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Speciale Mais: i prezzi hanno fatto il botto, ma non durerà a lungo…



La Redazione Articolo pubblicato il 07/05/2021 09:00:00
Per i coltivatori di mais sarà una buona estate e gli speculatori sperano anche che sia molto, molto arida…

 

Superando i 750 dollari per bushel (contratto maggio 2021) i prezzi del mais scambiato sulla piazza di Chicago hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2012: come praticamente l’intero comparto delle materie prime, anche il mais gode dei benefici del recupero delle economie dalla pandemia di covid 19 ed in questo senso spiccano la Cina, con il ripopolamento degli allevamenti, ed anche l’aumento della richiesta di benzina aiuta, grazie alla relativa componente di etanolo a base di mais, ma l’elemento essenziale lo troviamo sul lato dell’offerta, con la siccità in essere, reale o temuta che sia, che si propone come un fattore fondamentale in questo rialzo.

Grafico Mais by Tradingview

Nel 2021 si è parlato molto di un nuovo super ciclo delle materie prime, ma determinarne la partenza osservando i prezzi dei raccolti costituisce una premessa errata in quanto, spiegano gli analisti, se avremo un super ciclo non sarà certo guidato dai cereali.

A differenza dei metalli o dei combustibili, i picchi dei prezzi dei raccolti tendono ad essere di breve durata: le carenze indotte dalle condizioni meteorologiche come siccità o inondazioni sono generalmente brevi restituiscono un impatto isolato e, mentre l’avvio di una nuova miniera o giacimento petrolifero può richiedere anni, gli agricoltori rispondono ai segnali di prezzo secondo un programma stagionale.

In questo caso sicuramente abbiamo un segnale molto chiaro: gli spread temporali (time spreads, ovvero la differenza tra il primo e il sesto prezzo dei futures) si sono ampliati, con lo sconto sul contratto del sesto mese che si propone come il più ampio dal 2013 e come una tra le più marcate fasi di backwardation dal 1990.

Nel 1996, quando la backwardation del mais è stata la più marcata degli ultimi tre decenni, i prezzi dei futures sul primo mese sono scesi di un terzo entro sei mesi dal raggiungimento del loro picco; la fase di bacwardation del 2010 è durata più a lungo, con un doppio picco di prezzo nel 2011 e nel 2012 causato dalla persistente siccità che ha ridotto l’offerta, tuttavia, chi avesse acquistato al secondo picco, avrebbe visto i prezzi scendere di un terzo entro due mesi.

Come osserva Mike McGlone di Bloomberg Intelligence, i produttori vendono futures per bloccare i profitti su tutto il mais che intendono coltivare e sembra che stiano pianificando molto, ed anche la speculazione si presenta in forte aumento, con il ratio long - short degli hedge fund nettamente superiore al normale.

 

Fonte Bloomberg

 


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