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Petrolio: le società USA sono al fianco di Mosca e Riyadh!
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La Redazione Articolo pubblicato il 18/05/2020 18:00:00
La quantità di greggio che entra od esce dal paese è ben documentata, e lo stesso vale per il traffico da e per i siti di stoccaggio, ragion per cui è plausibile ritenere che a determinare la discrepanza siano i numeri relativi alla produzione.

 

I produttori di petrolio americani hanno ridotto l’output molto più di quanto possiamo pensare: la reazione delle società USA al contesto di mercato estremamente negativo è stata più intensa rispetto a quanto lascino intendere i dati ufficiali, ragion per cui possiamo affermare che gli Stati Uniti stanno effettivamente lavorando al fianco di Russia ed Arabia Saudita al fine di ricondurre il mercato petrolifero in una condizione di equilibrio, anche se questo non è esattamente quello che si attendeva il presidente americano Donald Trump.

I dati recentemente diffusi dalla US Energy Information Administration mostrano che la produzione di greggio degli Stati Uniti si attesta attualmente ad 11,6 milioni di barili giornalieri in calo del 10% circa rispetto al picco registrato nel periodo invernale: tecnicamente il calo risulta compreso tra 1,2 ed 1,3 milioni di barili giornalieri a seconda che si utilizzino dati settimanali o mensili.

I produttori OPEC+ hanno concordato un taglio della produzione di petrolio pari a circa il 22% rispetto ai livelli di ottobre 2018: in questo senso produttori come l’Arabia Saudita si mostrano particolarmente ligi al dovere e restituiscono al mercato un intervento particolarmente rapido, mentre altri - ad esempio  l’Iraq - mostrano una conformità minore; quello che è importante, tuttavia, è che tutti i grandi produttori OPEC abbiano provveduto ad innalzare i prezzi del loro greggio riducendo al contempo la fornitura inviata ai clienti, due elementi che lasciano intendere un aumento del tasso di conformità nel mese di giugno.

L’analisi dei dati OPEC evidenzia come la contrazione produttiva statunitense sia di dimensioni minori, ma i numeri USA stanno sottostimando la reale entità della produzione di petrolio che le società americane sono state costrette a tagliare a causa delle pessime condizioni di mercato: più precisamente tali volumi sono sottostimati di molto…

Il flusso di petrolio che entra nella catena di approvvigionamento deve bilanciare il volume in uscita, questa è solo matematica di base, ma se aggiungiamo produzione, importazioni e greggio prelevato dai siti di stoccaggio (praticamente il lato dell’offerta) ai dati settimanali della US Energy Information Administration, allora si nota che il volume non equivale a quello complessivo elaborato dai raffinatori, esportato o trasferito nei siti di stoccaggio (sostanzialmente il lato della domanda).  La US Energy Information Administration riconosce questa situazione, e quindi pubblica un fattore di aggiustamento che, in termini assoluti, sta diventando un numero particolarmente grande.

Nei dati aggiornati alla settimana terminata l’8 maggio il fattore di aggiustamento è indicato in -914000 barili giornalieri, e questo significa che i dati EIA della passata settimana sopravvalutavano l’offerta per 914000 barili giornalieri sottostimando la domanda per un volume simile (o un mix dei due elementi).

 

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