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Petrolio: i produttori vogliono i tagli!
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La Redazione Articolo pubblicato il 06/04/2020 04:30:00
Sostanzialmente si tratta di una lotta - di ego - tra Vladimir Putin ed il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e Donald Trump sta a guardare tentando di costringerli a fare un accordo senza impegnarsi più di tanto...

 

Il crollo delle quotazioni del petrolio sta avendo  un impatto a dir poco deleterio sulle casse dei principali produttori di greggio, e per arginare questa emorragia i produttori OPEC+ invocano a gran voce un taglio alla produzione, proprio mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta tenendo una serie di colloqui con i rappresentanti dell’industria americana di settore.

A parlare di un’azione congiunta atta a ridurre la produzione di greggio è stato per primo Donald Trump e, dopo una serie di no comment, anche il premier russo Vladimir Putin - durante un colloquio con i vertici delle compagnie petrolifere russe - ha spiegato che una riduzione complessiva di 10 milioni di barili rispetto al primo trimestre è un’opzione da tenere in considerazione; i 10 milioni di barili sono già stati citati da Trump e, contrariamente a quanto era dato sapere nella giornata di giovedì 2 aprile, il premier russo ha affermato di essere in contatto con il governo dell’Arabia Saudita e con gli stessi Stati Uniti.

Grafico WTI by Tradingview

Un meeting OPEC+ era stato programmato in fretta e furia per la giornata odierna, anche se è stato quasi immediatamente rimandato, mentre l’impatto del coronavirus continua a ridurre la domanda globale di greggio di circa il 33%; minacciati, sempre dal diffondersi del virus, milioni di posti lavoro ed anche i bilanci e la stabilità politica delle nazioni legate a filo doppio alle esportazioni di oro nero.

Gli ostacoli di certo non mancano: agire in questo momento richiederebbe un’azione diplomatica snella e complessa al tempo stesso in un momento in cui il principale nemico dei governi è il coronavirus e, inoltre, Donald Trump ha richiesto i tagli, ma nulla assicura che gli USA si uniranno alla contrazione produttiva.

Un accordo che dovesse coinvolgere anche gli USA sarebbe un evento di portata storica: l’OPEC gestisce l’offerta di petrolio dal 1960, ma la rivoluzione shale ha ridotto notevolmente la capacità d’azione del Cartello  trasformando gli Stati Uniti da grandi importatori a grandi produttori.  

 

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