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Tassi di interesse USA: tutti i dubbi della Fed



Carlo Vallotto Articolo pubblicato il 07/05/2015 11:00:28


Le dimensioni della diminuzione della crescita dell’economia a Stelle e Strisce nel primo trimestre, ha lasciato un po’ di amaro in bocca a tutti gli investitori e trader che si aspettavano un dato almeno leggermente superiore. Ma tant’è che con una lettura del PIL pari a +0.2% (dato annualizzato), la produzione economica non ha mostrato cambiamenti sostanziali rispetto al trimestre precedente, frenata soprattutto dal rallentamento delle esportazioni nette e dal contributo negativo inaspettatamente elevato alla crescita degli investimenti per impianti e attrezzature.

 

In frenata anche le spese private che hanno tolto ulteriore solidità alla crescita Usa. Ha stupito anche la massiccia costituzione di scorte, senza la quale la crescita trimestrale sarebbe stata negativa.  E un aumento inferiore nel primo trimestre si rispecchia anche nella stima della Fed, che nella sua attuale stima della situazione, oltre a  esportazioni in discesa, la Banca Centrale Americana ha sottolineato anche i deludenti investimenti aziendali.

 

Ma nonostante questa nuova visione economica, le previsioni di crescita di medio termine vengono tuttavia ancora identificate come positive. La Fed infatti ritiene che la debolezza congiunturale sia solo transitoria e lascia pertanto aperta l'opzione di un aumento dei tassi nella vicina riunione di giugno: nell’ultimo comunicato non c’è garanzia che nella prossima riunione un aumento dei tassi sarà improbabile.

 

Ma una stretta monetaria nel breve periodo, rimane comunque un’ipotesi al momento difficile da credere possibile: il board vuole aspettare segnali di un chiaro consolidamento della ripresa prima di procedere all'aumento dei tassi in settembre. Allo stato attuale i dati congiunturali sono ancora piuttosto disomogenei. E un rialzo dei tassi  a giugno, potrebbe quindi essere prematuro. Vedi anche Usa, il dollaro forte frena la ripresa



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