I produttori di petrolio sono avvisati: in prima battuta l’incertezza derivante dalla diatriba tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sembrava potersi tradurre in un rialzo delle quotazioni ma, ora, più di un analista vede la situazione in modo diametralmente opposto.
Dopo il fallimento dell’ultimo meeting OPEC+, si pensava che il pericolo reale fosse una carenza di greggio, mentre adesso si paventa la possibilità dell’assenza di un accordo a lungo termine che potrebbe trasformarsi in una nuova guerra dei prezzi: sostanzialmente, la narrativa ribassista pare prendere piede.
Arabia Saudita e Russia, leader della OPEC+, avevano studiato una strategia che prevedeva un aumento della produzione di petrolio di 400000 barili giornalieri e, in aggiunta, l’accordo di fondo sarebbe stato esteso sino a tutto il 2022.
Sulla prima parte della strategia non vi sono stati particolari dissapori, mentre la seconda parte, ovvero l’estensione dell’accordo, ha incontrato una forte opposizione da parte degli Emirati Arabi Uniti.
Gli Emirati hanno rifiutato di aderire all’estensione dell’accordo generale sottolineando la necessità di una revisione delle quote di produzione che, a loro dire, sarebbero eccessivamente penalizzanti; alla resistenza degli Emirati l’Arabia Saudita ha risposto mantenendo ferma la posizione iniziale che prevede la presenza delle due condizioni (aumento della produzione ed estensione dell’accordo a tutto il 2022) per il raggiungimento di un accordo definitivo.
La diatriba tra i due produttori del Golfo si è tradotta ben presto in un rialzo del prezzo del petrolio che, in breve tempo, si è portato ai livelli più elevati dal 2014.

L’allentamento delle restrizioni ha indotto un netto aumento della domanda di petrolio e, a questo proposito, la International Energy Agency prevede che tra il secondo ed il terzo trimestre 2021 il consumo globale di petrolio aumenterà di 3,1 milioni di barili giornalieri con ulteriori 1,35 milioni che si aggiungeranno nel quarto trimestre.
In questo momento il timore è che senza un accordo e con la necessità di maggiori volumi di greggio i produttori aumentino l’output a loro piacimento con un conseguente crollo dei prezzi: un “liberi tutti” non gioverebbe a nessuno, ma è esattamente il rischio che stiamo correndo in questo delicato momento di mercato.
La ripresa dei prezzi, quest’anno, è stata sostenuta dalla straordinaria coesione dell'OPEC+. Uno dei punti di forza dell'accordo è stata la sua credibilità, con il gruppo che si incontrava frequentemente per adeguare gli obiettivi a una ripresa inizialmente più lenta del previsto: ora questo elemento sta venendo a mancare ed il rischio è quello di lasciare il mercato in balia della speculazione.
Fonte Bloomberg