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Oro: potrebbe finire male? Si, perchè la rete non c’è più…
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La Redazione Articolo pubblicato il 03/04/2020 12:00:00
A breve termine, in una crisi, l’oro si rivela prezioso solamente nella misura in cui siamo disposti a venderlo. Tutti i paesi che si trovano ad affrontare carenze di valuta estera, in questo momento, dovrebbero liquidare il metallo, e non aumentare ulteriormente le loro partecipazioni.

 

La corsa dell’oro dovuta alla crisi in atto è destinata a protrarsi nel tempo? Questo è quello che sperano i gold bugs o, più in generale, coloro che hanno acquistato il lingotto sulla scia dell’inasprirsi delle condizioni economiche globali, ma non è affatto detto che questa sia l’unica strada percorribile da parte del metallo giallo, in quanto vi sono numerosi fattori da tenere in considerazione, uno su tutti lo scarso appetito mostrato recentemente dalle banche centrali.

La banca centrale russa, tra i maggiori acquirenti nel corso degli ultimi anni, ha interrotto le acquisizioni di oro, ed anche le banche centrali di Uzbekistan e Kazakhstan hanno diminuito il ritmo degli acquisti: nel mese di gennaio, gli acquirenti istituzionali hanno aggiunto oro alle loro riserve per un volume di sole 67 tonnellate, il più basso da agosto 2018 ad oggi.

Il settore ufficiale, composto dalle banche centrali e da istituzioni come l’IMF, possiede circa il 20% dell’oro estratto e, nel 2019, si è proposto come il maggior acquirente di metallo giallo dopo gli investitori attivi ne settore della gioielleria; nelle due precedenti occasioni in cui il settore ufficiale si è proposto come un venditore netto di oro (negli anni ’90 e nei primi anni 2000) le quotazioni del lingotto sono crollate e, se la storia dovesse ripetersi, allora l’attuale fase di peaking sarebbe destinata ad esaurirsi molto rapidamente.

L’operato degli istituzionali non deve coglierci di sorpresa, in quanto difficilmente si darebbero “allo shopping” in un momento in cui il nervosismo del settore retali sta aumentando il prezzo del metallo giallo sempre più visto nell’ottica di bene rifugio, questo perché le oscillazioni stanno divenendo sempre più intense, e questo comporta una scarsa stabilità.

Per contro potremmo commentare asserendo che la crisi attuale è proprio il tipo di emergenza in grado di far spiccare il valore nel tempo dell’oro, soprattutto per una banca centrale, che potrebbe piazzarlo contro qualsiasi tipo di valuta nel caso in cui la situazione dovesse precipitare, ma in questo senso ci troveremmo ad affrontare due problemi.

A breve termine, in una crisi, l’oro si rivela prezioso solamente nella misura in cui siamo disposti a venderlo.  Tutti i paesi che si trovano ad affrontare carenze di valuta estera, in questo momento, dovrebbero liquidare il metallo, e non aumentare ulteriormente le loro partecipazioni.

Nel lungo periodo, la strategia della Federal Reserve basata su una struttura temporanea che consente alle banche centrali di scambiare le loro disponibilità in Treasury con denaro contante va a corroborare la teoria esposta in precedenza: in un mondo basato sul dollaro, il punto di forza dell’oro è proprio la facilità con cui può essere scambiato con il biglietto verde, ma sino a quando il rendimento dei Treasury non scenderà a zero, questi rappresenteranno un modo sempre più pratico per ottenere cash.

 

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