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Petrolio: la grande bugia dei sauditi
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La Redazione Articolo pubblicato il 19/08/2019 08:00:18
L’Arabia Saudita ha promesso ai mercati che farà di tutto per sostenere il mercato petrolifero, ma questa promessa non la manterranno mai…

 

L’Arabia Saudita farà di tutto per sostenere il mercato petrolifero: questo è quanto il Regno ha promesso ai mercati, questo è quello che vogliono farci credere, ma, in realtà, le cose non stanno così, e per rendercene conto basta dare una semplice occhiata ai listini.  Da quando un funzionario saudita ha dichiarato che Riyadh non è disposta a tollerare ulteriori crolli delle quotazioni - quando il prezzo del petrolio è sceso ai livelli più bassi in sette mesi - gli articoli delle testate di settore si sono letteralmente sprecati, e non poteva essere diversamente, viste continue comunicazioni in arrivo dal Regno che vedevano l’Arabia Saudita intenta a contattare gli altri membri OPEC+ per discutere una eventuale strategia di azione, ma, alla fine cos’è successo? La risposta è… Nulla! Alla fine non è successo nulla ed i prezzi del barile, su per giù, sono ancora a ridosso dei livelli precedenti.

La Russia, del resto, non è che si sia prodigata nel tentare di sostenere il mercato, e non dimentichiamo che Mosca riveste un ruolo importantissimo all’interno del gruppo OPEC+, in quanto si propone come il “rappresentante chiave” dei produttori extra OPEC; il ministero dell’energia russo si è limitato ad affermare che “… è assolutamente importante agire in modo responsabile dando al mercato solamente il greggio necessario”, e questo potrebbe indurvi a credere che il Cremlino è pronto a mostrarsi pienamente conforme ai tagli alla produzione implementati a gennaio ed estesi a marzo 2019, ma pensare questo sarebbe un errore: ad agosto, secondo Interfax, la Russia ha pompato 11,32 milioni di barili giornalieri di petrolio, ovvero 180000 barili giornalieri in più rispetto a luglio, nonché volume nettamente superiore agli 11,9 milioni di barili giornalieri che rappresentano il tetto produttivo massimo imposto dagli accordi di Vienna… Però, si potrebbe obiettare, nei tre mesi fino a luglio la produzione di petrolio della Russia è stata addirittura inferiore al limite richiesto per rispettare gli impegni presi… Benissimo, questo è vero, ma la contrazione dell’output non è frutto di un forte impegno in tal senso da parte dei produttori di Mosca, ma, molto più semplicemente, è il risultato della ben nota contaminazione del greggio transitante nell’oleodotto di Druzhba…

Mosca, in effetti, potrebbe avere una maggior resistenza, rispetto a Riyadh, ai prezzi del petrolio bassi, in quanto le sanzioni USA contro Iran e Venezuela hanno contribuito ad aumentare le entrate petrolifere della nazione (di questo parleremo in un articolo dedicato che verrà pubblicato martedì 20 agosto 2019), ragion per cui potrebbe non esserci tutto questo interesse verso un intervento immediato, ma gli altri partner OPEC dell’Arabia Saudita? L’Iraq, il secondo maggior produttore del Cartello, non sembra impegnarsi più di tanto, ed i dati in arrivo a mercato mostrano un aumento ai livelli più elevati in tre mesi delle esportazioni di petrolio (dati aggiornati a metà agosto) ed anche i flussi dall’Africa occidentale si mostrano sostenuti.

 

A seguire - Il Regno balla da solo? Forse no…


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