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Petrolio: la tensione in Medio Oriente sostiene i prezzi
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La Redazione Articolo pubblicato il 13/06/2019 18:00:22
Il probabile attacco a due petroliere nel Golfo Persico sostiene i prezzi del Petrolio: sale la tensione in Medio Oriente

 

Due petroliere hanno subito danni conseguenti ad un presunto attacco: i fatti si sono svolti nell’area del Golfo Persico, ed alimentano i timori relativi ad un possibile scontro militare tra Stati Uniti ed Iran.

Si tratta del secondo evento di questo tipo in poco più di un mese, ma, questa volta, tutto si svolge in un momento molto particolare, che vede il primo ministro giapponese Shinzo Abe in visita a Teheran con il fine ultimo di allentare la tensione tra la repubblica islamica e l’America di Donald Trump (il primo ministro giapponese è uno dei rari elementi della politica internazionale ad essere alleato sia con gli USA che con l’Iran).

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe

“Anche in assenza di prove concrete USA ed alleati puntano il dito contro l’Iran: questi episodi sono di cattivo auspicio, perché indicano la presenza di una escalation calcolata tra le due nazioni” (Fawaz A. Gerges, docente di politica mediorientale presso la London School of Economics).

La notizia dei (presunti) attacchi ha indotto un brusco aumento nelle quotazioni del Petrolio che, nel momento in cui queste righe sono scritte, si attesta a quota 53,1 dollari per barile con un guadagno di oltre 3 punti percentuali (WTI, contratto agosto 2019).

Grafico WTI by Tradingview

La tensione tra Stati Uniti ed Iran ha registrato un forte aumento a seguito della revoca, da parte degli USA, delle deroghe alle sanzioni contro l’Iran: Trump ha abbandonato l’accordo sul nucleare con l’Iran siglato sotto l’amministrazione Obama e, di fronte a quella che potrebbe rivelarsi una catastrofe economica, la stessa Teheran ha minacciato di non ottemperare più agli obblighi assunti in precedenza fatto salvo un intervento da parte dei governi UE coinvolti nell’intesa.

 

A seguire - Diplomazia a rischio



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