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Commodity Report numero 532 del 10 agosto 2026



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 09/08/2026 21:23:28


La settimana che si è chiusa venerdì 7 agosto ha dato un messaggio apparentemente molto favorevole ai mercati finanziari: S&P 500 su nuovi massimi storici, Nasdaq in forte recupero, rendimenti in calo, dollaro sotto quota 100, oro in forte rialzo, Bitcoin stabile sopra 65.000 dollari e petrolio in netto calo su base settimanale. A prima vista, sembrerebbe una settimana di ritorno al risk-on.

Ma la realtà, come spesso accade nelle fasi più complesse, è molto meno lineare.

Il dato che ha cambiato il tono della settimana è stato il report sul lavoro americano. Gli Stati Uniti hanno perso 23.000 posti di lavoro a luglio, contro attese di crescita positiva. Inoltre, i due mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso per oltre 100.000 posti. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, ma non per una ragione realmente positiva: è sceso perché è diminuita la partecipazione alla forza lavoro. Questo significa che il mercato del lavoro si sta indebolendo, ma non in modo ordinato. È un rallentamento che riduce la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre, ma non elimina il rischio macro. Anzi, apre una domanda nuova: la Fed è ancora alle prese con l’inflazione, ma l’economia reale sta iniziando a perdere trazione?

Il mercato ha scelto la lettura positiva. Ha comprato azioni perché ha pensato: se il lavoro si indebolisce, la Fed può aspettare. Ha comprato oro perché i rendimenti sono scesi. Ha comprato tecnologia perché il rischio di una nuova stretta monetaria immediata è diminuito. Ha comprato Bitcoin perché la liquidità prospettica è diventata meno negativa. E ha venduto petrolio perché le notizie su Iran, Oman e Hormuz hanno alimentato di nuovo l’idea di una possibile riapertura controllata dello Stretto.

Questa è la superficie.

Sotto la superficie, però, restano tre contraddizioni molto grandi.

La prima contraddizione è macro. Un mercato del lavoro che perde posti non è necessariamente bullish. È bullish solo se il rallentamento è sufficiente a fermare la Fed ma non abbastanza forte da danneggiare utili e consumi. Questa è una linea molto sottile. Se i prossimi dati confermeranno debolezza occupazionale, il mercato passerà rapidamente dalla narrativa “Fed meno hawkish” alla narrativa “rischio crescita”.

La seconda contraddizione è energetica. Il petrolio è sceso con forza su base settimanale: WTI settembre a 78,18 dollari, Brent a 83,55 dollari. Ma i fondamentali fisici non sono così bearish come il prezzo suggerisce. Le scorte commerciali USA restano circa 6% sotto la media quinquennale, la benzina è circa 7% sotto la media quinquennale, Cushing resta su livelli sensibili e il crack spread resta vicino a 60 dollari al barile. Questo significa che il mercato finanziario sta vendendo il crude perché legge headline diplomatiche, ma la filiera fisica dell’energia non sta ancora dicendo “normalizzazione”.

La terza contraddizione è geopolitica. Il mercato ha reagito come se l’accordo tra Iran e Oman, con possibile coinvolgimento americano, fosse vicino a risolvere il problema Hormuz. Ma i dettagli emersi sono molto più complessi: nuove rotte, condizioni iraniane, richiesta di compensazioni, discussione sulle fee di transito, sanzioni, assicurazioni, controllo operativo dei passaggi, e forti dubbi da parte degli operatori marittimi sulla praticabilità del sistema. Inoltre, il Mar Rosso e Bab el-Mandeb restano vulnerabili agli attacchi Houthi. Quindi la domanda non è se esista una bozza di accordo. La domanda è se il traffico fisico possa davvero tornare normale, sicuro, assicurabile e prevedibile.

In questo quadro entra il tema più delicato della settimana: la pressione ribassista sul petrolio generata da headline, propaganda e algoritmi. È importante essere precisi. Dai dati pubblici non si può dimostrare una manipolazione coordinata in senso giuridico. Quello che invece si vede molto chiaramente è una dinamica di mercato fortemente headline-driven: appena escono parole come “accordo”, “riapertura”, “Oman”, “corsie di navigazione”, “negoziati”, “Washington pronta a togliere il blocco”, gli algoritmi di trading e i flussi sistematici tendono a vendere crude, comprimere il premio geopolitico e trattare la notizia come se la normalizzazione fosse già acquisita.

Il problema è che la normalizzazione finanziaria è molto più veloce della normalizzazione fisica. Un algoritmo può vendere WTI in millisecondi. Una petroliera, invece, deve attraversare uno Stretto minacciato, trovare copertura assicurativa, ottenere autorizzazioni, caricare, navigare, arrivare a destinazione e scaricare. Il mercato finanziario prezza la promessa. Il mercato fisico verifica la consegna. Oggi c’è una distanza evidente tra le due cose.

Questo sarà il tema centrale della settimana che inizia lunedì 10 agosto: il mercato ha comprato il sollievo. Ora deve verificare se quel sollievo è reale.

1) Macro: indici, decennale USA, dollaro, VIX

La settimana si è chiusa con un forte recupero dell’azionario americano. S&P 500 cash in chiusura a 7.757,64, nuovo record storico, in rialzo dello 0,62% nella seduta di venerdì e del 3,58% sulla settimana. Nasdaq Composite a 26.690,62, in rialzo dell’1,3% venerdì e del 5,19% sulla settimana. Dow Jones Industrial Average a 54.036,93, in rialzo dello 0,28% nella seduta e del 2,96% sulla settimana.

È stata la miglior settimana per i principali indici americani da aprile. Il mercato ha comprato in modo aggressivo la combinazione tra NFP deboli, minore probabilità di rialzo Fed a settembre, utili societari ancora solidi e dollaro più debole. La narrativa dominante è stata: l’economia rallenta abbastanza da fermare la Fed, ma gli utili non stanno ancora cedendo.

Questa è una narrativa molto favorevole per l’azionario, ma anche fragile. Perché richiede un equilibrio perfetto. Se i dati macro rallentano troppo, gli utili diventano vulnerabili. Se invece il rallentamento non basta a raffreddare l’inflazione, la Fed resta un problema. Il mercato sta prezzando una via stretta: rallentamento morbido, inflazione in discesa, Fed in pausa, utili ancora in crescita.

Il recupero del Nasdaq è stato particolarmente importante. I semiconduttori e i titoli legati all’AI hanno ricevuto nuovo supporto dopo settimane di volatilità. La correzione del trade AI non si è trasformata, almeno per ora, in una liquidazione strutturale. Il mercato continua a vedere cloud, data center, chip, memoria, power infrastructure e software come il cuore della crescita futura degli utili.

Tuttavia, il tema AI resta più selettivo rispetto a qualche mese fa. Il mercato non compra più tutto indistintamente. Premia le società che mostrano ricavi, margini e ritorno sul capitale investito. Punisce chi mostra solo costi, supply chain tesa o capex senza monetizzazione chiara. Questo sarà molto importante nelle prossime settimane, perché il livello dei tassi resta alto e quindi i multipli elevati richiedono conferme continue.

Il VIX è tornato in area 15/16, segnalando un mercato molto più tranquillo rispetto alle settimane precedenti. Questo è coerente con il rally azionario, ma va letto con cautela. Un VIX basso in una fase in cui Hormuz resta instabile, il petrolio è headline-driven, il 10Y è ancora sopra 4,60% e il mercato del lavoro inizia a perdere posti può essere un segnale di fiducia, ma anche di compiacenza.

Il movimento dei Treasury è stato decisivo. Il Treasury 10Y è sceso in area 4,64%, mentre il 2Y si è mosso intorno a 4,20%. Il calo dei rendimenti dopo i payrolls ha dato ossigeno a tecnologia, oro, argento e Bitcoin. Ma il livello assoluto resta elevato. Un 10Y al 4,64% non è una condizione finanziaria facile. È solo meno restrittiva rispetto ai picchi sopra 4,75/4,80.

Il Dollar Index è sceso a 99,61, rompendo sotto quota 100, mentre EUR/USD è risalito in area 1,16. Questo è stato un fattore molto importante per i metalli preziosi e per le commodity non energetiche. Un dollaro sotto 100 alleggerisce la pressione su oro, argento, rame, softs, grains e Bitcoin. Se il DXY restasse sotto 100, il mercato potrebbe continuare a respirare. Se invece tornasse rapidamente sopra 101, molti rimbalzi diventerebbero vulnerabili.

Il dato macro più importante, come detto, è stato il lavoro. -23.000 posti a luglio, revisioni negative, crescita salariale annua al 3,2%, settimana lavorativa stabile e disoccupazione al 4,1% per calo della partecipazione. Il messaggio è misto. I salari rallentano, e questo aiuta la Fed. Ma la perdita di posti segnala che il mercato del lavoro sta entrando in una fase più debole. Non siamo ancora in recessione, ma la direzione è cambiata.

Gli altri dati macro hanno dato un quadro più equilibrato. L’ISM manifatturiero resta in espansione, sostenuto anche dalla domanda legata ad AI, ricostruzione di inventari e investimenti industriali. L’ISM servizi resta sopra 50, ma con segnali di occupazione meno robusti. La crescita non è crollata, ma sta diventando più disomogenea.

La settimana che inizia sarà dominata da CPI, PPI e retail sales. Il CPI di luglio sarà cruciale perché dovrà dire se il mercato ha ragione a credere che l’inflazione stia rientrando o se il rialzo dell’energia di luglio ha già iniziato a riaccendere il problema. Il PPI sarà importante per capire il pass-through sui prezzi a monte. Le vendite al dettaglio diranno se il consumatore regge nonostante lavoro più debole e prezzi ancora elevati.

Bias macro per la settimana che inizia: costruttivo ma vulnerabile. L’S&P 500 resta positivo sopra 7.650/7.700 e può continuare a salire se CPI e PPI non sorprendono al rialzo. Sotto 7.600/7.550 inizierebbe una fase di maggiore cautela. Il Nasdaq resta costruttivo finché mantiene il recupero sopra area 26.300/26.500 e finché i futures Nasdaq 100 restano sopra area 31.000/31.200. Il 10Y sotto 4,65% aiuta; sopra 4,75/4,80% tornerebbe pressione. Il dollaro sotto 100 è positivo per il risk-on; sopra 101 diventerebbe di nuovo un freno. La macro è migliorata per il mercato, ma solo perché il mercato sta leggendo la debolezza del lavoro come “Fed in pausa”, non ancora come “economia in difficoltà”.

2) Geopolitica: Iran, Hormuz, Oman, propaganda e mercato headline-driven

La geopolitica resta il vero punto cieco del mercato. Il prezzo del petrolio è sceso con forza su base settimanale perché gli operatori hanno comprato la narrativa di un accordo vicino tra Iran e Oman, con possibile via d’uscita diplomatica sostenuta dagli Stati Uniti. Ma la realtà operativa resta molto più incerta.

Secondo le informazioni emerse durante la settimana, la bozza di accordo prevede nuove corsie di navigazione e una forma di riapertura controllata dello Stretto di Hormuz. L’Iran, però, ha chiarito che la riapertura non sarebbe automatica. Teheran chiede condizioni: compensazioni economiche, fine delle minacce americane, rimozione di blocchi e sanzioni, garanzie sui transiti e controllo su alcuni aspetti operativi. Gli Stati Uniti chiedono riapertura commerciale piena e senza costi aggiuntivi. L’Oman prova a mediare, ma la distanza resta evidente.

Il tema delle fee di transito è fondamentale. Se il mercato deve pagare un costo extra del 3%, del 5% o del 7% sul valore dei carichi, non siamo davanti a una normalizzazione. Siamo davanti a una tassa geopolitica sul commercio energetico globale. Anche se le navi passano, passano a condizioni diverse da prima. E condizioni diverse significano prezzi diversi.

Il secondo tema è l’assicurabilità. Una nave può anche essere autorizzata a passare, ma se l’assicurazione costa molto di più, se il rischio sequestro resta elevato, se gli armatori chiedono premi, se gli equipaggi sono riluttanti o se alcune rotte sono approvate e altre no, il traffico non è normale. È un traffico politicamente tollerato, non commercialmente fluido.

Il terzo tema è la propaganda. In questa fase ogni parte ha interesse a influenzare il prezzo del petrolio. Gli Stati Uniti hanno interesse a comunicare che l’accordo è vicino e che il traffico può riprendere, perché petrolio più basso aiuta consumatore, inflazione e Fed. L’Iran ha interesse a comunicare che controlla lo Stretto, perché questo aumenta il suo potere negoziale. I paesi del Golfo hanno interesse a rassicurare il mercato, ma anche a proteggere la propria posizione commerciale. Gli Houthi hanno interesse a mostrare capacità di minacciare il Mar Rosso e l’Arabia Saudita. Tutti comunicano. Il mercato finanziario reagisce. Ma la realtà fisica è più lenta.

Qui entra il tema degli algoritmi. Non serve ipotizzare una regia unica o una manipolazione dimostrata per vedere l’effetto concreto. Il mercato del crude è oggi fortemente condizionato da sistemi che leggono headline e parole chiave: “accordo”, “riapertura”, “negoziati”, “Oman”, “cessate il fuoco”, “transiti”, “canali diplomatici”. Quando queste parole appaiono, i flussi sistematici tendono a vendere premio geopolitico. Questo produce una compressione del prezzo anche quando i fondamentali fisici restano tesi.

Il risultato è un mercato in cui il prezzo flat può essere temporaneamente schiacciato rispetto ai fondamentali. Non perché il fisico sia abbondante, ma perché il mercato finanziario anticipa la normalizzazione. Il problema è che la normalizzazione va verificata. E oggi le verifiche non sono ancora sufficienti.

Hormuz resta il primo interruttore. Bab el-Mandeb e il Mar Rosso sono il secondo. Se anche una rotta alternativa resta sotto minaccia Houthi, la ridondanza del sistema energetico globale si riduce. Non è solo una questione di crude. È crude, raffinati, LNG, assicurazioni, noli e tempi di consegna.

Il mercato questa settimana ha trattato la diplomazia come se fosse quasi fisico. Ma una bozza non è un barile consegnato. Una corsia promessa non è una petroliera arrivata in Asia. Una dichiarazione non è una polizza assicurativa più economica. Questa è la differenza che il report deve tenere al centro.

Bias geopolitico per la settimana che inizia: il prezzo del petrolio ha scontato molto sollievo, ma il rischio resta asimmetricamente rialzista. Se nei prossimi giorni vedremo transiti regolari, fee ragionevoli, assicurazioni in calo e nessun nuovo incidente, il mercato potrà mantenere una parte della compressione del premio. Se invece emergeranno condizioni onerose, nuovi attacchi o difficoltà operative, il crude potrà recuperare rapidamente. La geopolitica non è sparita dal prezzo: è stata compressa dagli headline. E ciò che viene compresso troppo può riespandersi violentemente.

3) Bitcoin: sopra 65.000, ma ancora non leader del mercato

Bitcoin si muove nel weekend intorno a 65.000 dollari, dopo una settimana complessivamente più positiva per gli asset sensibili alla liquidità. Il recupero è stato favorito dal calo dei rendimenti, dal dollaro sotto 100 e dalla riduzione delle probabilità di un rialzo Fed a settembre dopo il dato sul lavoro.

Il movimento è costruttivo, ma non ancora decisivo. Bitcoin ha difeso bene la zona 60.000/61.000 nelle settimane precedenti, ha recuperato area 63.000/65.000, ma deve ancora superare la fascia 68.000/70.000 per tornare in una vera struttura rialzista.

Il punto più importante resta il comportamento relativo. Bitcoin continua a non funzionare come rifugio geopolitico. La crisi Iran-Hormuz non ha generato una domanda difensiva simile a quella vista su oro o dollaro. BTC sale quando migliorano le condizioni di liquidità. Soffre quando salgono dollaro e rendimenti. In altre parole, resta un asset di liquidità, non un asset di protezione.

Questo non è necessariamente negativo. Se la Fed dovesse fermarsi davvero e se il dollaro dovesse continuare a indebolirsi, Bitcoin potrebbe beneficiare molto del ritorno di liquidità speculativa. Ma significa che la direzione dipenderà più da macro e Nasdaq che dalla geopolitica.

Un elemento positivo è che il mercato crypto sembra aver assorbito meglio le settimane di deflussi e debolezza precedente. Un altro elemento positivo è che l’area 60.000 ha tenuto. Però la narrativa crypto resta meno dominante rispetto a AI, semiconduttori, cloud e tecnologia. Bitcoin non sta guidando il risk-on. Lo sta seguendo.

Tecnicamente, il primo livello da superare è 65.000/66.000. Sopra questa zona, il mercato può puntare a 68.000. Sopra 70.000, il quadro cambierebbe in modo molto più convincente. Sotto 60.000, invece, tornerebbe rischio verso 58.000/55.000. Sotto 55.000, la struttura si deteriorerebbe in modo serio.

Bias Bitcoin per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 60.000, in miglioramento sopra 65.000, ma non ancora pienamente bullish sotto 68.000/70.000. Il driver principale sarà il mix tra CPI, dollaro, 10Y e Nasdaq. Se il dollaro resta sotto 100 e i rendimenti non risalgono, BTC può continuare a recuperare. Se CPI sorprende al rialzo e il 10Y torna verso 4,75/4,80, il rimbalzo rischia di fermarsi.

4) Energia: Crude oil, spread 1–2, crack spread, Natural Gas

L’energia è la sezione più importante del report. Non perché il petrolio sia salito, ma perché è sceso in modo non coerente con tutti i segnali fisici. Il prezzo flat del crude ha risposto alle headline diplomatiche. I fondamentali fisici, invece, continuano a dire che il sistema non è normale.

Crude oil: WTI e Brent

WTI settembre in chiusura a 78,18 $/barile.
Brent ottobre in chiusura a 83,55 $/barile.

Su base settimanale, Brent e WTI hanno perso oltre il 7/8%, nonostante venerdì abbiano chiuso in rialzo. Il mercato ha venduto durante la settimana perché ha letto la bozza Iran-Oman come un possibile passo verso la riapertura di Hormuz. Ma venerdì il crude è rimbalzato proprio perché sono emersi dubbi sulla praticabilità dell’accordo.

Questa dinamica è molto istruttiva. Il mercato ha prima venduto la speranza, poi ha ricomprato una parte del rischio. La domanda ora è quale delle due letture sia più corretta.

Dal punto di vista fondamentale, il ribasso del crude sembra eccessivo rispetto al quadro fisico. Le scorte commerciali USA sono salite di circa 2,5 milioni di barili, a 407 milioni, ma restano circa 6% sotto la media quinquennale. Cushing è risalito a circa 21 milioni di barili, ma resta su livelli sensibili. Le scorte di benzina sono scese di 1,6 milioni di barili, a circa 209,7 milioni, circa 7% sotto la media quinquennale. I raffinati restano il punto teso.

Quindi non siamo davanti a un mercato fisico abbondante. Siamo davanti a un mercato che ha ricevuto un piccolo build di crude ma resta stretto su prodotti, scorte stagionali e logistica. Il prezzo del WTI sotto 80 può avere senso solo se il mercato crede davvero che Hormuz stia per normalizzarsi. Se questa normalizzazione non arriva, il prezzo è probabilmente troppo basso rispetto al rischio.

Il fattore più importante resta la differenza tra crude e raffinati. Il crude è sceso, ma benzina e diesel restano cari. Questo significa che il consumatore e la Fed non ricevono ancora un vero sollievo. Il WTI sotto 80 aiuta il sentiment, ma non basta a cancellare il problema inflazione se il crack resta a 60 dollari.

Il rischio di manipolazione algoritmica va letto in questo contesto. La parola più corretta è compressione del premio tramite flussi headline-driven. I prezzi vengono venduti quando escono notizie diplomatiche, anche se le scorte fisiche, i prodotti raffinati e le condizioni di transito restano tesi. Questa dinamica può tenere il prezzo schiacciato per giorni o settimane, ma se il fisico non conferma, il rimbalzo può essere violento.

Bias Crude oil per la settimana che inizia: neutrale-rialzista sopra 78/80 sul WTI, perché il prezzo ha già scontato molto sollievo. Sopra 82/84 il mercato inizierebbe a rimettere premio. Sopra 85/88 tornerebbe una lettura chiaramente più bullish. Sotto 76/75 il ribasso riprenderebbe forza e il mercato prezzerebbe una normalizzazione molto più credibile. Per il Brent, area 83/85 è il primo spartiacque: sopra 87/90 tornerebbe tensione; sotto 82/80 il mercato continuerebbe a credere alla riapertura. Il mio bias resta prudente: il prezzo può restare schiacciato dalle headline, ma i fondamentali fisici non giustificano eccessiva tranquillità.

Spread WTI 1–2

Lo spread WTI 1–2, tra settembre e ottobre, resta in backwardation intorno a +1 dollaro al barile, con settembre a 78,18e ottobre in area 77,15.

Questo è un dato molto importante. Il prezzo flat è sceso molto, ma la curva non è entrata in una struttura di piena abbondanza. La backwardation resta presente. Questo significa che il mercato continua a dare valore al barile vicino.

Se il mercato fosse davvero convinto di una normalizzazione piena e rapida di Hormuz, e se il fisico fosse realmente abbondante, lo spread dovrebbe comprimersi verso zero o andare in contango. Il fatto che resti positivo indica che gli operatori non sono pronti a eliminare il rischio sul front month.

È vero che la backwardation non è estrema come nelle fasi di panico, ma resta significativa. Dice: il mercato non è in emergenza, ma non è nemmeno rilassato.

Bias spread 1–2: costruttivo ma non estremo. Sopra 1 dollaro il fisico resta sostenuto. Sopra 1,50/2,00 tornerebbe un segnale più chiaramente bullish. Sotto 0,50 avremmo una distensione più credibile. Se il prezzo flat scende ma lo spread resta positivo, bisogna diffidare della narrativa troppo bearish sul crude.

Crack spread 3-2-1

Il crack spread 3-2-1 proxy resta vicino a 60 dollari al barile, con RBOB settembre intorno a 2,985 $/gallone e ULSD settembre intorno a 3,90 $/gallone.

Questo è il dato più importante di tutta l’energia. Il crude è sceso, ma il crack resta altissimo. Questo significa che il problema inflazionistico non è stato risolto. Benzina e diesel restano cari rispetto al barile. La filiera raffinati resta tesa.

Il diesel è particolarmente importante. Il diesel entra in trasporti, logistica, agricoltura, distribuzione e margini industriali. Se il diesel resta alto, il calo del WTI non si trasmette completamente all’economia reale. Il consumatore compra benzina, non WTI. Le aziende pagano trasporto, non Brent. Per questo la Fed non può guardare solo al crude.

Il crack a 60 dollari dice che il mercato dei prodotti raffinati continua a pagare premio di scarsità, logistica e capacità. Questo è incoerente con una lettura troppo bearish del crude. O i raffinati devono scendere, oppure il crude dovrà recuperare. Una divergenza così ampia non può durare indefinitamente senza una spiegazione fisica.

Bias crack spread: ancora fortemente costruttivo e inflazionistico. Sopra 55/60 dollari il mercato dei raffinati resta teso. Sotto 50 avremmo il primo vero segnale di normalizzazione. Sotto 45 il segnale disinflazionistico diventerebbe più credibile. Finché il crack resta su questi livelli, parlare di piena normalizzazione dell’energia è prematuro.

Natural Gas

Natural Gas settembre chiude a 2,662 $/MMBtu, quindi molto più debole rispetto alle settimane precedenti. Il gas resta il comparto energetico più scollegato dalla crisi Iran-Hormuz.

Il report EIA ha mostrato un’iniezione di 33 Bcf, portando gli stoccaggi a 3.117 Bcf. Il surplus rispetto alla media quinquennale è salito a circa 195 Bcf. Questo è il problema principale. Anche se le iniezioni non sono enormi in assoluto, lo storage resta comodo e il mercato non vede scarsità immediata.

Il gas americano non sta seguendo il crude perché i driver sono diversi. Qui contano meteo, power burn, produzione, LNG e storage. La geopolitica può influenzare il gas globale e l’LNG, ma Henry Hub resta soprattutto un mercato domestico. Se gli stoccaggi restano sopra media e il meteo non è abbastanza caldo, il prezzo fatica.

Il lato bullish di medio periodo resta interessante: data center, AI, domanda elettrica, LNG exports, maggiore consumo strutturale di power. Ma nel breve il mercato vuole vedere caldo persistente e iniezioni più leggere. Senza queste conferme, ogni rimbalzo viene venduto.

Tecnicamente, la perdita di 3,00 e poi di 2,80 ha indebolito molto il quadro. Ora area 2,60/2,65 è supporto immediato. Sotto 2,60, rischio verso 2,45/2,50. Al rialzo, serve tornare sopra 2,85/2,90 per stabilizzare, e sopra 3,00/3,05 per migliorare.

Bias Natural Gas per la settimana che inizia: ribassista sotto 2,85/2,90. Sopra 2,90 il mercato può stabilizzarsi. Sopra 3,05 il quadro migliorerebbe. Sotto 2,60 rischio di accelerazione verso 2,50/2,45. Il driver principale sarà il meteo, non Hormuz. Il gas resta debole finché lo storage resta sopra media.

5) Grains & Carni: Corn, Wheat, Soybeans, Lean Hogs, Live Cattle

Il comparto agricolo ha chiuso una settimana mista. Corn sostanzialmente stabile, wheat in recupero, soybeans leggermente deboli. Il mercato è entrato nella fase decisiva di agosto: il meteo resta centrale per corn e soybeans, mentre il wheat continua a dipendere da export, Mar Nero, qualità del raccolto e revisione delle stime globali. Le carni restano divergenti: hogs deboli dopo il rally, cattle sostenuto dal cash.

Corn

Corn dicembre chiude a 462-0, cioè circa 4,62 $/bushel, praticamente invariato nella seduta di venerdì. Il mais è riuscito a tenere buona parte del recupero di luglio, ma non ha ancora rotto in modo deciso verso l’alto.

Il mercato è diviso tra meteo più favorevole e domanda più solida. Le condizioni del crop erano scese verso area 63% good/excellent a fine luglio, quindi il raccolto non è perfetto. Però le piogge arrivate nel Midwest e le temperature meno estreme hanno ridotto il premio di rischio. La fase di pollination è stata meno drammatica di quanto il mercato temeva due settimane fa.

Il supporto arriva dall’etanolo e dall’export. La domanda interna resta solida, e il petrolio, pur sceso rispetto ai picchi, resta abbastanza alto da non distruggere la narrativa energetica. Inoltre, il dollaro sotto 100 aiuta un po’ la competitività export USA.

Il report WASDE della prossima settimana sarà importante. Il mercato vuole capire se USDA inizierà a modificare resa, produzione e ending stocks in modo significativo. Dopo un luglio volatile, la stima di yield diventa molto sensibile.

Tecnicamente, area 4,55/4,60 è il supporto da difendere. Sopra 4,70/4,75, il mercato tornerebbe più costruttivo. Sopra 4,85/5,00, entrerebbe una nuova fase rialzista. Sotto 4,50, invece, il rimbalzo perderebbe forza.

Bias Corn per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 4,55/4,60. Sopra 4,75 miglioramento chiaro. Sopra 4,85/5,00 possibile accelerazione. Sotto 4,50 torna fragilità. Il driver principale sarà il WASDE, insieme al meteo di agosto ed etanolo.

Wheat

Wheat Chicago settembre chiude a 639-6, cioè circa 6,40 $/bushel, in rialzo nella seduta di venerdì. Il wheat ha recuperato dopo la correzione delle settimane precedenti, ma resta ancora sotto i massimi di luglio.

Il quadro fondamentale resta più interessante rispetto a corn e soybeans. La produzione USA è stata tagliata nei report precedenti, il winter wheat ha subito danni, e il mercato globale resta sensibile a Mar Nero, Russia, Ucraina, logistica, costi energetici e sicurezza alimentare.

Il recupero di venerdì è stato sostenuto anche dal contesto più favorevole alle commodity agricole e da un dollaro più debole. Il wheat resta molto sensibile al dollaro perché la competitività export è fondamentale. Se il DXY resta sotto 100, il mercato può ricevere supporto.

Il problema è che le vendite export non sono ancora abbastanza forti da trasformare il recupero in un nuovo rally strutturale. Il wheat ha buoni fondamentali di offerta, ma ha bisogno di domanda visibile o di nuove tensioni sul Mar Nero per riprendere momentum.

Il WASDE della prossima settimana sarà importante anche per il wheat. Il mercato guarderà produzione, scorte, export e stime globali. Qualsiasi riduzione di offerta o incremento di domanda può riaccendere il rally.

Bias Wheat per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,30/6,40. Sopra 6,60/6,70 il mercato tornerebbe forte. Sopra 6,90/7,00 ripartirebbe momentum. Sotto 6,25/6,20 rischio di nuova pressione verso 6,00. Il wheat resta il grain con la storia fondamentale migliore, ma serve conferma da export o WASDE.

Soybeans

Soybeans novembre chiude a 1176-2, cioè circa 11,76 $/bushel, leggermente in calo venerdì. La soia resta in una fase più fragile rispetto al rally di luglio, soprattutto perché il meteo di agosto è migliorato e la domanda cinese non è ancora abbastanza aggressiva da sostenere un ritorno sopra 12 dollari.

Il driver principale resta il meteo. Agosto è il mese più importante per la soia. Se le mappe restano favorevoli, con piogge e temperature meno estreme, il mercato fatica a pagare premio. Se invece torna caldo e secco durante il pod-setting, il premio può rientrare rapidamente.

Il secondo driver è la Cina. Il mercato ha bisogno di acquisti concreti e ripetuti. Le singole vendite aiutano, ma non bastano per sostenere un trend. La Cina continua a essere il catalizzatore più importante, soprattutto ora che il Brasile resta competitivo.

Il terzo driver è il soybean oil. Il calo del crude ha tolto un po’ di forza alla narrativa biofuel, ma il crack spread elevato e i raffinati ancora cari mantengono vivo il tema degli oli vegetali. Tuttavia, questa settimana il mercato ha dato più peso al meteo agricolo che alla narrativa energetica.

Tecnicamente, la zona 11,70/11,80 è il supporto immediato. Sopra 12,00/12,10, il quadro migliorerebbe. Sotto 11,60, rischio verso 11,40/11,30.

Bias Soybeans per la settimana che inizia: neutrale-fragile sotto 12,00. Sopra 12,00/12,10 il mercato tornerebbe costruttivo. Sotto 11,60/11,70 aumenterebbe il rischio di nuova pressione. Il driver principale sarà il meteo di agosto, seguito da Cina, WASDE e soybean oil.

Lean Hogs

Lean Hogs agosto chiude a 95,500, dopo una settimana negativa. Il contratto ha perso momentum dopo il tentativo di consolidamento sopra 100 delle settimane precedenti.

Il cash resta relativamente solido, ma il mercato future ha iniziato a scontare una domanda meno forte e un’offerta ancora abbondante. Il prezzo nazionale base hog si muove intorno a 97/98, mentre il CME Lean Hog Index resta in area 96/97. Questi livelli non sono bearish in modo aggressivo, ma non bastano a sostenere il future sopra 100.

Il problema degli hogs è che il rally aveva bisogno di conferme dal cutout e dalla domanda estiva. Le conferme non sono arrivate con sufficiente forza. Inoltre, dopo il recupero, alcuni operatori hanno preso profitto.

L’alto prezzo del beef può ancora favorire sostituzione verso il pork, ma serve vedere dati concreti sui consumi e sul cutout. Senza questo supporto, il mercato resta vulnerabile.

Tecnicamente, area 95/96 è il supporto immediato. Sotto 94, il mercato può scendere verso 92/90. Sopra 98/100, tornerebbe una lettura più positiva.

Bias Lean Hogs per la settimana che inizia: neutrale-ribassista sotto 98/100. Sopra 100 il quadro migliorerebbe. Sotto 95/94 rischio di ulteriore debolezza verso 92/90. Gli hogs hanno perso momentum e hanno bisogno di cash e cutout più forti per ripartire.

Live Cattle

Live Cattle agosto chiude a 231,700, con mercato fisico ancora sostenuto. Il cattle continua a distinguersi dagli hogs perché il cash resta solido e l’offerta di bestiame resta limitata.

Il cash trade si è mosso intorno a 235 live e 370 dressed nel Nord, confermando che il mercato fisico non è debole. I boxed beef values restano elevati, con Choice in area 364 e Select in area 352. Questo sostiene il mercato e conferma che la filiera continua a pagare prezzi importanti.

Il cattle aveva corretto molto a luglio dopo livelli estremamente tirati. Ora sta cercando una stabilizzazione. La storia strutturale resta positiva: mandria bassa, offerta limitata, feeder ancora costosi. Il problema resta la domanda finale. Prezzi retail elevati possono pesare sul consumatore, soprattutto se l’inflazione alimentare resta sensibile.

Tecnicamente, area 230/232 è importante. Sopra 235, il mercato migliorerebbe. Sopra 238/240, tornerebbe momentum. Sotto 228/225, invece, la stabilizzazione perderebbe credibilità.

Bias Live Cattle per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 230/232. Sopra 235 miglioramento. Sopra 238/240 ritorno di momentum. Sotto 228/225 torna fragilità. Il medio periodo resta sostenuto dall’offerta limitata, ma la domanda finale va monitorata.

6) Softs: Zucchero, Caffè, Cacao

Le soft commodities hanno avuto una settimana molto selettiva. Lo zucchero ha avuto un movimento molto forte, il caffè ha recuperato con decisione grazie ai problemi sul raccolto brasiliano, mentre il cacao resta volatile e condizionato dall’equilibrio tra offerta africana e domanda industriale.

Zucchero

Sugar #11 ottobre chiude a 16,45 cent/lb, con un forte rialzo nella seduta di venerdì. Questo è uno dei movimenti più importanti della settimana nel comparto soft.

Lo zucchero ha finalmente rotto con forza sopra le resistenze che per settimane lo avevano fermato in area 15,00/15,20. Il movimento è stato alimentato da una combinazione di fattori: timori sulla produzione asiatica, incertezza sul monsone indiano, petrolio ancora su livelli relativamente alti rispetto alla primavera e ricoperture tecniche dopo una lunga fase di compressione.

Il fatto che il contratto abbia superato 16 centesimi cambia il quadro tecnico. Fino a poche settimane fa lo zucchero era un mercato debole, frenato da crude più basso e real brasiliano. Ora il mercato sta iniziando a rimettere premio sull’offerta e sulla componente etanolo.

Il petrolio resta importante. Se il crude recupera, aumenta l’incentivo a produrre etanolo in Brasile e quindi si riduce l’offerta potenziale di zucchero. Se invece il crude torna a scendere sotto 75, questa narrativa perde forza. Ma questa settimana lo zucchero ha dimostrato di avere anche una storia propria, non solo derivata dal petrolio.

Tecnicamente, la vecchia resistenza 15,20/15,50 diventa ora supporto. Sopra 16,50, il mercato può puntare a 17,00/17,20. Sotto 15,50, il breakout perderebbe forza.

Bias Zucchero per la settimana che inizia: costruttivo sopra 15,50/16,00. Sopra 16,50 possibile estensione verso 17,00/17,20. Sotto 15,50 tornerebbe una lettura più prudente. Il driver principale sarà il mix tra India, Brasile, petrolio e posizionamento tecnico.

Caffè

Caffè arabica settembre si muove in area 340/345 cent/lb, in forte recupero rispetto alla settimana precedente. Il coffee resta uno dei mercati più volatili e più interessanti del comparto soft.

Il supporto arriva ancora dal Brasile. La raccolta resta condizionata da ritardi, problemi di qualità e piogge in alcune aree produttive. Le scorte certificate ICE restano basse, e questo rende il mercato estremamente sensibile a qualsiasi problema di disponibilità immediata. Quando le scorte sono basse, anche piccoli shock su qualità o logistica possono produrre movimenti importanti.

Il fattore bearish resta l’offerta globale potenzialmente ampia nel 2026/27. Se il raccolto brasiliano recupera e se la qualità non peggiora in modo significativo, il mercato potrebbe perdere parte del premio. Ma per ora i compratori continuano a pagare il rischio, perché la disponibilità immediata resta un problema.

La volatilità resta altissima anche per effetto dei margini e del posizionamento. Il coffee può muoversi di 10/20 centesimi in pochi giorni senza cambiare davvero quadro fondamentale. Per questo va gestito con prudenza.

Tecnicamente, area 330/335 è ora supporto importante. Sopra 350, il mercato tornerebbe molto forte. Sopra 360/370, ripartirebbe momentum rialzista. Sotto 320/325, invece, il rimbalzo perderebbe credibilità.

Bias Caffè per la settimana che inizia: costruttivo sopra 330/335. Sopra 350 possibile accelerazione. Sotto 320/325rischio di ritorno verso 305/300. Il driver principale resta il Brasile: raccolta, qualità, scorte ICE e meteo.

Cacao

Cacao settembre New York si muove in area 5.500/5.700 $/ton, con mercato ancora molto volatile. Il cacao resta in una fase di riequilibrio dopo l’enorme rally dei mesi precedenti e le correzioni successive.

Il mercato non è più nella fase di panico rialzista assoluto, ma non è nemmeno normale. L’offerta africana resta fragile, soprattutto in Ghana, dove aging farms, malattie delle piante, qualità e problemi produttivi continuano a pesare. La Costa d’Avorio ha mostrato arrivi più consistenti rispetto alle fasi peggiori, ma questo non cancella le fragilità strutturali.

La domanda resta il principale freno. Dopo mesi di prezzi molto elevati, l’industria ha razionato consumi, modificato ricette, ridotto scorte e gestito gli acquisti in modo più prudente. Questo limita la capacità del cacao di tornare rapidamente ai massimi estremi.

Il rischio logistico resta un elemento secondario ma non trascurabile. Se Red Sea e rotte marittime restano instabili, anche le soft commodities possono subire costi più elevati e maggiore incertezza.

Tecnicamente, area 5.500 è la zona di equilibrio. Sopra 5.800/6.000, il mercato tornerebbe più forte. Sotto 5.300/5.200, aumenterebbe il rischio di nuova pressione.

Bias Cacao per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 5.500, ma ancora molto volatile. Sopra 5.800/6.000possibile ritorno di momentum. Sotto 5.300/5.200 il mercato tornerebbe fragile. Il cacao resta sostenuto dall’offerta africana, ma limitato da domanda industriale più prudente.

7) Metalli: Oro, Argento, Rame

I metalli sono stati tra i protagonisti della settimana. Oro e argento hanno beneficiato del calo dei rendimenti, del dollaro sotto 100 e della debolezza del mercato del lavoro. Il rame, invece, ha continuato a muoversi dentro una tensione tra storia strutturale molto positiva e prese di profitto legate a Cina e dollaro.

Oro

Oro spot in area 4.400/4.415 $/oz, con un forte rialzo venerdì e un guadagno settimanale vicino al 7%. Questo è stato uno dei movimenti più importanti dell’intero complesso commodity.

L’oro ha finalmente reagito al mix che gli serviva: rendimenti in calo, dollaro più debole, NFP molto deboli e Fed meno aggressiva nel breve. La geopolitica resta un supporto di fondo, ma questa settimana il vero catalizzatore è stato il mercato obbligazionario. Quando il 10Y scende e il dollaro rompe sotto 100, l’oro può salire con forza.

Il movimento è importante anche perché arriva dopo settimane in cui l’oro aveva faticato nonostante la guerra. Questo conferma che il driver principale del breve periodo non è la geopolitica pura, ma il rapporto tra tassi reali e dollaro. La geopolitica mette un pavimento. I tassi e il dollaro decidono se il prezzo accelera.

Il quadro di medio periodo resta positivo: banche centrali, deficit fiscali, instabilità geopolitica, rischio su debito sovrano, diversificazione valutaria e sfiducia crescente verso le valute fiat. Il rally di questa settimana riporta credibilità alla narrativa bullish.

Tecnicamente, il recupero sopra 4.300/4.350 è molto importante. Ora quella zona diventa supporto. Sopra 4.450/4.500, il mercato può puntare a nuovi massimi. Sotto 4.300, il movimento perderebbe forza.

Bias Oro per la settimana che inizia: costruttivo sopra 4.300/4.350. Sopra 4.450/4.500 possibile ulteriore accelerazione. Sotto 4.300 il rally perderebbe forza, ma il quadro resterebbe migliore rispetto alle settimane precedenti. Il driver sarà CPI: un dato morbido può sostenere l’oro; un dato caldo può far risalire rendimenti e frenare il rally.

Argento

Argento in area 62/64 $/oz, in forte recupero insieme all’oro. Il metallo bianco ha finalmente ritrovato momentum dopo settimane di debolezza.

Il recupero sopra 60 è molto importante. Per settimane l’argento era rimasto l’anello debole dei preziosi, frenato da dollaro, tassi e debolezza industriale. Questa settimana, con oro forte, dollaro più debole e rendimenti in calo, l’argento ha recuperato in modo più convincente.

Il punto è che l’argento ha due anime. Come metallo prezioso, beneficia del rally dell’oro. Come metallo industriale, beneficia di elettrificazione, solare, data center, AI infrastructure e rame. Quando entrambe le anime lavorano insieme, il movimento può essere rapido.

Ora la soglia chiave è 65. Sopra 65, il mercato tornerebbe in una struttura più chiaramente rialzista. Sopra 68/70, ripartirebbe momentum. Sotto 60, invece, il recupero perderebbe credibilità.

Il medio periodo resta interessante. La domanda industriale e il deficit fisico restano supportivi. Ma nel breve il mercato dipenderà ancora da oro, dollaro e rendimenti. Se il 10Y torna sopra 4,75, l’argento può soffrire di nuovo.

Bias Argento per la settimana che inizia: costruttivo sopra 60/62. Sopra 65 il quadro migliorerebbe molto. Sopra 68/70ripartirebbe momentum rialzista. Sotto 60 il rimbalzo perderebbe forza. L’argento torna interessante, ma resta più volatile dell’oro.

Rame

Rame COMEX in area 6,55/6,60 $/lb, con una settimana più incerta rispetto a oro e argento. Il rame resta strutturalmente il metallo industriale più interessante, ma nel breve fatica a rompere in modo lineare.

La storia di lungo periodo resta molto forte: elettrificazione, reti, data center, AI infrastructure, trasformatori, difesa, transizione energetica e vincoli di offerta. Il mondo che investe in AI e power infrastructure ha bisogno di rame. Questo non cambia.

Il problema è il breve periodo. La Cina resta il punto interrogativo principale. Senza una domanda cinese più brillante da edilizia, infrastrutture e manifattura, il rame fatica a giustificare un nuovo rally verticale. Inoltre, dopo mesi di forza, il mercato è sensibile a prese di profitto.

Il dollaro sotto 100 aiuta, e se dovesse restare debole potrebbe dare nuovo supporto al rame. Ma il rame ha bisogno anche di conferme fisiche: scorte, premi, import cinesi, domanda industriale e ordini reali. La narrativa AI da sola non basta più.

Tecnicamente, area 6,50 è il supporto da difendere. Sopra 6,65/6,70, il mercato tornerebbe molto forte. Sotto 6,40/6,35, aumenterebbe il rischio di correzione verso 6,20.

Bias Rame per la settimana che inizia: neutrale-costruttivo sopra 6,50. Sopra 6,65/6,70 ritorno di momentum. Sotto 6,40 il quadro diventerebbe più fragile. Il rame resta bullish nel medio periodo, ma nel breve ha bisogno di dollaro debole e Cina più convincente.

La bussola della settimana

La settimana che inizia lunedì 10 agosto sarà dominata da sette interruttori.

Il primo è il CPI USA di luglio. È il dato più importante. Se il CPI conferma disinflazione, il mercato continuerà a prezzare Fed in pausa e il risk-on potrà proseguire. Se il CPI sorprende al rialzo, soprattutto per energia, servizi o trasporti, i rendimenti potrebbero risalire e colpire tecnologia, oro, argento e Bitcoin.

Il secondo è Hormuz. Il mercato ha venduto petrolio sulla speranza di un accordo. Ora servono verifiche fisiche: transiti, assicurazioni, fee, rotte, noli e carichi. Se queste verifiche mancano, il prezzo del crude può recuperare rapidamente.

Il terzo è la propaganda/headline-driven trading sull’energia. Il mercato sta reagendo in modo molto aggressivo alle parole diplomatiche. Questo può tenere il petrolio schiacciato temporaneamente rispetto ai fondamentali. Ma se la realtà fisica non conferma, la compressione del premio può trasformarsi in rimbalzo violento.

Il quarto è il crack spread. Finché il 3-2-1 resta vicino a 60 dollari, il problema inflazione energetica non è risolto. Il crude può scendere, ma se benzina e diesel restano cari, la Fed non può ignorare il rischio.

Il quinto è il mercato del lavoro. I payrolls negativi hanno aiutato il mercato perché hanno ridotto il rischio di rialzo Fed. Ma se la debolezza del lavoro prosegue, la narrativa può cambiare da “Fed in pausa” a “rischio crescita”.

Il sesto è il dollaro. DXY sotto 100 è positivo per commodity, metalli e Bitcoin. Se resta sotto 100, oro e argento possono continuare. Se torna sopra 101, molti rimbalzi rischiano di fermarsi.

Il settimo è la tecnologia. Il Nasdaq ha recuperato con forza, ma il trade AI resta selettivo. Il mercato continuerà a premiare chi mostra ricavi e margini reali, e a punire chi mostra solo capex e costi.

Il quadro generale è quindi costruttivo per gli asset finanziari, ma non privo di rischi. L’azionario è forte, ma dipende da Fed e utili. Il petrolio è stato schiacciato dalle headline, ma i fondamentali fisici non sono rilassati. Il gas resta debole per storage abbondante. I grains sono in attesa del WASDE e del meteo di agosto. Le carni restano divergenti: hogs deboli, cattle più solido. Le softs sono molto interessanti, con zucchero finalmente in breakout, caffè sostenuto dal Brasile e cacao ancora volatile. Oro e argento hanno dato il segnale più forte delle ultime settimane. Il rame resta strutturalmente bullish ma selettivo. Bitcoin migliora, ma non guida ancora il mercato.

La parola chiave della settimana è verifica. Il mercato ha comprato una storia: Fed meno aggressiva, petrolio più basso, dollaro più debole, oro più forte, azionario in rally. Ora servono conferme. Se CPI, Hormuz e crack spread confermano il sollievo, il mercato può continuare. Se invece la realtà fisica dell’energia smentisce le headline, il report della prossima settimana potrebbe essere molto diverso.


Principali dat macro ed eventi della settimana


Date

Reports

Expiration & Notice Dates

08/10

Mon

3:00 PM CDT - Crop Progress

FN: Aug Live Cattle(CME) 

LT: Sep Sugar-16(ICE)

08/11

Tue

9:00 AM CDT - Existing Home Sales 

11:00 AM CDT - EIA Short Term Energy Outlook 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

FN: Sep Sugar-16(ICE)

08/12

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

7:30 AM CDT - Core CPI & CPI 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

11:00 AM CDT - Crop Production 

11:00 AM CDT - WASDE Report 

1:00 PM CDT - Treasury Budget 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales


08/13

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Core PPI & PPI 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet


08/14

Fri

9:00 AM CDT - Univ of Mich Consumer Sent-Prelim

LT: Aug Lean Hogs(CME) 

Aug Soybeans/Soymeal/Soyoil(CBT) 

Aug 3-Mo SOFR Options(CME) 

Aug Lean Hogs Options(CME) 

Sep Cocoa Options(ICE) 

Sep Coffee Options(ICE)

08/17

Mon

7:30 AM CDT - Empire State Manufacturing 

9:00 AM CDT - NAHB Housing Market Index 

11:00 AM CDT - NOPA Crush 

2:00 PM CDT - Net Long-Term TIC Flows 

3:00 PM CDT - Crop Progress

LT: Aug Currencies(CME) 

Sep Crude Lt Options(NYM) 

Sep Sugar-11 Options(ICE)

08/18

Tue

7:30 AM CDT - Building Permits 

7:30 AM CDT - Housing Starts 

7:30 AM CDT - Import & Export Prices 

7:30 AM CDT - Import Ex-Oil & Export Ex-Ag Prices 

8:15 AM CDT - Capacity Util & Industrial Prod 

9:00 AM CDT - Pending Home Sales 

3:30 PM CDT - API Energy Stocks

LT: Aug 3-Mo SOFR(CME) 

Aug Canadian Dollar(CME)

08/19

Wed

6:00 AM CDT - MBA Mortgage Index 

9:30 AM CDT - EIA Petroleum Status Report 

2:00 PM CDT - Dairy Products Sales

LT: Sep Palladium Options(NYM) 

Sep Platinum Options(NYM)

08/20

Thu

7:30 AM CDT - USDA Weekly Export Sales 

7:30 AM CDT - Initial Claims-Weekly 

7:30 AM CDT - Philadelphia Fed Index 

9:30 AM CDT - EIA Natural Gas Report 

3:30 PM CDT - Fed Balance Sheet

LT: Sep Crude Lt(NYM)

08/21

Fri

2:00 PM CDT - Cattle On Feed

FN: Sep Coffee(ICE) 

LT: Sep 2,5,10 Year Notes Options(CBT) 

Sep Bonds Options(CBT) 

Sep Canola Options(CBT) 

Sep Wheat Options(CBT) 

Sep Corn Options(CBT) 

Sep Oats Options(CBT) 

Sep Rough Rice Options(CBT) 

Sep Soybeans,Soymeal,Soyoil Options(CBT) 

Sep Cotton Options(NYM) 

Sep Orange Juice Options(ICE)

FN=First Notice, OE=Option Expiration, LT=Last Trade



Struttura del portafoglio



Indici


E-Mini S&P-500:  Aperto bear spread 7.200/6.800 put scad sett 2026


QQQ: aperto bear put spread 690/580 settembre 2026 (a copertura)


Micro Nasdaq: 

 

30yr US


10Y Us


30Y  TB -




Energy


Crude Oil   :  Long USO 


Brent:  Comprate Call su BNO   

Aumentate le Call su scadenza gennaio 2027


Long CNQ (Canadian Natural Resources  NYSE)  @45.47 


Natural Gas: Comprato AR  (Antero Resources) a 33.50


Suncor:  comprato SU @53.60


Pare Resources:  Comprato PXT @20.76


Geopark:  comprato GPRX  @9.62




Grains



Soia:

 

Olio di Soia:


Grano:



Corn:   






Soft: 


Zucchero:


Succo d’arancia:


Caffè:


Cotone:

 

Cacao: 



Carni


Live Cattle:


Feeder Cattle:


Lean Hogs:





Metalli preziosi


Oro:  Comprato IAU  - a 77.20 - 

Comprata put 75 e venduta Call 80 - a copertura scad 18 sett 26

Silver:

Rame:

Platino:        



Disclaimer: le operazioni di trading indicate in questo newsletter sono frutto di opinioni personali dell’autore e non costituiscono alcuna sollecitazione all’investimento. La speculazione di borsa può causare perdite e deve essere effettuata essendo consapevoli dei rischi che comporta. Nessuna responsabilità potrà essere addossata all’autore per eventuali perdite di portafoglio. Le performance del passato non costituiscono garanzia per l’andamento futuro degli investimenti indicati.  



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