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Commodity Report numero 521 del 25 maggio 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 24/05/2026 23:22:16


La settimana che si è chiusa venerdì 22 maggio ha avuto un tono diverso rispetto a quella precedente. Non è stata una settimana di rottura del quadro macro, e non è stata nemmeno una settimana di vera capitolazione sul rischio geopolitico. È stata piuttosto una settimana di repricing: il mercato ha iniziato a togliere una parte del premio più estremo legato alla guerra in Iran e allo Stretto di Hormuz, ma senza arrivare a dire che il problema sia risolto.

Questa è la distinzione più importante. Il petrolio ha corretto in modo violento dai massimi della settimana precedente, ma la curva resta in backwardation marcata e i crack spread restano molto elevati. L’azionario ha recuperato tono, il VIX è sceso, il dollaro è rimasto sostenuto ma non esplosivo, e i rendimenti USA hanno smesso di salire in modo disordinato. Tuttavia, sotto la superficie, il mercato non sta ancora prezzando una normalizzazione vera. Sta prezzando una possibilità di normalizzazione.

La diplomazia su Iran e Hormuz è entrata in una fase cruciale. Qatar e Pakistan hanno avuto un ruolo importante nel tentativo di riaprire un canale negoziale, mentre il mercato ha iniziato a ragionare sull’ipotesi di una riapertura graduale dei flussi. Ma il punto è che una cosa è il cessate il fuoco politico, un’altra è la normalizzazione fisica delle rotte, delle assicurazioni, dei carichi, dei tempi di consegna e degli inventari. E infatti il petrolio è sceso, ma non è crollato. I raffinati sono rimasti cari. Lo spread tra primo e secondo mese è rimasto ampio. Questo significa che il mercato sta togliendo panico, non tensione. Inoltre, facendo i conti, anche se Hormuz riaprisse domattina, ci vorrebbero mesi per rimettere a posto le linee di produzione interrotte e, anche se i generalisti prezzano un crollo del prezzo del petrolio, mi pare inverosimile che ciò possa avvenire. 

Sul fronte macro, il quadro resta delicato. L’economia americana non sta mostrando segnali di cedimento netto: il mercato del lavoro resta solido, la manifattura sorprende al rialzo e l’azionario continua a ricevere supporto dalla tecnologia e dal tema AI. Però i dati di fiducia dei consumatori e le aspettative d’inflazione dicono che lo shock energetico e l’incertezza geopolitica stanno entrando nella percezione delle famiglie. È un ambiente in cui la Fed può difficilmente permettersi toni troppo morbidi.

La settimana che inizia sarà particolare anche per il calendario: lunedì 25 maggio i mercati USA sono chiusi per il Memorial Day, quindi la vera settimana operativa americana partirà martedì. Questo può ridurre la liquidità iniziale, ma non riduce l’importanza dei temi: PCE, GDP rivisto, durable goods, fiducia dei consumatori, jobless claims e soprattutto qualsiasi novità su Iran/Hormuz saranno i driver principali.

1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX

La settimana si è chiusa con un ritorno di fiducia sull’azionario, ma non con un risk-on completamente pulito. S&P 500 E-mini giugno in chiusura in area 7.491, mentre Nasdaq 100 E-mini giugno chiude in area 29.650. L’S&P 500 ha esteso la serie positiva settimanale e il Dow ha aggiornato i massimi, confermando che il mercato azionario continua a comprare la narrativa di resilienza economica, utili aziendali solidi e tecnologia ancora dominante.

Il punto, però, è che il rialzo non nasce da una macro improvvisamente più semplice. Nasce soprattutto dal fatto che il mercato ha percepito una riduzione del rischio immediato su Iran e Hormuz. In altre parole, l’azionario non sta dicendo che il problema energetico sia sparito; sta dicendo che il rischio di scenario peggiore, almeno per ora, sembra meno probabile rispetto alla settimana precedente.

Il VIX chiude a 16,70, quindi sotto 17 e ben lontano da una fase di panico. Questo è coerente con un mercato che ha ricominciato a vendere protezione e a ricostruire esposizione al rischio. Ma il livello del VIX va letto con cautela: non siamo in una fase di paura, però siamo ancora in una fase in cui un singolo titolo geopolitico può cambiare completamente il tono della giornata. Sotto 17 il mercato appare più rilassato, ma non necessariamente più sicuro.

Il Treasury 10Y chiude la settimana in area 4,56%, mentre il 30Y resta poco sopra 5,07%. La buona notizia è che i rendimenti hanno smesso di accelerare come nella settimana precedente. La cattiva notizia è che restano su livelli alti. Il decennale sopra 4,50% continua a rappresentare un freno per gli asset più sensibili alla duration: tecnologia, growth, oro, argento e Bitcoin. Finché il 10Y non rientra in modo convincente sotto 4,45%/4,40%, ogni rally dell’azionario rimane più vulnerabile a prese di profitto.

Il Dollar Index chiude intorno a 99,2/99,3, con EUR/USD in area 1,1620/1,1630. Il dollaro non ha avuto una settimana esplosiva, ma resta sostenuto. Il messaggio è abbastanza chiaro: il mercato non vede ancora una Fed pronta ad allentare rapidamente. Anzi, con energia ancora cara, aspettative d’inflazione in rialzo e dati macro non recessivi, il dollaro mantiene un supporto naturale.

I dati macro usciti durante la settimana confermano questa lettura mista. Le richieste iniziali di sussidio sono rimaste basse, segnalando un mercato del lavoro ancora ordinato. Il PMI manifatturiero ha sorpreso al rialzo, ma con pressioni sui costi ancora importanti. La fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, invece, è scesa su livelli estremamente deboli, con aspettative d’inflazione ancora troppo alte per lasciare tranquilla la Fed. Anche l’housing continua a essere sotto pressione, soprattutto per effetto dei mutui elevati e dell’incertezza generale.

Quindi la macro racconta una storia scomoda: la crescita non è abbastanza debole da spingere la Fed a tagliare con decisione, ma l’inflazione potenziale non è abbastanza bassa da permettere al mercato di ignorare petrolio, salari, costi logistici e aspettative. È il classico ambiente in cui gli asset rischiosi possono continuare a salire, ma con una sensibilità molto alta a tassi e dollaro.

Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma condizionato. L’azionario può continuare a tenere se il petrolio resta sotto controllo e se il decennale non rompe di nuovo al rialzo. La soglia chiave resta il 10Y sopra o sotto 4,50%. Con rendimenti stabili e diplomazia su Iran/Hormuz, il mercato può restare risk-on. Con petrolio in risalita, PCE caldo o nuova tensione nello Stretto, il rally diventerebbe rapidamente più fragile.

2) Geopolitica: Iran, Hormuz e premio di rischio

La geopolitica resta il vero interruttore del mercato. La guerra in Iran è arrivata a un punto cruciale perché non riguarda più soltanto il confronto militare o politico, ma la definizione delle condizioni per riaprire in modo stabile lo Stretto di Hormuz. Ed è qui che il mercato deve distinguere tra titolo giornalistico e realtà fisica.

Durante la settimana sono aumentati i segnali diplomatici. La presenza di mediatori del Qatar a Teheran, il ruolo del Pakistan e la discussione su possibili meccanismi temporanei di gestione dei transiti hanno ridotto il premio di panico. Questo spiega buona parte della correzione del petrolio. Il mercato ha iniziato a dire: forse il peggio può essere evitato.

Ma non sta ancora dicendo: il problema è risolto.

Il nodo resta Hormuz. Prima della crisi, da quell’area passava una quota enorme dei flussi energetici globali. Una riapertura parziale, condizionata o politicamente instabile non equivale a una normalizzazione. Le compagnie devono poter assicurare le navi, pianificare le rotte, caricare e scaricare senza interruzioni, gestire i tempi logistici e ricostruire inventari. Anche se arrivasse un accordo politico, il mercato fisico potrebbe restare teso per settimane o mesi.

Questo è il motivo per cui il petrolio è sceso ma la backwardation resta forte. È anche il motivo per cui i raffinati non hanno ceduto come il crude. Il mercato sta togliendo il rischio di shock immediato, ma continua a pagare un premio sulla disponibilità del barile vicino e dei prodotti raffinati.

La geopolitica ha avuto anche un impatto trasversale. Quando il petrolio saliva in modo verticale, il mercato leggeva lo shock come inflazionistico e quindi negativo per bond, tecnologia, oro e Bitcoin. Quando invece sono aumentate le speranze diplomatiche, gli asset rischiosi hanno respirato, i rendimenti si sono stabilizzati e il VIX è sceso. Questo conferma che il canale di trasmissione principale resta: Iran/Hormuz, poi petrolio, poi inflazione, poi Fed, poi dollaro, poi asset rischiosi.

Bias geopolitico per la settimana che inizia: impatto altissimo e direzione binaria. Se arriva un segnale credibile di riapertura stabile dei flussi, il petrolio può perdere altro premio di rischio e l’azionario può restare sostenuto. Se invece i negoziati falliscono, o se la questione Hormuz torna a irrigidirsi, il mercato dovrà rimettere premio sul crude molto rapidamente. In questo momento la geopolitica non è rumore di fondo: è ancora il prezzo marginale dell’energia.

3) Bitcoin: resta asset di liquidità, non rifugio geopolitico

Bitcoin chiude la settimana in area 74.700/75.000 dollari, quindi sotto la soglia psicologica degli 80.000. Il movimento resta coerente con quello che abbiamo osservato nelle ultime settimane: Bitcoin non si sta comportando come un bene rifugio classico. Non sta beneficiando in modo stabile della guerra in Iran. Non sta sostituendo l’oro come protezione geopolitica. Sta invece continuando a comportarsi come un asset di liquidità.

Quando i rendimenti salgono, il dollaro si rafforza e il mercato teme una Fed più dura, Bitcoin soffre. Quando i rendimenti si stabilizzano e torna appetito per il rischio, Bitcoin prova a respirare. Ma in questa fase non ha ancora recuperato leadership. La rottura dell’area 80.000 ha lasciato un segnale tecnico delicato, perché ha trasformato quella zona da supporto psicologico a prima resistenza importante.

Il problema per BTC è doppio. Da una parte c’è la macro: tassi reali, dollaro, aspettative Fed. Dall’altra c’è il clima specifico del settore crypto, con una maggiore attenzione regolamentare e un posizionamento meno aggressivo rispetto alle fasi di euforia. Il mercato non sta liquidando Bitcoin, ma nemmeno lo sta comprando come protezione immediata contro la geopolitica.

Tecnicamente, l’area 74.000/75.000 è la prima zona da difendere. Una perdita stabile di quest’area aprirebbe spazio verso 72.000/70.000. Al contrario, un ritorno sopra 77.500 sarebbe il primo segnale di stabilizzazione, mentre sopra 80.000 il mercato potrebbe ricostruire fiducia.

Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-ribassista finché resta sotto 80.000. Il quadro migliorerebbe solo con rendimenti più morbidi, dollaro meno forte e recupero dell’appetito per il rischio. Sotto 74.000 il mercato diventerebbe più vulnerabile. Sopra 80.000 tornerebbe invece una lettura più costruttiva.

4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas

Il settore energia resta il centro del report, anche se i prezzi hanno corretto. Anzi, proprio la correzione rende l’analisi più interessante: il mercato ha tolto premio geopolitico dal prezzo flat del crude, ma non ha eliminato i segnali di stress dalla curva e dai raffinati.

Crude oil: WTI e Brent

WTI luglio in chiusura a 96,60 $/barile.
Brent luglio in chiusura a 103,54 $/barile.

La settimana è stata negativa: il WTI ha perso oltre l’8% su base settimanale, mentre il Brent ha ceduto più del 5%. Dopo il rally violento della settimana precedente, il mercato ha iniziato a prezzare la possibilità di un canale diplomatico più credibile su Iran e Hormuz. Il movimento è stato quindi una riduzione del premio di rischio, non una revisione completa dei fondamentali.

Questo è fondamentale. Se il petrolio fosse sceso perché la domanda stava collassando o perché l’offerta era diventata improvvisamente abbondante, il messaggio sarebbe stato molto diverso. Invece il mercato ha corretto perché ha rivisto la probabilità dello scenario peggiore. Ma il barile resta alto, il Brent resta sopra 100 dollari e la curva continua a segnalare scarsità del pronto.

Il Brent resta più alto del WTI perché incorpora meglio il rischio globale sulle rotte marittime e sui flussi internazionali. Il WTI, invece, ha risentito maggiormente del cambio di contratto e della correzione del premio immediato. Tuttavia, anche sul WTI la struttura resta tesa.

Dal lato fondamentale, le scorte americane hanno mostrato un forte draw, con una riduzione molto superiore alle attese. Questo conferma che il mercato fisico non è comodo. Inoltre, la domanda di prodotti raffinati rimane sostenuta in vista della stagione estiva, mentre la raffinazione lavora su livelli elevati. Il vero rischio, però, resta sempre lo stesso: se Hormuz non torna pienamente affidabile, il mercato dovrà continuare a pagare un premio di sicurezza.

Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo ma estremamente volatile. Sopra 94/95 dollari il WTI conserva una struttura ancora solida. Una chiusura sotto 92 inizierebbe a segnalare uscita più ampia del premio geopolitico. Sopra 100 tornerebbe immediatamente pressione rialzista, soprattutto se i negoziati su Hormuz dovessero bloccarsi. Per il Brent, area 100 è il livello psicologico da difendere: sotto quella soglia il mercato leggerebbe una normalizzazione più credibile, sopra 105/106 tornerebbe la narrativa di tensione.

Spread WTI 1–2

Lo spread tra primo e secondo mese del WTI resta molto importante. Con WTI luglio a 96,60 e WTI agosto intorno a 93,35, lo spread 1–2 si colloca in area +3,25 $/barile.

Questo è un segnale molto chiaro. La correzione del prezzo flat non ha cancellato la backwardation. Il mercato continua a pagare un premio rilevante per il barile vicino rispetto a quello successivo. Quando lo spread resta sopra 3 dollari, il messaggio è: la disponibilità immediata continua ad avere valore.

Se il mercato credesse davvero a una normalizzazione rapida e completa, questo spread dovrebbe comprimersi molto più velocemente. Non lo ha fatto. Questo significa che gli operatori hanno ridotto il rischio di shock estremo, ma non hanno abbandonato la percezione di scarsità o urgenza sul breve termine.

Bias spread 1–2: ancora bullish sul breve finché resta sopra 3 dollari. Una discesa sotto 2 dollari sarebbe il primo vero segnale di normalizzazione. Un ritorno verso 4 dollari indicherebbe invece che il mercato fisico sta tornando a stressarsi.

Crack spread 3-2-1

Il crack spread 3-2-1 proxy resta in area 50 $/barile, con benzina e distillati ancora molto cari. Questo è forse il dato più importante per l’inflazione. Il crude può correggere, ma se benzina e diesel restano tesi, l’impatto sulla vita reale non si riduce abbastanza.

La benzina entra direttamente nella percezione del consumatore americano. Il diesel entra nei costi di trasporto, logistica, agricoltura e distribuzione. Quando il crack resta così alto, il mercato sta dicendo che il problema non è solo il barile, ma tutta la catena energetica.

Il crack elevato spiega anche perché la Fed non può ignorare il tema energia. Se lo shock resta confinato al crude, può essere trattato come temporaneo. Se passa ai raffinati e poi ai prezzi al consumo, diventa più difficile da sterilizzare.

Bias crack spread: ancora costruttivo. Finché il crack resta sopra 45/50 dollari, la tensione sui prodotti raffinati resta reale. Un rientro sotto 40 sarebbe un segnale di normalizzazione. Sopra 55 tornerebbe invece un messaggio chiaramente inflazionistico.

Natural Gas

Natural Gas luglio chiude in area 3,02 $/MMBtu, mentre il contratto giugno resta poco sotto, in area 2,91. Il gas ha avuto una settimana più debole rispetto al crude, perché qui i driver sono diversi: storage, meteo, produzione e domanda elettrica.

Le scorte USA sono salite di 101 Bcf, portando gli stoccaggi a circa 2.391 Bcf, ancora sopra la media quinquennale. Questo dato non è bullish. Il mercato continua ad avere una base di offerta comoda, e la produzione americana resta elevata. Inoltre, le previsioni meteo meno calde nel breve hanno tolto parte del premio legato al power burn estivo.

Detto questo, il gas non è in una situazione di collasso. Sopra 3 dollari il mercato mantiene una base tecnica interessante, soprattutto se nelle prossime settimane arriveranno temperature più calde e domanda elettrica più forte. Il tema LNG resta di supporto nel medio periodo, ma nel breve lo storage comodo pesa.

Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale con rischio ribassista se non arriva supporto meteo. Sopra 3,00/3,05 il mercato può restare costruttivo. Sotto 2,90 tornerebbe pressione venditrice. Per riaprire una fase più positiva serve una combinazione di caldo, power burn e iniezioni di storage meno pesanti.

5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle

Il comparto agricolo ha avuto una settimana più selettiva. L’accordo agricolo con la Cina e la narrativa di acquisti futuri hanno dato supporto, ma il meteo e il progresso delle semine americane continuano a limitare il premio di rischio su corn e soia. Il wheat resta il più sensibile alla componente meteo e geopolitica.

Corn

Corn luglio chiude a 463-2, cioè circa 4,63 $/bushel. Il mais ha chiuso la settimana in leggero recupero, sostenuto da tre elementi: energia ancora alta, prospettive di domanda per etanolo e aspettative legate a maggiori acquisti agricoli da parte della Cina.

Il punto di forza del corn resta proprio il collegamento con l’energia. Se il petrolio resta alto, l’etanolo torna a essere un elemento di supporto. Inoltre, un eventuale miglioramento della domanda export darebbe al mercato una narrativa più costruttiva.

Il limite, però, è il progresso delle semine. Il mais USA è già piantato per circa il 76%, quindi sopra un livello che riduce il premio meteo iniziale. Per far partire un vero rally serve ora un problema climatico più concreto durante la fase di sviluppo del raccolto, oppure una conferma molto visibile della domanda cinese.

Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4,55/4,60. Sopra 4,70/4,75 il mercato tornerebbe più interessante al rialzo. Sotto 4,55 aumenterebbe il rischio di ritorno verso 4,45/4,40. Per ora il mais ha un supporto, ma non ancora un catalizzatore forte.

Wheat

Wheat Chicago luglio chiude a 646-2, cioè circa 6,46 $/bushel. Il grano ha perso qualcosa su base settimanale, ma resta il mercato più interessante del comparto grains dal punto di vista fondamentale.

Il motivo è semplice: il wheat ha una storia di offerta più fragile. Le condizioni del winter wheat restano deboli, con una quota good/excellent ancora bassa, e il mercato continua a incorporare i tagli di produzione già emersi nelle ultime stime. A differenza del mais e della soia, dove le semine procedono bene, il wheat ha già dentro di sé un problema agronomico più evidente.

In più, il grano è la commodity agricola più sensibile alla geopolitica. Quando il mercato ragiona su rotte, assicurazioni, costi energetici, sicurezza alimentare e disponibilità globale, il wheat tende a ricevere premio più facilmente. Non è un caso che, anche nelle fasi di correzione, il grano mantenga una struttura più nervosa.

Bias Wheat per la settimana che inizia: moderatamente rialzista sui ribassi finché resta sopra 6,35/6,40. Sopra 6,60/6,70può tornare momentum. Sotto 6,30 il mercato inizierebbe a togliere premio meteo e il quadro diventerebbe più fragile. Il wheat resta il più sensibile a eventuali nuove tensioni geopolitiche.

Soybeans

Soybeans luglio chiude a 1196-4, cioè circa 11,96 $/bushel. La soia ha recuperato terreno durante la settimana, sostenuta dall’aspettativa che la Cina torni a comprare volumi importanti di prodotto americano. Questo è il tema centrale: il mercato non sta comprando solo la soia, sta comprando la possibilità di una riapertura commerciale più strutturale.

Tuttavia, qui serve prudenza. Le promesse e gli accordi politici aiutano il sentiment, ma il mercato vorrà vedere vendite reali, carichi reali e impegni export concreti. Finché il Brasile resta competitivo e finché la domanda cinese non si materializza pienamente nei dati, ogni rally della soia rischia di restare incompleto.

Anche qui le semine USA procedono rapidamente, con la soia piantata per circa il 67%. Questo riduce il premio meteo iniziale. All’interno del complesso, il meal ha dato segnali migliori, mentre l’olio resta più legato alla dinamica energia/biofuel.

Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 11,80/11,90. Una chiusura sopra 12,10migliorerebbe molto il quadro tecnico e potrebbe attirare nuovo buying. Sotto 11,80, invece, tornerebbe la sensazione di mercato ancora fragile e dipendente dalle conferme cinesi.

Lean Hogs

Lean Hogs giugno chiude a 95,750. La settimana è stata debole, con una perdita rilevante rispetto alla chiusura precedente. Il mercato degli hogs continua a faticare perché il cash non sta dando abbastanza supporto e la domanda non appare sufficientemente forte da giustificare un ritorno aggressivo sopra 100.

Il problema è che la stagionalità estiva dovrebbe aiutare, ma per ora il mercato non vede ancora una conferma piena nei fondamentali. Il cash hog price resta sotto pressione e il contratto fatica a costruire una base solida. Questo rende i rimbalzi vulnerabili a vendite.

Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: prudente, neutrale-ribassista. Sopra 98/100 il mercato potrebbe ricostruire fiducia. Sotto 94/95 aumenterebbe il rischio di ulteriore pressione. Per ora manca ancora un segnale chiaro di inversione.

Live Cattle

Live Cattle giugno chiude a 249,300. Anche il cattle ha corretto durante la settimana, nonostante il mercato cash resti storicamente alto. Questo è un passaggio importante: il trend strutturale resta sostenuto da offerta limitata e prezzi cash elevati, ma i futures hanno iniziato a risentire di prese di profitto, margini dei packer sotto pressione e dati sulle placements superiori alle attese.

Il cattle resta uno dei mercati più forti dal punto di vista strutturale. L’offerta di bestiame non si ricostruisce in poche settimane e il cash continua a dare sostegno. Tuttavia, quando i prezzi sono così alti, basta un dato di offerta leggermente più abbondante o una domanda retail meno brillante per generare correzioni tecniche anche violente.

Bias Live Cattle per la settimana che inizia: ancora costruttivo nel medio periodo, ma più fragile nel breve. Sopra 250/252 il mercato può stabilizzarsi. Sotto 247/246 aumenterebbe il rischio di correzione più ampia. La struttura resta forte, ma il contratto non ha più lo stesso margine di errore.

6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao

Le soft commodities restano molto sensibili a dollaro, real brasiliano, meteo e posizionamento. In questa fase il dollaro sostenuto non aiuta, mentre il petrolio alto crea supporto indiretto soprattutto per lo zucchero tramite la narrativa etanolo.

Zucchero

Sugar #11 luglio chiude a 14,70 cent/lb. Lo zucchero resta debole e continua a faticare sotto area 15 centesimi. Il mercato ha risentito di un quadro di offerta meno teso, con maggiore attenzione alle esportazioni asiatiche e alla disponibilità complessiva.

Il petrolio alto dovrebbe offrire supporto, perché rende più interessante la produzione di etanolo rispetto allo zucchero. Ma per ora questo supporto non è sufficiente a cambiare il trend. Il mercato guarda soprattutto a Brasile, India, Thailandia, valuta e flussi export. Se il real resta debole e i produttori brasiliani sono incentivati a vendere, lo zucchero fatica a ripartire.

Bias Zucchero per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 15,00/15,20. Sopra 15,20 il quadro migliorerebbe. Sotto 14,50 aumenterebbe il rischio di nuova pressione verso area 14,20/14,00. Il petrolio alto crea un pavimento, ma non basta ancora per invertire il trend.

Caffè

Caffè arabica luglio chiude a 272,35 cent/lb. Il coffee resta un mercato molto veloce e molto tecnico. L’arabica ha chiuso debole, mentre il robusta ha mostrato maggiore forza grazie alle preoccupazioni sul meteo in Vietnam. Questa divergenza è importante perché ci dice che il mercato non sta vendendo tutto il comparto in modo indiscriminato: sta distinguendo tra qualità, origini e rischi climatici.

Per l’arabica pesano il raccolto brasiliano, il dollaro sostenuto e l’assenza di un premio climatico immediato forte. Tuttavia, il mercato resta estremamente sensibile a qualsiasi variazione meteo, soprattutto in Brasile e Vietnam. Basta un cambio di narrativa per generare short covering violento.

Bias Caffè per la settimana che inizia: misto ma ancora fragile sull’arabica. Sotto 275/280 il tono resta neutrale-ribassista. Sopra 280 potrebbe partire ricopertura tecnica. Sotto 265 il mercato tornerebbe più vulnerabile. Il robusta resta più supportato dalle preoccupazioni sull’offerta asiatica.

Cacao

Cacao luglio New York chiude a 3.796 $/ton. Il cacao resta uno dei mercati più nervosi dell’intero comparto commodity. Dopo le forti escursioni delle ultime settimane, la chiusura ha mostrato un recupero tecnico, ma il quadro non è ancora tornato pienamente bullish.

Il mercato non è più nella fase di panico estremo vista quando i prezzi erano esplosi su livelli molto più alti. Oggi la storia è più bilanciata: da un lato restano problemi strutturali di produzione, qualità e disponibilità in Africa occidentale; dall’altro la domanda industriale ha già iniziato ad adattarsi a prezzi elevati, con razionamento, sostituzioni e maggiore prudenza negli acquisti.

La zona 3.700/3.800 è importante. Se tiene, può generare rimbalzi anche rapidi. Se invece viene rotta con decisione, il mercato potrebbe cercare livelli più bassi prima di trovare una base.

Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale con rischio ribassista, ma ad alta volatilità. Sopra 3.900/4.000 il mercato tornerebbe più costruttivo. Sotto 3.700 aumenterebbe il rischio di estensione verso 3.500/3.600. Resta un mercato da trattare con prudenza, perché i movimenti tecnici possono essere molto violenti.

7) Metalli: Oro, Argento, Rame

I metalli hanno confermato un punto molto importante: la geopolitica da sola non basta a sostenere oro e argento se contemporaneamente restano alti rendimenti reali e dollaro. Il mercato dei metalli preziosi è bloccato tra due forze opposte: da una parte Iran, deficit fiscali e domanda di diversificazione; dall’altra Fed, tassi e dollaro.

Oro

Oro COMEX in chiusura in area 4.521 $/oz, con il contratto giugno poco sopra 4.523 $/oz. L’oro ha chiuso una settimana negativa, nonostante il rischio geopolitico ancora elevato. Questo ci dice che il mercato, nel breve, sta dando più peso ai rendimenti e al dollaro che alla domanda di rifugio.

Il quadro di fondo dell’oro resta positivo nel medio periodo. Banche centrali, instabilità geopolitica, deficit fiscali e ricerca di alternative al dollaro continuano a sostenere la narrativa strutturale. Ma nel breve l’oro è vulnerabile quando il 10Y resta sopra 4,50% e quando il dollaro non cede.

La soglia dei 4.500 è importante. Finché tiene, il mercato può restare in consolidamento. Sotto 4.500, il rischio è un’accelerazione verso 4.450/4.400. Per tornare chiaramente costruttivo serve invece un ritorno sopra 4.600/4.650.

Bias Oro per la settimana che inizia: neutrale con rischio ribassista di breve. L’oro può ripartire solo se i rendimenti scendono o se la geopolitica torna a prevalere sulla macro. Finché il dollaro resta sostenuto e il 10Y sopra 4,50%, i rimbalzi possono essere venduti.

Argento

Argento luglio chiude in area 76,20 $/oz. L’argento ha amplificato la debolezza dell’oro, come spesso accade. Il problema dell’argento è che soffre su due fronti: come metallo prezioso quando salgono tassi e dollaro, e come metallo industriale quando il mercato teme condizioni finanziarie più restrittive.

La volatilità resta molto alta. Questo significa che l’argento può recuperare rapidamente se torna appetito per il rischio e se l’oro si stabilizza, ma può anche rompere i supporti con molta più velocità. Area 75 è il primo livello tecnico da monitorare.

Bias Argento per la settimana che inizia: fragile e volatile. Sopra 78/80 il quadro migliorerebbe. Sotto 75 aumenterebbe il rischio di discesa verso 72/73. L’argento ha bisogno di dollaro più debole e rendimenti più bassi per ricostruire momentum.

Rame

Rame luglio chiude in area 6,38 $/lb. Il rame ha recuperato nella seduta di venerdì, ma ha chiuso la settimana con un saldo negativo. Qui il quadro resta diviso tra una storia strutturale molto forte e una macro di breve più complicata.

Nel medio periodo il rame resta sostenuto da elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, transizione energetica e vincoli di offerta in diversi paesi produttori. Nel breve, però, prezzi così alti rendono il mercato sensibile a prese di profitto, dollaro forte e dubbi sulla domanda ciclica.

Il rame è quindi in una posizione molto diversa dall’oro. L’oro dipende soprattutto da tassi reali e geopolitica. Il rame dipende da crescita, Cina, industria, infrastrutture e condizioni finanziarie. Se la diplomazia su Iran riduce il rischio inflazione e i tassi si stabilizzano, il rame può recuperare. Se invece torna tensione su petrolio e dollaro, il metallo rosso può correggere ancora.

Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,25/6,30. Sopra 6,50 tornerebbe momentum rialzista. Sotto 6,20 aumenterebbe il rischio di test verso 6,00. La storia di lungo periodo resta bullish, ma il breve resta molto sensibile alla macro.

La bussola della settimana

La settimana che parte lunedì 25 maggio, con mercati USA chiusi per Memorial Day e vera operatività americana da martedì, ruota attorno a quattro interruttori.

Il primo interruttore è Hormuz. Se la diplomazia produce un accordo credibile e operativo, il petrolio può togliere altro premio di rischio. Ma se i negoziati si bloccano, la backwardation e i crack spread dicono che il mercato è pronto a rimettere tensione molto rapidamente.

Il secondo interruttore è l’inflazione USA, soprattutto attraverso il PCE e le aspettative. Il mercato ha bisogno di capire se lo shock energetico resta temporaneo o se comincia a contaminare prezzi, salari, logistica e margini. Una Fed costretta a restare dura è il principale rischio per equity, oro, argento e Bitcoin.

Il terzo interruttore è il Treasury 10Y. Sopra 4,50% il mercato può salire, ma con fatica. Sotto 4,40% il risk-on diventerebbe molto più pulito. Sopra 4,60% tornerebbe pressione su tecnologia, metalli preziosi e crypto.

Il quarto interruttore è il dollaro. Un DXY stabile intorno a 99 consente alle commodity di muoversi sui propri fondamentali. Un dollaro in rottura verso 100 inizierebbe invece a pesare su metalli, softs, grains e Bitcoin. Un dollaro più debole aiuterebbe soprattutto oro, argento, rame, coffee e soia.

Il quadro generale resta quindi di normalizzazione incompleta. Il mercato ha tolto panico, ma non ha tolto rischio. L’energia resta il centro del sistema, perché è il canale attraverso cui la geopolitica entra nell’inflazione. I grains sono selettivi, con wheat più interessante, corn più neutrale e soia dipendente dalla Cina. Le carni restano divergenti, con cattle strutturalmente forte ma più fragile nel breve e hogs ancora incerti. Le softs restano sotto pressione da dollaro e valute, con cacao sempre volatile. I metalli preziosi sono frenati dai tassi, mentre il rame conserva una storia strutturale positiva ma deve digerire la macro.

La parola chiave della settimana è condizionalità. Il mercato può continuare a salire solo se la diplomazia regge, il petrolio non riparte, i rendimenti non accelerano e il dollaro non rompe al rialzo. Non siamo più nella fase di panico della settimana precedente, ma non siamo nemmeno in una fase di piena normalizzazione. Siamo in mezzo: un mercato che vuole credere alla stabilizzazione, ma che resta ancora appeso a Hormuz, ai tassi e all’inflazione.


Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

05/25

Mon

MEMORIAL DAY


05/26

Tue

8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 

8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 

9:00 AM CDT - Consumer Confidence 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: Jun Copper Options(CMX) 

Jun Gold/Silver Options(CMX) 

Jun Natural Gas Options(NYM) 

Jun RBOB/ULSD Options(NYM)

05/27

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:00 AM CDT - New Home Sales 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: May Copper(CMX) 

May Gold/Silver(CMX) 

May Platinum/Palladium(NYM) 

Jun Natural Gas(NYM)

05/28

Thu

7:30 AM CST - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Durable Orders 

7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 

7:30 AM CDT - GDP-Second Estimate(Q1) 

7:30 AM CDT - Chain Deflator-Second Estimate(Q1) 

7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 

7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 

9:30 AM CDT - EIA Gas Storage 

11:00 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

FN: Jun Natural Gas(NYM)

05/29

Fri

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Adv Intl Trade In Goods 

7:30 AM CDT - Adv Retail Inventories 

7:30 AM CDT - Adv Wholesale Inventories 

8:45 AM CDT - Chicago PMI

FN: Jun 2,5,10 Year Notes(CBT) 

Jun Bonds(CBT) 

Jun Copper(CMX) 

Jun Gold/Silver(CMX) 

Jun Platinum/Palladium(NYM) 

LT: May 1-Mo SOFR(CME) 

May CryptoCurrencies(CME) 

May Fed Funds(CME) 

Jun RBOB/ULSD(NYM) 

May 1-Mo SOFR Options(CME) 

May CryptoCurrencies Options(CME) 

May Fed Funds Options(CME) 

Jun Lumber Options(CME)

06/01

Mon

9:00 AM CDT - Construction Spending 

9:00 AM CDT - ISM Manufacturing Index 

2:00 PM CDT - Fats & Oils 

2:00 PM CDT - Grain Crushings 

3:00 PM CDT - Crop Progress


06/02

Tue

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

FN: Jun RBOB/ULSD(NYM) 

LT: May Butter/Milk(CME) 

May Butter/Milk Options(CME)

06/03

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

7:15 AM CDT - ADP Employment Change 

9:00 AM CDT - Business Inventories 

9:00 AM CDT - Factory Orders 

9:00 AM CDT - ISM Non-Manufacturing Index 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales


06/04

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Productivity-Rev(Q1) 

7:30 AM CDT - Unit Labor Costs-Rev(Q1) 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet


06/05

Fri

7:30 AM CDT - Nonfarm Payrolls 

7:30 AM CDT - Unemployment Rate 

7:30 AM CDT - Ave Workweek/Hourly Earnings 

1:00 PM CDT - Consumer Credit

LT: Jun Canadian Dollar Options(CME) 

Jun Currencies Options(CME) 

Jun US Dollar Index Options(ICE) 

Jun Live Cattle Options(CME)

FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade




Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500: 


QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)


Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   :  Long USO 


Brent:  Comprate Call su BNO   


Long CNQ (Canadian Natural Resources  NYSE)  @45.47 



Natural Gas:





Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:   






Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro:  Comprato GLD 

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



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