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Trump cinguetta, il Petrolio vola, la Russia nega e i sauditi…
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La Redazione Articolo pubblicato il 03/04/2020 08:00:00
“Un taglio da 10 o 15 milioni di barili giornalieri non vedrà mai la luce e, sempre per quanto concerne la produzione, ricordiamo che la Russia ha pozzi molto vecchi e non possono assolutamente agire con la stessa rapidità dei sauditi” (Tariq Zahir, gestore presso Tyche Capital Advisors).

 

Nella sessione di ieri il petrolio è letteralmente schizzato alle stelle dopo le dichiarazioni di Donald Trump in merito ad una possibile riduzione dell’output in accordo con Russia ed Arabia Saudita: con grande sicurezza - forse troppa - il presidente a stelle e strisce ha parlato di ingenti riduzioni dell’output, ed il mercato, desideroso di uno stimolo degno di nota, ha reagito con una cavalcata rialzista che ha condotto il WTI a guadagnare ben oltre il 30% con un massimo intraday a quota 27,39 dollari per barile prima di terminare gli scambi a ridosso dei 25 dollari per barile (+23.5%).

Grafico WTI by Tradingview

Di fatto la chiarezza non è stata affatto una caratteristica di queste ultime dichiarazioni di mr. President: nel dettaglio Trump ha accennato ad una riduzione di 10 - 15 milioni di barili, ma non è stato specificato, ad esempio, se si tratta di una riduzione giornaliera o meno, e proprio questo ha causato una ondata di dichiarazioni all’insegna dello scetticismo (ad esempio fonti interne all’amministrazione Trump hanno dichiarato ai giornalisti di Bloomberg che non era del tutto chiaro a cosa il presidente facesse riferimento e che i numeri da egli dichiarati potrebbero non essere del tutto attendibili).

L’interlocutore diretto di Trump sarebbe stato il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, il quale avrebbe a sua volta contattato il premier russo Vladimir Putin, ma qui si apre il primo dibattito sui cinguettii del tycoon, in quanto il primo tweet parlava di un taglio di 10 milioni di barili che, appena un’ora dopo, erano già diventati 15 milioni… 

 

Il giallo a stelle e strisce

Da tempo si parla anche di un taglio alla produzione da parte degli Stati Uniti, e questo ha destato particolare scalpore… Nello scetticismo dilagante, tuttavia, si nota un elemento che potrebbe lasciar pensare a qualche movimento in questo senso, e questo elemento è la discesa in campo della Texas Railroad Commission - regolatore del mercato petrolifero locale - che, in una mossa più unica che rara, ha parlato di una contrazione della produzione globale di greggio di 10 milioni di barili giornalieri con il ministro dell’energia russo Alexander Novak (nei prossimi giorni sempre la Texas Railroad Commission dovrebbe contattare il ministro dell’energia saudita).

 

A seguire - Non fidatevi: non se ne farà nulla!


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