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Oro: in calo la pressione ribassista



La Redazione Articolo pubblicato il 12/05/2022 12:00:00
Sul fronte geopolitico, l'oro riceverà una spinta da un potenziale divieto dell'UE sulle importazioni di petrolio russo e più banche centrali opteranno per un'allocazione più significativa all'oro come parte delle loro riserve ufficiali

 

Nonostante il momento di mercato non possa certo definirsi positivo, per l’oro, la soglia dei 1800 dollari per oncia si rivela un solido pezzo di supporto per il metallo prezioso: questo è quanto affermano gli analisti di Australia e New Zealand Banking Group (ANZ).

Il mercato dell’oro rimane complicato, nel breve termine, in quanto l’aumento dei Treasury USA ed il dollaro forte ostacolano l’aumento dei prezzi, ma il metallo giallo non dovrà scendere molto prima di raggiungere il suo bottom: “A breve termine il supporto chiave è a 1850 dollari per oncia ed una discesa al di sotto di tale livello comporterebbe il raggiungimento di 1800 dollari per oncia - spiegano gli analisti di ANZ - la politica monetaria aggressiva, il dollaro forte e l’aumento dei rendimenti sono fattori chiave, per il prezzo dell’oro”.

La preoccupazione nel breve termine è la volatilità del mercato innescata dai timori che la Federal Reserve non sarà in grado di controllare l’inflazione, una condizione che si tradurrà in rialzi dei tassi aggressivi e possibile recessione; ANZ prevede aumenti dei tassi di mezzo punto a giugno e luglio, con un tasso pari al 3,75% entro la metà del 2023: “… le preoccupazioni per la crescita economica globale, alimentate dall'inflazione sostenuta e dall'aumento dei rischi geopolitici, dovrebbero proteggere in qualche modo il prezzo dell'oro. Ci aspettiamo che l’oro trovi supporto a 1850 dollari per oncia con un potenziale rialzista fino a 1950 dollari per oncia.  In senso opposto, crediamo che, una volta raggiunti i 1850 dollari, il potenziale ribassista sia limitato” (dichiarazione rilasciata dagli analisti di ANZ).

Grafico Oro by Tradingview

Molto più flessibile il potenziale rialzista, con i prezzi che, superati i 1930 dollari per oncia, potrebbero tentare un allungo verso i 2050 dollari: “Vediamo la formazione di un cuneo discendente a partire dall'inizio di marzo, il che suggerisce che lo slancio ribassista sta svanendo. I prezzi hanno raggiunto un limite inferiore di 1830 dollari per oncia e prevediamo un trading range nella fascia compresa tra 1850 e 1930 dollari per oncia nei giorni a venire.  Una rottura decisa di quota 1930 dollari denoterebbe una buona forza rialzista con i prezzi che potrebbero toccare i 2000 dollari per oncia prima ed i 2050 dollari poi” (dichiarazione rilasciata dagli analisti di ANZ).

I rischi economici e geopolitici continuano a giocare a favore dell’oro: “L'incertezza che deve affrontare l'economia dell'area dell'euro è intensa, dati i costi energetici elevati e l'incertezza delle forniture di gas, oltre alla rapida accelerazione dell’inflazione e, inoltre, le correzioni dei mercati azionari in un contesto economico incerto andranno a vantaggio dello status dell'oro come fattore di diversificazione del rischio” (dichiarazione rilasciata dagli analisti di ANZ).

Sul fronte geopolitico, l'oro riceverà una spinta da un potenziale divieto dell'UE sulle importazioni di petrolio russo e più banche centrali opteranno per un'allocazione più significativa all'oro come parte delle loro riserve ufficiali.

 

Fonte ed ulteriori informazioni KitcoNews

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