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Petrolio, Cina: le raffinerie soffrono i 40 dollari!
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La Redazione Articolo pubblicato il 10/07/2020 12:00:00
Le prospettive a breve termine per le teiere non sembrano promettenti, ha affermato la società di consulenza FGE, in quanto nel terzo trimestre le operazioni tendono a ridursi, mentre la richiesta di carburante per aerei particolarmente debole peggiora il surplus di diesel.

 

Le raffinerie di petrolio indipendenti della Cina , che hanno accelerato rapidamente la produzione di carburante lo scorso trimestre quando l'economia si è ripresa dal coronavirus, sono ora destinate a rallentare l'attività in presenza di margini indeboliti.

Secondo un recente sondaggio condotto da Bloomberg, le cosiddette teapots, che rappresentano circa il 25% della capacità di elaborazione di petrolio della Cina, taglieranno i tassi operativi, in ​​questo trimestre, dai livelli record raggiunti in precedenza, in un contesto che vede le scorte elevate ed i prezzi del petrolio in aumento gravare sempre più sui margini ottenibili dai raffinatori; di rilievo anche la risoluzione di alcune importazioni di vecchia data, che congestionano i terminal locali rallentando le acquisizioni.

Le teapots, per la maggior parte con sede nello Shandong, sono state tra le prime raffinerie ad aumentare i tassi operativi, alla fine di febbraio, grazie alla rapida ripresa della richiesta di carburanti della Cina e grazie al recente crollo delle quotazioni del petrolio; sempre le raffinerie hanno tratto beneficio dall’intervento del governo cinese, che ha fissato un prezzo minimo per diesel e benzina equivalente a 40 dollari per barile.

In questo contesto si colloca l’aumento delle quotazioni del Brent che, superando i 40 dollari per barile, ha privato del teapots del vantaggio precedentemente acquisito ponendole in diretta concorrenza con le controparti dell’area in un momento in cui risulta fondamentale abbattere le scorte accumulate nei mesi passati.

Tra luglio ed agosto, le teapots ridurranno il volume elaborato tra 1,9 e 2 milioni di barili giornalieri, contro i 2,3 milioni di barili giornalieri he hanno contraddistinto il mese di maggio (stima fornita dalla società di consulenza FGE).

Nel mercato petrolifero la Cina risulta un player fondamentale, soprattutto negli ultimi mesi, ragion per cui un calo della domanda da quest’area potrà senz’altro influire negativamente sui prezzi del barile, anche se l’impatto sarà mitigato dall’attività delle raffinerie statali, che aumenteranno i tassi operativi al termine del tradizionale periodo di manutenzione.

Le importazioni di petrolio via nave, secondo i dati forniti da Bloomberg, sono aumentate ad 11,6 milioni di barili giornalieri, nel mese di giugno, ovvero il 32% in più rispetto allo stesso mese nel 2019.

 

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