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Petrolio: andrà tutto bene… Questa è una vera fake news!
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Gabriele Picello Articolo pubblicato il 05/05/2020 08:00:00
Van Beurden non è il solo a dire che, in fin dei conti, “non andrà tutto bene” ci sono gli analisti di Citigroup, che non prevedono un consumo di carburante per aerei ai livelli del 2019 fino al 2022, ed il CEO di Boeing, che spiega come il traffico di passeggeri sarà inferiore al 2019 per almeno tre anni…

 

“Andrà tutto bene!”: questa frase ci è stata ripetuta come un mantra… Pensare ad un ritorno alla normalità dopo quanto sta accadendo mi risulta decisamente difficile, e lo stesso se applichiamo il nostro “mantra” al contesto commerciale, finanziario ecc ecc.. E il petrolio? In fin dei conti, chi può sapere quale sarà la nuova condizione di normalità per la domanda di greggio una volta che il COVID 19 diverrà nulla più che un bruttissimo ricordo? A mio avviso, in questo momento nessuno può dirsi certo di conoscere cosa ci riserverà il futuro in questo senso, tuttavia, secondo molti analisti, una cosa è certa: la domanda sarà inferiore a quella del 2019, e sotto a questi livelli permarrà a lungo, per molti anni, e questo si tradurrà in una eccesso di capacità lungo tutta la catena di approvvigionamento che andrà a gravare sui prezzi del barile.

Alcuni elementi potrebbero indicarci che il peggio è alle nostre spalle, ma nulla è sicuro in questo contesto mai visto in precedenza, tanto che alcuni Big Player di settore come Ben van Beurden (CEO di R.D. Shell) ritengono che la richiesta non sarà mai in grado di riprendersi del tutto.

Van Beurden  non  è il solo a dire che, in fin dei conti, “non andrà tutto bene” ci sono gli analisti di Citigroup, che non prevedono un consumo di carburante per aerei ai livelli del 2019 fino al 2022, ed il CEO di Boeing, che spiega come il traffico di passeggeri sarà inferiore al 2019 per almeno tre anni…

Uno studio proposto da Bloomberg, ci propone di pensare ad una contrazione duratura della domanda di 5 milioni di barili giornalieri: non è un volume enorme, si tratta del 5% circa della richiesta globale di greggio nel 2019, e, nel 2020, il mese di aprile è stato connotato da una calo della domanda mondiale di petrolio pari a 35 milioni di barili giornalieri, in un contesto che vede l’intero 2020 oggetto di un calo dei consumi di 10 milioni di barili giornalieri (stima) rispetto al 2019.

Molti di noi tenteranno di tornare alle vecchie abitudini il più rapidamente possibile, ma non tutti, infatti molti potrebbero puntare al lavoro da casa e quindi spostarsi di meno, e lo stesso vale per i viaggi di lavoro, che potrebbero ridursi significativamente.  Questi cambiamenti possono far aumentare il consumo di elettricità, ma smorzano la domanda di carburante, ragion per cui questo farà ben poco per aiutare l'industria petrolifera, che sta sempre più lottando per mantenersi viva in questo settore (la generazione di energia elettrica).

Potremmo, invece, gettarci tutto alle spalle come accadde con la crisi finanziaria? Certo, ma questa pandemia pare molto diversa dalla crisi del 2008 - 2009, in quanto, piaccia o meno, ci ha costretti a rivedere in toto il nostro stile di vita.

L’industria petrolifera, quindi, può sicuramente sopravvivere ad un calo del 5% nella richiesta globale di petrolio, ma prosperare nel nuovo ambiente sarà decisamente complicato.

 

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