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Petrolio. È morto l’ultimo guerriero del Cartello: questa è la sua storia!
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La Redazione Articolo pubblicato il 21/05/2020 08:00:00
“Ho difeso gli interessi dell’Iran con il petrolio a 6 dollari per barile come quando era a 126 dollari, e se l'Iran ha avuto successo a livello internazionale settore energetico, io sono stato uno dei principali artefici di questo successo, non dimenticatelo!”

 

Le condizioni di salute del diplomatico iraniano non hanno reso possibile la sua partecipazione all’incontro di marzo, quando si scatenò la guerra dei prezzi contro la Russia, ma sino all’anno precedente la presenza di Kazempour lasciò il segno, nei meeting OPEC, in quanto le posizioni irremovibili assunte da Teheran rischiarono di far fallire gli incontri del Cartello.

A rimanere nella storia è anche l’incontro tenutosi a marzo 2000: in quell’occasione, il ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh abbandonò il tavolo dei negoziati per protestare contro l’eccessiva pressione USA per un aumento della produzione iraniana, e la rappresentanza dell’Iran venne lasciata proprio a Kazempour, che non firmò nessuna decisione ufficiale: a quel punto, la dichiarazione di intervento unanime tipica del termine delle riunioni OPEC non venne effettuata, ed il diplomatico di Teheran lasciò la sala con un grande sorriso sulle labbra.

La tempra di Kazempour deriva da anni ed anni di esperienze difficili: nel 1981, mentre prestava servizio nel Ministero del Commercio, cadde vittima di un attentato dinamitardo contro il quartier generale del Partito della Repubblica islamica; Kazempour dovette imparare nuovamente a camminare e perse l’udito, ma tornò a svolgere il suo lavoro, ossia difendere gli interessi dell’Iran.

Nemmeno le sanzioni furono in grado di fermarlo: a questo proposito era solito raccontare di come , durante la guerra con l’Iraq negli anni ’80, riuscì a vendere petrolio all’india al prezzo di 10 dollari per barile mentre, allo stesso tempo, tentava di convincere le potenze occidentali a pareggiare il livello di scontro con Saddam Hussein (in questo caso non ebbe risultati degni di nota).

La connessione di Kazempour con il traffico di armi internazionale è stata in più di un’occasione fonte di accesi dibattiti: nel 2000 la polizia lo accusò di aver tentato di importare armi in Iran in modo illegale sfruttando la sua posizione di ambasciatore iraniano in Giappone negli anni ’90; venne protetto dall’immunità diplomatica, secondo il Japan Times, ed ogni volta che si parlava di questa vicenda Kazempour appariva decisamente divertito dalla cosa…

Robusto, con le sue giacche a righe scure o di tweed e con le camicie portate in modo sbarazzino, Kazempour letteralmente corteggiava i giornalisti della stampa internazionale: era in grado di incantarli o di farli infuriare in egual misura, mentre la sua voce passava con indifferenza da una tonalità all’altra recitando lunghi discorsi.

 

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