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Speciale Alluminio: i produttori non rallentano, esplode il surplus!
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La Redazione Articolo pubblicato il 31/03/2020 10:00:00
"Il crollo della domanda che è stato visto in Cina è destinato a ripetersi a livello globale e ad oggi il pieno impatto di questo deve ancora rivelarsi nei mercati fisici”: questo il commento degli analisti di Citigroup

 

Il crollo dei prezzi dell’alluminio imputabile al diffondersi del coronavirus ed al suo impatto sulla domanda non si è tradotto in un calo altrettanto marcato della produzione, con i costi di input contenuti che stimolano i produttori a protrarre le operazioni: questo contesto ha fatto si che il mercato sia stato travolto da un colossale eccesso di offerta.

Il riavvio degli impianti a seguito di una chiusura richiede molto tempo e comporta costi elevati, ragion per cui difficilmente i produttori fermano l’output, anche se si tratta di lavorare in perdita: fino al 40% dei costi di fusione dell’alluminio è rappresentato dall’elettricità che, in questo momento, si mostra poco dispendiosa a causa della discesa delle quotazioni del petrolio.

Il calo dei costi di input ha supportato i margini delle fonderie, questo è vero, ma ha anche determinato un tracollo dei prezzi dell’alluminio, attualmente ai livelli più bassi in quattro anni; le quotazioni sul London Metal Exchange, circa 1530 $/ton, sono in calo del 15% dal 22 gennaio, e la contrazione si è palesata a mercato già da prima del blocco delle attività della Cina - principale produttore e consumatore - la cui domanda di prodotto è stata devastata, insieme all’economia, dal diffondersi del virus.

“Prima che le fonderie prendano in considerazione una chiusura i prezzi dovranno rimanere bassi per molto tempo, ma prima tenteranno di ridurrei costi, ad esempio sospendendo la manutenzione degli impianti.  Avremo delle interruzioni della produzione quest’anno, ma il grosso avverrà nell’anno successivo e la maggior parte delle fermate saranno concentrate in Cina, dove la maggior parte dei produttori sta perdendo denaro”: questo il commento di Edgardo Gelsomino, responsabile di settore presso Wood Mackenzie, che per il 2020 prevede un surplus di almeno 1,5 milioni di tonnellate.

I dati diffusi dall’International Aluminum Institute evidenziano che la Cina, nel 2019, pesava per il 55% dei 69 milioni di tonnellate di alluminio prodotti a livello globale; sempre l’International Aluminum Institute sottolinea che la produzione di alluminio della Cina è aumentata del 3,7% nel mese di febbraio 2020 rispetto allo stesso mese nel 2019.

 

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