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Petrolio: gli Emirati sono i nuovi criminali dell’OPEC
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La Redazione Articolo pubblicato il 15/09/2020 08:00:00
"Il mercato ha iniziato a perdere fiducia nella ripresa, quindi le notizie ribassiste sono amplificate e le notizie rialziste sono in qualche modo ignorate - spiega Tamas Varga, analista presso PVM Oil Associates - la OPEC dovrà agire in modo coordinato, altrimenti questo mercato rimarrà depresso".

 

Proprio mentre la OPEC stava tirando un sospiro di sollievo in merito alle violazioni degli accordi sulla produzione, ecco che i vecchi nemici sono stati rimpiazzati da un nuovo protagonista, e che protagonista, perché stiamo parlando degli Emirati Arabi Uniti, che si sono appropriati, all’interno del gruppo di produttori, del titolo di fuorilegge.

Gli Emirati, tradizionalmente fedeli alleati dei sauditi, hanno superato il tetto massimo relativo alla produzione di petrolio, e questo sia nel mese di luglio che in quello di agosto.

Ora, molti operatori di settore stanno prendendo in considerazione la possibilità che l’eccesso di offerta prodotto dallo stato del Golfo potrebbe essere superiore a quanto previsto in prima battuta, e questo ha senza dubbio contribuito al crollo delle quotazioni del Brent che, recentemente, hanno toccato i livelli più bassi in due mesi.

Il segnale più forte a proposito della presenza di un’anomalia è stato fornito dalla International Energy Agency nel mese passato, quando i tecnici dell’agenzia hanno quantificato la produzione di petrolio degli Emirati in 3 milioni di barili giornalieri nel mese di luglio (ancor più elevata sarebbe la produzione nel mese di agosto).

La società di ricerca Kpler SAS ha anche affermato che le esportazioni del paese sono superiori ai dati ufficiali, mentre i dati sulle navi cisterna esaminati da Bloomberg mostrano che il paese ha spedito circa 2,9 milioni di barili al giorno di petrolio il mese scorso.

I volumi indicati appena sopra sono significativamente superiori rispetto ai dati ufficiali forniti dal ministro dell’energia degli Emirati, Suhail Al Mazrouei, che parla di 2,693 milioni di barili giornalieri, un volume anch’esso superiore, seppur di soli 100000 barili giornalieri, al tetto massimo previsto dagli accordi OPEC+.

Sia il ministero competente che la controllata petrolifera statale Abu Dhabi National Oil Co. hanno rifiutato di rilasciare commenti in merito alla questione, anche se l’azienda statale ha promesso di intensificare in modo significativo i tagli alle esportazioni in ottobre.

 

Perdita di fiducia

Calcolare la produzione di petrolio di una nazione basandosi sui dati relativi alle esportazioni non può certo dirsi una scienza esatta, in fin dei conti il tasso operativo delle raffinerie può variare da un mese all’altro, il petrolio può provenire dai siti di stoccaggio e non dall’attività di estrazione, le esportazioni potrebbero essere “gonfiate” con la condensa, con quest’ultima che, lo ricordiamo, non è conteggiata nei calcoli relativi alla conformità e, infine, nessuno può dire se i vascelli lasciano i terminal a pieno carico.

Anche a fronte di queste considerazioni, tuttavia, la possibilità che un membro chiave della OPEC stia violando gli accordi sta influenzando l’evoluzione dei prezzi.

 

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