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Commodity Report del 10 giugno 2019
(Pag. 1)



Giancarlo Dall'Aglio Articolo pubblicato il 10/06/2019 11:42:36


Il report mensile sull’occupazione USA ha evidenziato un rallentamento dell’economia a stelle e strisce. I numeri sono risultati inferiori alle aspettative e la maggior parte degli analisti attribuisce questo risultato alle incertezze relative al commercio internazionale a causa della guerra portata avanti a colpi di dazi dall’amministrazione di Washington. La reazione dei mercati, come spesso accade in questi casi, è paradossale: invece di vendere azioni, gli operatori di mercato le hanno comprate a mani basse, comprando anche titoli di Stato (rendimenti al ribasso) e Oro, mentre il dollaro si è indebolito. Tutto questo significa una sola cosa: l’aspettative di poter ottenere denaro a costo inferiore rispetto a quello attuale, attraverso un taglio dei tassi da parte della banca centrale americana, in una delle prossime riunioni di politica monetaria. D’altra parte è già qualche settimana che scrivo sull’argomento. La sensazione netta, già da qualche tempo, era di un mercato talmente abituato ai tassi a zero, da riuscire a festeggiare anche quando le cose non vanno per il meglio sul fronte macro, proprio perchè in attesa di un abbassamento dei tassi stessi. 

Il presidente della Fed ha dichiarato che la banca centrale farà quanto necessario a sostenere l’economia USA. Sul fronte tariffe doganali la situazione varia di giorno in giorno e l’ottimismo si alterna al pessimismo in base alle dichiarazioni, spesso contrastanti. Se per i nuovi dazi al Messico, è stato stabilito che non verranno implementati a breve, le trattative con la Cina proseguono e la scorsa settimana erano improntate all’ottimismo. La Banca Centrale Europea ha fatto sapere che i tassi, probabilmente, non saranno toccati fino alla metà del 2020, aumentando quindi di fatto le previsioni per il lungo periodo in atto di tassi a zero. E sempre a proposito di Bce, il governatore Draghi si è espresso, sempre a margine della riunione di politica monetaria della scorsa settimana, sullo stato dell’economia degli Stati UE e ha toccato la questione tutta italiana che riguarda i Minibot. Per non conosce la vicenda, i Minibot sono titoli di Stato di piccolo taglio che il, governo italiano vorrebbe introdurre per saldare i debiti della pubblica amministrazione verso i privati. Sorvolando sul fatto che è già inaccettabile che la pubblica amministrazione abbia arretrati verso aziende che in molti casi sono state costrette a chiudere negli ultimi anni, proprio a causa della mancata riscossione dei crediti vantati verso lo Stato, Draghi si è espresso in modo netto dichiarando: i Minibot o sono da considerare moneta (e quindi illegali perché contro i trattati), oppure nuovo debito, non esiste terza via, bocciando sul nascere l’iniziativa. Ora, pur non essendo io un tecnico della materia, credo di poter dire che il giudizio della BCE è politico. Tecnicamente infatti se i Minibot servono per pagare un debito, estinguendolo, non possono costituire nuovo debito, proprio perché estinguono il debito precedente. Inoltre la loro accettazione è  solo su base volontaria e possono essere utilizzati dalle imprese per pagare le tasse. A sensazione penso potrebbero giovare, perché rimetterebbero in gioco aziende bloccate, nella realtà non so se potrebbero essere di reale giovamento. Una cosa è certa: il giudizio di chi dice che arriverebbero le cavallette mi sembra come spesso accade, fuorviante, come anche quello di chi afferma che sono nuovo debito che si accumula a quello vecchio. 

Questa settimana è ricca di dati macro: si parte con la bilancia commerciale cinese e si prosegue martedì con i prezzi alla produzione USA; il 12 CPI e PPI cinese e prezzi al consumo USA; giovedì 13 i sussidi settimanali di disoccupazione e i prezzi di importazioni ed esportazioni. Il 14 le vendite al dettaglio, la produzione indistriale, e il sentiment dei consumatori. 

S&P-500

Ftise Mib

Dollar Index

Eur Usd

BTP

Sterlina

 

 

 

 



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