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Speciale Petrolio: nessuno si fida dei sauditi!
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La Redazione Articolo pubblicato il 23/05/2019 08:00:12
I sauditi sembrano particolarmente decisi, ma i produttori OPEC+ hanno la memoria lunga e non si fidano di al Falih…

 

Alla fine la solfa è sempre la stessa, se si parla di Petrolio: i prezzi sono alti, possono salire ancora, lo fanno e poi… crollano! Crollano sotto il peso di una richiesta debole, per esigenze politiche, e così via…

Per meglio comprendere quanto affermato appena sopra, dobbiamo tornare indietro a poco più di un anno fa: a quell’epoca la OPEC+ si riuniva - come pochi giorni fa - nella città saudita di Jeddah, ed il ministro dell’energia saudita Khalid al Falih sosteneva a gran voce la necessità di “stringere “ il mercato… esattamente come ha fatto nel recente meeting OPEC+.

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Era il mese di aprile 2018 quando un infervorato al Falih spiegava ai produttori presenti che: “… in passato abbiamo visto prezzi del Petrolio più alti, anche il doppio rispetto a quelli attuali”.

Ad aprile 2018 il Brent scambiava a ridosso dei 73 dollari per barile e la situazione era decisamente simile a quella attuale, con il ministro saudita che ha inviato ai produttori lo stesso messaggio, semplicemente questa volta ha evitato di tirare in ballo i prezzi, ma leggendo tra le righe si comprende che il Petrolio potrebbe agevolmente salire ancora senza creare problemi.

Gli operatori di settore, tuttavia, devono affrontare una serie di sfide: la situazione dell’Iran, quella del Venezuela, ma questi stessi operatori di settore, nel vagliare le parole di al Falih, si ricordano molto bene cosa accadde un anno fa: la pressione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del premier russo Vladimir Putin divenne insostenibile, ed il ministro dell’energia saudita ci mise ben poco a fare marcia indietro, ammettendo che i prezzi erano saliti troppo e pianificando un amento della produzione da ufficializzare poi nel meeting di metà anno, a giugno.

 

Cosa sta accadendo

Oggi i funzionari sauditi affermano che lo scenario è diverso, ma gli investitori non si fidano e temono le reazioni del Regno.  Nel primo quadrimestre i prezzi del barile hanno messo a segno importanti guadagni andando a lambire i 75 dollari per barile guidati dal collasso della produzione in Venezuela e dalla guerra senza quartiere che gli USA stanno conducendo contro le esportazioni di greggio dell’Iran, ma da, da allora, il rally ha subito una battuta d’arresto.

“È chiaro che i sauditi vogliono proteggere i prezzi del greggio da eventuali ribassi nonostante le preoccupazioni in merito alla produzione di Iran e Venezuela”, commenta Amrita Sen dagli uffici di Energy Aspects, ma, come l’anno scorso, la Russia sta già segnalando un’inversione di marcia.

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Oltre a quanto spiegato nell’articolo disponibile nell’articolo indicato, non dobbiamo dimenticare che anche il premier russo Vladimir Putin potrebbe voler dire la sua: nel 2018, durante il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF), affermò che la Russia non era interessata ad un aumento senza fine del prezzo dell’energia e del Petrolio, ragion per cui potremmo attenderci dichiarazioni in merito in occasione dello SPIEF di quest’anno, che si terrà dal 6 all’8 giugno nella città russa.

La Russia, ora come ora, sembra a suo agio anche con prezzi inferiori a quelli attuali (circa 60 dollari per barile), e questo evidenzia una certa contrapposizione con i sauditi, che preferirebbero quotazioni a ridosso degli 80 dollari per barile.

 

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