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Se il banco sbanca
(Pag. 2)



Eugenio Benetazzo Articolo pubblicato il 18/12/2015 15:00:55


Andava incontro alla rottura del banco da parte di funzionari amministrativi dell’autorità preposta che in modo molto scenografico spaccavano con delle asce materialmente il banco del soggetto che svolgeva l’attività di prestito e deposito bancario, solitamente proprio con un banco di legno in prossimità di uno scalo mercantile, in modo tale che tutti vedessero che il soggetto in questione era diventato un banchiere non più capace a garantire i depositi ed i pagamenti tra le parti. Da questo rituale nasce anche la denominazione del reato nel diritto italiano di bancarotta ossia la destabilizzazione di un patrimonio in grado di generare insolvenza nei confronti dei creditori, che nel caso di un banchiere sono i soggetti che effettuano depositi. In buona sostanza per ritornare alle cronache finanziarie dei giorni nostri, scopriamo che durante la Serenissima Repubblica vi erano delle autorità di governo che vigilavano e garantivano il buono stato di salute degli operatori bancari(leggasi solidità) oltre a garantire istituzionalmente la consistenza dei depositi (leggasi stabilità). Sono passati circa 500 anni dalla fondazione del Banco del Giro e se oggi ci soffermiamo a riflettere sulla recente evoluzione dinamica del panorama bancario ci rendiamo conto di come ormai abbiamo perso definitivamente la ragione ed il buon senso. Le banche devono e possono fallire, se sono mal amministrate, al pari di ogni altra azienda, ma per questo non possono in nessun modo essere colpiti i depositi, qualunque sia la loro dimensione.

Questo sostanzialmente perchè tutta l’industria bancaria sia medioevale che neocapitalista si fonda sulla fiducia ossia si ripone parte della propria ricchezza sul fatto che qualcuno o qualcosa difenda con tutti gli strumenti a disposizione la consistenza e la disponibilità di tale forma di deposito. Lo sviluppo di una nazione e la sua crescita economica sono determinati dalla possibilità di accesso al credito e dalle modalità con cui questo credito viene concesso. Il credito bancario rappresenta per ogni economia una pianta imponente che può produrre tanto frutti avvizziti quanto rigogliosi, questo dipende in prima misura dalle sue radici che possono essere idealmente identificate nei depositi bancari e nella modalità in cui queste radici sono tenute sotto controllo e concimate, leggasi autorità di controllo e vigilanza. Stiamo entrando in una nuova epoca con l’inizio del 2016 per tutta l’industria bancaria in quanto la continua perdita di fiducia e sicurezza nei confronti dei singoli operatori bancari, delle autorità di vigilanza e controllo sovranazionali e nelle tipologie di prodotti e strumenti bancari porteranno lentamente e progressivamente all’emersione di nuovi operatori e servizi bancari non convenzionali che saranno sempre più distanti dal modello di gestione dell’attività bancaria originariamente proposto e preposto dalla Serenissima Repubblica, oggi nell’interesse di pochi ed a svantaggio di molti. Probabilmente proprio quest cambio di percezione in ambito collettivo produrrà proattivamente le condizioni e l’humus per l’avvicendamento della sharing economy a discapito della old economy.

 

Per gentile consessione del blog EugenioBenetazzo.com



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