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Petrolio: l’OPEC non ha più un problema. Ora ne ha due!
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La Redazione Articolo pubblicato il 10/02/2020 10:00:00
La OPEC+ sta attraversando quello che potremmo definire il momento più difficile della storia triennale del gruppo misto di produttori...

 

La OPEC+ (il gruppo misto composto da produttori OPEC e dai loro alleati esterni) e la Russia potrebbero essere in vista di un accordo sulla strategia da implementare al fine di combattere gli effetti nefasti del coronavirus cinese, ma, come si suol dire, i problemi non arrivano mai da soli, ed infatti, puntuale, fa la sua comparsa un nuovo elemento di disturbo: la Libia.

Il coronavirus e le sue ripercussioni sulla richiesta di greggio hanno catalizzato l’attenzione degli operatori di settore, e, probabilmente, altri elementi di indubbia importanza sono stati trascurati: nel caos diffusosi nelle passate settimane, è stato trascurato un elemento fondamentale, ovvero che il surplus mondiale di greggio avrebbe potuto essere ben peggiore nel caso in cui la Libia avesse mandato a mercato la sua produzione, cosa che non accadeva a causa dei conflitti interni che hanno bloccato la produzione e le esportazioni.

In questo contesto, con il raggiungimento di un accordo di pace in terra libica, l’impatto dei tagli alla produzione OPEC+ risulterebbe sensibilmente attenuato, e questo trasformerebbe quella che per il Cartello ed i suoi alleati è una sfida particolarmente difficile da superare in un ostacolo potenzialmente insormontabile.

La OPEC+ sta attraversando quello che potremmo definire il momento più difficile della storia triennale del gruppo misto di produttori: il coronavirus ha colpito la domanda di petrolio direttamente al cuore, e questo si è tradotto in un tracollo delle quotazioni del barile che, sulla piazza di New York, è sceso al di sotto dei 50 dollari per la prima volta in oltre un anno e, se i prezzi non si riprenderanno, la situazione attingerà in modo negativo i bilanci di numerose nazioni, tra cui Arabia Saudita e Kazakhstan.

L’Arabia Saudita ha sollecitato un incontro di emergenza al fine di discutere ed approvare un approfondimento dei tagli alla produzione, ma questa opzione trova alcuni oppositori, il più importante dei quali può essere identificato nella Russia, che sin da subito si è mostrata particolarmente restia ad un intervento di questo tipo; non dimentichiamo, inoltre, che i tagli alla produzione attualmente in vigore al fine di contrastare la forte produzione shale statunitense hanno già raggiunto i 2,1 milioni di barili giornalieri.

 

A seguire - La promessa di Novak



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