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Petrolio e Ambiente: siamo sicuri che colpire le Big Oil serva a qualcosa?



La Redazione Articolo pubblicato il 15/06/2021 09:00:00
Finché saremo dipendenti da auto, navi, riscaldamento e da qualunque cosa che emetta CO2 le Big Oil continueranno a pompare greggio. Ovunque si trovi…

 

Costringere le Big Oil a “diventare green” non servirà a salvare il pianeta dall’impatto del cambiamento climatico; sicuramente sono bersagli perfetti: hanno nomi altisonanti, i loro loghi sono sulle stazioni di servizio in tutto il mondo e poi, ovviamente, pompano milioni di barili di greggio al giorno che, una volta elaborato, contribuirà ad aumentare le emissioni dannose, ma colpire una manciata di società che pompano ogni giorno circa il 10% del petrolio prodotto su base globale non abbatterà l'aumento delle emissioni globali di anidride carbonica e nemmeno quelle del metano, che ha un maggiore effetto riscaldante a breve termine.

I maggiori produttori mondiali di petrolio non sono suscettibili al tipo di pressione degli azionisti che ha inferto colpi più che pesanti ai dirigenti di Exxon Mobil e Chevron il mese scorso, o al tribunale olandese, che ha costretto Royal Dutch Shell a rivedere i suoi piani di riduzione del carbonio. Questi produttori sono, nella maggior parte dei casi, entità statali o controllate in paesi in cui gli attivisti per il cambiamento climatico e gli investitori hanno poca influenza.  Queste sono le aziende che hanno il maggior numero di possibilità di raccogliere i progetti abbandonati da altre realtà di settore ed ovunque sia il petrolio scoperto da queste aziende prima o dopo sarà estratto, a patto, ovviamente, che domanda e prezzo siano sufficientemente elevati; magari non lo pomperanno direttamente, ma senza dubbio appalteranno a terzi oppure lasceranno il computo ai governi locali che troveranno qualche società disposta a sviluppare i progetti petroliferi in oggetto.

Quanto scritto sopra è il motivo per cui non possiamo affrontare il cambiamento climatico semplicemente costringendo le compagnie petrolifere quotate in borsa a pomparne di meno, in quanto finché c'è domanda di petrolio, qualcuno lo fornirà.

Il vero cambiamento lo otterremo quando il mondo ridurrà la dipendenza dal greggio: ci possono essere delle alternative e le Big Oil possono essere parte della soluzione.

Molti dei maggiori emettitori di anidride carbonica al mondo, come Cina, India e Russia, sono paesi in cui le major petrolifere occidentali hanno poca o nessuna presenza come produttori o venditori e, mentre è importante ridurre le emissioni ovunque, è in questi paesi che possono essere fatti i maggiori progressi: una riduzione del 10% delle emissioni della Cina, ad esempio, ridurrebbe il volume di anidride carbonica che viene pompato nell'atmosfera quasi quanto il totale abbattimento delle stesse nel Regno Unito, in Italia e in Francia.

Se proviamo a ridurre l'offerta senza affrontare la domanda, molto semplicemente si creerà un aumento dei prezzi che incoraggerà altri produttori a produrre ancora più greggio e fino a quando non ci sarà una rete di veicoli elettrici affidabili supportati da una adeguata rete di servizi ci sarà sempre qualcuno disposto a produrre petrolio e questo vale ancor di più se si considerano le esigenze a fini di riscaldamento che, attualmente, sono legate a filo doppio ai combustibili fossili.

Questo non vuol dire che non sia stato preso nessun provvedimento: tecnicamente il picco di vendita di auto tradizionali è stato raggiunto quattro anni fa, ma c’è ancora molta strada da fare prima che i combustibili fossili diventino realmente obsoleti.

 

Fonte Bloomberg

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