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Speciale Mais. la Cina pronta a diventare il primo acquirente mondiale
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La Redazione Articolo pubblicato il 15/09/2020 12:00:00
L'aumento delle spedizioni ha scatenato la speculazione che la Cina potrebbe diventare cronicamente dipendente dal mercato mondiale, per le grandi forniture, praticamente lo stesso che accadde con la soia, un mercato dove la Cina pesa per oltre il 60% delle importazioni globali.

 

Le condizioni climatiche che attingono le coltivazioni di mais della Cina non possono certo definirsi ottimali, anzi: sono un vero disastro che potrebbe peggiorare ulteriormente con l’arrivo di un nuovo tifone di elevata intensità.

“Non possiamo fare nulla - spiega un coltivatore della provincia nord orientale dell’Heilongjiang intervistato dai giornalisti di Bloomberg - è già successo nel 2016: la pioggia è arrivata nel momento sbagliato ed ha distrutto il raccolto.  Sarebbe dovuta cadere 40 giorni prima, allora sarebbe stata, al contrario, d’aiuto”.

Le principali aree di coltivazione di mais e soia nel nord est della Cina sono state colpite da ben tre tifoni in meno di due settimane, eventi che si sono tradotti nell’allagamento di numerosi campi e nell’impossibilità di trasportare il prodotto.

Grafico Mais by Tradingview

Il raccolto di mais nel principale produttore mondiale dopo gli Stati Uniti viene seguito da vicino mentre la domanda di mangimi per suini e pollame si espande e le riserve statali diminuiscono, spingendo i prezzi locali ai livelli più elevati in cinque anni. 

“Gli acquisti dagli Stati Uniti e dall'Ucraina superano già i 10 milioni di tonnellate e potrebbero raggiungere i 20 milioni di tonnellate se i prezzi statunitensi rimanessero competitivi, e questo  renderebbe la Cina il più grande importatore su base mondiale” (dichiarazione rilasciata Feng Lichen, capo analista presso il portale www.yumi.com.cn.).

 

La dipendenza dalle importazioni è un rischio

La tornata di acquisti sta aiutando Pechino a rispettare gli impegni presi con la firma dell’accordo commerciale Fase1 con gli Stati Uniti.  Il mais importato, per lo più da parte di società statali, è stato rivenduto con un forte sconto rispetto al prezzo locale agli stabilimenti nel sud della nazione che producono mangimi animali.

L'aumento delle spedizioni ha scatenato la speculazione che la Cina potrebbe diventare cronicamente dipendente dal mercato mondiale, per le grandi forniture, praticamente lo stesso che accadde con la soia, un mercato dove la Cina pesa per oltre il 60% delle importazioni globali.

 

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