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Commodity Report numero 533 del 17 agosto 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 16/08/2026 20:14:42



La settimana che si è chiusa venerdì 14 agosto ha confermato una delle dinamiche più difficili da interpretare dell’intero 2026: il mercato finanziario continua a muoversi con grande velocità sulle headline, mentre il mercato fisico continua a raccontare una storia molto più lenta, più complessa e meno rassicurante.

Il dato di superficie è apparentemente semplice. L’S&P 500 ha chiuso la settimana ancora positivo, il Nasdaq ha tenuto, il dollaro è rimasto sotto quota 100, il CPI e il PPI di luglio hanno raffreddato le aspettative di un rialzo Fed a settembre, oro e argento hanno continuato a ricevere supporto, il petrolio è risalito dopo la forte compressione della settimana precedente, ma senza tornare sui picchi di luglio. In apparenza, quindi, il mercato sembra aver trovato un equilibrio: crescita più debole, inflazione in rallentamento, Fed meno aggressiva, azionario ancora sostenuto dagli utili, energia sotto controllo.

Ma questa lettura è troppo superficiale.

La realtà è che sotto i prezzi resta una tensione enorme. Il mercato azionario è ai massimi, ma il consumatore americano mostra segnali di fatica. Il CPI è migliorato, ma resta sopra il target e l’energia su base annua è ancora molto alta. Il PPI è stato benigno, ma il petrolio e soprattutto i raffinati continuano a rappresentare un rischio per i prossimi dati. Il dollaro sotto 100 aiuta metalli e commodity, ma il Treasury 10Y è ancora vicino al 4,70%, un livello tutt’altro che accomodante. Bitcoin resta sopra 60.000, ma non riesce a tornare sopra le resistenze chiave. Il petrolio è sotto i livelli di panico, ma Hormuz è tutt’altro che normalizzato.

Il punto centrale della settimana è proprio il petrolio. WTI settembre a 82,40 dollari e Brent ottobre a 88,52 dollari. Su base settimanale il WTI ha guadagnato circa il 5,4%, il Brent circa il 6%. Il rally di venerdì è arrivato dopo nuovi attacchi a tanker, stallo nei negoziati USA-Iran, minacce americane di mantenere indefinitamente il blocco navale sull’Iran e traffico nello Stretto di Hormuz sotto la media del mese. È un contesto che, in condizioni normali, avrebbe potuto portare il Brent ben oltre 90/95 dollari. Invece il prezzo resta relativamente compresso.

Qui entra il tema della settimana: propaganda, headline-driven trading e compressione algoritmica del premio geopolitico.

È importante essere precisi. Non si può parlare di manipolazione dimostrata in senso regolamentare o giuridico, perché una prova di questo tipo richiederebbe dati su ordini, flussi, intenzioni e coordinamento che non sono pubblici. Quello che però si può osservare con grande chiarezza è una dinamica di mercato ormai ricorrente: appena escono headline su negoziati, riapertura parziale, Oman, corridoi sicuri, colloqui indiretti o possibile accordo, gli algoritmi e i flussi sistematici vendono crude e comprimono il premio geopolitico. Appena arrivano notizie di tanker colpiti, blocco navale, traffico rallentato o assenza di progressi, il petrolio rimbalza.

Il risultato è un mercato che si muove come se la normalizzazione fosse sempre dietro l’angolo, anche quando la normalizzazione fisica non è ancora visibile.

Questa è la grande distorsione. Il mercato finanziario vende la promessa. Il mercato fisico deve verificare la consegna. Un algoritmo può vendere WTI in una frazione di secondo quando legge “negoziati in Oman”. Una petroliera, invece, deve attraversare uno Stretto militarizzato, pagare assicurazioni, ottenere autorizzazioni, evitare attacchi, caricare, navigare, arrivare a destinazione e scaricare. La differenza tra headline e realtà fisica è enorme.

Il dato EIA ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità. Le scorte commerciali USA sono salite di 17,4 milioni di barili, a 424,4 milioni, il più grande aumento settimanale da oltre tre anni. Questo è stato usato dal mercato come argomento bearish. Ma dentro il dato ci sono elementi molto meno rassicuranti: l’aumento è stato guidato da maggiori importazioni e minori esportazioni, mentre benzina e distillati restano bassi rispetto alle medie storiche e lo SPR è sceso ai minimi da oltre quarant’anni. Soprattutto, il crack spread resta su livelli estremamente elevati. Quindi sì, le scorte crude sono salite. Ma il mercato dei prodotti raffinati continua a dire che la filiera energetica non è normale.

Questa settimana ha dato anche un messaggio macro importante. Il CPI di luglio è salito solo dello 0,1% mensile e del 3,4% annuo, con il core al 2,5% annuo. Il PPI è rimasto invariato. Le vendite al dettaglio sono però scese dello 0,6%, il calo più forte da oltre un anno. La fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è scesa a 51, sotto le attese. Il mercato ha letto questi dati come “Fed in pausa”. Ma c’è anche una lettura meno positiva: il consumatore sta rallentando, la spinta dei rimborsi fiscali e degli eventi estivi è finita, e l’aumento dei prezzi di energia e beni essenziali continua a pesare.

La settimana che inizia lunedì 17 agosto sarà quindi una settimana di verifica. Verifica su Hormuz. Verifica sulla capacità del petrolio di restare sotto 90 Brent con traffico ancora limitato. Verifica sui raffinati. Verifica sui consumi USA. Verifica sul dollaro sotto 100. Verifica su oro e argento dopo il forte recupero. Verifica sul Nasdaq dopo nuovi segnali di nervosismo nei chip. Verifica su grains e WASDE, perché il report USDA ha cambiato il quadro di mais, grano e soia.

La parola chiave della settimana è divergenza. Divergenza tra crude e raffinati. Divergenza tra CPI passato e rischio energia futuro. Divergenza tra azionario ai massimi e consumatore più debole. Divergenza tra headline diplomatiche e traffico fisico. Divergenza tra VIX basso e rischio geopolitico alto.

Il mercato sembra tranquillo. Ma la tranquillità è fragile.

1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX

La settimana si è chiusa con gli indici americani ancora vicini ai massimi, ma con un tono più prudente nella seduta di venerdì. S&P 500 cash in chiusura a 7.785,76, in calo dello 0,17% venerdì ma in rialzo dello 0,4% sulla settimana. Nasdaq Composite a 26.729,16, in calo dello 0,28% nella seduta ma positivo dello 0,1% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average a 53.732,41, in calo dello 0,20% venerdì e leggermente negativo su base settimanale.

Il mercato ha quindi rallentato ma non ha rotto. L’S&P 500 ha chiuso la terza settimana consecutiva positiva, sostenuto da utili ancora buoni, dollaro più debole e riduzione delle aspettative di rialzo Fed. Tuttavia, venerdì si è vista una nuova pressione sui semiconduttori e sul comparto AI. Applied Materials ha deluso le aspettative, non tanto per i numeri in sé, quanto perché il mercato aveva già prezzato molto. Broadcom e Intel hanno corretto, segnalando che la leadership tecnologica resta vulnerabile ogni volta che le aspettative diventano troppo elevate.

Questo è un passaggio chiave. Il trade AI non è finito. Ma non è più cieco. Il mercato sta distinguendo tra società che monetizzano davvero la crescita e società che semplicemente beneficiano della narrativa. Questo rende il Nasdaq ancora costruttivo, ma più selettivo.

Il VIX è sceso in area 14/15, quindi su livelli molto bassi. Questo è forse il dato più sorprendente della settimana. Con Hormuz sotto stress, tanker attaccati, petrolio in rialzo, consumi in rallentamento e tassi ancora alti, un VIX sotto 15 segnala che il mercato non sta pagando un grande premio di rischio. Potrebbe essere fiducia. Ma potrebbe anche essere compiacenza.

Il Treasury 10Y ha chiuso in area 4,69%, mentre il 30Y resta sopra 5,20%. Questi livelli sono ancora molto pesanti. Il mercato ha ridotto la probabilità di un rialzo Fed a settembre, ma i rendimenti lunghi non sono crollati. Questo significa che il mercato obbligazionario continua a prezzare rischio inflazione, deficit, premio a termine e incertezza sulla politica monetaria.

Il 10Y vicino a 4,70% è un ostacolo per la tecnologia e per tutto ciò che ha duration elevata. Il Nasdaq può salire se gli utili battono le attese, ma non può ignorare all’infinito il costo del capitale. Sopra 4,75/4,80%, il mercato tornerebbe a essere molto più fragile. Sotto 4,55/4,60%, invece, il risk-on avrebbe spazio per respirare.

Il Dollar Index ha chiuso a 99,65, quindi sotto quota 100. Questo è un elemento positivo per commodity, metalli preziosi e Bitcoin. EUR/USD è tornato in area 1,156/1,157. La debolezza del dollaro è stata guidata da dati macro più deboli e da minori aspettative di rialzo Fed. Se il dollaro resta sotto 100, oro, argento, rame, softs e crypto possono continuare a ricevere supporto. Se invece il DXY torna sopra 101, molte commodity rischiano di perdere slancio.

I dati macro della settimana sono stati importanti. Il CPI di luglio ha confermato una moderazione dell’inflazione: headline al 3,4% annuo, core al 2,5% annuo, energia in calo mensile dell’1,5% e benzina in calo del 2,9% nel mese. Il mercato ha festeggiato perché questo riduce la pressione sulla Fed. Ma attenzione: l’energia resta comunque molto più alta rispetto a un anno fa, e la risalita del petrolio nella prima metà di agosto non è ancora pienamente nei dati.

Il PPI invariato ha rafforzato l’idea di pressione inflazionistica più contenuta a monte della catena. Anche qui, però, il dato guarda indietro. Se il diesel resta caro e se il crack spread resta vicino a 60 dollari, i prossimi dati possono cambiare tono.

Il dato più debole è arrivato dalle vendite al dettaglio, scese dello 0,6% a luglio. Il mercato lo ha interpretato come un motivo per ridurre il rischio di rialzo Fed. Ma questo dato dice anche che il consumatore sta iniziando a rallentare. Dopo World Cup, Amazon Prime Day, rimborsi fiscali e spesa estiva, luglio ha mostrato payback. La domanda non è crollata, ma il margine di sicurezza si sta riducendo.

La fiducia dei consumatori, scesa a 51, conferma questo quadro. Il costo della vita resta il problema principale per le famiglie americane. E il conflitto in Medio Oriente continua a pesare attraverso energia, benzina, aspettative e percezione di instabilità.

Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma vulnerabile. L’S&P 500 resta positivo sopra 7.700/7.750, ma sotto 7.650/7.600 aumenterebbe il rischio di correzione. Il Nasdaq resta costruttivo finché difende 26.500/26.300, ma la debolezza dei chip va monitorata. Il VIX sotto 15 indica fiducia, ma anche poca protezione. Il 10Y sopra 4,65% resta un freno. Il dollaro sotto 100 aiuta. Il mercato può continuare a salire solo se petrolio, rendimenti e tecnologia non peggiorano insieme.

2) Geopolitica: Iran, Hormuz, propaganda e compressione del premio sul crude

La geopolitica resta il vero nodo del mercato energetico. La settimana precedente il petrolio era stato venduto aggressivamente sulla speranza che la mediazione di Oman e Qatar potesse portare a una riapertura più ordinata dello Stretto di Hormuz. Questa settimana quella speranza ha subito un colpo. I negoziati non hanno prodotto progressi reali, gli Stati Uniti hanno minacciato di mantenere indefinitamente il blocco navale sull’Iran, due navi ADNOC sono state attaccate nello Stretto, il traffico è rimasto sotto la media del mese, e le parti continuano a rivendicare controllo e legittimità.

Questo quadro è lontano dalla normalizzazione. Eppure il petrolio non è esploso. Il Brent è a 88,52, il WTI a 82,40. Prezzi alti, certamente, ma non coerenti con un vero blocco del principale chokepoint energetico mondiale. Questo ci porta al tema della compressione del premio.

Il mercato sembra operare con una logica molto precisa: ogni volta che esce una headline positiva, vende crude come se la normalizzazione fosse imminente; ogni volta che arriva un attacco o una minaccia, ricompra solo una parte del premio. È una dinamica asimmetrica. Le notizie diplomatiche vengono trattate come quasi certe; le notizie fisiche vengono trattate come temporanee.

Questa è la parte più pericolosa del mercato attuale.

Non è necessario dimostrare una manipolazione coordinata per osservare una manipolazione del prezzo in senso pratico attraverso headline, flussi automatici e narrativa politica. Il prezzo viene spinto giù da parole chiave: accordo, riapertura, Oman, corridoi sicuri, negoziati, transiti, cessate il fuoco. Gli algoritmi leggono queste parole e riducono il premio di rischio. Ma il mercato fisico non conferma con la stessa velocità.

La propaganda è parte integrante di questo processo. Gli Stati Uniti hanno interesse a comunicare che la situazione può migliorare, perché petrolio più basso aiuta consumatore, CPI e Fed. L’Iran ha interesse a comunicare controllo sullo Stretto, perché questo aumenta potere negoziale. Oman e Qatar hanno interesse a mostrarsi mediatori efficaci. I paesi del Golfo hanno interesse a rassicurare gli importatori. Ogni attore comunica in modo strategico. Il problema è che il mercato finanziario reagisce prima che la realtà fisica sia verificata.

Hormuz non è una questione binaria. Non è “aperto” o “chiuso”. Può essere aperto formalmente ma inefficiente commercialmente. Può essere transitabile ma costoso. Può essere disponibile per alcune navi ma non per altre. Può richiedere scorta. Può comportare assicurazioni più alte. Può generare ritardi, deviazioni, cancellazioni o maggiore premio nei noli. In tutti questi casi il mercato non è normale.

Il fatto che il traffico sia sotto la media del mese è già un segnale. Se passa meno merce, o se passa con maggiore rischio, il prezzo deve includere premio. Se invece il prezzo non lo include, vuol dire che il mercato sta prezzando una normalizzazione futura, non una normalizzazione attuale.

Anche il Mar Rosso resta importante. Bab el-Mandeb non è uscito dal radar. Se Hormuz resta incerto e la rotta alternativa resta vulnerabile agli Houthi, il sistema energetico globale perde ridondanza. In quel caso non si tratta più solo di petrolio iraniano o saudita. Si tratta di logistica globale: crude, raffinati, LNG, assicurazioni e tempi di consegna.

Bias geopolitico per la settimana che inizia: il rischio resta rialzista per energia e inflazione. Il prezzo del crude è stato parzialmente compresso dalle headline, ma il fisico non conferma piena normalizzazione. Se arrivano nuovi attacchi o se il blocco navale USA-Iran si irrigidisce, Brent può tornare verso 90/95 rapidamente. Se invece arrivano transiti regolari, assicurazioni in calo e un vero accordo operativo, il mercato può restare in range. La geopolitica oggi non è un rumore di fondo: è il principale driver potenziale del crude.

3) Bitcoin: sotto 65.000, liquidità debole e narrativa non dominante

Bitcoin si muove nel weekend in area 63.000 dollari, dopo aver faticato a riconquistare stabilmente 65.000. Il comportamento resta coerente con le ultime settimane: BTC non sta guidando il risk-on, lo sta seguendo. E soprattutto non sta funzionando come rifugio geopolitico.

Questa settimana il contesto avrebbe potuto essere più favorevole: dollaro sotto 100, CPI e PPI più morbidi, minori probabilità di rialzo Fed a settembre. Eppure Bitcoin non è riuscito a produrre un breakout. Questo è un segnale di debolezza relativa. Quando un asset non sale in modo convincente in un contesto teoricamente favorevole, bisogna chiedersi dove siano i flussi.

Il problema principale è che la liquidità speculativa continua a essere attratta da altre narrative: AI, semiconduttori, oro, energia, alcune soft commodities. Bitcoin resta importante, ma non è il centro del mercato. Inoltre, la delusione sul fronte regolamentare e il ridimensionamento delle aspettative su alcune leggi pro-crypto hanno frenato il sentiment. Il mercato aveva scontato troppo ottimismo sulla possibilità di un quadro normativo favorevole entro l’anno. Ora quella speranza sembra meno immediata.

Tecnicamente, 60.000/61.000 resta il supporto principale. Finché questa zona tiene, Bitcoin può continuare a costruire una base. Ma sopra deve riconquistare 65.000/66.000. Sopra 68.000/70.000, il quadro diventerebbe molto più positivo. Sotto 60.000, invece, tornerebbe rischio verso 58.000/55.000.

La lettura più importante resta macro. Bitcoin sale se migliorano liquidità, dollaro, Treasury e Nasdaq. Se il 10Y resta vicino a 4,70%, BTC fa fatica. Se il dollaro resta sotto 100, riceve supporto. Se i chip e il Nasdaq correggono, perde forza. È ancora un asset di liquidità, non un asset di protezione.

Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale sopra 60.000, ma non ancora costruttivo sotto 65.000/68.000. Sopra 65.000 il mercato può stabilizzarsi. Sopra 68.000/70.000 tornerebbe una lettura positiva. Sotto 60.000 il rimbalzo perderebbe credibilità. Il driver principale sarà il mix tra dollaro, 10Y, Nasdaq e flussi crypto. Per ora Bitcoin resta laterale-fragile.

4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas

L’energia resta la sezione più importante del report. Il petrolio ha recuperato parte delle perdite della settimana precedente, ma resta compresso rispetto alla qualità dei rischi fisici. La domanda centrale è semplice: il prezzo del crude sta raccontando la realtà fisica o sta solo reagendo a headline diplomatiche e dati di inventario distorti da movimenti temporanei di import/export?

Crude oil: WTI e Brent

WTI settembre in chiusura a 82,40 $/barile.
Brent ottobre in chiusura a 88,52 $/barile.

Il WTI ha guadagnato circa il 5,4% sulla settimana, il Brent circa il 6%. Il rally è arrivato dopo attacchi a tanker, stallo nei colloqui USA-Iran, minacce di blocco navale indefinito e traffico rallentato nello Stretto. Il petrolio ha quindi rimesso premio, ma non in modo estremo.

Il dato EIA ha apparentemente frenato il rialzo: +17,4 milioni di barili di scorte crude commerciali, a 424,4 milioni. È un build enorme. Ma va interpretato. È stato legato soprattutto a importazioni più alte ed esportazioni più basse. Non è necessariamente il segnale di un mercato fisico globale abbondante. È anche il riflesso di rotte, flussi, logistica e aggiustamenti temporanei.

In più, le scorte restano circa 2% sotto la media quinquennale, quindi non siamo in un eccesso strutturale. La benzina è scesa di circa 1 milione di barili, a 208,7 milioni, e resta bassa rispetto alla media. I distillati sono poco mossi, a circa 107,1 milioni, ma restano molto stretti. Lo SPR è sceso a circa 298,7 milioni, minimo da oltre quarant’anni. Questo significa che il margine strategico americano è ridotto.

Il vero problema, però, è il mercato dei prodotti. Finché benzina e diesel restano molto cari, il calo o la compressione del crude non si trasmette pienamente all’economia reale. Questa è la ragione per cui considero il petrolio ancora più sostenuto di quanto dica il prezzo flat.

Il mercato continua a vendere ogni headline diplomatica, ma il fisico non dà una conferma sufficiente. Se Hormuz resta sotto traffico normale e se le assicurazioni restano elevate, WTI sotto 80/82 è probabilmente troppo basso. Se invece i transiti tornano regolari e se le scorte continuano a salire, il mercato potrà giustificare un crude più debole.

Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-rialzista. WTI sopra 80/82 resta sostenuto. Sopra 84/85 il mercato può puntare a 88/90. Sotto 80 tornerebbe pressione verso 78/76, ma servirebbe conferma fisica della normalizzazione. Per il Brent, area 88/90 è lo spartiacque: sopra 90 il mercato rimette premio, sopra 95 tornerebbe stress; sotto 85 il mercato tornerebbe a prezzare diplomazia e abbondanza. Il mio bias resta che il downside è più fragile delle apparenze, perché i fondamentali fisici non sono rilassati.

Spread WTI 1–2

Lo spread WTI 1–2, tra settembre e ottobre, resta in backwardation moderata, indicativamente in area +1/+1,5 dollari al barile.

Questo è un dato molto importante. Se il mercato fosse veramente abbondante, la curva dovrebbe appiattirsi molto di più o entrare in contango. Invece il barile vicino mantiene premio. Non siamo nella backwardation estrema delle fasi di panico, ma non siamo nemmeno in piena normalizzazione.

La backwardation dice che il mercato continua a dare valore alla disponibilità immediata. Questo è coerente con una situazione in cui le scorte crude sono aumentate, ma i prodotti restano stretti e il transito globale non è completamente affidabile.

Il livello da monitorare è +1 dollaro. Sopra questa soglia il fisico resta sostenuto. Sopra +2 dollari, la tensione tornerebbe evidente. Sotto +0,50, il mercato inizierebbe a dire che la normalizzazione è più credibile.

Bias spread 1–2: costruttivo ma non estremo. La curva non conferma una lettura bearish aggressiva sul crude. Se il prezzo flat dovesse scendere ma lo spread restare positivo, sarebbe un segnale di divergenza importante: finanza che vende headline, fisico che resta sostenuto.

Crack spread 3-2-1

Il crack spread 3-2-1 proxy resta in area 60/65 dollari al barile, uno dei livelli più importanti di tutto il complesso commodity. Questo è il dato che più di tutti contraddice la narrativa di piena normalizzazione energetica.

Il messaggio è chiaro: il crude può essere a 82, ma diesel e benzina restano molto più cari rispetto al barile. Il consumatore non compra WTI. Compra benzina. Le imprese non pagano Brent. Pagano diesel, trasporto, logistica, distribuzione e costi energetici finali.

Il diesel resta il punto più delicato. Prezzi del diesel equivalenti a oltre 170/180 dollari al barile sono un problema macro. Significano costi più alti per trasporti, agricoltura, logistica e industria. La benzina resta importante per il consumatore, ma il diesel è il vero canale di trasmissione verso il PPI e verso i margini aziendali.

Questo è il motivo per cui la Fed non può rilassarsi completamente solo perché il CPI di luglio è stato buono. Se il crack resta alto, il pass-through può arrivare nei prossimi mesi. Il rischio non è solo l’inflazione corrente. È la seconda ondata.

Bias crack spread: ancora fortemente costruttivo e inflazionistico. Sopra 55/60 dollari la filiera raffinati resta tesa. Sotto 50 avremmo il primo vero segnale di normalizzazione. Sotto 45 si potrebbe parlare di disinflazione energetica più credibile. Finché il crack resta su questi livelli, ogni lettura troppo bearish sul crude va trattata con cautela.

Natural Gas

Natural Gas settembre chiude a 2,733 $/MMBtu, in leggero rialzo venerdì e con un guadagno settimanale di circa 2,7%. Il gas ha recuperato dai minimi, ma resta un mercato molto più debole rispetto al petrolio.

Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 36 Bcf, portando gli stoccaggi a 3.153 Bcf. Il surplus rispetto alla media quinquennale è vicino a 198 Bcf, circa 6,7% sopra la media. Questo è il principale fattore bearish. Il mercato non è scarso.

Il supporto di breve viene dal caldo, dalla domanda elettrica, dal recupero dei flussi LNG e dalle esportazioni verso il Messico. Ma gli analisti restano prudenti perché la finestra bullish sembra breve: se le temperature si normalizzano nella seconda parte del mese e se la produzione resta alta, il mercato farà fatica a salire stabilmente.

Il gas resta scollegato da Hormuz. La geopolitica può influenzare LNG globale e TTF europeo, ma Henry Hub resta guidato soprattutto da storage, produzione e meteo. Per questo il crude può salire mentre il gas resta debole.

Tecnicamente, area 2,70/2,75 è il primo livello da osservare. Sopra 2,85/2,90, il mercato migliorerebbe. Sopra 3,00/3,05, tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 2,65/2,60, invece, il rischio sarebbe un ritorno verso 2,50/2,45.

Bias Natural Gas per la settimana che inizia: neutrale sotto 2,85/2,90, leggermente costruttivo solo sopra 3,00. Sotto 2,60 tornerebbe pressione ribassista. Il driver principale sarà il meteo di fine agosto, non la geopolitica. Lo storage resta il freno più importante.

5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle

Il comparto agricolo ha avuto una settimana molto interessante, dominata dal WASDE di agosto, dal taglio delle rese, dal rally del wheat e dal ritorno della domanda export. Corn, wheat e soybeans hanno chiuso venerdì in rialzo, ma con letture fondamentali diverse. Le carni restano invece divergenti: hogs deboli, cattle sotto pressione dopo nuove notizie negative sul settore.

Corn

Corn dicembre chiude a 483-1/4, cioè circa 4,83 $/bushel, in rialzo di oltre 21 centesimi sulla settimana. È un movimento importante perché arriva dopo settimane di volatilità e dopo un WASDE che ha cambiato il tono del mercato.

USDA ha tagliato la resa corn a 180,7 bushel/acre, rispetto ai 183 precedenti. Il taglio è stato più forte delle attese. Tuttavia, la produzione è stata comunque stimata a 16,013 miliardi di bushel, perché l’area raccolta è stata aumentata. Quindi il report è stato bullish sul yield ma non estremamente bullish sulla produzione totale. Il dato chiave, però, è stato l’ending stocks new crop, portato a circa 1,653 miliardi di bushel, sotto le attese e sotto il mese precedente.

Il mercato ha quindi reagito positivamente perché ha visto due cose: rese meno generose e scorte più strette. Inoltre, il wheat ha dato spillover support grazie alla tensione sul Mar Nero, e il mais ha beneficiato della forza generale del complesso grains.

La domanda export resta buona sul vecchio raccolto, con sales e shipments avanti rispetto al ritmo USDA. Il nuovo raccolto è più lento, ma il dollaro sotto 100 può aiutare la competitività. Anche l’etanolo resta un supporto, soprattutto se il WTI resta sopra 80.

Tecnicamente, il superamento di 4,75/4,80 è positivo. Ora la zona 4,80 deve diventare supporto. Sopra 4,90/5,00, il mercato potrebbe attirare nuovi acquisti. Sotto 4,70, invece, il rally perderebbe forza.

Bias Corn per la settimana che inizia: costruttivo sopra 4,75/4,80. Sopra 4,90/5,00 possibile accelerazione. Sotto 4,70tornerebbe prudenza. Il driver principale sarà il meteo di agosto, seguito da export, etanolo e prossime revisioni USDA. Il mais è tornato interessante, ma non ancora in una fase di scarsità estrema.

Wheat

Wheat Chicago settembre chiude a 674-3/4, cioè circa 6,75 $/bushel, con un rialzo settimanale di circa 35 centesimi. Il wheat è stato il leader del complesso grains venerdì, sostenuto da nuove tensioni sul Mar Nero e da un quadro fondamentale USA ancora stretto.

USDA ha confermato una produzione totale di wheat USA intorno a 1,53 miliardi di bushel, il livello più basso dal 1970. Questo è il dato fondamentale che sostiene il mercato. Il wheat resta diverso da corn e soybeans: nel mais e nella soia il raccolto può ancora cambiare molto con il meteo; nel wheat una parte del danno è già visibile.

La geopolitica agricola è tornata importante. Le tensioni sul Mar Nero e i problemi alle esportazioni da Ucraina e Russia danno supporto al wheat. Il grano è la commodity agricola più sensibile a logistica, rotte, guerra e sicurezza alimentare. In un mondo in cui Hormuz e Red Sea sono instabili, anche il premio logistico sul wheat può aumentare.

Il dollaro sotto 100 aiuta, perché migliora la competitività export USA. È un fattore che non va sottovalutato. Nelle settimane precedenti il dollaro forte frenava il mercato. Ora, se la debolezza del DXY continua, il wheat può ricevere nuovo supporto.

Tecnicamente, il recupero sopra 6,60/6,70 è positivo. Sopra 6,80/6,90, il mercato può tornare verso 7,00/7,20. Sotto 6,50, invece, il momentum rallenterebbe.

Bias Wheat per la settimana che inizia: costruttivo sopra 6,60/6,70. Sopra 6,90/7,00 riparte momentum rialzista. Sotto 6,50 il quadro torna neutrale. Sotto 6,30 il segnale bullish perderebbe forza. Il wheat resta il grain con la storia fondamentale più forte e con il maggior supporto geopolitico.

Soybeans

Soybeans novembre chiude a 1192-1/2, cioè circa 11,92 $/bushel, in rialzo di oltre 16 centesimi sulla settimana. La soia ha recuperato, ma resta ancora sotto la soglia psicologica dei 12 dollari, che è il livello da riconquistare.

USDA ha tagliato la resa a 52,7 bushel/acre, leggermente sotto la stima precedente, ma ha aumentato la produzione a circa 4,52 miliardi di bushel grazie alla maggiore area. Gli ending stocks new crop sono stati indicati intorno a 320 milioni di bushel, quindi più alti del mese precedente. Questo rende il report meno bullish per la soia rispetto al mais.

Il supporto principale viene dalla domanda export e dalla Cina. Le vendite a Cina e destinazioni sconosciute hanno aiutato il mercato, ma serve continuità. La soia non può costruire un rally duraturo solo su aspettative: ha bisogno di acquisti reali, ripetuti e visibili.

Il meteo di agosto resta il driver principale. La fase di pod-setting è decisiva. Se le mappe restano favorevoli, il mercato farà fatica a superare stabilmente 12 dollari. Se invece torna caldo e secco, il premio può rientrare rapidamente.

Il soybean oil resta importante, ma questa settimana la soia ha seguito soprattutto WASDE, export e meteo. Il petrolio sopra 80 mantiene vivo il tema biofuel, ma non è sufficiente da solo.

Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 11,80/11,90, ma serve il recupero di 12,00/12,10per cambiare davvero tono. Sopra 12,20/12,30 il mercato migliorerebbe molto. Sotto 11,70, tornerebbe pressione verso 11,50/11,40. Il driver principale sarà il meteo di agosto, seguito da Cina e soybean oil.

Lean Hogs

Lean Hogs agosto chiude a 95,400, mentre il contratto ottobre chiude a 81,750. Il mercato resta debole, con ottobre in calo anche su base settimanale e con fondi ancora orientati alla vendita.

Il cash non dà abbastanza supporto. Il prezzo nazionale base hog è sceso a circa 93,30, mentre il CME Lean Hog Index è intorno a 95,87. Il pork cutout è risalito a 99,90, ma non basta ancora per invertire il sentiment. L’offerta resta abbondante e lo slaughter settimanale è aumentato rispetto alla settimana precedente, pur restando sotto l’anno scorso.

Il problema degli hogs è che il mercato aveva bisogno di conferme di domanda estiva e di tenuta del cutout. Qualcosa c’è, ma non abbastanza. Inoltre, la curva mostra debolezza sui contratti più avanti, segnale che il mercato non crede ancora a una fase bullish strutturale.

Tecnicamente, per il front month area 95 è supporto immediato. Sotto 94/93, il mercato rischia un ritorno verso 90/88. Sopra 98/100, invece, tornerebbe una lettura più costruttiva.

Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 98/100. Sopra 100 il quadro migliorerebbe. Sotto 94/95 aumenterebbe il rischio di nuova pressione. Gli hogs restano il comparto livestock più debole nel breve e hanno bisogno di cash e cutout più solidi.

Live Cattle

Live Cattle agosto chiude a 223,625, in calo di 2,60 venerdì e di oltre 8 dollari sulla settimana. Il contratto ottobre chiude a 218,875. Il cattle resta sotto pressione e continua a correggere dopo la fase estremamente tirata dei mesi precedenti.

Il cash trade ha chiuso la settimana in area 225/228, quindi il fisico non è crollato ma si è chiaramente raffreddato rispetto ai livelli estremi precedenti. I boxed beef values restano elevati: Choice intorno a 375,30, Select intorno a 351,24. Il problema, però, è che il mercato dei futures guarda avanti e teme un indebolimento della domanda finale.

La notizia più importante è stata Tyson, con l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Joslin, Illinois, e la vendita dello stabilimento di Pasco, Washington, mentre Amarillo dovrebbe aumentare attività. Questo cambia la percezione sulla capacità di lavorazione e sulla struttura dell’industria. In un mercato già nervoso, una notizia del genere aumenta l’incertezza.

Il feeder cattle ha corretto pesantemente, con l’indice CME a 348,50. La correzione dei feeder segnala che il mercato sta ricalibrando il premio sull’offerta futura. La storia strutturale di mandria bassa resta, ma i futures stanno ancora correggendo gli eccessi.

Bias Live Cattle per la settimana che inizia: ribassista nel breve sotto 228/230. Sopra 230/232 il mercato potrebbe stabilizzarsi. Sopra 235 tornerebbe una lettura più costruttiva. Sotto 222/220, rischio di nuova accelerazione ribassista. La struttura di medio periodo resta sostenuta dall’offerta limitata, ma il breve resta fragile e dominato da liquidazione tecnica, domanda e notizie sull’industria.

6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao

Le soft commodities hanno avuto una settimana molto forte e selettiva. Lo zucchero ha corretto venerdì dopo aver toccato massimi di 1,25 anni, ma resta in una struttura migliorata. Il caffè resta sostenuto dal raccolto brasiliano lento e dalle scorte ICE basse. Il cacao ha trovato supporto da dollaro debole e rischio offerta in Africa occidentale.

Zucchero

Sugar #11 ottobre chiude in area 16,5/16,6 cent/lb, in calo venerdì dopo aver toccato in settimana i massimi da circa 1,25 anni. La correzione di venerdì è stata soprattutto presa di profitto prima del weekend, non un segnale di inversione strutturale.

Il mercato dello zucchero ha cambiato tono nelle ultime settimane. Dopo essere rimasto a lungo bloccato sotto 15,00/15,20, ha finalmente rotto al rialzo e ora lavora su livelli molto più interessanti. Il supporto arriva da tre elementi: rischio meteo in India e Thailandia, aspettative di deficit globale nel 2027/28 e componente etanolo collegata al petrolio.

Il report di Czarnikow ha dato supporto importante, indicando un possibile deficit globale di 2,9 milioni di tonnellate nel 2027/28, legato a minori piantagioni di canna e barbabietola e a problemi meteo in India, Europa e Thailandia. Questo cambia la prospettiva: il mercato non guarda più solo al breve, ma inizia a prezzare un bilancio più stretto più avanti.

L’India resta centrale. Il monsone è migliorato rispetto al forte deficit di fine giugno, ma resta sotto la norma e le previsioni per agosto-settembre non sono pienamente rassicuranti. Anche qui non conta solo la pioggia cumulata: conta la distribuzione nelle aree produttive.

Il petrolio sopra 80 aiuta perché rende più attraente l’etanolo in Brasile. Se il crude restasse sostenuto, lo zucchero avrebbe un ulteriore supporto. Se invece il WTI tornasse sotto 75, questa componente si indebolirebbe.

Bias Zucchero per la settimana che inizia: costruttivo sopra 15,80/16,00. Sopra 16,60/16,80, il mercato può puntare a 17,00/17,20. Sotto 15,50, il breakout perderebbe forza. Lo zucchero resta uno dei soft più interessanti, ma dopo il rally può avere prese di profitto rapide.

Caffè

Caffè arabica settembre chiude in area 338/340 cent/lb, in rialzo venerdì grazie al supporto da raccolto brasiliano lento e scorte ICE molto basse.

Il dato più importante riguarda il Brasile. Il raccolto 2026/27 era completato al 90% al 12 agosto, contro il 97% dell’anno scorso e il 94% della media quinquennale. L’arabica era all’86%, molto indietro rispetto al 95% dell’anno precedente. Anche Cooxupe mostra un avanzamento più lento rispetto al 2025. Questo mantiene premio sul mercato perché ritardi, piogge e problemi di qualità possono ridurre la disponibilità immediata.

Le scorte ICE arabica sono scese a circa 231.000 sacchi, minimo di quasi tre anni. Questo è un elemento molto bullish perché rende il mercato più sensibile a qualsiasi disturbo logistico o qualitativo. Quando le scorte certificate sono basse, anche una notizia moderata può produrre una reazione forte.

C’è anche il tema Colombia. Il terremoto ha colpito aree importanti come Caldas e Risaralda, e anche se non sembra aver danneggiato in modo significativo la capacità di processing, il traffico dal porto di Buenaventura resta intermittente. Questo aggiunge un premio logistico.

Il fattore bearish resta l’offerta globale potenzialmente ampia. Se il Brasile recupera il ritardo e se la qualità non peggiora, il mercato può togliere premio. Inoltre, il robusta ha dato segnali meno forti a causa dell’aumento delle scorte. Quindi il quadro è bullish ma volatile.

Bias Caffè per la settimana che inizia: costruttivo sopra 330/335. Sopra 350, il mercato può tornare a testare 360/370. Sotto 325/320, il rally perderebbe credibilità. Il driver principale resta il Brasile, seguito da scorte ICE, Colombia e cambio.

Cacao

Cacao settembre New York chiude in area 5.700/5.750 $/ton, in rialzo venerdì. Il mercato ha trovato supporto da dollaro più debole e da una storia di offerta africana che resta fragile.

Il cacao non è più nel panico rialzista visto mesi fa, ma non è nemmeno un mercato normale. Le valutazioni sul raccolto 2026/27 in Costa d’Avorio indicano cherelle formation sotto la media e possibile produzione intorno a 1,8 milioni di tonnellate, molto sotto i livelli precedenti. StoneX ha ridotto la stima di surplus globale 2026/27 a soli 25.000 tonnellate, e altri analisti vedono un surplus molto più piccolo rispetto alle stime di primavera. Questo sostiene il prezzo.

Il rischio El Niño resta importante. Condizioni più calde e secche in Africa occidentale possono stressare le piante, ridurre umidità del suolo e peggiorare le rese. Il mercato lo sa e mantiene premio.

Il freno resta la domanda. Dopo prezzi molto alti, l’industria ha ridotto consumi, scorte e acquisti aggressivi. La domanda non è distrutta, ma è stata razionata. Questo impedisce al cacao di tornare facilmente verso i massimi estremi.

Tecnicamente, area 5.500/5.600 è supporto. Sopra 5.800/6.000, il mercato tornerebbe molto più forte. Sotto 5.300/5.200, invece, aumenterebbe il rischio di nuova pressione.

Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 5.500. Sopra 5.800/6.000, torna momentum rialzista. Sotto 5.300, il quadro si indebolisce. Il cacao resta molto volatile, ma l’offerta africana continua a sostenere il mercato.

7) Metalli: Oro, Argento, Rame

I metalli sono stati tra i protagonisti della settimana. Oro e argento hanno continuato a beneficiare di dollaro debole, CPI/PPI più benigni e minori aspettative di rialzo Fed. Il rame resta sostenuto dalla narrativa strutturale, ma con qualche fatica in più rispetto ai preziosi.

Oro

Oro spot in area 4.374 $/oz, con il future USA a 4.437,30 $/oz. Il metallo giallo ha chiuso la settimana in rialzo, sostenuto dal dollaro più debole e dalla riduzione delle probabilità di un rialzo Fed a settembre.

L’oro ha finalmente trovato il mix giusto: dollaro sotto 100, CPI e PPI non aggressivi, retail sales deboli, Fed meno spinta a rialzare, geopolitica ancora tesa. Questo è un ambiente favorevole. La cosa interessante è che, a differenza di alcune settimane precedenti, il mercato non ha più ignorato l’oro. Ha ricominciato a trattarlo come protezione monetaria e geopolitica.

Il supporto strutturale resta forte: domanda delle banche centrali, deficit fiscali, instabilità geopolitica, sfiducia verso il debito sovrano e bisogno di diversificazione. La narrativa di medio periodo non è cambiata. Quello che è cambiato è il breve periodo: tassi e dollaro hanno smesso di lavorare contro l’oro con la stessa forza.

Tecnicamente, il recupero sopra 4.300/4.350 è molto importante. Ora quella zona diventa supporto. Sopra 4.450/4.500, il mercato può puntare a nuovi massimi relativi. Sotto 4.300, il rally perderebbe forza ma non sarebbe ancora compromesso. Sotto 4.200, tornerebbe maggiore cautela.

Bias Oro per la settimana che inizia: costruttivo sopra 4.300/4.350. Sopra 4.450/4.500, possibile nuova accelerazione. Sotto 4.300, consolidamento. Sotto 4.200, il quadro diventerebbe più fragile. Il driver principale sarà il mix tra dollaro, 10Y e attesa Fed di settembre. Finché il DXY resta sotto 100, l’oro resta ben impostato.

Argento

Argento front month chiude in area 64,99 $/oz, con un guadagno settimanale di circa 2,6%. Il metallo bianco sta finalmente confermando il recupero iniziato nelle settimane precedenti.

Il livello chiave è 65 dollari. L’argento è arrivato esattamente sulla soglia che può cambiare la struttura. Sopra 65, il mercato tornerebbe molto più costruttivo. Sopra 68/70, potrebbe ripartire un movimento di momentum. Sotto 62/60, invece, il rally perderebbe credibilità.

L’argento beneficia di due narrative contemporanee. La prima è quella dei preziosi: dollaro più debole, Fed meno aggressiva, geopolitica e oro forte. La seconda è quella industriale: solare, elettrificazione, data center, AI infrastructure, domanda di componenti e deficit fisico. Quando queste due narrative lavorano insieme, l’argento può accelerare molto più dell’oro.

Il rischio è la volatilità. L’argento resta molto più instabile. Se il 10Y torna verso 4,80 o se il dollaro rimbalza sopra 101, il metallo può correggere rapidamente. Ma finché oro e rame restano sostenuti, l’argento ha spazio.

Bias Argento per la settimana che inizia: costruttivo sopra 62/63, con livello decisivo a 65. Sopra 65, il quadro migliora molto. Sopra 68/70, torna momentum rialzista. Sotto 60/62, il rally perderebbe forza. L’argento è tornato interessante e può sovraperformare l’oro se il dollaro resta debole.

Rame

Rame COMEX settembre in area 6,47/6,50 $/lb, ancora vicino ai livelli elevati delle ultime settimane ma senza un’esplosione di momentum come oro e argento.

Il rame resta il metallo industriale più interessante dal punto di vista strutturale. Elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, trasformatori, difesa, transizione energetica e vincoli di offerta continuano a sostenere la domanda di medio periodo. Ogni volta che il mercato compra il tema AI, indirettamente compra anche rame, perché quell’infrastruttura richiede elettricità, cablaggi, raffreddamento e rete.

Il problema resta il breve periodo. La Cina non dà ancora segnali abbastanza forti da giustificare una nuova gamba rialzista verticale. La domanda fisica è selettiva. I premi cinesi e le scorte restano da monitorare. Inoltre, il rame ha già corso molto, e dopo nuovi massimi relativi è normale vedere prese di profitto.

Il dollaro sotto 100 aiuta. Se il DXY resta debole, il rame può riprovare area 6,60/6,70. Se invece il dollaro rimbalza, il rame può tornare verso 6,35/6,30.

Tecnicamente, area 6,40/6,45 è supporto immediato. Sopra 6,60/6,70, il mercato torna forte. Sotto 6,35/6,30, aumenterebbe il rischio di correzione verso 6,20.

Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,40. Sopra 6,60/6,70, ritorno di momentum. Sotto 6,35/6,30, quadro più fragile. Il rame resta bullish nel medio periodo, ma nel breve ha bisogno di dollaro debole, Cina più convincente e conferme sulla domanda AI infrastructure.

La bussola della settimana

La settimana che inizia lunedì 17 agosto sarà dominata da sette interruttori.

Il primo è Hormuz. Il mercato deve smettere di reagire solo alle parole e guardare ai transiti reali. Navi, assicurazioni, noli, carichi, ritardi e rotte contano più dei comunicati. Se il traffico resta sotto la media e se aumentano gli attacchi, il petrolio deve rimettere premio.

Il secondo è la propaganda e il trading algoritmico sulle headline. Le headline diplomatiche stanno comprimendo il premio geopolitico più velocemente di quanto il fisico riesca a confermare. Questa compressione può durare, ma è instabile. Se la realtà smentisce le headline, il rimbalzo del crude può essere molto rapido.

Il terzo è il crack spread. Il vero problema non è solo WTI a 82 o Brent a 88. È benzina e diesel ancora cari. Finché il 3-2-1 resta vicino a 60 dollari, la filiera energetica resta inflazionistica. La Fed non può ignorarlo.

Il quarto è il consumatore americano. Retail sales a -0,6% e sentiment a 51 dicono che il consumatore rallenta. Il mercato lo ha letto come bullish perché riduce il rischio Fed. Ma se la debolezza prosegue, diventa rischio utili e crescita.

Il quinto è il Treasury 10Y. Il livello del 4,70% resta molto alto. Sopra 4,75/4,80, tecnologia, oro, argento e Bitcoin rischiano pressione. Sotto 4,55/4,60, il risk-on può respirare.

Il sesto è il dollaro. DXY sotto 100 è il principale supporto per metalli, softs, grains e crypto. Se il dollaro resta debole, oro e argento possono continuare. Se torna sopra 101, molti rimbalzi diventano vulnerabili.

Il settimo è il WASDE e il meteo di agosto. Mais e grano hanno ricevuto supporto dal report USDA; la soia resta in attesa di conferme dalla Cina e dal meteo. Agosto è il mese decisivo per i beans e ancora importante per il corn.

Il quadro generale resta costruttivo per gli asset finanziari, ma con molte divergenze. L’azionario è forte ma selettivo. La tecnologia resta leader, ma i chip mostrano nervosismo. Il dollaro debole sostiene commodity e metalli. Oro e argento sono tornati molto interessanti. Il rame resta strutturalmente positivo. I grains hanno ricevuto supporto dal WASDE. Le softs sono tra i mercati più forti, con zucchero, caffè e cacao sostenuti da storie specifiche di offerta. Le carni sono divergenti, con hogs deboli e cattle ancora sotto pressione. Il gas resta debole per storage abbondante. Il petrolio, invece, è il mercato più distorto: il prezzo è compresso rispetto alla tensione fisica sui raffinati e al rischio geopolitico.

La parola chiave della settimana è realtà. Il mercato ha comprato molte narrazioni: Fed in pausa, inflazione in calo, petrolio sotto controllo, diplomazia possibile, dollaro debole, oro forte, azionario ai massimi. Ora deve vedere se la realtà conferma. Se CPI, PPI e retail sales hanno davvero aperto una fase di disinflazione ordinata, il mercato può continuare a salire. Se invece Hormuz, raffinati e petrolio smentiscono questa narrativa, la compressione del premio di rischio potrebbe finire molto rapidamente.



Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

08/17

Mon

7:30 AM CDT - Empire State Manufacturing 

9:00 AM CDT - NAHB Housing Market Index 

11:00 AM CDT - NOPA Crush 

2:00 PM CDT - Net Long-Term TIC Flows 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: Aug Currencies(CME) 

Sep Crude Lt Options(NYM) 

Sep Sugar-11 Options(ICE)

08/18

Tue

7:30 AM CDT - Building Permits 

7:30 AM CDT - Housing Starts 

7:30 AM CDT - Import & Export Prices 

7:30 AM CDT - Import Ex-Oil & Export Ex-Ag Prices 

8:15 AM CDT - Capacity Util & Industrial Prod 

9:00 AM CDT - Pending Home Sales 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: Aug 3-Mo SOFR(CME) 

Aug Canadian Dollar(CME)

08/19

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales

LT: Sep Palladium Options(NYM) 

Sep Platinum Options(NYM)

08/20

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Philadelphia Fed Index 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Sep Crude Lt(NYM)

08/21

Fri

2:00 PM CDT - Cattle On Feed

FN: Sep Coffee(ICE) 

LT: Sep 2,5,10 Year Notes Options(CBT) 

Sep Bonds Options(CBT) 

Sep Canola Options(CBT) 

Sep Wheat Options(CBT) 

Sep Corn Options(CBT) 

Sep Oats Options(CBT) 

Sep Rough Rice Options(CBT) 

Sep Soybeans,Soymeal,Soyoil Options(CBT) 

Sep Cotton Options(NYM) 

Sep Orange Juice Options(ICE)

08/24

Mon

3:00 PM CDT - Crop Progress

FN: Sep Crude Lt(NYM)

08/25

Tue

8:00 AM CDT - FHFA Housing Price Index 

8:00 AM CDT - S&P Case-Shiller Home Price Index 

9:00 AM CDT - Consumer Confidence 

9:00 AM CDT - New Home Sales 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

FN: Sep Cocoa(ICE)

08/26

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

7:30 AM CDT - Personal Income & Spending 

7:30 AM CDT - PCE Prices & Core Prices 

7:30 AM CDT - GDP-Second Estimate(Q2) 

7:30 AM CDT - GDP Deflator-Second Estimate(Q2) 

7:30 AM CDT - Durable Orders 

7:30 AM CDT - Durable Goods-Ex Transportation 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales

LT: Sep Copper Options(CMX) 

Sep Gold & Silver Options(CMX) 

Sep RBOB & ULSD Options(NYM) 

Sep Natural Gas Options(NYM)

08/27

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Adv Intl Trade In Goods 

7:30 AM CDT - Adv Retail Inventories 

7:30 AM CDT - Adv Wholesale Inventories 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Aug Copper(CMX) 

Aug Gold & Silver(CMX) 

Aug Platinum & Palladium(NYM) 

Aug Feeder Cattle(CME) 

Sep Natural Gas(NYM) 

Aug Feeder Cattle Options(CME)

08/28

Fri

8:45 AM CDT - Chicago PMI 

9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Final

FN: Sep Natural Gas(NYM) 

LT: Aug CryptoCurrencies(CME) 

Aug CryptoCurrencies Options(CME)

FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade



Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500:  Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026


QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)


Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   :  Long USO 


Brent:  Comprate Call su BNO   

Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027


Long CNQ (Canadian Natural Resources  NYSE)  @45.47 


Natural Gas: Comprato AR  (Antero Resources) a 33.50


Suncor:  comprato SU @53.60


Pare Resources:  Comprato PXT @20.76


Geopark:  comprato GPRX  @9.62




Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:   






Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:


Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro:  Comprato IAU  - a 77.20 - 

Comprata put 75 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



                                



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