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Zucchero amaro e caffè nervoso: pericolo per le soft commodities



Rossana Prezioso Articolo pubblicato il 22/09/2014 11:51:22

Ecco gli stralci principali dell'intervista di Rossana Prezioso a Gabriele Picello per Trend-on-line. 



Battute finali per la Federal Reserve e, inevitabilmente, preoccupazioni per l'oro il quale, adesso, rischia il crollo a 1000 dollari. Ma allargando il quadro alle soft commodities c'è molto di cui temere, come sottolinea Gabriele Picello esperto di soft commodities

La Federal Reserve, ha confermato la sua politica, il tapering si avvia alla conclusione. Quali prospettive sulle quotazioni dell’oro?

L’ oro rimane in una situazione di forte pressione a causa del panorama macroeconomico che propone un’economia statunitense in continuo rafforzamento.

Pesa inoltre l’ esito del recente meeting della Fed che evidenzia si l’ intenzione di mantenere ai livelli attuali i tassi d’ interesse per un periodo di tempo considerevolmente lungo, ma allo stesso modo evidenzia l’ ineluttabilità di un incremento nel corso dell’ anno prossimo.

In queste condizioni difficilmente potremo assistere a recuperi che non siano solamente meri recuperi dovuti a fattori tecnici come, ad esempio, un ritorno di domanda dovuto a prezzi particolarmente bassi.

Tra le soft commodities si sente sempre più spesso parlare dello sugar: cosa sta succedendo?

Lo zucchero si trova in una situazione particolare ed a questo proposito ringrazio Rossana Prezioso per avere posto questa domanda, vediamo il perché. L’ andamento dello zucchero sta presentando un contesto tipico delle materie prime: ossia una strettissima correlazione tra quelli che sono i dati fondamentali e le quotazioni, in parole povere  in questo periodo i reports che giungono a mercato mostrano uno stato di surplus delle scorte e questo influisce in modo diretto e negativo sui prezzi del prodotto.

Attualmente le scorte si presentano elevate in Brasile e Thailandia e riflettono in parte le scelte commerciali di produttori come Cosan di trattenere a magazzino il prodotto in attesa di un rialzo delle quotazioni.

Parliamo ora del Brasile, perché qui il discorso assume connotazioni più ampie e va ad interessare direttamente il contesto politico del paese, poiché lo scontro in atto tra Dilma Roussef (attuale presidente) e la sua rivale Marina Silva si gioca, almeno in parte, nel terreno minato delle coltivazioni di canna.

L’ attuale presidente sta gettando le basi per l’ estensione del programma  di agevolazioni fiscali Reintegra ai produttori di zucchero ed etanolo brasiliani, ben conscia degli interessi delle corporation che stanno dietro al commercio di questi prodotti ed altrettanto conscia della scarsa popolarità di cui gode la sua rivale nell’ ambiente dei coltivatori.

Le materie prime si collocano all’ interno di un contesto particolare e sicuramente anche i mercati delle commodities sono manipolabili, ma altrettanto sicuramente la correlazione tra dati fondamentali e prezzi risulta più diretta rispetto ai mercati tradizionali; logicamente sono e saranno sempre presenti movimenti speculativi generati dalle singole notizie, ma nel lungo periodo la correlazione domanda – offerta sarà sempre il motore dei movimenti di prezzo.

Tecnicamente lo zucchero si trova in un contesto negativo per i motivi descritti in precedenza, non mancano tuttavia le voci fuori coro, tra cui Australia & New Zealand Bank, che vede nel dolcificante un investimento migliore rispetto (ad esempio) a cereali e cotone a seguito della velocità con cui è stata eseguita la raccolta delle coltivazioni brasiliane, un fatto questo che, secondo l’ istituto, potrebbe causare una scarsa disponibilità di canna nei laboratori.

In ogni caso per ora l’ analisi grafica e fondamentale ci mostra un quadro tecnico all’ insegna della debolezza e l’ acquisizione di posizioni deve essere gestita con la massima cautela.

Dopo la siccità in Brasile e i problemi sulla conformazione dei chicchi, adesso il Coffee deve attraversare anche la tempesta del fungo della ruggine. Non c’è pace per la bevanda in questione. 

Il fungo della ruggine rappresenta sicuramente un grosso problema per i caficoltori, che vedono il loro raccolto deteriorarsi velocemente a seguito di questa infezione. A subire maggiormente gli effetti della malattia sono i coltivatori che si dedicano alle colture biologiche, poiché non possono intervenire tramite l’ applicazione di pesticidi in quanto tali trattamenti impedirebbero la classificazione “bio” del prodotto, un evento questo che causerebbe la perdita del premio ricevuto per il particolare tipo di coltivazione.

Attualmente quella che sembra essere la peggiore epidemia di Roya degli ultimi trent’ anni sta avendo risvolti deleteri anche dal punto di vista sociale, basti pensare che in El Salvador quasi 50000 persone hanno perso il lavoro a causa della contrazione di lavoro nelle piantagioni indotto dalla malattia.

In ogni caso il disagio dovuto alla malattia si estende anche alle coltivazioni tradizionali, che, nonostante i trattamenti appositi, risentono dell’ infezione in modo pesante.

Per quanto concerne i prezzi stiamo assistendo ad una sorta di lateralizzazione dei prezzi, che si attestano a ridosso di una forte area di supporto; non dimentichiamo tuttavia che il prodotto si presenta sempre nervoso e sensibile alle news in arrivo a mercato, con gli enti preposti che iniziano a valutare la possibile produzione della prossima stagione, sono quindi presenti tutti i fattori per assistere ad escursioni di prezzo importanti.



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