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Commodity Report numero 192
(Pag. 1)



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 09/09/2019 10:34:15


La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina rischia di essere ricordata nei libri di storia come un cambio di paradigma rispetto alla globalizzazione che, passo dopo passo, ha cambiato il mondo negli ultimi vent’anni. Solo il tempo potrà dirci come andrà a finire e oggi, a sentire i giudizi degli intellettuali che pontificano sull’operato di Trump, quest’ultimo sembrerebbe avere ormai i mesi contati, visto che nel 2020 negli USA sarà tempo di nuove elezioni presidenziali. Io non ne sarei così sicuro, un presidente che ha resistito tre anni agli attacchi globali provenienti anzitutto dal “deep state” degli Stati Uniti, ha basi di consenso molto solide, altrimenti sarebbe già capitolato. D’altronde, è inevitabile osservare come il mondo occidentale abbia tenuto da sempre gli occhi chiusi rispetto ad una politica commerciale invasiva da parte della Cina, priva di qualsiasi diritto per i lavoratori, che spesso ha fatto e fa concorrenza sleale a chi invece questi diritti li ha sempre rispettati, come è giusto che sia. 

E a proposito di concorrenza, questa volta fiscale, negli ultimi giorni ho sentito dire ad un appartenente al nuovo governo italiano che bisogna impedire ai Paesi che offrono sconti fiscali alle aziende, di fare concorrenza a chi invece le tasse le applica ai massimi livelli, una farneticazione di chi vorrebbe l’armonizzazione al rialzo con più tasse per tutti, in modo da tenere schiacciati i consumi e il tenore di vita del ceto medio. E se qualcuno si oppone, deve essere spazzato via, attraverso la propaganda amplificata dai media mainstream, allineati al pensiero unico. Essere teste pensanti è l’unico modo per evitare di essere fagocitati ed è ciò che cerchiamo di fare anche nelle nostre analisi, dal momento che i mercati ragionano in maniera fredda, andando razionalmente a cercare gli asset su cui fare profitti con il minor sforzo possibile. L’esempio dell’ultima ora è lo spread BTP / Bund, che in sole 3 settimane, è sceso di circa 100 punti, solo per l’estromissione di Salvini e senza che sia stato emesso un solo provvedimento da parte del nuovo governo, che di per sé non offre grandi garanzie di solidità, se non la volontà comune di tenere la Lega fuori dalle stanze dei bottoni. 

Ma torniamo agli USA. Venerdì l’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che, nel mese di luglio, sono stati creati, nei settori non agricoli, 130 mila nuovi posti di lavoro, dato inferiore al consensus (+160k). Il tasso di disoccupazione è rimasto al 3,7% per il terzo mese consecutivo.

Riviste al ribasso  le cifre dei mesi scorsi (-20 mila posti di lavoro rispetto alle stime precedenti). Il dato di giugno è stato rivisto al ribasso a +178k (da +193k), quello di luglio a +159k (da +164k).

l tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 12,6%, disoccupazione donne (3,3%), bianchi (3,4%), afroamericani (5,5%), asiatici (2,8%), ispanici (4,2%).

Su base mensile i salari sono saliti dello 0,4% (consensus +0,3%), su base annuale sono saliti del 3,2% (aspettative +3,0%).

Cifre contrastate quelle sul mondo del lavoro statunitense che hanno avuto un impatto limitato sull’andamento del biglietto verde sui mercati valutari. Bene la crescita dei salari e il tasso di disoccupazione stabile ormai da 3 mesi, deludente invece la creazione di nuovi posti di lavoro. Da considerare negativamente anche le revisioni al ribasso dei mesi precedenti. E’ da segnalare che la media nel 2019 di nuovi posti di lavoro creati al mese si mantiene ben al di sotto dei 200 mila posti (+158k circa). Nel 2018 la media era stata pari a +223 mila impieghi. Anche la media degli ultimi 3 mesi è abbastanza debole a +156k.

Dopo il dato sono aumentate leggermente le probabilità, già elevate (superiori al 90%), che il braccio operativo del principale istituto centrale mondiale (Fed) possa ridurre nuovamente il costo del denaro negli Stati Uniti di 25 punti base nel prossimo meeting (decisione nella serata del 18 settembre) portandoli dal range 200-225 bps al range 175-200 bps. Questo è il motivo principale della positività degli indici di borsa in chiusura di una settimana, dopo un ottimo recupero delle quotazioni dei giorni precedenti. 

S&P-500

Ftse Mib

Dollar index

Eur Usd

Eur Usd

GBP



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