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Petrolio: gli Emirati sono i nuovi criminali dell’OPEC
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La Redazione Articolo pubblicato il 15/09/2020 08:00:00
"Il mercato ha iniziato a perdere fiducia nella ripresa, quindi le notizie ribassiste sono amplificate e le notizie rialziste sono in qualche modo ignorate - spiega Tamas Varga, analista presso PVM Oil Associates - la OPEC dovrà agire in modo coordinato, altrimenti questo mercato rimarrà depresso".

 

"Quando uno dei principali paesi del Golfo non riesce a raggiungere il suo obiettivo di conformità, solleva interrogativi sulla sostenibilità dell'intero progetto - ha affermato Bill Farren-Price, direttore di RS Energy Group - finora l'OPEC ha fatto un lavoro incredibile nel fornire i tagli, ma devono andare avanti”.

La strategia OPEC+ è riuscita a risollevare il prezzo del barile dal crollo indotto dal coronavirus, e questo grazie alla grande attenzione verso la massima conformità dei produttori membri del Gruppo; da quando i recenti tagli sono stati concordati, Nigeria ed Iraq sono finiti nel mirino del Cartello per la loro scarsa conformità: in questo senso gli sforzi per indurre a miti consigli le due nazioni hanno fornito buoni risultati, ma la percezione che vi siano anomalie altrove - insieme ad una domanda che si conferma debole - sta innervosendo il mercato petrolifero.

"Il mercato ha iniziato a perdere fiducia nella ripresa, quindi le notizie ribassiste sono amplificate e le notizie rialziste sono in qualche modo ignorate - spiega Tamas Varga, analista presso PVM Oil Associates - la OPEC dovrà agire in modo coordinato, altrimenti questo mercato rimarrà depresso".

Questo potrebbe creare nuove tensioni durante il meeting OPEC+ del 17 settembre, e gli Emirati subiranno quasi sicuramente la pressione dei sauditi, anche se, probabilmente, in modo più discreto rispetto a quanto avvenuto in merito a Nigeria ed Iraq.

 

Fonte Bloomberg

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