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Petrolio: la realtà è peggio di quanto possiamo pensare
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La Redazione Articolo pubblicato il 26/03/2020 08:00:00
“Il mercato fisico è in sofferenza, è c’è ancora molto dolore all’orizzonte, perché il vero impatto dell’eccesso di offerta diverrà visibile solamente tra un paio di settimane” (Torbjorn Tornqvist, co-fondatore di Gunvor Group).

 

Brent, WTI… Il diffondersi del coronavirus ha abbattuto il prezzo dei benchmark di riferimento causandone un crollo di circa il 60%, ma questa è solamente la punta dell’iceberg, in quanto i produttori devono affrontare una crisi ancor peggiore, ovvero quella che attinge i prezzi reali, che, come ormai avrete intuito, sono ancor minori rispetto a quelli dei benchmark: più precisamente, alcuni gradi scambiano addirittura ad 8 dollari per barile!

“Il mercato fisico è in sofferenza, è c’è ancora molto dolore all’orizzonte, perché il vero impatto dell’eccesso di offerta diverrà visibile solamente tra un paio di settimane” (Torbjorn Tornqvist, co-fondatore di Gunvor Group).

Nel mercato fisico, il petrolio viene scambiato a sconto od a premio rispetto ai benchmark di riferimento a seconda del bilancio di domanda ed offerta, ma quanto sta accadendo rappresenta qualcosa di sconosciuto ai mercati, con gli sconti che hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni.

La Nigeria, il più grande produttore di petrolio in Africa, sta vendendo il suo prodotto di punta (Qua Iboe, vedi grafico sopra) con uno sconto di 3,1 dollari per barile rispetto al Brent: tale sconto è il maggiore degli ultimi vent’anni, ma gli esempi sono molti. e, tra questi, troviamo anche la Colombia, che sta vendendo il grado Vasconia con uno sconto di oltre 7,7 dollari rispetto al Brent.

A determinare questa situazione è il continuo indebolirsi della domanda, con il consumo che, secondo gli analisti di Vitol Group, è sceso di 20 milioni di barili giornalieri a causa delle misure implementate dai governi al fine di contrastare la diffusione del coronavirus.

“La domanda è assente, ed in alcune aree del mondo la situazione è drammatica” (Mike Wirth, CEO di Chevron).

Paesi come Italia e Francia hanno ridotto di un terzo il consumo di carburanti, e questo costringe le raffinerie ad elaborare quantità inferiori di greggio: a questo proposito possiamo citare Phillips 66, i cui vertici hanno dichiarato che il tasso operativo dell’azienda è ai livelli minimi (Phillips 66 è la undicesima maggior raffineria mondiale per capacità di elaborazione).

 

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