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Commodity Report numero 520 del 18 maggio 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 16/05/2026 23:50:11


La settimana si è chiusa con un messaggio molto diverso rispetto a quello della settimana precedente. Il mercato non ha ancora rotto il trend risk-on di fondo, ma ha ricevuto un promemoria abbastanza netto: quando petrolio, rendimenti e dollaro salgono insieme, il rally degli asset rischiosi diventa più fragile. Il punto non è stato solo il dato macro, e nemmeno solo la geopolitica. È stata la combinazione tra inflazione che torna a scaldarsi, guerra in Iran, tensione su Hormuz, crude sopra i 100 dollari, Treasury in rialzo e dollaro più forte.

In altre parole, il mercato ha capito che lo shock energetico non è più soltanto una notizia da prima pagina: è un fattore macro. Entra nei prezzi alla produzione, nelle aspettative d’inflazione, nelle scelte della Fed, nei multipli dell’azionario, nel comportamento dei metalli preziosi e anche nella tenuta di Bitcoin. La settimana è stata quindi meno lineare, più nervosa, ma anche molto interessante perché ha mostrato chiaramente quali asset beneficiano della tensione e quali invece iniziano a soffrirla.

1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX

S&P 500 E-mini in chiusura a 7.432,25, e Nasdaq 100 E-mini a 29.231,75. Il dato più importante non è solo la chiusura negativa di venerdì, ma il fatto che la correzione sia arrivata dopo nuovi massimi e dopo una fase in cui il mercato sembrava disposto a ignorare quasi tutto: inflazione, guerra, energia e tassi. Venerdì, invece, il mercato ha deciso che quei rischi andavano prezzati.

L’S&P 500 cash ha chiuso a 7.408,50, in calo dell’1,24% nella seduta, ma ancora leggermente positivo sulla settimana. Il Nasdaq Composite ha chiuso a 26.225,14, con una perdita dell’1,54% venerdì e un saldo settimanale appena negativo. Questo ci dice che il trend di fondo non è crollato, ma che la leadership growth/AI è diventata più sensibile al rialzo dei rendimenti. Quando i tassi lunghi accelerano, il mercato inizia a chiedersi quanto sia giustificabile pagare multipli molto alti su utili futuri.

La volatilità è risalita, ma senza esplodere. Il VIX chiude a 18,43. È un livello coerente con un mercato che non è in panico, ma che non è più rilassato. Sotto 20 non siamo ancora in una fase di stress sistemico, però il movimento dice che la domanda di coperture è tornata. Il mercato resta investito, ma con una mano più vicina al freno.

Il vero cambio di tono arriva dai tassi. Il Treasury 10Y chiude in area 4,59%, mentre il 30Y torna sopra il 5,10%. Questo è il punto centrale: il mercato obbligazionario sta iniziando a prezzare un rischio inflazione più persistente, non solo un rimbalzo temporaneo dei prezzi energetici. Finché il decennale resta sopra 4,50%, ogni rally dell’azionario diventa più difficile da sostenere, soprattutto se concentrato su tecnologia e duration lunga.

Sul cambio, il dollaro si rafforza: Dollar Index a 99,28, EUR/USD in area 1,1625. È un movimento coerente con tassi USA più alti e aspettative di Fed meno accomodante. Il dollaro non sta salendo per panico puro, ma perché il mercato sta rivedendo lo scenario dei tassi: meno tagli, più “higher for longer”, e in alcuni casi persino discussione su una Fed costretta a restare più dura se l’energia dovesse continuare a trasmettersi all’inflazione.

I dati macro che hanno mosso davvero i mercati

CPI USA di aprile: +0,6% mensile e +3,8% annuo. Core CPI a +0,4% mensile e +2,8% annuo. Il dato non è stato devastante, ma è stato abbastanza caldo da ricordare al mercato che la disinflazione non è più una linea retta. La componente energia ha pesato molto, ma il problema è che il mercato teme il passaggio successivo: dall’energia agli altri prezzi.

PPI USA di aprile: +1,4% mensile e +6,0% annuo. Questo è stato il dato più pesante della settimana. I prezzi alla produzione hanno segnalato che lo shock energetico sta entrando nei costi delle imprese. Quando aumentano trasporto, carburanti, logistica, input industriali e servizi legati alla distribuzione, il rischio è che l’inflazione di oggi diventi compressione dei margini domani, oppure rincaro al consumatore dopodomani.

Retail Sales USA: +0,5% ad aprile. Il consumatore americano non è ancora rotto. Questa è una buona notizia per la crescita, ma non necessariamente per la Fed. Un consumatore che regge, con petrolio alto e PPI caldo, riduce la possibilità di tagli rapidi.

Produzione industriale: +0,7%, con manifattura in miglioramento. Anche qui il messaggio è doppio: l’economia non si spegne, ma proprio per questo la Fed non ha urgenza di salvare il ciclo. L’attività regge, l’inflazione torna a disturbare, e i tassi lunghi salgono.

Per la settimana che inizia, la macro sarà dominata meno da un singolo dato e più dalla lettura complessiva di Fed, PMI, housing, richieste di sussidio e aspettative d’inflazione. Dopo CPI e PPI, il mercato non cercherà solo numeri: cercherà conferme o smentite sul rischio di seconda ondata inflazionistica.

Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma fragile. L’azionario può ancora tenere se il petrolio smette di salire e se i rendimenti si stabilizzano, ma sopra 4,50% sul 10Y e con WTI sopra 100 dollari il mercato farà fatica a tornare a un risk-on pulito. Dollaro ancora sostenuto finché i dati USA restano resilienti e la Fed non può permettersi toni morbidi.

2) Geopolitica: Iran, Hormuz

La geopolitica è tornata a essere il vero interruttore del mercato energetico. La guerra in Iran e la tensione sullo Stretto di Hormuz non sono più percepite come un rischio episodico, ma come un problema di durata. È questa la differenza rispetto alle settimane in cui il mercato comprava o vendeva petrolio solo sulla base di una dichiarazione politica.

Il punto è che Hormuz non è una rotta qualunque. Quando il mercato teme che i flussi da quell’area restino ridotti, anche solo parzialmente, non sta più prezzando solo qualche barile in meno: sta prezzando assicurazioni più care, tempi di consegna più incerti, logistica meno efficiente, rischio di inventari insufficienti e premio di sicurezza sui raffinati. È per questo che la curva del crude resta in backwardation marcata e che il crack spread rimane molto elevato.

La guerra in Iran ha avuto quindi un effetto a catena. Prima ha spinto il petrolio. Poi il petrolio ha spinto le aspettative d’inflazione. Poi le aspettative d’inflazione hanno spinto i rendimenti. Poi rendimenti e dollaro hanno colpito oro, argento, Bitcoin e tecnologia. È una trasmissione abbastanza pulita, ed è la ragione per cui questa settimana la geopolitica non può essere trattata come rumore esterno al mercato.

Bias geopolitico per la settimana: alto impatto, bassa prevedibilità. Se arrivano segnali credibili di riapertura stabile o normalizzazione dei transiti, il petrolio può correggere anche violentemente. Se invece la tensione resta o peggiora, il mercato continuerà a pagare premio di rischio sull’energia e a trasferirlo su tassi, dollaro e inflazione.

3) Bitcoin: non è rifugio, resta liquidità

Bitcoin ha chiuso la settimana in area 79.000/80.000 dollari, con una rottura intraday della soglia psicologica degli 80.000 durante la fase più risk-off di venerdì. Il comportamento è stato molto coerente con la macro: quando salgono rendimenti e dollaro, e quando l’azionario growth viene venduto, Bitcoin smette di comportarsi da asset decorrelato e torna a essere un termometro della liquidità.

Questa è la cosa più importante: Bitcoin non ha funzionato da rifugio contro la geopolitica. Non ha beneficiato della guerra in Iran come ha beneficiato il petrolio, e non ha retto come avrebbe fatto un bene rifugio classico in una fase di stress. Ha seguito invece la logica degli asset rischiosi: se il capitale diventa più caro, se il dollaro si rafforza e se i rendimenti salgono, BTC perde appeal nel breve.

Tecnicamente, l’area 80.000 resta lo spartiacque psicologico. Sopra 80.000/82.000 il mercato può ricostruire stabilità e provare un ritorno verso 85.000. Sotto 78.000/77.000, invece, aumenterebbe il rischio di una fase più pesante verso 75.000.

Bias BTC per la settimana in arrivo: neutrale-ribassista ma molto dipendente da tassi e dollaro. Se il 10Y resta in area 4,60% e il DXY continua a rafforzarsi, Bitcoin resterà vulnerabile. Se invece petrolio e rendimenti si raffreddano, BTC può recuperare rapidamente area 80.000 e tornare laterale.

4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack 3-2-1, Natural Gas

Crude oil: WTI e Brent

Il crude oil è stato il protagonista assoluto della settimana.

WTI giugno in chiusura a 105,42 $/bbl
Brent luglio in chiusura a 109,26 $/bbl

Il WTI ha chiuso con un rialzo settimanale superiore al 10%, mentre il Brent ha guadagnato quasi l’8%. Sono numeri importanti, ma ancora più importante è il motivo del movimento: non è solo domanda forte, non è solo scorte, non è solo speculazione. È premio geopolitico legato a Iran e Hormuz, con il mercato che inizia a dubitare di una normalizzazione rapida.

Il Brent resta sopra il WTI perché incorpora meglio il rischio globale sulle rotte e sui flussi internazionali. Il WTI, però, questa settimana ha recuperato molto perché la tensione sul mercato fisico ha iniziato a riflettersi anche sul benchmark americano, soprattutto in vista della scadenza del contratto e con la curva in forte backwardation.

Spread CL1–CL2: front vs secondo mese

Il segnale più pulito arriva dalla curva.

WTI giugno: 105,42
WTI luglio: 101,02
Spread 1–2: +4,40 $/bbl

Questa backwardation è molto forte. Significa che il mercato paga un premio significativo per il barile immediato rispetto al barile del mese successivo. Quando lo spread front-secondo mese è così ampio, il mercato non sta raccontando solo una storia di prezzo alto: sta raccontando una storia di urgenza, scarsità percepita e rischio fisico di breve.

Finché questo spread resta sopra 3 dollari, il mercato continuerà a dire che la tensione non è rientrata. Se lo spread dovesse comprimersi rapidamente, sarebbe il primo segnale di normalizzazione. Ma al momento il segnale resta chiaramente bullish per il breve.

Crack spread 3-2-1

I raffinati restano il vero termometro della tensione. Con RBOB e ULSD ancora molto elevati, il crack spread 3-2-1 proxy si colloca in area 55/60 dollari al barile, quindi su livelli ancora molto alti.

Questo è fondamentale. Un crude alto ci dice che il barile è caro. Un crack alto ci dice che anche la trasformazione in prodotti finali è sotto stress. E quando benzina, diesel e distillati restano tesi, l’impatto sull’inflazione è molto più diretto. Il mercato non sta prezzando solo petrolio alto: sta prezzando energia costosa lungo tutta la filiera.

Bias crude e raffinati per la settimana in arrivo: rialzista ma con volatilità estrema. Sopra 100 dollari il WTI resta sostenuto. Sopra 105, ogni notizia negativa su Hormuz può aprire spazio verso 110. Il rischio, però, è simmetrico: una notizia diplomatica credibile può far uscire premio di rischio molto velocemente. Spread 1–2 e crack spread restano da monitorare più del prezzo secco: finché restano alti, la tensione è reale.

Natural Gas

Natural Gas giugno in chiusura intorno a 2,96 $/MMBtu. Il gas ha avuto una settimana positiva, ma il suo driver è molto diverso dal crude. Qui il mercato guarda soprattutto a meteo, power burn, storage e LNG.

Le scorte USA sono salite a 2.290 Bcf dopo un’iniezione di 85 Bcf. Il dato non è bullish in senso assoluto, perché gli stoccaggi restano sopra la media quinquennale, ma non è nemmeno così bearish da schiacciare il prezzo. In più, le previsioni di temperature più calde nel Sud e nell’Est degli Stati Uniti iniziano a riaccendere la narrativa della domanda elettrica estiva.

Il gas resta quindi in una fase di equilibrio: produzione ancora abbondante e storage comodi da una parte, meteo più caldo e prospettive LNG dall’altra.

Bias Natural Gas per la settimana in arrivo: neutrale-costruttivo sopra 2,85. Una chiusura stabile sopra 3,00migliorerebbe il quadro tecnico e attirerebbe nuovi acquisti. Sotto 2,85 tornerebbe invece la lettura di mercato ben fornito e ancora vulnerabile a nuove vendite.

5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soia + Lean Hogs e Live Cattle

Grains

Il complesso agricolo ha chiuso una settimana molto selettiva. Energia alta e tensione geopolitica danno un supporto generale ai costi e alla narrativa inflazionistica, ma nei grains contano ancora molto semine, meteo, WASDE, domanda export e Cina. E questa settimana ogni prodotto ha raccontato una storia diversa.

Corn luglio a 455-6, cioè circa 4,56 $/bushel. Il mais ha perso 15 centesimi e mezzo sulla settimana. La chiusura non è brillante, ma non è nemmeno una rottura drammatica. Il mercato resta compresso tra due forze: da un lato energia alta ed etanolo aiutano a costruire un pavimento; dall’altro le semine procedono bene e il meteo, almeno per ora, non offre abbastanza premio di rischio.

Il mais è piantato al 57%, sopra la media quinquennale. Questo riduce il premio meteo iniziale. Inoltre, il WASDE non ha dato al corn una spinta paragonabile a quella vista sul wheat. La domanda resta discreta, soprattutto sul fronte etanolo ed export, ma serve qualcosa in più per riportare il contratto sopra 4,70.

Bias Corn per la settimana in arrivo: neutrale con leggera inclinazione ribassista. Area 4,50 è il supporto da difendere. Sopra 4,65/4,70 il mercato tornerebbe costruttivo. Sotto 4,50 aumenterebbe il rischio di scivolamento verso 4,40.

Wheat luglio Chicago a 635-6, cioè circa 6,36 $/bushel. Il grano è stato il più forte del complesso su base settimanale, nonostante la correzione di venerdì. Il motivo è fondamentale: il WASDE ha tagliato in modo importante la produzione USA di wheat, con particolare pressione sul winter wheat.

Il mercato ha reagito perché le condizioni agronomiche restano deboli. Il winter wheat è valutato solo al 28% good/excellent, con una quota molto elevata in poor/very poor. La siccità nelle Plains continua a pesare e il Kansas crop tour ha confermato rese non entusiasmanti. In questo contesto, il ribasso di venerdì sembra più presa di profitto che inversione.

Il wheat resta anche la commodity agricola più sensibile al rischio geopolitico. Quando il mercato ragiona su rotte, energia, costi logistici e sicurezza alimentare, il grano riceve premio più facilmente di mais e soia.

Bias Wheat per la settimana in arrivo: moderatamente rialzista ma nervoso. Finché luglio resta sopra 6,20, i pullback restano comprabili. Sopra 6,60/6,70 può ripartire momentum. Sotto 6,20 il mercato inizierebbe a togliere premio meteo.

Soybeans luglio a 1177-0, cioè 11,77 $/bushel. La soia ha perso 31 centesimi sulla settimana ed è stata la più deludente del comparto. Qui il problema non è solo tecnico: il mercato aspettava segnali più concreti dalla Cina, ma gli annunci politici non si sono trasformati in acquisti sufficientemente visibili da cambiare la narrativa.

La Cina resta il punto chiave. Se arrivassero acquisti reali e consistenti di soia USA, il mercato potrebbe recuperare rapidamente. Ma finché il Brasile resta competitivo e finché Pechino non traduce le intenzioni in contratti, i rimbalzi rischiano di essere venduti. Anche le semine USA procedono velocemente: soia piantata al 49%, sopra la media, e questo limita il premio di rischio.

All’interno del complesso, il meal ha tenuto meglio dell’olio, segnalando domanda proteica più resiliente, ma non abbastanza da invertire il quadro complessivo.

Bias Soybeans per la settimana in arrivo: neutrale-ribassista sotto 12,00. Una chiusura sopra 12,00/12,10 riaprirebbe spazio a recupero, soprattutto con conferme export verso Cina. Sotto 11,70 il rischio è una nuova gamba verso 11,50.

Carni

Lean Hogs giugno a 98,750. Il mercato degli hogs resta in una fase poco convincente. La chiusura settimanale è appena positiva, ma la seduta di venerdì ha lasciato un tono debole. Il cash non sta dando una spinta sufficiente e il CME Lean Hog Index è arretrato. Questo significa che il contratto fatica a costruire una base rialzista solida.

La stagionalità potrebbe aiutare più avanti, ma per ora il mercato non ha ancora confermato un miglioramento deciso della domanda o del cutout tale da sostenere una rottura sopra 100.

Bias Lean Hogs per la settimana in arrivo: prudente/neutrale-ribassista. Sopra 99/100 il mercato può ricostruire fiducia. Sotto 97 aumenterebbe il rischio di nuova pressione.

Live Cattle giugno a 253,900. Il cattle resta il comparto più strutturalmente forte tra le carni. Il cash market continua a sostenere i futures, con scambi molto elevati sia al Sud sia al Nord degli Stati Uniti. L’offerta di bestiame resta limitata e non si ricostruisce in poche settimane: questo è il pilastro fondamentale del mercato.

Allo stesso tempo, i prezzi sono già molto alti e i margini dei packer restano sotto pressione. Questo rende il mercato vulnerabile a prese di profitto, soprattutto se i consumatori iniziano a mostrare segni di fatica a causa di benzina e inflazione alimentare.

Bias Live Cattle per la settimana in arrivo: ancora positivo ma da gestire con prudenza. Sopra 250 il trend resta costruttivo. Sopra 255 può tentare un nuovo allungo. Sotto 250 inizierebbe una correzione più ordinata, non necessariamente un’inversione.

6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao

Settimana difficile per le soft commodities, soprattutto per il rafforzamento del dollaro e la debolezza del real brasiliano. Quando il real si indebolisce, i produttori brasiliani sono più incentivati a vendere perché incassano dollari e ricevono più valuta locale. Questo meccanismo ha pesato in particolare su zucchero e caffè.

Zucchero #11 luglio a 14,80 cent/lb. Lo zucchero ha chiuso in calo e ha confermato una fase di consolidamento. Il quadro è interessante perché il mercato ha due forze opposte. Da un lato il dollaro forte e il real debole spingono alla vendita. Dall’altro il petrolio alto sostiene la narrativa etanolo, perché rende più conveniente destinare canna da zucchero alla produzione di biofuel invece che allo zucchero.

Per ora, però, la pressione valutaria prevale. Il petrolio aiuta a creare un pavimento, ma non basta da solo a far ripartire il contratto se il Brasile vende.

Bias Zucchero per la settimana in arrivo: neutrale-ribassista sotto 15,20/15,30. Sopra 15,30 il quadro migliorerebbe. Sotto 14,60/14,50 tornerebbe pressione più marcata.

Caffè arabica luglio a 266,90 cent/lb. Il coffee è stato uno dei mercati più deboli del comparto. Il calo riflette real brasiliano debole, avanzamento del raccolto e minore premio climatico. In assenza di un problema meteo evidente, il mercato sta togliendo premio, non aggiungendolo.

La cosa importante è che il caffè resta una commodity estremamente veloce. Quando cambia la narrativa meteo o valutaria, i movimenti possono essere violenti. Ma per ora il tono resta fragile, con i venditori in controllo e i compratori poco aggressivi.

Bias Caffè per la settimana in arrivo: ribassista finché resta sotto 275/280. Area 260/265 è il supporto da monitorare. Sopra 280 potrebbe partire short covering, ma senza cambio del real o del meteo il rimbalzo rischierebbe di essere tecnico.

Cacao luglio New York a 4.002 $/ton. Il cacao continua a essere il mercato più nervoso delle soft. Dopo il rally delle sedute precedenti, la chiusura di venerdì è stata pesante. Il movimento riflette prese di profitto, posizionamento e una lettura più abbondante dell’offerta globale rispetto alla fase estrema vissuta negli ultimi anni.

La zona dei 4.000 dollari è psicologica. Se tiene, può generare rimbalzi anche forti, perché la volatilità del cacao resta altissima. Ma il mercato non è più nella stessa condizione di panico strutturale vista quando i prezzi erano esplosi sopra 10.000/12.000 dollari. Oggi il tema è più bilanciato: produzione meno drammatica, domanda industriale più prudente, posizionamento ancora sensibile.

Bias Cacao per la settimana in arrivo: prudente/ribassista con rischio di rimbalzi tecnici. Sotto 4.000 si apre spazio verso 3.800. Sopra 4.200 il mercato può provare a ricostruire una base.

7) Metalli: Oro, Argento, Rame

I metalli sono stati la parte più interessante della settimana, perché hanno mostrato una cosa apparentemente controintuitiva: la geopolitica non basta a far salire oro e argento se contemporaneamente salgono rendimenti reali e dollaro.

Oro giugno a 4.561,90 $/oz. L’oro ha perso terreno in modo netto, con una settimana negativa e una seduta di venerdì pesante. Il punto centrale è che il mercato ha dato più peso ai tassi che alla geopolitica. In teoria, guerra in Iran e Hormuz dovrebbero sostenere l’oro. In pratica, il rialzo del Treasury 10Y verso 4,60% e il rafforzamento del dollaro hanno aumentato il costo opportunità di detenere un asset senza rendimento.

Questo non significa che la storia rialzista dell’oro sia finita. Di medio periodo restano supporti importanti: banche centrali, instabilità geopolitica, deficit fiscali, ricerca di diversificazione valutaria. Ma nel breve il mercato sta dicendo che sopra 4.500/4.600 l’oro è vulnerabile se i tassi continuano a salire.

Bias Oro per la settimana in arrivo: neutrale con rischio ribassista di breve. Area 4.500/4.520 è il primo supporto importante. Sotto 4.500 il mercato può scendere verso 4.400. Per tornare costruttivo serve il recupero di 4.650/4.700oppure un’escalation geopolitica tale da far prevalere la domanda di rifugio sui tassi.

Argento luglio in area 77,5 $/oz. L’argento ha amplificato il movimento dell’oro, come spesso accade. La discesa è stata violenta perché l’argento soffre su due fronti: come metallo prezioso quando salgono tassi e dollaro, e come metallo industriale quando aumenta il timore che condizioni finanziarie più restrittive possano frenare crescita e domanda.

La volatilità dell’argento resta molto più alta di quella dell’oro. Questo significa che può rimbalzare con forza, ma anche rompere i supporti più rapidamente.

Bias Argento per la settimana in arrivo: fragile/volatile. Area 75/77 è decisiva. Sopra 80 il quadro migliorerebbe e potrebbe partire ricopertura. Sotto 75 il rischio è discesa verso 72.

Rame luglio a 6,2950 $/lb. Il rame ha corretto dopo un rally molto forte. Anche qui il movimento è coerente con dollaro forte, tassi più alti e prese di profitto. Il rame resta sostenuto strutturalmente dalla domanda legata a elettrificazione, reti, AI infrastructure e transizione energetica, ma nel breve i prezzi elevati iniziano a raffreddare alcuni ordini più sensibili, soprattutto nel rame rod.

Il rame è in una posizione delicata: il tema di lungo periodo resta bullish, ma il breve periodo è molto sensibile alla macro. Se il dollaro continua a salire e se i rendimenti restano in tensione, il mercato può togliere premio anche al rame.

Bias Rame per la settimana in arrivo: neutrale-negativo nel breve, costruttivo nel medio. Sopra 6,20 il trend non è compromesso. Sotto 6,20 aumenta il rischio di test verso 6,00. Sopra 6,50 tornerebbe momentum rialzista.

La bussola della settimana

La settimana che parte lunedì 18 maggio ruota attorno a tre interruttori: petrolio, tassi e dollaro.

Il petrolio resta il primo interruttore perché è il canale attraverso cui la guerra in Iran entra nell’economia reale. Finché WTI resta sopra 100 e Brent vicino o sopra 110, il mercato continuerà a ragionare in termini di inflazione importata, margini sotto pressione e Fed meno accomodante.

I tassi sono il secondo interruttore. Il Treasury 10Y in area 4,60% cambia il modo in cui il mercato valuta tutto: equity growth, oro, argento, Bitcoin, real estate, small caps. Se il 10Y si stabilizza o scende, il risk-on può riprendere. Se invece rompe ancora al rialzo, il mercato dovrà digerire valutazioni più difficili.

Il dollaro è il terzo interruttore. Un DXY verso 100 crea pressione su metalli, softs e commodity agricole, soprattutto dove la componente valutaria è importante. Un dollaro più morbido, invece, aiuterebbe soprattutto oro, argento, rame, coffee e soia.


Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

05/18

Mon

9:00 AM CDT - NAHB Housing Market Index 

2:00 PM CDT - Net Long-Term TIC Flows 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: May Currencies(CME) 

May Coffee(ICE)

05/19

Tue

7:30 AM CDT - Building Permits & Housing Starts 

9:00 AM CDT - Pending Home Sales 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: May 3-Mo SOFR(CME) 

May Canadian Dollar(CME) 

Jun Crude Lt(NYM)

05/20

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales

LT: Jun Palladium/Platinum Options(NYM)

05/21

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Philadelphia Fed Index 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report

FN: Jun Crude Lt(NYM) 

LT: May Feeder Cattle(CME) 

May Feeder Cattle Options(CME)

05/22

Fri

9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Final 

2:00 PM CDT - Cattle On Feed

FN: May Lumber(CME) 

LT: Jun 2,5,10 Year Notes Options(CBT) 

Jun Bonds Options(CBT) 

Jun Canola Options(CBT) 

Jun Wheat Options(CBT) 

Jun Corn Options(CBT) 

Jun Oats Options(CBT) 

Jun Rough Rice Options(CBT) 

Jun Soybeans,Soymeal,Soyoil Options(CBT)

05/25

Mon

MEMORIAL DAY


05/26

Tue

8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 

8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 

9:00 AM CDT - Consumer Confidence 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: Jun Copper Options(CMX) 

Jun Gold/Silver Options(CMX) 

Jun Natural Gas Options(NYM) 

Jun RBOB/ULSD Options(NYM)

05/27

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:00 AM CDT - New Home Sales 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: May Copper(CMX) 

May Gold/Silver(CMX) 

May Platinum/Palladium(NYM) 

Jun Natural Gas(NYM)

05/28

Thu

7:30 AM CST - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Durable Orders 

7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 

7:30 AM CDT - GDP-Second Estimate(Q1) 

7:30 AM CDT - Chain Deflator-Second Estimate(Q1) 

7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 

7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 

9:30 AM CDT - EIA Gas Storage 

11:00 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

FN: Jun Natural Gas(NYM)

05/29

Fri

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

8:45 AM CDT - Chicago PMI

FN: Jun 2,5,10 Year Notes(CBT) 

Jun Bonds(CBT) 

Jun Copper(CMX) 

Jun Gold/Silver(CMX) 

Jun Platinum/Palladium(NYM) 

LT: May 1-Mo SOFR(CME) 

May CryptoCurrencies(CME) 

May Fed Funds(CME) 

Jun RBOB/ULSD(NYM) 

May 1-Mo SOFR Options(CME) 

May CryptoCurrencies Options(CME) 

May Fed Funds Options(CME) 

Jun Lumber Options(CME)

FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade




Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500: 


QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)


Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   :  Long USO 


Brent:  Comprate Call su BNO   



Natural Gas:





Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:   






Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro:  Comprato GLD 

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



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