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Commodities: la Cina spiazza i mercati



La Redazione Articolo pubblicato il 10/09/2021 15:00:00
La Cina ha venduto altre materie prime dalle sue riserve strategiche, tra cui rame, alluminio e cereali: in passato questi interventi venivano eseguiti in modo quasi furtivo, ma il fatto che questi ultimi siano stati resi pubblici indica che Pechino vuole massimizzare l’impatto dell’operazione

 

Il governo della Cina ha lasciato basiti gli operatori con un intervento senza precedenti nella storia: Pechino, per la prima volta, ha messo mano alle riessere strategiche della nazione ed ha immesso petrolio a mercato con il fine ultimo di abbassare il prezzo del barile.

L’annuncio al mercato è stato fatto in un momento in cui il costo dell’energia, in Cina, ha raggiunto livelli elevati e questo non solo se si parla di petrolio, ma anche se si prendono in considerazione carbone e gas naturale; la carenza di elettricità sta diventando un problema, in alcune aree della Cina, ed anche l’inflazione sta aumentando rapidamente creando nuovi problemi al governo cinese.

La National Food and Strategic Reserves Administration ha affermato che il paese ha sfruttato le sue gigantesche riserve di petrolio per alleviare la pressione dell'aumento dei prezzi delle materie prime (non sono stati resi noti ulteriori dettagli, ma persone che hanno familiarità con la questione affermano che la dichiarazione si riferiva a milioni di barili offerti dal governo a metà luglio).  L’agenzia ha anche affermato che una rotazione "normalizzata" del greggio nelle riserve statali è un modo importante - per le riserve - di svolgere il proprio ruolo nell'equilibrio del mercato, indicando che potrebbe continuare a rilasciare barili. L'agenzia ha affermato che l'immissione sul mercato del greggio della riserva nazionale attraverso aste aperte stabilizzerà meglio l'offerta e la domanda del mercato interno.

Stando a quanto dichiarato da Energy Aspects, la Cina, nell’ultimo decennio, avrebbe accumulato petrolio per un volume pari a 220 milioni di barili.

La dichiarazione arriva dopo che l'inflazione di fabbrica cinese è salita al massimo in 13 anni e appena un mese dopo che la Casa Bianca ha chiesto pubblicamente all’OPEC di pompare più greggio a causa dell'aumento dei prezzi della benzina in America.  L’operato di USA e Cina indica chiaramente che i due colossi vedono un prezzo di 70 - 75 dollari per barile come una sorta di linea rossa da non superare.

La Cina ha venduto altre materie prime dalle sue riserve strategiche, tra cui rame, alluminio e cereali: in passato questi interventi venivano eseguiti in modo quasi furtivo, ma il fatto che questi ultimi siano stati resi pubblici indica che Pechino vuole massimizzare l’impatto dell’operazione.

Amrita Sen, co-fondatrice della società di consulenza Energy Aspects, ha affermato che la Cina ha rilasciato tra i 20 ei 30 milioni di barili durante l'estate e che è improbabile che qualsiasi potenziale vendita extra quest'anno superi la fascia da 10 a 15 milioni di barili.

Pechino ha avuto un successo misto utilizzando le sue riserve strategiche per limitare l'aumento dei prezzi delle materie prime. Sebbene spesso il rilascio, in particolare quando confermato pubblicamente, faccia scendere drasticamente i prezzi, il ritiro tende ad essere di breve durata.

 

Fonte Bloomberg


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