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Petrolio: i prezzi scenderanno, perché…
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La Redazione Articolo pubblicato il 28/07/2020 08:00:00
A far pressione sui prezzi, tuttavia, non è solamente l’aumento dell’offerta, ma anche la domanda, in quanto la tanto attesa ripresa tarda a palesarsi a mercato.

 

I prezzi del petrolio sono destinati a cedere terreno? Molto probabilmente si…

Le quotazioni del Brent, rispetto ai minimi di aprile, hanno guadagnato oltre il 120% ed ora si attestano al di sopra dei 40 dollari per barile, ma questo trend potrebbe non durare a lungo, in un contesto connotato da un’offerta in aumento a cui fa da contraltare una richiesta a dir poco incerta.

La OPEC+ inizierà, nel mese di agosto, ad allentare i tagli alla produzione, e questo andrà a a pesare in un mercato che già evidenzia un aumento dell’output da parte degli Stati Uniti, anche se parte dell’aumento della produzione OPEC+ verrà compensato - sempre che mantengano la parola data - da tagli aggiuntivi da parte di quei produttori mostratisi poco conformi nei mesi passati.

Secondo il ministro dell’energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, la maggior parte del greggio extra prodotto dall’Arabia Saudita non raggiungerà il mercato globale in quanto sarà utilizzato per soddisfare la richiesta interna che, tradizionalmente, aumenta proprio in questo periodo dell’anno a causa del caldo torrido.

In ogni caso, come abbiamo visto in precedenza, l’Arabia Saudita (leggi OPEC+) non è l’unico problema per il prezzo del petrolio, in quanto anche gli USA stanno aumentando nuovamente il loro output di greggio: i dati diffusi nella passata ottava dalla Energy Information Administration hanno mostrato il primo incremento settimanale della produzione (dati revisionati in base all’impatto della tempesta tropicale Cristobal che ha attinto il Golfo del Messico nel mese di giugno eliminando brevemente dal mercato circa 500000 barili giornalieri di petrolio).

A tornare in attività è anche il settore shale a stelle e strisce, che timidamente torna ad effettuare nuove perforazioni e riattiva i pozzi resi inattivi durante la pandemia di COVID 19 (il numero di pozzi soggetti a fracking, nel mese di luglio, dovrebbe mostrare il primo incremento su base mensile del 2020, fonte Rystad Energy), ed anche i produttori canadesi operativi nel settore delle sabbie bituminose, seppur ad un ritmo nettamente inferiore a quello dei loro colleghi negli USA, stanno incrementando l’output di oro nero.

A far pressione sui prezzi, tuttavia, non è solamente l’aumento dell’offerta, ma anche la domanda, in quanto la tanto attesa ripresa tarda a palesarsi a mercato.

 

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