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Petrolio, OPEC: la crisi è vicina!
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La Redazione Articolo pubblicato il 06/11/2019 12:00:39
Il Cartello prevede un futuro poco brillante per le sue quote di mercato… Ed è tutta colpa dell’America!

 

I tecnici OPEC hanno rivisto a ribasso le proiezioni relative alla quantità di petrolio che il Cartello dovrà pompare nel corso dei prossimi anni al fine di soddisfare le richieste del mercato, una diretta conseguenza della concorrenza esercitata dagli Stati Uniti che hanno letteralmente sommerso il mercato con una marea di shale oil.

Nel corso dei prossimi quattro anni è previsto un crollo del 7% nella richiesta di greggio OPEC, e le previsioni indicano una media di 32,7 milioni di barili giornalieri nel corso del 2023; questo contesto potrebbe trovare sbocco in due direzioni ben precise, ovvero: un approfondimento dei tagli alla produzione, oppure un aumento senza pari nella competizione tra i produttori OPEC.

L’organizzazione ha ridotto le stime relative alla richiesta di greggio del Cartello in ogni anno tra il 2019 ed il 2023 per una media di circa 5 milioni di barili giornalieri, circa il 16%.  L’OPEC rimane sotto la pressione derivante dall’aumento dell’output di petrolio degli Stati Uniti, con questi ultimi che, grazie allo shale oil, si sono aggiudicati il titolo di maggior produttore globale.

Entro il 2025, la produzione di shale oil degli Stati Uniti aumenterà di oltre il 40% fino a  raggiungere i 17 milioni di barili giornalieri, ovvero 3,1 milioni al giorno in più rispetto a quanto previsto dall'OPEC nel report dell'anno passato, con Il greggio americano che arriverà a pesare per un quinto della produzione giornaliera globale.

La marea nera in arrivo dagli USA, inoltre sarà resa ancor più deleteria - per gli interessi del Gruppo - dalla produzione in arrivo da regioni ove questa era attesa in declino oppure talmente antieconomica da non poter essere sfruttata con profitto (ad esempio il Brasile e la Guyana).

OPEC e produttori alleati (la cosiddetta OPEC+) si riuniranno a Vienna nei primi giorni di dicembre al fine di valutare possibili variazioni nella strategia produttiva: nel dettaglio si discuterà se approfondire o meno i tagli alla produzione, anche se alcuni partner, Russia in testa a tutti, hanno evidenziato una certa cautela in merito ad interventi di questo tipo.

 

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