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Commodity Report numero 509 del 2 marzo 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 01/03/2026 21:46:21


La settimana si è chiusa con un mercato che aveva già iniziato a cambiare tono prima ancora che il weekend trasformasse la tensione geopolitica in un tema dominante. Fino a venerdì sera, il quadro era quello di una progressiva perdita di linearità: azionario meno brillante, volatilità in recupero, Treasury nuovamente ricercati, dollaro ancora fragile nel bilancio d’insieme e materie prime tornate al centro della scena.

Poi è arrivata l’escalation in Medio Oriente, e con essa l’Iran è tornato a occupare il centro del rischio globale. Questo passaggio modifica profondamente la chiave di lettura della nuova ottava. Da qui in avanti i mercati non osserveranno più i dati macro e la politica monetaria in modo isolato, ma li filtreranno attraverso il prezzo dell’energia, la sicurezza delle rotte commerciali e il possibile impatto di tutto questo sull’inflazione.

Il punto essenziale è proprio questo: fino a venerdì il mercato stava già raccontando la storia di un’economia americana meno brillante ma non abbastanza debole da spingere la Federal Reserve a cambiare tono. Da lunedì, però, questa stessa narrazione rischia di intrecciarsi con un nuovo shock energetico. E quando il petrolio torna a essere una variabile sistemica, non si muove solo il comparto oil: si muovono le aspettative su inflazione, tassi, dollaro, metalli e asset rischiosi.

Parte macro: indici, decennale, dollaro, VIX

La fotografia macro della settimana appena conclusa racconta un mercato più prudente, ma non ancora in modalità pienamente difensiva. Gli indici azionari hanno perso un po’ di slancio senza però entrare in una vera fase di liquidazione. La volatilità è risalita in modo ordinato, il decennale americano è sceso sotto il 4%, segnale che una parte del mercato ha ricominciato a cercare protezione sulla duration, mentre il dollaro ha alternato fasi di recupero intraday a momenti di debolezza più strutturale senza però riuscire a costruire un’inversione netta.

Il messaggio complessivo è quello di un mercato sospeso fra due forze opposte. Da un lato, l’economia statunitense continua a mostrare una certa capacità di tenuta. Dall’altro, l’inflazione non arretra con la velocità necessaria per consentire alla Fed di aprire rapidamente a una fase più accomodante. È questa tensione, tra crescita moderata e prezzi ancora ostinati, ad aver governato il sentiment della settimana.

I dati macro hanno confermato esattamente questa impostazione. Il PIL si è mostrato più lento rispetto ai trimestri precedenti, gli indicatori di attività hanno descritto un’economia ancora espansiva ma meno vivace, il mercato del lavoro ha continuato a mantenersi solido e i prezzi alla produzione hanno ricordato agli operatori che la battaglia contro l’inflazione è tutt’altro che chiusa. In altre parole, la settimana ha rafforzato l’idea di una Fed ancora ferma, non perché l’economia stia cedendo, ma perché i prezzi non stanno offrendo abbastanza conforto.

Ed è proprio per questo che il passaggio geopolitico del weekend rischia di diventare decisivo. Se il petrolio dovesse aprire con un gap importante e mantenere tensione, il mercato si troverebbe costretto a riprezzare il rischio inflattivo proprio mentre stava cercando di convincersi che il peggio fosse ormai alle spalle.

Bitcoin

Anche Bitcoin continua a comportarsi più come un asset di rischio ad alta sensibilità che come un vero bene rifugio. La settimana è stata nervosa: fasi di debolezza, rotture di livelli tecnici importanti, quindi un recupero soltanto parziale. Ma il dato più interessante non è tanto il rimbalzo, quanto la struttura del movimento.

In questa fase Bitcoin non viene trattato dal mercato come una riserva di valore difensiva. Quando cresce l’avversione al rischio, la sua prima reazione continua a essere quella di soffrire insieme al comparto growth e agli asset più esposti alla leva. La debolezza recente si spiega con la stessa combinazione che ha pesato su larga parte dell’universo speculativo: aspettative di tagli Fed meno imminenti, rendimenti reali ancora presenti, dollaro non abbastanza debole da alimentare una nuova fase di euforia e, più in generale, un mercato che, in presenza di shock geopolitici, preferisce la liquidità e la protezione tradizionale.

Per la settimana che si apre, il bias resta prudente. Bitcoin può certamente esprimere rimbalzi tecnici anche rapidi, ma finché il contesto resterà dominato dal rischio Medio Oriente e dall’incertezza sulla politica monetaria, farà fatica a costruire una narrativa autonoma di forza.

Energia

Il comparto energia si presenta come il vero epicentro del mercato nella settimana che comincia. Il petrolio aveva già chiuso venerdì con una struttura positiva, sostenuto da un premio geopolitico che nel corso della settimana era aumentato e diminuito a seconda del tono dei negoziati e delle dichiarazioni sul dossier iraniano. Ma dopo il weekend non si parla più di un semplice rischio teorico: si parla di un tema immediatamente concreto, che riguarda spedizioni, rotte marittime e sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Ed è qui che cambia la qualità del movimento. Quando il petrolio sale soltanto sulla base del rumore politico, il mercato tende a scaricare con la stessa velocità con cui ha comprato. Quando invece la tensione coinvolge flussi fisici, logistica e possibilità reali di interruzione dell’offerta, allora il prezzo inizia a essere sostenuto da un meccanismo più strutturale. La curva continua a mostrare una backwardation leggera, segnale coerente con un mercato che non percepisce ancora scarsità strutturale sul lungo periodo, ma riconosce un rischio concreto e crescente sul breve termine.

Anche il comportamento dei raffinati rafforza questa lettura. Benzina e distillati hanno fatto meglio del greggio, e il crack spread si è allargato in modo netto. È un segnale di qualità, perché suggerisce che non si sta muovendo soltanto il barile in quanto headline, ma l’intera catena di trasformazione e distribuzione. Quando i crack si allargano in un contesto come questo, il mercato ti sta dicendo che il rischio percepito non si ferma all’upstream, ma si propaga lungo tutta la filiera.

Per la settimana che si apre, il bias sul crude è chiaramente rialzista, pur con una postilla essenziale: la volatilità sarà con ogni probabilità estrema. Se dovessero emergere segnali credibili di de-escalation, le correzioni potrebbero essere tanto violente quanto i rally. Ma finché il rischio Medio Oriente resterà aperto, il petrolio rimane il mercato con il profilo più sensibile e potenzialmente più esplosivo dell’intero complesso commodity.

Sul Natural Gas il discorso è diverso. La settimana è stata debole, e questo ricorda che non tutte le energie si muovono lungo la stessa traiettoria. Il gas naturale resta più dipendente dal meteo, dallo storage e dalla struttura interna del mercato nordamericano. In questo momento il petrolio possiede una narrativa geopolitica dominante; il gas molto meno. Per questo il bias sul Natural Gas resta più cauto: neutrale con sfumature rialziste solo tattiche, ma senza la stessa convinzione che oggi si può attribuire al crude e ai prodotti raffinati.

Grains con Corn, Wheat e Soia

Nel comparto agricolo la settimana ha mostrato una forza ordinata, non una corsa disordinata. Mais, grano e soia hanno chiuso tutti in rialzo, ma con intensità differenti. Il mais ha evidenziato un recupero costruttivo, il grano si è confermato il segmento più tonico del gruppo, mentre la soia ha proseguito con un movimento più disciplinato e lineare.

Questa differenza è significativa. Il wheat resta il cereale più esposto al contesto geopolitico, perché più sensibile alla percezione del rischio sulle rotte e sulle aree di produzione ed esportazione storicamente più fragili. In una fase in cui il mercato torna a ragionare in termini di sicurezza delle supply chain, il grano tende naturalmente a raccogliere più attenzione. Il mais si muove con un’impostazione positiva, ma meno nervosa. La soia continua a mostrare una struttura solida, senza ancora entrare in una fase veramente esplosiva.

L’elemento più interessante è che il comparto non sta ancora scontando uno shock agricolo globale, ma si rifiuta di ignorare la crescente tensione su energia e logistica. Questo rende la lettura complessiva costruttiva. Se il petrolio dovesse aprire una nuova gamba rialzista, i grains potrebbero beneficiarne indirettamente anche sul fronte dei costi e del sentiment.

Per la nuova settimana il bias resta favorevole sull’intero blocco, ma con sfumature diverse: mais moderatamente rialzista, grano con un’impostazione più chiaramente positiva, soia costruttiva ma più composta. In assenza di improvvisi segnali di distensione geopolitica, il comparto agricolo appare più vicino a un consolidamento rialzista che a una vera inversione.

Carni con Lean Hogs e Live Cattle

Nel settore zootecnico la settimana ha mostrato un’interessante rotazione interna. I Lean Hogs hanno continuato a salire, mentre i Live Cattle hanno corretto leggermente. Non è un segnale di deterioramento generalizzato del comparto, quanto piuttosto un assestamento relativo.

Il suino è stato il segmento più forte, segno che il mercato continua a trovare valore e momentum in quell’area. Il bovino, al contrario, si è preso una pausa dopo una fase molto tesa e ben sostenuta. È una divergenza importante, perché conferma che gli operatori non stanno trattando le proteine animali come un blocco omogeneo, ma con un approccio più selettivo.

Per la settimana che inizia il bias resta favorevole sui Lean Hogs, anche se, dopo una salita già marcata, i pullback tecnici diventano più probabili. Sui Live Cattle il quadro è più prudente: il trend di fondo non appare compromesso, ma il mercato sembra aver bisogno di consolidare. Più che di inversione, in questo momento ha senso parlare di pausa fisiologica.

Soft con Zucchero, Caffè, Cacao

Le soft hanno continuato a muoversi in maniera selettiva, ed è un dettaglio che dice molto sulla natura del mercato attuale. Lo zucchero ha recuperato bene, il caffè ha perso terreno senza però collassare, mentre il cacao è rimasto la componente più fragile del gruppo.

Lo zucchero sembra impegnato nella costruzione di una base più credibile. Non è ancora un mercato in accelerazione piena, ma il fatto che sia riuscito a salire in una settimana dominata da fattori macro e geopolitici suggerisce che la struttura stia migliorando. Il caffè resta un mercato nervoso, esposto a fasi di volatilità improvvisa, ma il ritracciamento della settimana appare più come consolidamento che come rottura strutturale. Il cacao, invece, continua a non offrire segnali convincenti di stabilizzazione. La pressione ribassista resta evidente e manca ancora quella qualità di rimbalzo che, di solito, anticipa la formazione di una base.

Per la settimana in arrivo il bias è moderatamente rialzista sullo zucchero, neutrale e volatile sul caffè, ancora prudente e ribassista sul cacao. Tra le soft, oggi, quella con il profilo più ordinato resta lo zucchero.

Metalli con Oro, Argento e Rame

Nei metalli la settimana ha riportato in primo piano il binomio classico: oro come rifugio, argento come leva del comparto, rame come indicatore di fiducia ciclica. Tutti e tre hanno chiuso in rialzo, ma il significato del movimento non è stato identico.

L’oro è stato sostenuto dalla combinazione più favorevole possibile per un metallo difensivo: rendimenti in calo, dollaro non dominante e aumento dell’incertezza geopolitica. A questo si aggiunge ora il tema iraniano, che aumenta ulteriormente il potenziale di domanda di copertura. In questa fase l’oro è il mercato che più chiaramente esprime la ricerca di protezione senza bisogno di costruzioni narrative artificiali.

L’argento ha fatto persino meglio in termini relativi, e questo è sempre un segnale importante. Quando l’argento sovraperforma l’oro, il mercato non sta comprando soltanto difesa, ma anche partecipazione più aggressiva al trend dei preziosi. È un segnale costruttivo, ma comporta inevitabilmente una volatilità più elevata. L’argento resta infatti molto più nervoso e più esposto a improvvise prese di profitto.

Il rame continua invece a sorprendere per capacità di tenuta. La sua forza suggerisce che il mercato, almeno per ora, non sta prezzando uno scenario recessivo netto. Si può avere paura geopolitica senza per questo credere in un crollo dell’attività globale. E finché il dollaro non ritroverà una vera fase di forza strutturale, il rame potrà continuare a mantenere una struttura positiva.

Per la settimana che si apre il bias sui metalli resta costruttivo: oro rialzista in modo piuttosto netto, argento rialzista ma più instabile, rame positivo ma più sensibile di oro e argento a eventuali scosse di risk-off sull’azionario globale.

Cosa aspettarci 

La settimana appena conclusa aveva già lasciato in eredità tre messaggi forti: inflazione ancora ostinata, Fed meno vicina ai tagli di quanto il mercato vorrebbe, geopolitica in rapido deterioramento. Il weekend ha trasformato il terzo elemento nel driver dominante.

Da oggi in avanti, tutto passerà dall’energia. Se il petrolio manterrà tensione e lo Stretto di Hormuz resterà al centro del rischio globale, il mercato comincerà a riprezzare simultaneamente inflazione, crescita e politica monetaria. Questo significa che la settimana del 2 marzo non sarà una settimana ordinaria da calendario macro, pur avendo appuntamenti cruciali come ISM, Beige Book e soprattutto il job report americano di venerdì.

In un contesto del genere, la gerarchia dei mercati diventa piuttosto chiara. L’energia è il baricentro. I metalli preziosi sono la copertura naturale. Il dollaro resta osservato speciale, perché un suo eventuale rafforzamento cambierebbe molti equilibri. L’azionario, invece, rischia di essere la variabile che subisce più di quanto guidi.

La fotografia di inizio settimana è quindi questa: petrolio e prodotti raffinati restano i mercati con il bias più forte, oro e argento continuano ad avere vento favorevole, i grains mantengono un profilo costruttivo, mentre Bitcoin e gli asset più speculativi restano nella zona più vulnerabile del mercato globale.


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Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

03/02

Mon

9:00 AM CST - Construction Spending 

9:00 AM CST - ISM Manufacturing Index 

2:00 PM CST - Fats & Oils(& Ann) 

2:00 PM CST - Grain Crushings(& Ann)

FN: Mar Sugar-11(ICE) 

Mar Orange Juice(ICE)

03/03

Tue

3:30 PM CST - API Energy Stocks

FN: Mar RBOB/ULSD(NYM) 

LT: Feb Butter/Milk(CME) 

Feb Butter/Milk Options(CME)

03/04

Wed

6:00 AM CST - MBA Mortgage Index 

7:15 AM CST - ADP Employment Change 

9:00 AM CST - ISM Non-Manufacturing Index 

9:30 AM CST - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CST - Dairy Products Sales


03/05

Thu

7:30 AM CST - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CST - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CST - Productivity-Prel(Q4) 

7:30 AM CST - Unit Labor Costs-Prel(Q4) 

9:00 AM CST - Business Inventories 

9:00 AM CST - Factory Orders 

9:30 AM CST - EIA Natural Gas Report 

3:30 PM CST - Fed Balance Sheet


03/06

Fri

7:30 AM CST - Unemployment Rate 

7:30 AM CST - Ave Workweek & Hourly Earnings 

7:30 AM CST - Nonfarm Payrolls 

2:00 PM CST - Consumer Credit

LT: Mar Canadian Dollar Options(CME) 

Mar Currencies Options(CME) 

Mar US Dollar Index Options(ICE) 

Mar Live Cattle Options(CME) 

Apr Cocoa Options(ICE)

03/09

Mon


LT: Mar Cotton(NYM)

03/10

Tue

9:00 AM CDT - Existing Home Sales 

11:00 AM CDT - Crop Production 

11:00 AM CDT - WASDE Report 

11:00 AM CDT - Short Term Energy Outlook 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks


03/11

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

1:00 PM CDT - Treasury Budget 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales

LT: Mar Orange Juice(ICE)

03/12

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report

LT: Mar Nikkei(CME)

03/13

Fri

9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim

LT: Mar Canola Options(CBT) 

Mar Wheat Options(CBT) 

Mar Corn Options(CBT) 

Mar Oats Options(CBT) 

Mar Rough Rice Options(CBT) 

Mar Soybeans,Soymeal,Soyoil(CBT) 

Mar Lumber(CME) 

Mar 3-Mo SOFR Options(CME) 

Mar Lean Hogs Options(CME) 

Apr Coffee Options(ICE)

FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade



Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500:  aperto bear spread put 6450/6200 a copertura dei long 



Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   Long UCO -  (Chiuso in profitto del 18%)

Long USO (chiuse la call 80 Covered incassando quasi tutto il premio.) 



Natural Gas:   Comprato BOIL a 16.45


Comprato AR (nyse)




Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:




Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro: 

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



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