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Petrolio: l’importanza di chiamarsi… Hormuz!
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La Redazione Articolo pubblicato il 08/07/2018 10:00:11
Lo stretto di Hormuz è la più importante arteria petrolifera mondiale: se non sapete il perché allora dovete assolutamente leggere questo articolo…

 

L’editoriale di giovedì mattina, dedicato interamente all’Iran, ha suscitato scalpore tra i lettori e nei canali social sono scaturite interessanti discussioni: in questo articolo approfondiremo la questione relativa allo stretto di Hormuz e, nel dettaglio, vedremo perché può essere considerato l’arteria petrolifera più importante del mondo.

Un terzo del Petrolio estratto offshore lo attraversa ogni giorno, collega i produttori di greggio del Medio Oriente con i mercati chiave in Asia, Europa, Nord America ed altri ancora: è lo stretto di Hormuz.

Questa settimana un comandante dei Guardiani della Rivoluzione (Iran) ha minacciato un blocco dello stretto da parte di Teheran in risposta alla reimposizione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti: questo può stupirci, ma sappiate che l’arteria petrolifera in oggetto ormai da decenni è al centro delle tensioni che scaturiscono nella regione e non è nemmeno la prima volta che Teheran minaccia un intervento di questo tipo.

 

Lo stretto di Hormuz: che cos’è

Lo stretto di Hormuz è un corso d’acqua che separa Iran ed Oman e che collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman ed il Mare Arabico; nel suo punto più stretto ha una larghezza di 21 miglia con il tratto di navigazione connotato da un’ampiezza di due miglia in entrambe le direzioni.

 

Perché e così importante

  • La Energy Information Administration stima che nel 2016 siano transitati nello stretto 18,5 milioni di barili giornalieri di Petrolio: si tratta di un aumento del 9% dei flussi rispetto al 2015 che pesa per il 30% del totale di idrocarburi ed altri liquidi trasportati via mare nel corso dell’intero anno.
  • Nel 2017 il flusso complessivo attraverso lo stretto è stato quantificato in 17,2 milioni di barili giornalieri, mentre ben 17,4 milioni di barili giornalieri nel solo primo semestre 2018 (fonte Vortexa).
  • Attraverso lo stretto passa la maggior parte del greggio esportato da Arabia Saudita, Iran, Emirati, Kuwait ed Iraq ed inoltre è anche il principale punto di transito della maggior parte dell’LNG esportato dal Qatar.
  • Durante la guerra tra Iran e Iraq (1980-1988) le due parti in causa tentarono di azzerare le esportazioni di greggio del nemico: questa vicenda è nota alla cronaca come la “Tanker War”.
  • La quinta flotta degli Stati Uniti (U.S. Fifth Fleet) è di stanza in Bahrain ed ha il compito di proteggere le navi commerciali che transitano nell’area.
  • I tecnici di Petromatrix, che tengono traccia delle portaerei USA nella regione, riferiscono che al momento non vi sono vascelli nel Golfo Persico ed aggiungono che il vettore che avrebbe potuto fare una breve traversata nel Golfo attraverso il Mediterraneo orientale ha invertito la rotta per tornare nell’atlantico.
  • Durante l’amministrazione Bush da uno a due vascelli erano presenti nel Golfo Arabo; durante l’amministrazione Obama vi sono stati brevi periodi in cui la tratta marina era sguarnita, ma principalmente questo si verificava durante i negoziati con Teheran.

 

Pipeline alternative

Emirati ed Arabia Saudita hanno tentato di trovare alternative valide all’utilizzo dello stretto: la tabella appena sopra mostra i progetti dedicati (fonte EIA).

 

A seguire - La tensione nello stretto

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