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Black monday e dintorni



Eugenio Benetazzo Articolo pubblicato il 28/08/2015 19:00:15


Sono passati ormai sette anni dall’ultimo lunedi nero (black monday) che meriti questo appellativo: stiamo parlando del 15 Settembre 2008, il fallimento istituzionale di Lehman Brothers, il giorno in cui ufficialmente come data cronologica inizia la Grande Recessione della nostra epoca, il giorno in cui tutto il mondo scopre che le grandi banche internazionali hanno i piedi d’argilla e la maggior parte degli asset finanziari in circolazione sono tossici. Inizia l’era mediatica della crisi moderna con una sovraproduzione di trasmissioni televisive di approfondimento sul perchè è accaduto quello che è successo, sui possibili futuri scenari e sulle conseguenze dirette ed indirette per risparmiatori e contribuenti. In questi ultimi sette anni siamo abbiamo visto numerosi episodi di isteria e panico finanziario entrambi hanno prodotto con modalità diverse nuovi episodi di instabilità e turbolenza finanziaria che hanno portato a nuove bolle: pensiamo solo alla crisi del debito sovrano in Europa o alla crisi politica che ha colpito l’Italia nel 2011. Il 24 Agosto di quest’anno si è ripresentato sulla scena dei mercati finanziari un nuovo episodio di panico mondiale scaturito dalle problematiche che stanno caratterizzando la Cina e di riflesso altri paesi dell’Est asiatico.

In buona sostanza stanno prendendo forma le paure di molti analisti che nei mesi precedenti avevano allertato come in Asia si stessero ripresentando le medesime condizioni di mercato che portarono all’esplosione della bolla statunitense riguardante i mutui subprime. In aggiunta a questo abbiamo anche la follia finanziaria che ha contagiato circa 100 milioni di piccoli risparmiatori cinesi i quali hanno investito in misura consistente sulla borsa cinese andando anche a contrarre prestiti personali pur di poter partecipare al rialzo (sperato ed atteso) delle quotazioni cinesi. Lo stesso avvenne negli USA durante il 1929, il cluster del comportamento umano è esattamente medesimo ovvero compero azioni perchè ho sentito dire che saliranno, se non ne ho la possibilità, non importa perchè faccio un prestito e investo interamente tutto l’importo nell’attesa di diventare ricco. Sembrerà una follia, tuttavia è proprio quello che è accaduto. La prima regola da rispettare quando si decide di effettuare un investimento rischioso (azionario o speculativo) è quella di investire esclusivamente solo il denaro di cui ci si può permettere di perdere interamente tutto senza che questo modifichi il proprio stile di vita: you have to invest only the money you can afford to lose.

Ora abbiamo visto che la pesante contrazione di questo lunedì (oltre il 6% in Europa) è stata riassorbita nelle giornate successive di negoziazione quasi completamente, tuttavia questo non significa che il panico che ha colpito i mercati sia stato irrazionale o che la questione sia archiviata come un momento di ordinaria follia. Anzi. Questa seconda parte dell’anno sarà caratterizzata da notevole volatilità e amare sorprese dietro l’angolo (alcune anche molto negative): abbiamo la vicenda greca che ritorna in auge dopo trenta giorni di rarefazione e calma politica con una nuova consultazione elettorale in settembre, in ottobre avremo le elezioni in Portogallo e Spagna (con l’incognita Podemos), sempre nello stesso periodo la FED potrebbe annunciare il tanto atteso e fatidico rialzo dei tassi con ripercussioni dirette su tutto il mercato obbligazionario. La caduta del greggio ha compromesso la stabilità di Medio Oriente, Russia, Brasile e Venezuela, in Asia abbiamo una pentola a pressione che sta fischiando da tempo il cui coperchio è stato sigillato con due morsetti del Meccano nella speranza che non esploda. In passato ho parlato della shampoo economy ovvero un modello di sviluppo economico su cui hanno fondamento tutte le economie avanzate il quale genera periodicamente bolle speculative che saltuariamente esplodono obbligando l’intervento delle autorità monetarie per garantire la stabilità e la fiducia. In Cina al momento abbiamo due bolle in corso, quella immobiliare e quella finanziaria sui mercati. Non ci scommetterei che le autorità cinesi saranno in grado di gestire razionalmente il tutto, il deterioramento economico cinese produrrà conseguenze devastanti su scala planetaria.

Aspettatevi pertanto che questa fase di mercato possa peggiorare in misura anche significativa nei prossimi mesi imponendo ovunque misure eccezionali per contenere la volatilità e la tensione dei mercati come ad esempio limiti alle transazioni dei capitali o peggio anche il congelamento delle quotazioni per diverse sedute (in Grecia sono stati quasi un mese a Borsa chiusa). I gestori multiasset hanno implementato in queste ultime settimane un flight to quality – spostamento e posizionamento su asset considerati sicuri – verso i titoli di stato europei e statunitensi sino a qualche tempo fa snobbati. La spia ora è in modalità risk-off, un termine che si usa in gergo tecnico per evidenziare una fase di mercato in cui vi è bassa propensione al rischio a causa della percezione di un clima macroeconomico nel complesso incerto e turbolento e per questo motivo gli investitori istituzionali procedono a smobilizzare le classi di attivo più pericolose sostituendole con asset ritenuti più sicuri. La probabilità che molte asset class sotto-performino nei prossimi mesi è rilevante, pertanto un piccolo risparmiatore dovrebbe valutare se rimanere fermo in liquidità e stare alla finestra (non che questo comunque sia esente da rischi, vedi i rischi del bail-in) oppure assemblare diverse strategie di gestione market-neutral all’interno del proprio portafoglio confidando nella capacità e storicità di performance dei vari gestori di riuscire a contenere il più possibile la volatilità avversa.

 

Per gentile concessione del blog EugenioBenetazzo.com 

 



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