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ETF e Petrolio: perché erano, e sono, un rischio enorme!
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La Redazione Articolo pubblicato il 24/04/2020 08:00:00
“In questo momento c’è un enorme costo nello spostare le posizioni da un mese ad un altro, ma questo l’investitore inesperto, che sia di ETF o di call sull’ETF, non lo sa, non lo comprende o non se ne preoccupa: semplicemente è convinto di acquistare petrolio ad un prezzo irrisorio”.

 

I prezzi del petrolio sono scivolati in territorio negativo nella giornata precedente la chiusura delle negoziazioni sul contratto WTI maggio 2020, poi, dopo un’ulteriore giornata all’insegna del tracollo, le quotazioni hanno iniziato a recuperare terreno, ed il contratto WTI giugno 2020 si attesta ora a ridosso dei 16,7 dollari per barile (dati aggiornati a venerdì 24 aprile 2020 alle ore 00.25).

Rileggiamo attentamente quanto scritto nelle righe appena sopra e semplifichiamo eliminando i riferimenti ai vari contratti: potremmo dire che i prezzi del petrolio sono passati da “sotto zero” a +16 dollari per barile nel giro di pochi giorni… Si tratta senza dubbio di un mercato particolarmente “pericoloso” per un investitore inesperto, ma questo è sufficiente a dissuadere i suddetti investitori inesperti dall’avventarsi su un bell’ETF avente il greggio come sottostante, magari solamente perché il prezzo è sceso troppo? Assolutamente no, ed i dati in arrivo a mercato ci mostrano un netto aumento dei flussi verso il più grande ETF petrolifero del mondo, lo United States Oil Fund, per gli amici, USO!

Gli investitori si sono quindi avventati sull’ETF USO in corrispondenza del crollo delle quotazioni citato in precedenza, e la motivazione è praticamente sempre la stessa: ad 1 dollaro per barile, il petrolio può fare una sola cosa, ovvero… Salire!

Grafico WTI by Tradingview

Sicuramente 1 dollaro per barile è una quotazione allettante, ma dobbiamo sempre ricordarci una cosa fondamentale: quando acquistiamo il nostro ETF sul Petrolio, noi NON STIAMO ACQUISTANDO PETROLIO, ma un asset che mira a replicarne la performance e che risente dei costi del roll over dei contratti, ovvero risente dell’operato dei gestori che chiudono la posizione corrente per aprirne un altra su un altra scadenza: nel dettaglio risente della differenza di prezzo che si riscontra tra le quotazioni del contratto maggio 2020 e giugno 2020.

Scendendo maggiormente nel dettaglio quando il contratto successivo scambia ad un prezzo più elevato di quello del contratto corrente (nel ostro caso giugno 2020 costa di più di maggio 2020) si crea una struttura di tipo contango, e questo pesa inevitabilmente sul valore del nostro ETF, ma, a questo proposito, leggiamo il commento di Benn Eifert, Chief Investment Officer presso QVR Advisors, che spiega: “In questo momento c’è un enorme costo nello spostare le posizioni da un mese ad un altro, ma questo l’investitore inesperto, che sia di ETF o di call sull’ETF, non lo sa, non lo comprende o non se ne preoccupa: semplicemente è convinto di acquistare petrolio ad un prezzo irrisorio”.

Nella giornata del 22 aprile, USO ha registrato una perdita del 10% che porta il calo di aprile, aggiornato alla sessione in oggetto, al 37%.

Con il prezzo così basso, l’ETF ha annunciato al mercato l’implementazione di un’operazione ben precisa, ovvero una “reverse share split one for eight”: sostanzialmente i vertici del fondo hanno deciso di “fondere” 8 unità di USO in una sola unità, creando quindi un minor numero di unità disponibili a mercato, ma contraddistinte da valore più elevato.  

 

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