendimenti e alla flessione del dollaro, ma resta sotto i massimi recenti e ancora lontano dalla fase euforica di inizio anno.
Il comportamento dell’oro resta molto interessante. In teoria, guerra in Iran e rischio Hormuz dovrebbero sostenere il metallo giallo. In pratica, nelle ultime settimane l’oro ha risposto più ai rendimenti reali e al dollaro che alla geopolitica pura. Quando il 10Y saliva sopra 4,55%, l’oro soffriva. Quando il 10Y è sceso verso 4,44%, l’oro ha recuperato.
Questo ci dice che il mercato non vede l’oro solo come rifugio. Lo vede anche come asset senza rendimento, molto sensibile al costo opportunità. Finché la Fed resta bloccata da un core PCE al 3,3%, l’oro fatica a rompere al rialzo in modo pulito.
Nel medio periodo, però, i fondamentali restano positivi: banche centrali, deficit fiscali, instabilità geopolitica, diversificazione valutaria e sfiducia nel debito sovrano. Il problema è il breve: l’oro ha bisogno di rendimenti più bassi per riprendere momentum.
Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4.500. Sopra 4.600/4.650 il quadro migliorerebbe e potrebbe partire un nuovo tentativo verso 4.750. Sotto 4.500 tornerebbe rischio di discesa verso 4.430/4.400. Il driver chiave sarà il 10Y: sotto 4,40 l’oro respira, sopra 4,50 torna pressione.
Argento
Argento luglio chiude a 75,875 $/oz, praticamente stabile nella seduta di venerdì ma ancora fragile nel quadro settimanale. L’argento continua a muoversi peggio dell’oro perché incorpora due anime: metallo prezioso e metallo industriale. Quando i rendimenti salgono soffre come l’oro; quando il mercato teme rallentamento industriale soffre come il rame.
Area 75 resta il livello tecnico più importante. Finché tiene, il mercato può provare a costruire una base. Ma l’argento ha bisogno di più forza da oro, rame e dollaro debole per tornare davvero interessante. La volatilità resta molto elevata e ogni rottura dei livelli tecnici può generare movimenti rapidi.
Bias Argento per la settimana che inizia: neutrale-fragile. Sopra 78/80 il quadro migliorerebbe. Sotto 75 aumenterebbe il rischio di discesa verso 72/73. L’argento ha bisogno di un mix preciso: rendimenti in calo, dollaro debole e rame stabile. Senza questo mix, resta vulnerabile.
Rame
Rame luglio chiude a 6,3890 $/lb, in calo nella seduta di venerdì. Il rame resta in una situazione complessa: la storia strutturale è ancora molto positiva, ma il prezzo è molto alto e quindi sensibile a prese di profitto.
Nel medio periodo, il rame resta sostenuto da elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, transizione energetica e vincoli di offerta. Questi temi non sono cambiati. Tuttavia, nel breve il mercato deve fare i conti con dollaro, Cina, crescita globale e condizioni finanziarie. Se i dati macro USA o cinesi dovessero deludere, il rame potrebbe correggere anche dentro una storia strutturalmente rialzista.
La discesa del petrolio è ambivalente per il rame. Da una parte riduce il rischio inflazione e quindi aiuta i rendimenti a scendere. Dall’altra può segnalare una minore pressione nominale sulle commodity e favorire prese di profitto nel complesso industriale.
Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,25/6,30. Sopra 6,50 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 6,25 aumenterebbe il rischio di test verso 6,00/6,10. Il quadro di lungo periodo resta bullish, ma il breve è più tecnico e molto dipendente da dollaro, Cina e dati ISM.
La bussola della settimana
La settimana che inizia lunedì 1 giugno, con pubblicazione del report martedì 2 giugno, ruoterà attorno a quattro interruttori.
Il primo è Hormuz. Il mercato ha già prezzato una parte dell’ottimismo su un accordo. Ora servono conferme. Se la riapertura dello Stretto diventa concreta, il WTI può restare sotto 90 e forse cercare area 85/82. Se invece l’accordo si blocca, il rimbalzo del crude può essere rapido, perché la curva e i raffinati non hanno ancora normalizzato del tutto.
Il secondo è la Fed. Il core PCE al 3,3% impedisce al mercato di tornare a scontare tagli facili. La Fed è ancora prigioniera dell’inflazione. La prossima settimana i dati su ISM e payrolls saranno fondamentali: se il lavoro resta forte e l’inflazione non rientra, i rendimenti possono risalire. Se il lavoro rallenta troppo, emergerà il rischio crescita.
Il terzo è il Treasury 10Y. Sotto 4,50% il mercato azionario respira. Sotto 4,40% il rally può diventare più pulito. Sopra 4,50/4,55% tornerebbe pressione su tecnologia, oro, argento, Bitcoin e valutazioni elevate.
Il quarto è il dollaro. Un DXY sotto 99 aiuta metalli, softs e in parte grains. Un ritorno sopra 100 sarebbe negativo per molte commodity e per Bitcoin. Il dollaro resta quindi un termometro della fiducia nella Fed e nella distensione geopolitica.
Il quadro complessivo è quindi più sereno, ma non ancora sicuro. L’energia ha perso premio di guerra, ma non ha perso completamente tensione fisica. I grains sono sotto pressione per semine rapide e petrolio più debole, con il wheat che resta il più interessante per fondamentali. Le carni restano divergenti: cattle strutturalmente forte ma vulnerabile a prese di profitto, hogs ancora senza una spinta decisiva. Le softs restano fragili, con sugar sotto 15, coffee colpito dal raccolto brasiliano e cocoa ancora in fase di repricing. I metalli preziosi respirano grazie ai rendimenti più bassi, ma non hanno ancora recuperato piena forza. Bitcoin resta debole e conferma di essere più un asset di liquidità che un rifugio.
La parola chiave della settimana è verifica. Il mercato ha comprato la speranza di normalizzazione. Ora deve verificare se quella speranza diventa realtà: nei flussi di Hormuz, nei dati d’inflazione, nei rendimenti, nel dollaro e nei prossimi numeri sul lavoro americano. Finché la verifica regge, il risk-on può continuare. Se invece uno di questi pilastri cede, la correzione può tornare molto rapidamente.
Principali dat macro ed eventi della settimana
Date | Reports | Expiration & Notice Dates |
06/01 Mon | 9:00 AM CDT - Construction Spending 9:00 AM CDT - ISM Manufacturing Index 2:00 PM CDT - Fats & Oils 2:00 PM CDT - Grain Crushings 3:00 PM CDT - Crop Progress |
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06/02 Tue | 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Jun RBOB/ULSD(NYM) LT: May Butter/Milk(CME) May Butter/Milk Options(CME) |
06/03 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:15 AM CDT - ADP Employment Change 9:00 AM CDT - Business Inventories 9:00 AM CDT - Factory Orders 9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
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06/04 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Productivity-Rev(Q1) 7:30 AM CDT - Unit Labor Costs-Rev(Q1) 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet |
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06/05 Fri | 7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 7:30 AM CDT - Unemployment Rate 7:30 AM CDT - Ave Workweek/Hourly Earnings 1:00 PM CDT - Consumer Credit | LT: Jun Canadian Dollar Options(CME) Jun Currencies Options(CME) Jun US Dollar Index Options(ICE) Jun Live Cattle Options(CME) |
06/08 Mon | 3:00 PM CDT - Crop Progress | FN: Jun Live Cattle(CME) LT: Jul Sugar-16 Options(ICE) |
06/09 Tue | 7:30 AM CDT - Trade Balance 9:00 AM CDT - Existing Home Sales 9:00 AM CDT - Wholesale Inventories 11:00 AM CDT - EIA Short-Term Energy Outlook 3:30 PM CDT - API Energy Stocks | FN: Jul Sugar-16(ICE) |
06/10 Wed | 6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 1:00 PM CDT - Treasury Budget 2:00 PM CDT - Dairy Products Sales |
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06/11 Thu | 7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 11:00 AM CDT - WASDE Report & Crop Production 3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet | LT: Jun Nikkei(CME) |
06/12 Fri | 9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim | LT: Jun Lean Hogs(CME) Jun Lean Hogs Options(CME) Jun 3-Mo SOFR Options(CME) Jul Cocoa Options(ICE) Jul Coffee Options(ICE) Jul Cotton Options(NYM) |
FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade |
Struttura del portafoglio
Indici
E-Mini S&P-500:
QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)
Micro Nasdaq:
30yr US
10Y Us
30Y TB -
Energy
Crude Oil : Long USO
Brent: Comprate Call su BNO
Long CNQ (Canadian Natural Resources NYSE) @45.47
Natural Gas:
Grains
Soia:
Olio di Soia:
Grano:
Corn:
Soft:
Zucchero:
Succo d’arancia:
Caffè:
Cotone:
Cacao:
Carni
Live Cattle:
Feeder Cattle:Lean Hogs:
Metalli preziosi
Oro: Comprato GLD
Silver:
Rame:
Platino:
Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.