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Petrolio: questa è la potenza di fuoco dell’OPEC!
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La Redazione Articolo pubblicato il 27/03/2020 12:00:00
A questo punto una domanda sorge spontanea: è possibile recuperare la perdita in termini di prezzo solamente con un aumento dei volumi immessi a mercato? La risposta non è così scontata, e...

 

I limiti alla produzione di petrolio sono ormai un lontano ricordo ed i maggiori produttori del mondo sono pronti a produrre volumi sempre maggiori di greggio sostenendo la guerra dei prezzi che vede contrapposte OPEC - leggi Arabia Saudita… - e Russia.

A questo punto una domanda sorge spontanea: è possibile recuperare la perdita in termini di prezzo solamente con un aumento dei volumi immessi a mercato? La risposta non è così scontata, e molti paesi produttori dovranno affrontare serie difficoltà, prima di riuscire nell’impresa…

A seguire, una serie di fattori da tenere in considerazione al fine di comprendere quale sia la reale potenza di fuoco del Cartello, e non solo…

 

Arabia Saudita

L’Arabia Saudita, maggior esportatore mondiale di greggio, detiene la più grande quantità inutilizzata di petrolio, e questo consente al leader de facto dell’OPEC di aumentare la produzione al fine di controllare il mercato nel caso in cui si verifichino significative interruzione della fornitura in altre aree.  Ora il Regno punta ad immettere a mercato i barili extra dopo aver innescato una guerra dei prezzi con la Russia basata proprio su un’arma ben precisa, ossia l’inondazione del mercato petrolifero.  La controllata statale saudita Aramco produce attualmente 10 milioni di barili giornalieri di greggio (media triennale), ma l’obiettivo è portare l’output a 12,3 milioni di barili giornalieri sfruttando le riserve stoccate; nei piani di Aramco troviamo anche l’aumento a 13 milioni di barili giornalieri della capacità produttiva.

 

Iraq

L’Iraq potrebbe non aver molto da offrire in termini di aumento della produzione, in quanto quest’ultima è già al limite massimo, o quasi.  Nei piani di Baghdad, tuttavia, troviamo un aumento delle esportazioni di 250000 barili giornalieri nel mese di aprile, principalmente dai fields nel sud della nazione e da quelli siti nella parte centrale.  Aumentare le vendite del governo centrale a 3,7 milioni di barili giornalieri, a cui vanno comunque sommati i 450000 barili giornalieri in arrivo dalla regione semi autonoma curda, significherebbe aumentare le spedizioni ai livelli più elevati da settembre ad oggi.  Il crollo dei prezzi, tuttavia, potrebbe essere un problema, in quanto il governo potrebbe non essere in grado di retribuire le compagnie petrolifere straniere che operano sul territorio.

 

Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti sono stati colti di sorpresa dal crollo della OPEC+, ma non tardano a reagire all’aumento della produzione implementato da Russia ed Arabia Saudita.  La Abu Dhabi National Oil Co. fornirà 4 milioni di barili giornalieri di petrolio, nel mese di aprile, mentre la controllata statale si impegna a portare la capacità massima a questo livello: si tratta di circa 1 milione di barili giornalieri in più rispetto alla fornitura di febbraio.  La Abu Dhabi National Oil Co. mira a raggiungere una capacità produttiva di 5 milioni di barili giornalieri, anche se non è stata fissata una tabella di marcia precisa.

 

Kuwait

Il Kuwait, insieme ad Arabia Saudita ed Emirati, è uno tra i produttori con la maggior capacità di riserva ed attualmente sta pompando per circa 400000 barili giornalieri al di sotto del limite di 3,1 milioni di barili giornalieri imposto dagli accordi sui tagli alla produzione che scadranno a marzo.  Il Kuwait non raggiungerà l’obiettivo prefissato di 4 milioni di barili giornalieri nel 2020, ma godrà di circa 500000 barili giornalieri in arrivo dal riavvio della Zona Neutra condivisa con i sauditi.

 

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