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Petrolio: negli USA la festa non durerà…
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La Redazione Articolo pubblicato il 27/07/2020 12:00:00
Il nuovo calo della produzione determinerà un nuovo danno economico all’industria shale statunitense che, negli anni passati, ha contribuito al PIL USA per almeno un punto percentuale

 

La rimozione dei lockdown imposti dai governi al fine di controllare la pandemia di coronavirus ha sollecitato il riavvio delle economie ed un incremento delle quotazioni del petrolio che, a sua volta, ha spinto i produttori shale statunitensi a riportare a mercato un terzo dei due milioni di barili che rappresentano la riduzione dell’output effettuata da aprile.

Di fatto, difficilmente questo aumento della produzione sarà sostenuto nel tempo, in quanto i pozzi shale perdono il 50% della produzione iniziale nel primo anno di attività e, inoltre, richiedono perforazioni costanti per mantenere ed aumentare la produzione; con l’interruzione della maggior parte delle nuove operazioni di perforazione e con l’allentamento dei tagli alla produzione da parte della OPEC+, nel periodo autunnale la produzione shale statunitense, molto probabilmente, subirà una nuova contrazione, con l’output complessivo degli Stati Uniti che per almeno due o tre anni si manterrà al di sotto del record stabilito nel 2019 a quota 12,2 milioni di barili giornalieri.

Il nuovo calo della produzione determinerà un nuovo danno economico all’industria shale statunitense che, negli anni passati, ha contribuito al PIL USA per almeno un punto percentuale (i progetti per i terminal di esportazione sono stati annullati, ad esempio, e questo proprio a causa delle previsioni poco soddisfacenti sul futuro della produzione di petrolio).

Sostanzialmente, aziende di spicco come Parsley Energy hanno semplicemente riavviato i pozzi già esistenti, ma hanno fortemente limitato le nuove operazioni (Parsley Energy aveva in programma di gestire 15 impianti di perforazione, ma la tabella di marcai è stata modificata in primavera a causa del calo della domanda di greggio riconducibile alla pandemia di coronavirus); nel mese di luglio, Parsley ha ricominciato a perforare con due rig, un’attività insufficiente a mantenere i livelli di produzione esistenti, in quanto, per raggiungere tale obiettivo, sarebbero necessari da quattro a cinque rigs.

 

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