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Benedetta figliola



Maurizio Monti Articolo pubblicato il 23/12/2015 15:03:34


Da sempre, sono dell’opinione che uno dei grandi problemi della finanza coincide con uno dei grandi problemi della politica, almeno in Italia. In entrambi i comparti, è carente l’elemento femminile ed assolutamente dominante la componente maschile, con il risultato di uno squilibrio innaturale, quanto evidente nelle conseguenze negative.
Un maggiore equilibrio di presenza femminile, rispetto a quella maschile, non può che giovare alla politica, come alla finanza: conferirebbe maggiore buon senso, contribuendo ad evitare gli eccessi. 

Pur non apprezzando nulla del governo Renzi, pur prendendo quindi da esso ogni possibile distinguo e distanza, non posso negare, d’altro canto, che il tentativo di conferire un maggiore equilibrio di presenze di uomini e donne all’interno della compagine governativa, sia stato fatto e con successo. Sono quindi felice e ritengo una delle cose buone di questo governo questo apprezzato e riuscito tentativo di maggiore equilibrio fra componente maschile e femminile.

Sono quindi contento, ad esempio, che ci sia Maria Elena Boschi nel governo. Non riesco ad esserlo, quando, alla prima occasione dove mi sarei aspettato un maggiore buon senso e attaccamento al dovere, che ritengo, per opinione personale, più presente nelle donne che non negli uomini, sono costretto a constatare che, indipendentemente dal sesso, dall’essere uomo o donna, l’attaccamento alla poltrona, il non riconoscimento dei propri errori, il senso di allegra trascuratezza e grossolanità tipica dei nostri politici, continua ad essere presente e ricorrente, ohimè anche nelle Ministre come nei Ministri.

Sì, parlo, e con dispiacere, di Maria Elena Boschi. Ne parlo come di una occasione perduta. Ne parlo di come una donna avrebbe potuto dimostrare un più alto senso della propria missione come Ministra, dando una dura lezione di etica ai colleghi maschi, del presente come del passato. Ne parlo perché, con dispiacere, vedo come fare un passo indietro, ammettere un errore, non faccia parte dell’universo della nostra politica.

I fatti, li sappiamo. Lasciamo stare le curiose coincidenze temporali delle nomine. Lei Ministra, il padre Vice Presidente di Banca Etruria. Questo, in un’epoca nella quale la collusione finanza-politica è uno dei mali endemici riconosciuti: un virus mortale, che può uccidere in un sol colpo la finanza e la democrazia. Ma lasciamo perdere, questo Paese ha il dramma di non guardare queste cose, di non volerci far caso, è abituato a considerarle normali o ineluttabili, è rassegnato a questo. 

I fatti, quelli cui alludiamo, sono il decreto cosiddetto salva-banche: decreto così nominato da una Stampa asservita e da una classe di giornalisti abituata a scrivere sotto dettatura. Perché in qualsiasi altro Paese, la stampa avrebbe titolato a prima pagina come Decreto Salva-Banchieri e non salva banche la norma in questione. Nel decreto salva banchieri, presente la Ministra Maria Elena Boschi, viene inserita, nella seduta del governo del 10 settembre scorso, una clausola che impedisce ai creditori di attivare l’azione di responsabilità verso i dirigenti delle banche. Cioè, la Ministra Boschi non ha affatto dichiarato il proprio evidente conflitto di interessi a votare una norma che salvava di fatto il padre dalle azioni di responsabilità dei creditori danneggiati. 

In aula, di fronte ai colleghi parlamentari, dopo avere appoggiato la sua borsetta nel posto che avrebbe occupato il Presidente del Consiglio Renzi, in quel giorno saggiamente dirottatosi su Bruxelles, la Ministra Boschi, sollecitata da una mozione di sfiducia, si è difesa, con buon eloquio e toccando i tasti tipici del sentimentalismo italiano. Ha ricordato, da benedetta figliola quale è, come il padre, per diplomarsi, percorresse a piedi ogni giorno 8 chilometri all’andata e 8 al ritorno per andare a scuola. Ha parlato, la benedetta figliola, di calunnie, di invenzioni della stampa, di montature politiche. Si è difesa, strenuamente, la benedetta figliola. 

Benedetta figliola, Ti fa onore quanto Tu hai difeso Te stessa, la Tua famiglia, Tuo padre. Una cosa sola è mancata, benedetta figliola: l’ammissione del Tuo errore di avere contribuito a votare, come membro del governo, una norma che salvava Tuo padre dalle sue responsabilità. Perché quello, benedetta figliola, è un errore catastrofico: l’ammissione di quell’errore avrebbe veramente fatto la differenza. Ci avrebbe fatto veramente dire: con le donne, in politica, qualche cosa può cambiare. È stata una occasione perduta.
Benedetta figliola.

 

Per gentile concessione del setitmanale Traders'-mag



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