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Petrolio: rallentano le estrazioni shale



La Redazione Articolo pubblicato il 15/09/2020 18:00:00
“Esploratori e perforatori non stanno mantenendo i risultati passati, in termini di fracking e, se l’efficienza dovesse diminuire ulteriormente, allora in futuro aumenterebbe la pressione sulla produzione di shale oil” (Daniel Cruise, fondatore di Coras Research).

 

I fracker hanno ridotto in modo marcato la sabbia iniettata nei pozzi shale per la prima volta in quasi tre anni, con gli esploratori che si adeguano al crollo della domanda e dei prezzi del petrolio, che hanno raggiunto un livello estremamente contenuto a causa della pandemia di coronavirus.

Gli esploratori shale stanno pompando una media di circa 2,9 milioni di libbre di sabbia al giorno, segnalando al mercato il primo rallentamento delle operazioni dal 2017 ad oggi.

La sabbia iniettata per pozzo è una misura chiave per valutare l’efficienza delle operazioni di fracking, in quanto una maggior quantità di sabbia, tradizionalmente, si traduce in numero più elevato di fessure che consentono al greggio di fluire.

“Esploratori e perforatori non stanno mantenendo i risultati passati, in termini di fracking e, se l’efficienza dovesse diminuire ulteriormente, allora in futuro aumenterebbe la pressione sulla produzione di shale oil” (Daniel Cruise, fondatore di Coras Research).

I frackers sono tra gli operatori di settore maggiormente colpiti dalla crisi indotta dalla pandemia di coronavirus, tanto che operatori del calibro di Schlumberger ed Halliburton stanno rivolgendo la loro attenzione al di fuori del Nord America, con l'aspettativa che le vendite internazionali costituiscano una parte maggiore della loro attività in futuro.

A metà maggio il personale dedicato alle operazioni di fracking ha registrato il minimo storico con appena 100 squadre al lavoro, ma, da allora, altra 40 squadre sono tornate in attività, principalmente nel Permian Basin, tra Texas e New Mexico.

 

Fonte Bloomberg

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